Avvocati: dividiamo buoni e non buoni?

Edit: a commento di questo articolo mi è stato fatto notare che una lista come quella proposta esiste già. Mea culpa non la conoscevo. Restano fermi i principi di base espressi nel mio articolo, ma non vale più la necessità espressa di stilare un elenco dei “buoni”. Già c’è, per iniziativa dell’Associazione “Crescere insieme” ed è consultabile qui: http://www.crescere-insieme.org/images/stories/avvocati.pdf. Grazie per avermelo segnalato.

immagine-20Cosa distingue un avvocato di famiglia (o divorzista che dir si voglia) buono da uno non buono? E’ una domanda che mi sono fatto frequentando i molti gruppi, forum e chat di padri separati o in fase di separazione, dove la richiesta più frequente è: “ciao, mi sto separando… mi consigliate un buon avvocato nella zona di…?”. Il più delle volte queste richieste rimangono inevase, oppure si riempiono di risposte poco esaustive, basate sul sentito dire, o peggio ancora tutto va alla deriva in lamentele e racconti di vicende personali.

Ma cosa intende l’uomo che si sta separando quando chiede un buon avvocato? D’istinto viene da pensare che stia cercando uno “squalo”, un tizio che non vada per il sottile nella battaglia legale contro quegli assi pigliatutto che sono le ex mogli. Intendiamoci, un avvocato combattivo non guasta mai, ma secondo me non è la sua proattività a renderlo buono in una fase di separazione. Anche perché il sistema è talmente incancrenito in prassi consolidate e avverse all’uomo che spesso anche gli squali si rassegnano e diventano cefali.

linearossaDunque, senza girarci troppo attorno, io credo che un buon avvocato sia tale anzitutto se ha una specializzazione certificata in diritto di famiglia (troppi civilisti o penalisti si improvvisano), e se dichiaratamente e praticamente (non basta la parola, servono i fatti) si schiera e si batte per il vero affido condiviso con mantenimento diretto. Cioè per un’applicazione rigorosa della legge attualmente in vigore, la 54/2006. Imperfetta, certo, ma l’unica di riferimento, pur di fronte alle forzature di anni di scorretta applicazione. Quella è la linea di demarcazione tra un buon avvocato e uno non buono: il fatto che abbia una specializzazione certificata e il fatto che dal lato etico e deontologico ritenga non negoziabile battersi per il rispetto di una legge in vigore e per ciò che l’ha ispirata.

Mi riferisco ai moltissimi studi scientifici, tutti prevalenti, secondo cui i minori hanno bisogno di vedere garantito il proprio diritto alla bigenitorialità. Studi che circuitano attorno al faro legale, ovvero la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’ONU nel 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991. Un accordo internazionale talmente potente nei suoi contenuti e talmente condiviso che la Convenzione di Istanbul, oggi tanto di moda, a confronto appare ciò che realmente è: fuffa. Non ci si batte per l’affido condiviso e il mantenimento diretto, dunque, per mera giustizia nei confronti dei componenti di una coppia che si separa, bensì per la tutela e il benessere dei minori che da quella coppia sono stati generati. Le due cose sono legate a doppio filo, con una sacrosanta priorità data alla prole.

azzecca_garbugliIl buon avvocato è quello che ha la preparazione e crede fermamente in tutto questo, sul piano dei principi, e che non scende a compromessi rispetto ad essi. Quello non buono è colui che si improvvisa e cerca di convincere il cliente a ritenersi “fortunato” perché può vedere i figli due giorni a settimana, dormendo dai propri genitori e versando all’ex moglie metà del proprio stipendio. Nossignore: il cliente in queste condizioni subisce un’ingiustizia illegale, ma soprattutto i figli di quel cliente subiscono una violenza in violazione della legge, sebbene a norma di sentenza. Non c’è dubbio, ad ascoltare le cronache e a guardare le statistiche sugli esiti delle cause civili di separazione, che gli avvocati non buoni siano moltissimi. Sono così per ignavia, per interesse, perché non credono ai principi dell’affido condiviso, o altro?

Poco ce ne importa quale sia la causa del loro agire inadeguato. A noi interessa sapere chi sono gli altri, quelli professionalmente preparati e che si schierano convintamente dalla parte della Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con tutto ciò che ne consegue. Loro sono una delle chiavi di volta per il cambiamento radicale della situazione, visto che i legislatori su queste vicende dormono sonni tranquilli, sebbene colpevoli. Di recente un mio conoscente è venuto a confessarmi che si sta separando, e nel descrivermi la situazione dava per ovvio e scontato che a breve avrebbe dovuto lasciar casa, “tanto il bambino lo tiene lei”, versando all’ex moglie metà dello stipendio. Questa logica, buona prima della Legge 54 del 2006, è talmente interiorizzata che gli stessi uomini partono da soli con l’autolesionismo. Il conoscente ha fatto tanto d’occhi quando gli ho detto che si sbaglia di grosso, che la legge lo tutela tanto quanto la madre. Poi mi ha fatto la domanda critica: “conosci un avvocato che mi aiuti ad avere mio figlio al 50%”?

ftHo dovuto rispondergli di no, con dispiacere. E in quel momento mi sono ricordato di un’idea dell’amico Francesco Toesca, uno degli attivisti in assoluto più lucidi nel panorama nazionale della battaglia per la giustizia per padri e uomini: creare un “albo” di avvocati certificati come esperti di diritto di famiglia e che si dichiarino schierati per l’affido condiviso e mantenimento diretto. Ossia per un’applicazione corretta della Legge 54. Saranno poi i clienti a verificare che la pratica sia coerente con i requisiti. E così si creerà automaticamente un elenco di avvocati buoni per le cause di separazione. Un elenco a cui attingere in caso di bisogno, e un modo per professionisti preparati nello specifico e impegnati davvero per la giustizia e legalità di avere la giusta evidenza presso l’utenza, purtroppo sempre ampia.

Finora l’unico servizio dato da questo blog è stato elaborare contenuti, riflessioni e informazione. D’accordo con Francesco Toesca ora vorrei fare un passo ulteriore e dare un servizio vero: una pagina dedicata dove elencare, divisi per regione, gli avvocati di riferimento, secondo i requisiti che ho spiegato. Professionisti che possano certificare di essere specializzati in diritto di famiglia, che “giurino”, come i medici fanno con Ippocrate, sulla Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e che agiscano conseguentemente. Chi vuole apparire in lista può scrivermi a stalkersaraitu@gmail.com. Allo stesso indirizzo possono scrivermi anche coloro, uomini e padri, che hanno avuto esperienze positive con il loro legale, ottenendo un vero affido condiviso con mantenimento diretto. Confido in breve di vedere la pagina popolata di nomi di buoni avvocati. Nella lista dei buoni si resterà a meno che non vengano segnalati minimo tre casi di attività non coerente con il “giuramento”.

thumbsLa lista verrà pubblicata non appena mi giungeranno i primi nomi, avrà un link ben visibile sulla mia homepage e sarà consultabile da tutti. Qualche avvocato potrà arricciare il naso al pensiero di essere citato tra i “buoni” in un blog che si chiama “Stalker sarai tu”. Peggio per lui se è schizzinoso. I nomi sono nulla, contano i contenuti, l’impegno e i principi. E “Stalker sarai tu”, nonostante il nome possa essere respingente, si riconosce anzitutto nella Convenzione per i diritti dell’infanzia e adolescenza e nel diritto dei figli ad avere DUE genitori, non un genitore e un “visitatore”. Al di là delle etichette mediatiche sono i contenuti e le iniziative che contano. Fermo restando che la pagina potrà essere condivisa da gruppi e blog dal nome più invitante del mio…

Dunque, mi rivolgo ai veri avvocati familiaristi d’Italia, fatemi sapere se siete della partita per i principi sacrosanti, della legalità e della giustizia, e verrete indicati nella lista. Mi rivolgo anche a chi ha avuto la fortuna di incontrare un legale familiarista buono e dunque ora frequenta i figli in tempi paritari: datemi i dati del vostro avvocato, verrà utile ad altri, sarà un modo per fare rete. Infine: se altri riscontrano comportamenti incoerenti di un avvocato in lista, me lo faccia sapere, documentando il tutto. Alla terza non conformità registrata, il nome verrà rimosso. Il tutto con l’augurio che questo sia un tassello in più per una giustizia giusta ed equa, in questo paese che sembra voler fare dello squilibrio un modo di vita e una filosofia.


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Un commento

  1. Quando c’è un regime non esistono buoni avvocati.
    Un regime ha le sentenze preordinate in quanto la magistratura è strumento di quel regime. Esistono regimi conclamati, con tanto di date di nascita, bandiere, feste, proclami, parate etc. ed altri “mai nati”, mai dichiarati, senza bandiere, senza il monopartito al governo, senza “sabato fascisti” etc.. Dissimulati. Nessuna differenza.
    In questi anni – si intuisce – molti p-separati mi hanno scritto chiedendomi info su un “buon avvocato”. Ovviamente, trattandosi di uomini sull’orlo della disperazione, non sono stato con loro così esplicito come sarò qui:
    un “buon avvocato” per un p-separato è quello che gli fa spendere di meno e non gli racconta balle. Sonda la giurisprudenza locale e – vista questa – si accontenta del minimo della “pena”. Chiunque invece prometta qualcosa di assimilabile alla “parità” o al rispetto del “dettato di legge” o dei “diritti paterni” o a quello dei minori (ad vere due genitori) o alle “recenti sentenze” etc. è un turlupinatore che lo dissangua e lo lascia in condizioni ancora peggiori nel rapporto con la Padrona.
    .
    Come si fa a saperlo? Conosco avvocatissimi che, divenuti essi stessi padri separati, hanno avuto la stessa sorte dei comuni mortali.

    Mi piace

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