Le diaboliche

bloodyDavvero ingarbugliata la vicenda accaduta a Salerno, protagonisti Domenico Senatore, 30 anni e Fabrizio Senatore, 47 anni (i due non erano parenti). Quest’ultimo era ai domiciliari per atti persecutori contro una donna di cui nessun articolo cita né il nome né l’età. Due giorni fa, di notte, in barba alle restrizioni, si aggirava sotto la casa della donna. In quel momento è intervenuto Domenico che pare avesse una relazione la stessa e, forse per difenderla, ha investito a morte Fabrizio, schiacciandolo con l’auto contro un muro. Sorprendentemente i media così come gli inquirenti parlano di “delitto passionale”, qualcuno addirittura di “caso umano”, non c’è traccia della solita tiritera sul maschio violento e persecutore.

Si dirà: ovvio, qui un uomo uccide un uomo, quindi va tutto bene, non è il caso di far casino mediatico. In fondo: chissenefrega. Ma c’è di più. I due, vittima e assassino, non condividevano soltanto il cognome. Anche Domenico aveva sulle spalle una denuncia per stalking. E’ un po’ l’apoteosi, insomma: stalker uccide stalker, mentre la donna sta a guardare dal balcone e si gode lo spettacolo. Ma soprattutto la frequenza con cui oggi si può conoscere oggi un uomo che abbia alle spalle un’accusa di atti persecutori lascia impressionati. Qui due presunti appartenenti alla categoria hanno finito per incontrarsi e scontrarsi, tipo quei film Marvel “l’Uomo Ragno contro Hulk”. Insomma è così diffuso finire sotto accusa che l’etichetta di stalker sta diventando una specie di status-symbol. Se non ce l’hai sei out, sei uno sfigato, un mezzo uomo.

diaboliqueE nel racconto della vicenda colpisce anche che la donna sia tenuta totalmente fuori. Nessun accenno, nessuna spiegazione, niente di niente. Forse per il timore di far emergere quella caratteristica da burattinai tipica del femminile dominante, specie quando riesce a prendere all’amo uomini con una scarsa struttura caratteriale. E’ noto, sebbene ci sia chi si inventa che i sovrani assoluti della manipolazione psicologica siano gli uomini, che il plagio è donna: le armi che ha a disposizione sono infinite, raffinatissime, sottili e taglienti come un rasoio. Vero, ogni tanto, molto raramente, nel nostro paese qualcuna va oltre nei suoi giochetti e finisce che il suo Frankenstein le si rivolti contro e la faccia fuori, ma si tratta, numeri alla mano, di casi residuali.

Ed è altrettanto noto che se una donna vuole liberarsi di un uomo, e per qualche caso strano non ha il talento di usare le false accuse, semplicemente gliene mette contro un altro, come forse (chissà) nel caso di Salerno. Oppure lo persuade direttamente a far fuori l’indesiderato, com’è accaduto qualche giorno fa a Venosa. In pieno delirio di onnipotenza (criminale), Angela Di Nola, 37 anni, si faceva chiamare “Donna Imma”, come la moglie di un camorrista della serie “Gomorra”. Tanto ha fatto e tanto ha detto che ha persuaso il marito a tentare di ammazzare un uomo che, per motivi di malavita, le era in odio. Il gonzo ha eseguito, e non gli è riuscito per un pelo di far fuori l’altro. Ora i due sono agli arresti.

mafiabossMentre da più parti si tengono inutili conteggi delle donne uccise dagli uomini, nessuno prova a scoprire e contare quanti omicidi di uomini compiuti da uomini abbiano alle spalle mandanti, ispiratrici morali o manipolatrici persuasorie di sesso femminile. Quando accade, e le rare volte che viene svelato, teniamocelo a mente, non è maschicidio, oibò, quando mai? E’ sempre, solo ed esclusivamente un “delitto passionale”, o un “caso umano”.


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3 commenti

  1. Davide
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    Mentre da più parti si tengono inutili conteggi delle donne uccise dagli uomini, nessuno prova a scoprire e contare quanti omicidi di uomini compiuti da uomini abbiano alle spalle mandanti, ispiratrici morali o manipolatrici persuasorie di sesso femminile.
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    Beh, proprio nessuno no.
    Ad esempio: già 25 anni fa Warren Farrell evidenziava ciò.

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    IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

    Difesa per omicidi in appalto… Difendersi assaltando qualcuno
    L’omicidio in appalto è un metodo prettamente femminile?

    Quando per la prima volta consultai i miei archivi per preparare questa sezione sull’omicidio in appalto, rimasi colpito da alcuni modelli affascinanti. Innanzitutto, tutte queste donne assoldavano ragazzi o uomini. In secondo luogo, il loro bersaglio era di solito il marito, l’ex marito o il padre – uomini che un tempo avevano amato. Terzo, di solito l’uomo da colpire aveva una polizza assicurativa notevolmente più elevata del suo reddito negli ultimi cinque anni. Quarto, le donne spesso non venivano mai seriamente sospettate finché qualche coincidenza non smascherava il loro complotto. Quinto, per uccidere di solito la donna sceglieva uno di questi tre metodi: 1) convinceva il fidanzato a uccidere (in stile Svengali al contrario); 2) assoldava ragazzi sfavoriti dalla sorte per cifre modeste; 3) assumeva un killer professionista, usando così, per ucciderlo, il denaro guadagnato dal marito.
    «Dixie Dyson rimboccò le coperte al marito prima della sua ultima notte di sonno. Aveva predisposto tutto: un vecchio amico e un amante avrebbero fatto finta di ‘introdursi in casa scassinando la porta’, di ‘stuprarla’, uccidere il marito e ‘fuggire’. Lei avrebbe riscosso il denaro dell’assicurazione.
    «All’ultimo momento il vecchio amico si ritirò, ma l’amante e Dixie riuscirono a uccidere il marito con ventisette pugnalate. Furono presi. Dixie riuscì a negoziare una riduzione della sua pena denunciando l’amante e l’amico. L’amico che si era rifiutato fu condannato a venticinque anni di carcere per complotto. »
    «Deborah Ann Werner aveva diritto a un terzo delle proprietà paterne. Chiese alla figlia di trovare qualche ragazzo disposto a uccidere il padre piantandogli un coltello nel collo.»
    «Diana Bogdanoff fece in modo di trovarsi con il marito in una zona appartata di una spiaggia nudista.
    «Diana aveva assoldato due giovanotti che lo avrebbero ucciso mentre lei stava a guardare. Gli spararono alla testa e lei denunciò i killer, ma senza presentare giustificazioni per l’omicidio – non era stato rubato nulla e lei non aveva subito molestie sessuali.
    «Diana diventò sospetta soltanto quando un anonimo si mise in contatto con la speciale linea telefonica che in tutto il territorio nazionale raccoglie denunce per fatti criminosi. Per puro caso quell’individuo aveva sentito parlare, alla radio, dell’omicidio e si era rammentato di un amico che gli aveva raccontato di essere stato contattato e di essersi rifiutato di uccidere un uomo… su una spiaggia isolata per nudisti, mentre una donna di nome Diana sarebbe stata a guardare. Senza questa segnalazione, Diana non sarebbe mai stata sospettata.»
    «Roberta Pearce, insegnante, offrì 50.000 dollari a testa a due suoi studenti quindicenni – e anche sesso e una macchina – se avessero fatto una cosa sola: ucciso il marito. Roberta avrebbe ottenuto la casa per la cui proprietà lei e il marito stavano litigando, e 200.000 dollari di assicurazione.»
    «Mary Kay Cassidy e il suo giovanissimo amante uccisero il marito di Mary Kay. Sebbene l’uomo avesse confidato ad amici il timore che la moglie tentasse di ucciderlo, sulla donna non furono fatte particolari indagini. Lei e il giovanissimo amante ‘piansero’ la morte del marito e per mesi continuarono la relazione, ottenendo tutta la comprensione e la simpatia degli abitanti di Monongahela, in Pennsylvania.
    «Casualmente i parenti del marito, pulendo la casa, scoprirono un registratore collegato al telefono: sul nastro era incisa una conversazione tra Mary Kay e l’amante mentre stavano complottando per uccidere l’uomo. Evidentemente lui aveva cominciato a tenere sotto controllo il telefono soltanto alcune ore prima di essere ucciso, e non aveva neppure potuto ascoltare la conversazione. Soltanto quando fu messa a confronto con il nastro Mary Kay confessò.»
    «Pamela Smart, un’insegnante del New Hampshire, convinse il giovanissimo amante a uccidere il marito. I due cercarono di coinvolgere nell’omicidio anche una ragazza. Quando quest’ultima consegnò alla polizia il nastro con la conversazione avuta con Pamela Smart, che stava preparando l’omicidio, la donna assunse un killer per ucciderla. Pamela non accusò mai il marito di violenze. II suo movente? Il marito era un agente delle assicurazioni. Eppure nessuno dei 500 articoli comparsi sui giornali citò come possibile movente il denaro dell’ assicurazione.
    «La reazione? Fu appoggiata da un club internazionale di fan chiamato Friends of Pamela Smart. Quando organizzarono una veglia davanti alla prigione in cui era rinchiusa, i funzionari le consentirono di rivolgersi a una folla di oltre 400 persone con un telefono collegato ad altoparlanti stereo.»
    Personalmente non conosco nessun esempio di club di fan a favore di un uomo che ha ucciso una donna – soprattutto una donna che mai aveva commesso una violenza contro di lui.
    Forse l’aspetto più spaventoso negli omicidi su commissione eseguiti da non professionisti è il ricorso, da parte di molte di queste donne, a ragazzi assai giovani – di solito poveri e sfortunati. Queste donne, oltre a commettere un omicidio, sono anche responsabili dello stupro psicologico di un ragazzo. Qualsiasi uomo adulto, se avesse assoldato una quindicenne per uccidere la moglie, sarebbe nella cella della morte, in attesa di esecuzione. Soprattutto se con quella ragazza avesse anche fatto del sesso.
    Quando invece vengono assoldati dei killer di professione, le risorse economiche necessarie per pagare un professionista implicano un’appartenenza alla classe media. Le donne che assumono dei professionisti sono spesso donne della classe media che uccidono i mariti con il denaro guadagnato da questi ultimi. Per esempio, Constantina Branco ritirò dal conto in banca del marito la somma necessaria per assoldare un uomo che lo uccidesse.
    La donna povera che cosa ha in comune con la donna della classe media? Tendenzialmente nessuna delle due uccide il marito il cui stipendio la protegge, a meno che l’ammontare dell’assicurazione non superi complessivamente lo stipendio degli ultimi anni. In sostanza, queste donne non uccidono la loro fonte di reddito, ma uccidono per crearsi un reddito.
    L’omicidio su commissione offre uno spunto per analizzare a fondo la differenza tra lo stile femminile e lo stile maschile adottato per uccidere persone un tempo amate. L’uomo uccide di sua mano. La donna assume un altro uomo. In genere, quando un uomo ammazza una donna, lo fa in un accesso di collera. Egli «perde il controllo.» L’omicidio su commissione è premeditato. Quando un uomo ha premeditato un delitto, spesso uccide la moglie, i figli e poi se stesso. La donna di rado si uccide.
    Capita qualche volta che degli uomini assoldino dei killer per uccidere delle donne? Capita, ma poi subentra qualche ostacolo. Il killer non se la sente di uccidere una donna e denuncia alla polizia l’uomo che l’ha assoldato per farlo! (Anche il killer pagato ha un istinto protettivo quando si tratta di una donna.) Pertanto, non è che gli uomini rifiutino del tutto di usare il metodo dell’omicidio su commissione, ma quando vi ricorrono quasi invariabilmente si ritorce contro di loro.

    Se esistessero difese per soli uomini, come sarebbero?
    Non esiste una difesa prettamente maschile per giustificare l’omicidio di una donna. Né deve esserci. Ma se ci fosse, l’equivalente maschile della «difesa al progesterone» delle donne sarebbe la «difesa al testosterone», l’equivalente della «difesa della donna innocente» sarebbe la «difesa dell’uomo razionale» – la concezione parimenti sessista che un uomo non commetterebbe un delitto se non avesse un motivo razionale per farlo; ci sarebbero difese per i padri, sindromi dell’uomo maltrattato, e speciali difese per gli oneri del ruolo maschile… per esempio, la «difesa delia guardia del corpo».
    La difesa della guardia del corpo
    Vi rammentate di quando il figlio di Marlon Brando, Christian, s’infuriò tanto con il ragazzo della sorellastra Cheyenne -schiaffeggiata e maltrattata – da prendere la rivoltella? Nel corpo a corpo che seguì, gli sparò e lo uccise. Disse che il colpo era partito accidentalmente.
    Brando avrebbe potuto appellarsi alla «difesa della guardia del corpo»? Per quale motivo? Se una donna uccide un uomo che le ha fatto violenza e poi resta in libertà, perché mai un altro uomo non potrebbe uccidere un uomo che fa violenza a una donna e restare a sua volta in libertà?

    Ecco come alle singole donne è dato più potere di uccidere che a tutto il governo degli Stati Uniti
    Nel loro complesso, le dodici difese per sole donne permettono quasi a ogni donna di «eseguire una condanna a morte». Paradossalmente, consideriamo ora persino liberai favorire la donna che decreta la pena di morte e opporci al governo che ricorre alla pena capitale. Il governo non può assolutamente prima uccidere una persona e poi dichiararla colpevole di violenze: soltanto una donna può permetterselo… ai danni di un uomo. Ma forse è ancor più sorprendente il fatto che il rifiuto del giusto processo è detto «liberale» se è una donna che lo nega a un uomo, «totalitario» se qualcuno rifiuta il debito processo a una donna.
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