La verità di Giuseppe – La donna violenta non esiste

di G.A.

soldiIn mancanza di una Radio Londra che come nel secondo conflitto mondiale ci renda noti i successi della resistenza antinazifemminismo, ci becchiamo per intanto una parte dei significativi bollettini di guerra della lotta antiuomo disponibili sul sito del Ministero delle Dispari Opportunità. Cifre di cui personalmente ho già parlato ma che chiunque può verificare: 10.000.000 di euro all’anno fino al 2017, triplicati a 30.000.000 di euro dal 2018, per tre anni, quindi già pronti 90.000.000 di euro, ed altrettanti nel sottobosco delle donazioni e dei finanziamenti occulti per istituzioni che si basano molto sul volontariato, e poi chiedono la tangente del 10-15% sui risarcimenti come danni civili delle donne aiutate a distruggere il loro ex. Una distruzione preventiva, s’intende (solo quelle veramente oggetto di violenza non sarebbero sufficienti a tenere in piedi il business).

Ampio è il sostegno ai centri antiviolenza e all’apertura di nuovi. Non a caso il numero di essi è raddoppiato nell’ultimo quadriennio a guida Boldrini, fino a 260 (mancano quelli del 2018). Da 10.000 a 20.000 donne ospitate, e loro figli minori ospitati e sottratti ai legittimi padri, sulla base di una denuncia. Sull’altra sponda del fronte, potere giudiziario e mediatico, obbligati a credere (obbedire e combattere?!) alle donne denuncianti. Non si illudano coloro che si trincerano dietro il dato dell’80% di denunce false. E’ una stortura del sistema. Avviene quando i giudici, uomini (ma dove stanno?) si ostinano a non credere alla donna denunciante. Infatti è una pecca in fase di correzione.

donnansiaI CAV sono chiamati a testimoniare del terrore negli occhi col quale la vittima si è rifugiata da loro. E come il loro ex si aggirasse armato per punirle. E tanto basta. Infatti le condanne sono in aumento. Le denunce false sono scese al 50% secondo la criminologa Roberta Bruzzone, che maschilista sicuramente non è. Ma questo significa che le vere sono salite dal 20% al 50%. Come si contano e si distinguono le vere dalle false? Semplice. Si paragonano le assoluzioni alle condanne. La verità processuale, ricordiamo, conta più della verità reale, perché chiude i fatti con la punizione sociale.

E allora, qual è il problema? I giudici non condannano abbastanza! Ma se non ci sono le prove? Basta allargare la definizione del reato di maltrattamento e di violenza, includervi anche i peti del marito/compagno/padre, e includere tra le prove la testimonianza di una direttrice di CAV o di un’assistente sociale che non hanno mai conosciuto il marito se non dalle parole della denunciante o dell’avvocata nazi della denunciante,  o di una amica compiacente che la pensa come quest’ultima. E il giudice condanna, colui che fino a ieri sarebbe stato assolto se non perché il fatto non sussiste, almeno per insufficienza di prove.

divieto-di-sostaCircola da mesi, come chicca del Ministero Dispari Opportunità già citato, la pubblicità ossessiva di un tipo di violenza maschile. Una amica, la classica amica che capisce tutta la sofferenza della donna, che ascolta una moglie/compagna che parla della bella sera precedente col marito, mentre sullo sfondo le urlatacce di un abominevole king kong investono la poverina. Lei nasconde ma l’amica capisce tutto e ha una parola sola: denuncia! Mi viene da pensare ad una ex moglie di mia conoscenza che si rifiutava proprio di capire che la sua auto in zone a sosta vietata non poteva lasciarla, non costituendo ciò un’ingiusta dispotica costrizione nei suoi confronti, ma una regola. E prendeva una media di 8 multe al mese, che il marito era costretto a pagare. In fase di testimonianza l’amica denunciò che tra le critiche continue del marito vi era quella di prendere sempre multe. Il marito fu condannato, ove forse avrebbe potuto a questo punto chiedere il ritiro della patente alla signora.

Ma il delirio di tale propaganda che rappresenta l’uomo solo e sempre come aggressore della vittima femminile, è tale da negare assolutamente che esistano forme di aggressività economica, psicologica, fisica e giudiziaria da parte di vere e proprie aguzzine pronte a sciogliersi in lacrime dinanzi a qualunque operatore sociale e della giustizia. La perfidia delle professioniste coadiuvanti è tale da addestrare la stessa denunciante a mantenere un atteggiamento sobrio non animoso e sereno dinanzi al giudice che deve emettere sentenza sulla base soltanto della sua credibilità. Infatti è noto, secondo le professioniste in questione, che tali crimini che avvengono tra le mura domestiche non hanno testimoni, se non la denunciante. Come se il dottor Jekill si trasformasse in Mister Hyde solo varcata la soglia di casa.

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Ilse Koch

Siamo noi, e non lo sapevamo, questi obbrobri della natura. E ci sono anni a disposizione prima dell’udienza cruciale per istruire ben bene la denunciante. Occhi bassi, mortificata nel dover rivelare con vergogna gli abusi subiti, ma niente ira. Si raccomandano le astute consigliere. Perché la violenza da parte della donna non esiste. Viene in mente quella parte politica che tramite suoi stellati rappresentanti affermava: “La mafia non esiste!” Qualche criminologo ci prova, poverino, a ricordare la parte importante che ebbero nella Germania di Hitler le torturatrici di sesso femminile, essendo stati impiccati, a Norimberga, solo uomini. Consiglierei a tanti negazionisti delle capacità di violenza e tortura da parte del gentil sesso la illuminante lettura del libro “Se questa è una donna: il racconto dell’altra faccia del male”, Di Monica Alvarez. A citare solo una delle protagoniste di questa raccolta di voci, Ilse Koch, la “strega di Buchenwald”, una donna affascinante e dal viso angelico, secondo le testimonianze, ma che divenne ben nota per ordinare lo scorticamento delle vittime per la realizzazione di lampade e paralumi di ogni sorta con pelle umana tatuata. Uccise approssimativamente 5000 prigionieri. Durante il primo processo nel 1947, lei stessa dichiarò: “Non ho mai preso in considerazione la possibilità di essere processata, perché non ho mai commesso nessuno dei crimini di cui sono stata accusata”.

Una frase simile da una nazidonna nostrana non la udiremo mai, probabilmente. Perché non la vedremo mai sotto processo. Manca la parte denunciante. L’uomo, che anziché combattere legalmente, o si suicida, o preferisce galantemente e signorilmente farsi distruggere cedendo all’amore ancora presente per la sua ex, madre dei suoi figli. Nonostante l’amico che è cosciente gli suggerisca: denuncia!


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14 commenti

  1. E se i conti non bastano, chiediamo a Nadia Somma
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/25/giornata-contro-la-violenza-sulle-donne-2015-numeri-dei-maltrattamenti/2244892/
    All’epoca, 2015, Di.Re. aveva 73 centri antiviolenza.
    Parole chiave nell’articolo:
    “Le case rifugio hanno ospitato 681 donne e 723 bambini ma purtroppo 308 donne non hanno potuto accedervi.”
    Toh, 308, che è molto simile al 373 che ho calcolato io…
    E “Durante il 2014 (hanno partecipato alla ricerca 69 centri su 73) sono state oltre 16.678 le donne accolte e fra di esse ci sono anche quelle in percorso dal 2013.”
    Toh, queste sono le telefonate+donne ospitate (tutto insieme, senza soluzione di continuità) del 2014+2013….quindi usano lo stesso parametro anche per le 373 di cui sopra….

    Vedi? Posso anche sbagliarmi, magari non sono 500 ma 600 o 700, ma di sicuro non sono 10.000-20.000

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    1. Ah bè se lo dice Nadia Somma… Ti invito a leggere l’intervista che ho fatto al gestore di un centro antiviolenza sulla questione affidabilità dei numeri che dichiarano… E in ogni caso rimane il punto… qual è la tua tesi?

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      1. La mia idea è che non c’è nessuna emergenza, le donne che si rivolgono ai centri anti-violenza sono poche.
        Somma cerca di gonfiare i numeri tirando fuori quel 16.678, che però scopri comprendere le “accoglienze telefoniche” di 2014 + 2013, cioè erano circa 8.000 l’anno nel 2014-2013. E solo 373 donne ospitate nello stesso biennio.

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        1. Ok, ora è chiaro, grazie. E non posso che essere d’accordo con te. Non mi faccio portavoce di Giuseppe, che nel caso risponderà da sé, ma ho come l’impressione che lui comprendesse nei suoi numeri anche le case-famiglia dove vengono sequestrati i minori. Tuttavia, appunto, sarà lui caso mai a rispondere…

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  2. “Da 10.000 a 20.000 donne ospitate”
    Sbagli, sono meno di 500, meno di 2 per ogni centro.
    “Da 10.000 a 20.000” è il numero di “accoglienze” e include “accoglienza telefonica” ovverosia ricevere una telefonata da una donna che chiede aiuto o anche solo lumi sulla sua situazione.
    Verifica se ti pare strano, ma è proprio così…

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    1. Da 10.000 a 20.000 sono le donne ospitate in un anno. Ti garantisco che ad un centro antiviolenza di Roma ho verificato che ad un certo momento vi erano 20-25 ospiti. Altri amici mi parlano di decine di ospiti per centro. Non capisco come potrebbe reggere un centro antiviolenza con 2 ospiti in un anno. Ogni ospite costa 50 euro al giorno di finanziamenti. Due ospiti renderebbero 30.000 euro l’anno circa, mentre i finanziamenti assommano a centinaia di migliaia di euro l’anno.
      Posso richiederti gentilmente quali verifiche hai effettuato tu ? Grazie

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      1. Segnalo anche la fonte di D.i.Re (Donne in Rete). I dati dei centri antiviolenza in rete 2016; per 50 centri gestiti (su 260 in Italia) parla di 111.000 pernottamenti.

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          1. Appunto, siccome il dato dobbiamo ricavarlo per 260 centri antiviolenza, e poichè la permanenza media non è certo di un anno, ma va da pochi giorni a tre mesi (periodo massimo di contribuzione assicurata dall’INPS per le lavoratrici) quindi diciamo 45 giorni in media, per assicurare tali pernottamenti pari a 577.000 annui occorrono 12.826 persone alternatesi nelle presenze annue di tutti i centri, tenendo conto del fatto che il dato è del 2016, in aumento nel 2017 e 2018.

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            1. Anzitutto Di.Re. ha 80 centri antiviolenza, non 50.
              L’INPS non c’entra niente, un “percorso di uscita dalla violenza” dura parecchi mesi, alcuni durano anche due anni – prendiamo un anno, ma se vuoi te lo faccio anche su una media di 6 mesi.
              Una donna italiana ha in media 1,4 figli – questo include zitelle eccetera, quindi possiamo dire che le donne ospitate nei centri antivioleza hanno in media 1,5 figli a testa, anche per semplificare.
              Ecco fatta la matematica:
              111.000 pernottamenti / 365 = 304
              304 / 80 centri = 3,8
              1,5 figli per donna = 1,52 donne per centro e 2,28 bambini per centro.
              Se consideri 6 mesi le cifre raddoppiano, e sono 3,04 donne e 4,56 bambini per centro – in un anno intero.
              Ora considera che Di.Re. è il più famoso, quello che fa la parte della leonessa, e che sicuramente ha una media di ospiti più alta degli altri centri, che, tolti gli 80 di Di.Re. , sono altri 180.

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              1. Eccheppizza però… Qual è il senso di avvitarsi così su numeri che chissà se e quanto sono veri, considerando che i centri antiviolenza sono tra le più strutturate black box che esistano? Mi pare che si sia perso un po’ in questo scambio il concetto centrale. Eric con queste lezioni di matematica qual è la tesi che sostieni, se ne sostieni una? Perché nel caso non si è mica capita tanto…

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                1. Non sostengo delle tesi: porto numeri che dimostrano che le donne che si rivolgono ai centri anti-violenza non sono 10.000-20.000 l’anno, ma sicuramente molte meno di 1.000 e più vicine a 500 che a 1.000: eccola l’emergenza, meno di 2 donne per ogni centro anti-violenza. E i numeri forniti da Somma lo confermano: 373 in Di.Re., su 73 centri, in due anni…
                  Queste gonfiano i numeri delle donne accolte per far percepire un’emergenza che non c’è.

                  Vuoi un’ulteriore controprova?
                  Quanti uomini vengono denunciati per violenza domestica ogni anno? circa 10.000-20.000 o circa 500?
                  E’ la seconda, e sai perché so che è la seconda senza neppur dover controllare? Perché quasi tutte quelle che vanno nei centri antiviolenza denunciano…l’idea che solo una su 20 o solo una su 40 tra quelle che si rivolgono ai centri anti-violenza poi denuncino è chiaramente risibile.

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