11 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

101700378-b40d8618-dcf8-4b06-8967-93517b4c7a3dSequestri di Stato – Così possono essere definiti i prelievi di minori da parte delle forze dell’ordine, su mandato di qualche magistrato. Arrivano, ti prendono i figli e li portano in qualche istituto o casa-famiglia, che ha bisogno di “clienti” per poter ottenere i fondi dallo Stato. E’ così, è ben noto, è un’emergenza nazionale, ma il business è così grande e ramificato che sembra impossibile fermarlo. Anche quando si raggiungono vette altissime di assurdità. A Lecce, ad esempio, una famiglia toglie il cellulare alla figlia dodicenne, al padre scappa uno schiaffo, la ragazza ha un graffio pregresso sul polso. Una sua prof lo vede, invece di verificare e approfondire, fa denuncia, e ora la ragazza è dalle suore. Quella categoria che sta facendo manbassa di finanziamenti contro la violenza di genere, come ho detto qualche giorno fa. Come da norma, senza che i genitori ne fossero avvisati, sono arrivati i Carabinieri, hanno prelevato la bambina e l’hanno portata via. Viene da pensare allo stupore dolorosissimo dei genitori. Ma un pensiero sulla bambina vogliamo farla? Che ricordo avrà dei due gendarmi che la portano via? Che trauma ha ora, come crescerà? Danni su danni. Perché qualcuno faccia soldi su soldi.

escort-cesenaticoInfedeli no, zoccole sì – Ha fatto scalpore la sentenza della Cassazione che ha sancito il diritto della moglie di abbandonare il tetto coniugale se becca il marito a tradirla, cercando altre donne sul web. Io credo che sia una sentenza corretta. Se ti impegni in una realtà familiare, a un certo punto devi capire che stai investendo in un progetto di vita, dove le cazzate della prostata devono passare in secondo piano. Oppure restare in primo piano riservate alla donna che hai scelto per la vita. E questo naturalmente vale anche per le donne. Perché chissà quante, tra quelle che l’uomo contattava, avevano marito e figli… Poi il web oggi ha aperto un sacco di opportunità per chi vuole comportarsi scorrettamente. E il massimo livello della Magistratura giustamente se n’è occupata, con una sentenza tutto sommato comprensibile. Sempre relativamente al web però non si spiega come mai la magistratura, anche solo quella ordinaria, faccia finta di non vedere l’esistenza di siti di prostituzione online, quelli dove puoi contattare la squillo di turno e accordarti per la prestazione. O ancora, forma estraniante ma evoluta di prostituzione, quei siti peep-show, dove giovani studentesse e attempate casalinghe si fanno pagare via PayPal per fare in webcam tutto ciò che il pagatore, dall’altro lato della connessione, gli chiede di fare. C’è un numero impressionante di donne che arrotonda o si mantiene agli studi in questo modo. Per poi magari andare a manifestare in piazza contro il patriarcato o scrivere messaggi con l’hashtag “MeToo”.

ImmagineFemminismo a singhiozzo – La pratica del femminismo italiano di insorgere solo quando vuole, quando fa comodo o quando conviene, è ben nota. Se c’è ad esempio una cosa che teme è proprio la realtà diffusissima delle violenze femminili a bambini o anziani. Una vera spina nel fianco per la narrazione della donna-vittima o donna-sempre-santa. Anche per questo ho iniziato a tenere il conteggio di quel tipo infame di abusi. La parola d’ordine, in quei casi, è: insabbiare, non parlare, non agire, non fare niente. Anche se di mezzo c’è una donna. E’ il caso, un esempio tra i tanti, della bidella dell’asilo di Piacenza che ha denunciato le violenze di alcune maestre sui bimbi. Ebbene, la donna, che ha fatto onorevolmente il suo dovere, è stata licenziata. Asia Argento e Laura Boldrini sono scese in piazza insieme alle loro valchirie per protestare contro una cosa del genere? Non mi pare. Il Corriere della Sera e altri house-organs del femminazismo italiano si sono mobilitati per denunciare l’accaduto? Manco per niente. La vicenda è “sporca”: dietro a tutto ci sono donne violente contro indifesi, ci sono persone infami, che sporcano un intero genere. Meglio quindi non parlarne. Un attivismo a singhiozzo e soprattutto un’omertà che rende sempre più azzeccata la definizione di “Rosa Nostra”.

bilanciaDue pesi, due misure – Siamo in Lombardia, a Bovisio. Un uomo uccide la moglie con un colpo di pistola, subito dopo si costituisce e, stando alla cronaca, è talmente schiacciato dal rimorso che non riesce nemmeno a deporre davanti al giudice. Non accettava la fine del matrimonio e ha perso la testa. Il Corriere della Sera dedica alla vicenda un paginone con foto. A meno di venti chilometri di distanza, a Carigo, un uomo, dopo aver ricevuto a lungo minacce di ogni tipo, viene ammazzato davanti a casa. Gli esecutori sono degli sbandati assoldati dalla moglie e dal di lei amante. La mente del delitto, appunto la donna, si becca vent’anni di prigione. Il complice e gli esecutori materiali, tutti uomini, l’ergastolo.  Non si capisce il motivo della disparità, ma così è. Movente: i due si stavano separando, lei non accettava la separazione (ma non era cosa solo da uomini questa?) e voleva la certezza di allontanarlo dalle figlie (questo invece è tipicamente femminile). Sarebbe bastata una falsa accusa di stupro o stalking, ma si vede che è persona spiccia ed è passata subito alle maniere forti. Alla sentenza il Corriere dedica un trafiletto ridicolo in cronaca locale. Nient’altro da aggiungere, vostro onore.

minacce bambiniMinacce aggravate? Dipende… – Nelle presentazioni del mio libro cerco sempre di coinvolgere e giocare col pubblico. Ad esempio, quando illustro una delle assurdità della legge anti-stalking, ossia la fusione forzata di due reati già esistenti, quello di molestie e quello di minacce, dove uno è molto, troppo soggettivo, e l’altro decisamente oggettivo. Per spiegare quest’ultimo aspetto di solito prendo a sorpresa una donna nel pubblico (quando c’è, se c’è…) e le dico qualcosa di galante: “che sorriso meraviglioso ha, signora…”, o “il colore dei suoi occhi è magico, sa?”. Subito dopo mi rivolgo a un’altra e, guardandola con corruccio le ringhio addosso: “io ti uccido!”. Per istinto di solito la malcapitata si ritrae, poi capisce il gioco quando chiedo al pubblico di identificare quale dei due approcci fosse minaccioso e quale no. Un giochetto banale per far capire l’oggettività della minaccia rispetto alla soggettività della molestia. Tuttavia per la Cassazione questa banale evidenza tanto banale non è. O meglio: dipende. Da cosa? Ma dal genere del pronunciante, ovviamente. Un “io ti uccido” detto da un uomo lo condanna quasi a prescindere per minaccia aggravata. Se a pronunciare la stesa identica frase è una donna no, c’è assoluzione. Perché, dice la Cassazione: si stavano separando, stavano litigando, dai, è normale, ed è ovvio che lei non dicesse sul serio… Non sto scherzando, questa sentenza di Cassazione dice esattamente così, a proposito di due pesi e due misure. E ora sono costretto a modificare il copione della presentazione del libro, mannaggia…

trasferimentoMa non era roba da uomini? – Si diceva: non rassegnarsi alla fine della relazione… stando alla fuffa dell’informazione mainstream, ogni volta che capita un omicidio o un caso di maltrattamenti o abusi in una coppia in separazione, dove la donna è vittima e l’uomo colpevole, il motivo è sempre quello: questo bambinone troglodita e immaturo non si rassegnava ad accettare la fine della relazione. E così è passato alle maniere forti. Vero è che la parità uomo-donna è una cosa su cui le femministe sono sempre state in fissa (d’altra parte se si decide sbagliare, meglio farlo in modo totale…), ma pare che questo argomento superficiale stia cominciando a valere anche per le donne. A Sant’Agata di Militello e a Fermo, due donne hanno incarnato la vera parità: anche loro non si rassegnavano a essere scaricate e hanno preso a danneggiare e perseguitare i rispettivi ex. Naturalmente le due storie le trovate solo nella micro-cronaca locale. Hai visto mai che quell’etichetta senza senso prenda piede anche per le donne. Allora il “MeToo” prenderebbe tutto un altro significato. [Da notare che a Messina c’è una “task-force” contro le “violenze di genere”. Tutte, a quanto pare, visto che in questo caso sono intervenute a difesa di un uomo. Un plauso per questa mosca bianca. NdA].

trasferimento (1)Ma come si fa? – I detrattori di questo blog o del suo autore, il sottoscritto, per lo meno quei pochissimi che finora si sono manifestati, tendenzialmente mi accusano o di tenere toni troppo provocatori e conflittuali (eh, ma mica sono io a volere la guerra, anzi…), o di criticare a senso unico il genere femminile, quindi di essere tendenzialmente misogino. Ho già spiegato altrove che sono critiche prive di fondamento, e alle risposte che solitamente do vorrei qui aggiungere un’ulteriore osservazione. Ovvero: le donne fanno veramente di tutto per farsi criticare e talvolta anche odiare. Per dire, a Leverano ci si sono messe addirittura in tre (una delle quali impiegata in un centro di assistenza per anziani, ahi ahi ahi…) a costruire una falsa accusa di stupro contro l’ex di una di loro. Solito calvario giudiziario per lui, poi però sono state sgamate. Ragione della falsa accusa: lei non accettava la fine della relazione. A ridaje… (vedi sopra…). La storia si ripete, ma stavolta uno contro uno, a Reggio Emilia: stessa trafila infame per l’accusato e condanna per la donna. Ma come si fa a mantenere la pazienza di fronte alla folle frequenza di questi fatti? Io ci provo a contenermi nelle critiche, ma a volte è davvero dura. E per capire i motivi di questa fatica, va letta con attenzione l’intervista all’uomo falsamente accusato di Reggio Emilia. Una vita sfracellata. Roba che, anche riuscendo a riprendersi, non si supera mai. Con la delicatezza che mi contraddistingue, dunque, ai miei detrattori dico: leggete dieci volte quell’intervista, prima di venire a rompermi il cazzo.

pa-33624058Well done, London – Riprendo, dal meritevole sito “Figli contesi“, una notizia che viene da Londra e che ha a che fare direttamente con l’eccessivo tiro di corda dato dalle donne con le accuse farlocche. Sussisteva infatti l’ordine nelle forze dell’ordine inglese di conformarsi a linee guida specifiche sulle denunce riguardanti i reati sessuali. E quelle linee guida dicevano: siate empatici con le vittime e portate avanti tutte le denunce, a prescindere. Tante, troppe, decisamente troppe, si sono approfittate della cosa per consumare vendette personali o per altri scopi. Sotto il Big Ben le false denunce sono fiorite tanto quanto in Italia e altrove. Solo che là si sono rotti dell’andazzo e hanno deciso di gettar via le linee guida. Commenta la Signora Dick, cognome emblematico, ufficiale della polizia londinese: “incoraggiamo le vittime a denunciare, ma di fatto il nostro lavoro non riguarda le vittime. In quanto investigatori noi dobbiamo essere corretti, imparziali, e quando è il caso dobbiamo portare le questioni davanti alla giustizia. Supportiamo le vittime, ma non è TUTTO basato sulle vittime”. Sacrosanto. Un bello stage di un paio di anni a Londra per la nostra Polizia Giudiziaria no?


bannerpromominiwp

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...