9 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

trasferimentoTeorema – Prendi una donna che abbia ammazzato le tre figlie senza motivo, come abbiamo visto settimana scorsa, poi afferma che quando l’ha fatto era impazzita, anche se non aveva mai dato segni di squilibrio, e via, nessuna condanna. Un caso isolato? Non proprio: questa ha ammazzato il marito dopo averlo evirato. Sentenza? Incapace di intendere e di volere. Qualche tempo in manicomio, dopo di che libera di nuovo, e via a mozzare cazzi come se non ci fosse un domani. Tanto quando mai la condannano? E devo proprio dirlo come sarebbero finite queste storie se a commettere quegli atti orribili fossero stati degli uomini? No, non lo dico nemmeno più, lo si sa già. Il teorema è dimostrato come valido giorno dopo giorno, nelle Sezioni Penali di tutta Italia.  Con questo andazzo, è ovvio che ci siano pochissime remore ad avanzare false accuse: non condannano una donna per omicidio plurimo, figuriamoci per calunnia o simulazione di reato…

1494427528-divMa in sede civile… – Sì, vabbè dai, però in sede civile va meglio, la legge almeno lì è uguale per tutti, c’è l’affido condiviso insomma… Un par de palle. Miracolosamente ne parla Il Giornale: “I padri separati sono discriminati. In aula la madre ha sempre ragione”. Non è improbabile che il quotidiano si sbilanci così tanto perché il suo referente politico, Silvio Berlusconi, si trova proprio in quelle condizioni (tra le altre), ma è comunque positivo che un giornale a buona diffusione tratti la questione. Ancor più considerando che l’articolista è una donna che, senza timori, parla di un “sistema deviato che si nutre di stereotipi”. Un contributo mediatico piacevole da leggere, sebbene dica cose che io, come tutti coloro che leggono questo blog, so fin troppo bene. Robe tipo: “Le denunce vengono archiviate, i provvedimenti vengono vergati senza alcuna motivazione, l’onere della prova invertito”. Ben svegliati, cari amici de Il Giornale. Legioni di uomini parlano e provano a denunciare la cosa da anni. Segnalando anche che quelle deviazioni sovversive dello Stato di Diritto si verificano ormai di regola anche nel penale. Domanda retorica: l’articolo è stato ripreso, discusso, analizzato, criticato? Zero. Boati di silenzio. As usual (vedi ultimo articolo di questo minestrone…).

Cassazione-come-si-scrive-il-ricorso.-Principio-di-autosufficienza-Vabbè, però c’è la Cassazione. Ah no… – Nel panorama disastroso di moltissimi tribunali italiani, tranne qualche eccezione (come vedremo a breve), da politologo ho sempre avuto un faro di riferimento: la Corte di Cassazione. Colei che ha l’ultima parola e le cui sentenze teoricamente pesano come macigni sul modo con cui i tribunali devono affrontare le diverse situazioni. Certo, non siamo nel Regno Unito, dove addirittura le sentenze possono modificare le leggi, però insomma, se la Cassazione indica una via interpretativa, alla fin fine quella resta, e a quella i tribunali tendenzialmente si adeguano. Questa, nel bene o nel male (perché spesso la Cassazione sbarella pure lei), è una certezza, pensavo… Invece poi vedo che succede questo: il Tribunale di Genova non è che dà un’interpretazione un po’ diversa da quella della Cassazione sul discorso dell’assegno divorzile, il tenore di vita, eccetera. Non è che dà un’applicazione specifica per un caso particolare. No, la sovverte proprio. Fa esattamente il contrario di quello che la Cassazione di recente aveva deciso, anche per conformare il nostro ordinamento alle indicazioni europee. Quasi che la Cassazione proprio non esistesse o fosse un mero organo consultivo. E non m’interessa la storia nel dettaglio, non mi frega nulla che sia una controversia tra gente ricca, a indignarmi è la ferita che viene inferta a un’istituzione che sta lì per affermare lo Stato di Diritto, come se nulla fosse. Così oggi il giusto superamento del “precedente tenore di vita” come riferimento per stabilire l’assegno divorzile è un principio già smentito. Stiano pronti gli uomini separati o divorziati. Anche questa sentenza di Genova farà precedente di riferimento. Intestate tutto alla nonna, alla veloce: il sogno di una giustizia sensata è durato molto poco.

cicogna-di-storpiaturaIn galera! Alla tortura! – Se non fosse che pochi conoscono il latino e molti si maldispongono a vederlo, avrei intitolato questo ingrediente del minestrone “quousque tandem…”, che significa “fino a quando…”. La pronunciò Cicerone nel 63 avanti Cristo davanti al Senato romano, per dire che si era rotto le palle che un certo Catilina provasse a prendere il potere e, tra le altre cose, tentasse di farlo ammazzare. La frase intera dice: “allora fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?”. Questa colta locuzione latina è la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho letto dell’entrata in vigore del nuovo articolo 570 bis del Codice Penale. Il colpo di coda, la bomba al timer di uno dei peggiori governi della Repubblica quanto a femminocentrismo, con uno dei Ministri della Giustizia più senza palle della storia Italiana tutta. Sì, quel tizio che ha infilato lo stalking nel Codice Antimafia, per dire… Insomma, la notizia è girata con orrore in tutte le comunità di padri separati o separandi: se non paghi l’assegno di mantenimento vai al gabbio. Sciocchezze, ovviamente: la pena è ridicola e sotto i quattro anni di condanna in Italia difficilmente si va in carcere (a meno che non ci siano denunce precedenti, e vista la tendenza femminile alle false denunce…). Però la fedina penale te la sporca e un bel multone da pagare c’è. Ma non sono tanto le sanzioni della norma a stupire, bensì la sua palese natura contra generem (sono in vena di latinismi, scusate), cioè palesemente fatta contro gli uomini. A stupire è proprio il principio, l’idea stessa di poter mandare in carcere perché non paga gente quasi tutta già sul lastrico, che vede i figli col contagocce ed è alla fine vittima di ingiustizie che gridano orrore… Appunto: fino a quando lasceremo che abusino della nostra pazienza? Cosa serve ancora per far sentire forte una voce unica? Castrazione chimica o fisica per chi fa l’occhiolino o fischia a una ragazza? Cicogna di storpiatura in pubblica piazza per chi osa parlare di affido condiviso? Davvero mi chiedo cosa ancora serva per un risveglio unitario e di massa…

ow-02-1-580x490La salute è solo rosa – “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Mi piace richiamare l’articolo 3 della nostra povera e bistrattata Costituzione, prima di parlare dell’ennesima intollerabile espressione della dominazione patriarcale che avvelena la vita di tutte le donne contemporanee. Mi riferisco alla “Open Week” che si terrà dal 16 al 22 aprile, cito testualmente: “con l’obiettivo di promuovere l’informazione e i servizi per la prevenzione e la cura delle principali patologie femminili”. Visite e consulenze sanitarie gratis, ma solo per donne. Niente di male, per carità, se non fosse una delle decine di iniziative simili disseminate lungo l’anno. Se non fosse che non esiste niente del genere, mai, per gli uomini. Cancro alla prostata, sterilità, malattie di origine professionale, malattie del cuore, tutte peculiari del maschio, sono irrilevanti. Ammalatevi e crepate, per voi niente “settimane azzurre”. A meno che non giochi la nazionale di calcio.

daddy-baby-766x400Barlumi di luce – Eppure in tutto questo contesto delirante ogni tanto qualche piccola luce si accende, in qualche tribunale del Bel Paese. Fino a oggi, è noto, il privilegio di avere seno e vagina, con quest’ultima veicolo di nascite di esseri umani, era una delle tante inspiegabili ragioni per cui i bambini molto piccoli venivano sempre affidati alla madre, specie per i pernotti. Certo c’è l’allattamento, attività a cui l’uomo non è preposto, ma una volta svezzato il pupo, non si vede il motivo di privilegiare una volta di più la madre. Dice: per sua natura è più accudente. Dico: sticazzi. Tra pazzie momentanee, crisi post-partum e roba simile, affidare un bambino molto piccolo a una donna è rischioso come mettergli un casco militare e mandarlo in missione in Siria. Fermo restando che, a svezzamento avvenuto, è tutto da dimostrare che il possesso di tette e figa renda una persona più accudente rispetto a chi ne è privo. Anche il Tribunale di Roma di recente si è posto la questione, per una bimba di 16 mesi. E ha concluso saggiamente, in una sentenza storica, che no: essere femmine non significa per forza saper accudire meglio un neonato. Per questo ha permesso i pernotti della bimba col padre. Un piccolo passo per il Tribunale di Roma, un grande passo per la comunità di uomini e padri in attesa di giustizia ed equità. Se anche gli altri tribunali ci mettessero un minimo d’impegno si potrebbe fare di più, accendendo un po’ di riflettori dove ora si accendono piccoli lumini.

29790033_570582753322478_4009515333535558431_nUn tagliere di cazzate femministe – Non mancano mai, se ne può fare collezione, se uno ama ammirare gli abissi della mente umana. Non è che io ci vada pazzo, devo farlo perché è sempre utile sottolineare a che livello di degrado e decadenza si stia arrivando con questa isteria femminocentrica dilagante. Tipo che c’è chi ha costruito una specie di breve documentario sul motivo puramente sessista  (a suo dire) per cui gli abiti per donne non hanno tasche, definendo tale mancanza come uno dei segnali più evidenti della sussistenza di una cultura patriarcale. Poi c’è il caro vecchio Steven Spielberg, che tanto stimavo: sopravvissuto alla denuncite a scoppio ritardato delle attrici e attricette americane, cerca di mettersi con le spalle (o altro) al riparo, dicendo che il prossimo Indiana Jones dovrebbe essere interpretato da una donna. Qualcuno salvi il soldato Spielberg, per favore, prima che inizi a produrre anche lui cinema spazzatura per pagare il pedaggio alla dittatura femminazista internazionale. Ma le cazzate non sono solo in USA: il quotidiano italiano “La Stampa”, visto lo stallo per la formazione di un governo, propone come panacea di tutti i mali l’individuazione di un premier donna: in quanto tale, e solo in quanto tale, potrebbe coagulare tutte le forze politiche. Si apre un dibattito surreale, degno di un regime, e intanto il furbo direttore del quotidiano si garantisce una bella montagna di click. Alla fine di tutto era quello l’obiettivo, mica dare un buon consiglio per il governo del paese (ed è proprio per fargli un dispetto che non metto link alla sua notizia, tiè…). Una cosa che non potevo non includere, poi, è il mega manifesto apparso a Potenza per una roba che sembra un convegno, e che ho messo a corredo di questo articolo. E’ talmente eccessivo, goffo, ridicolo che davvero, non lo dico per pigrizia, si commenta da sé. Chi è nei pressi di Potenza il prossimo 13 aprile faccia un passo al convegno, prenda un microfono e chieda: “amore, ma se mi togli i figli e poi io mi uccido, chi ti paga l’assegno?”. Fortuna che a fare un po’ di chiarezza giunge una ricercatrice e scienziata americana che, in un’intervista, fa notare come le posizioni di chi pone questioni di genere siano semplicemente fuori dal mondo, perché contrarie alle regole più banali della scienza. Bella, intelligente e derisoria verso le femministe. Chissà se è single…

scuola-mediaTali madri, tali figlie – Incredibile questa notizia (per chi sa lo spagnolo): ad Auckland in Australia alcune scolare di 11 anni si inventano un’accusa di stupro per far rimuovere l’insegnante che a loro stava antipatico. Figlie modello di figure femminili adulte modello. I loro nomi andrebbero segnati e affissi in tutto il mondo sotto la scritta “Danger”, a vantaggio degli uomini del futuro. Invece non è improbabile che faranno una vita ricca e comoda. E magari diventeranno leader femministe. O presidente del Consiglio italiano.

Evil-VirusIl virus-Stasi – O sono io, o è questo blog o è il mio libro, non ci sono altre spiegazioni. Ve lo dico: sto facendo fuori molti esponenti del mondo giornalistico nazionale. Oh, non è colpa mia, non lo faccio apposta… Sta di fatto che siamo a quota 15. Quindici giornalisti che, per un motivo o per l’altro, si imbattono in questo blog o hanno notizia del mio libro. Leggono qualcosa, mi contattano tutti entusiasti: “trovo le sue argomentazioni estremamente interessanti”, dicono. Fico, penso io, vai che ci siamo, vai che sfondiamo il muro mainstream e riusciamo a portare un po’ di verità alternativa a questa società di rincoglioniti e ignoranti. Intendiamoci, non sto parlando di nomi qualunque di testate giornalistiche qualunque. A parte un paio di casi, si tratta di nomi notevoli, uno anche bello grosso. Insomma, scambi di email molto fitti: “mi mandi il suo libro, poi facciamo un’intervista”. Superfico, penso io. Il mio editore che deve inviare copie a babbo morto lo pensa un po’ meno, ma vabbè, hai visto mai? Qualcuno, particolarmente intraprendente, mi manda una lista di domande per un’intervista immediata. Io scrivo, rispondo, do il numero di telefono perché mi dicono: “leggo libro e intervista, poi la chiamo…”, oppure: “poi organizziamo una presentazione o un convegno…”. Bene, non ci crederete, ma scompaiono tutti. A un paio ho provato a mandare una mail per avere qualche aggiornamento ma… nisba, non rispondono più. Insomma che dopo essere entrati in contatto con me, o più probabilmente con i miei contenuti, i giornalisti tendono a svanire nel nulla. Cioè, vedo che continuano a scrivere le loro robe conformiste, ma con me scompaiono. Devo essere portatore di un virus, o io o ciò che dico. Ho detto all’editore di mandare una copia del libro a un laboratorio di analisi: vedi che magari trovano il virus che si annida tra le pagine e che sta decimando i reporter nostrani. Magari, come patologia che induce i giornalisti, ma non i lettori, alla vaporizzazione e al silenzio sui temi che affronto, riesco a guadagnarmi un mezzo trafiletto, chissà. Vi terrò aggiornati sugli esiti dei test di laboratorio.


bannerpromominiwp

6 commenti

  1. Stai andando alla grande.
    .
    Solo questo: quando dici: “Bene, non ci crederete, ma scompaiono tutti.” il fatto non mi stupisce.
    .
    E’ la regola: prima o poi evaporano. Di solito “prima”… molto “prima”.
    In effetti, l’evaporazione nel “poi” non l’ho mai vista.
    .
    Ma noi andiamo avanti impavidi.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...