12 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

2018-04-26T124332Z_1871791837_RC1A54F058D0_RTRMADP_3_SPAIN-COURT-k6kB-U43480102373527IoD-1224x916@Corriere-Web-SezioniIl cortocircuito tra femminismo e Diritto (parte 1) – Che in Spagna la connessione  mafieggiante tra femminismo e interessi politico-affaristici fosse forte tanto quanto in Italia, se non di più, l’ho già detto in un articolo di qualche tempo fa. Se n’è avuto prova nei giorni scorsi, con le manifestazioni di piazza contro la sentenza che ha condannato a nove anni di reclusione cinque giovani uomini con l’accusa di aver abusato sessualmente di una diciottenne a Pamplona, due anni fa. I media danno varie versioni dei fatti, con un risalto eccezionale alle proteste di piazza e nascondendo con fatica i fatti processuali, che in questi casi sono ciò che più contano. Il Fatto Quotidiano riportava, quando la notizia è “esplosa”, che nei video delle telecamere di sicurezza si vedeva la ragazza socializzare apertamente col gruppo, per di più distribuendo baci. Negli aggiornamenti successivi questi dettagli non appaiono più. Non voglio assomigliare a quelli che dicono “aveva la minigonna quindi se l’è cercata”. Ma è altrettanto vero che ubriacarsi e andare in giro da sola per Pamplona nella notte di San Firmin è un po’ come girare in zona ISIS con una maglietta raffigurante la stella di Davide. Tutti hanno diritto di farlo, per carità, ma non è furbissimo. Per questo lo slogan “Hermana yo sì te creo” (“Sorella io sì ti credo”) che ora furoreggia trova un senso se tradotto alla romana: “e te credo…”. Perché soprattutto qui non si tratta di minigonna, ma di una certa proattività e disponibilità mostrata dalla ragazza, se è vero, come rilevato dalle telecamere, che ha amoreggiato con il “branco” e non ha dato segni di resistenza alcuna. Qui non si tratta di minigonna, che si ha sempre il diritto di indossare senza temere molestie. Qui si tratta di slinguazzarsi degli estranei in un contesto dove perdere il controllo è parte della festa cittadina, che è ben altra cosa. Si ha il diritto di farlo, per carità, ma anche in questo caso occorre sapersi attendere conseguenze indesiderate. Molto probabilmente i giudici hanno tenuto conto di questi aspetti e non hanno riconosciuto il reato di stupro, per cui la pubblica accusa aveva chiesto vent’anni. Spiace dirlo, per l’ennesima volta tra l’altro, ma la legge è legge: e secondo quella spagnola, se non c’è palese coercizione, non c’è stupro, ma solo “abuso”. Invece di insultare, criticare e chiedere la rimozione dei giudici, si cambino le leggi, se ci si riesce. Il femminazismo dilaga in Spagna, non dovrebbe essergli difficile farlo. In ogni caso il cortocircuito è servito: la vittima, in quanto donna (e non a seguito di prove e testimonianze), ha diritto non a una giustizia coerente con lo Stato di Diritto, ma a una vendetta di genere. Nove anni di condanna, che non sono di certo noccioline, non bastano. Al di là della legge, che non conta nulla rispetto all’essere dotate di vagina, la condanna doveva essere implacabile. Vent’anni, ergastolo, impalamento, o chissà cos’altro. Il fatto resta palese: ogni grido di protesta contro l’applicazione della legge è una richiesta di privilegio, e come tale una ferita insanabile allo Stato di Diritto.

Bill Cosby, Norristown, USA - 23 Apr 2018Il cortocircuito tra femminismo e Diritto (parte 2) – Stupisce che un appello a pulirsi il culo con leggi e procedure provenga dalla Spagna, paese di tradizione giuridica latina. Molto meno se ciò accade negli Stati Uniti, paese con un sistema giudiziario tra i più iniqui al mondo. Cosa ampiamente dimostrata sulla pelle (nera ovviamente) di Bill Cosby, il noto Cliff della serie “I Robinson”. Sulla scia infame dell’inquisizione targata #MeToo, l’attore è stato accusato da una fanciulla, ben quindici anni dopo i fatti, per violenza sessuale. La giuria l’ha ritenuto colpevole, e ora rischia tren’tanni di carcere. Ma come si fa a verificare l’avvenuta violenza sessuale dopo quindici anni? Non si può, ovviamente. Bisogna credere sulla parola alla vittima. Se poi questa trova in giro quattro o cinque altre disponibili a confermare la sua versione, il gioco è fatto. Così è accaduto: alcune hanno testimoniato l’abitudine dell’attore a corteggiare, diciamo così, le donne nella stessa maniera, per poi farci sesso. Cosby ai tempi, e ancora ora, è una star ricchissima, e probabilmente non aveva bisogno di diversificare particolarmente le sue strategie di conquista. O forse sì, ma non c’è nessuno a testimoniarlo. Di fatto, cinque voci coincidenti in USA fanno una prova schiacciante, a distanza di quindici anni. Che ne è dello Stato di Diritto? Carta straccia. Certo negli USA è così praticamente da sempre, ma i processi sommari angosciano sempre un po’. Specie quelli di questo tipo, dove viene da pensare che soggetti senz’arte né parte cerchino di fatto di ottenere sostanziosi vitalizi sotto il ricatto di un’accusa  per un reato perso nelle nebbie del tempo. Il tutto a norma di legge, o meglio, di sentenza sommaria. Ancora una volta, #MeToo e dintorni sono e restano lo strumento per la ricerca affannosa di vantaggi e privilegi, e non di giustizia.

foto_693374_550x340Invece gli uomini difendono il Diritto?A Oristano una donna viene accusata di aver pesantemente molestato l’ex marito, una volta saputo che questi si era rifatto una vita con un’altra donna. Per compiere meglio la sua vendetta, ha pensato bene, pratica diffusissima com’è noto, di utilizzare il figlio di dieci anni avuto proprio con l’ex. Durante il processo si parla di vero e proprio uso strumentale del minore per rendere la vita un tormento all’ex marito e alla sua compagna. Un piano architettato freddamente e cinicamente sulla pelle di un innocente. Un reato grave in sé, e un approccio morale gravissimo da parte di una madre. Forse proprio per questo il Pubblico Ministero ha chiesto per lei una condanna a ventidue anni. Una richiesta che i media definiscono (ovviamente) “esorbitante”, ma che tale non è, a ben guardare sia le leggi che la domanda morale che deve ogni giorno impegnare una donna nel suo ruolo materno. Più che esorbitante a me pare generosa. Io, e di certo tutta la comunità maschile italiana, do per scontato che la donna non si beccherà mai ventidue anni. Anche perché il suo avvocato si è subito appellato all’argomentazione che più funziona, se si tratta di una donna sotto accusa in un tribunale italiano: era vittima di un “tracollo emotivo”, ecco perché ha fatto ciò che ha fatto. Con la stessa motivazione vanno assolte, o al massimo in psichiatria, madri che ammazzano i figli. Ma soprattutto è un’argomentazione che per l’uomo non vale mai, è cosa riservata alle femminucce. Ecco, io dico: in Spagna centinaia di femminaziste isteriche e ignare di cosa sia il Diritto, supportate dai loro cavalieri bianchi, scendono in piazza per contestare una sentenza. Sono capaci gli uomini italiani di rispondere scendendo in piazza perché qui il Diritto venga invece rigorosamente rispettato, e dunque la donna il prossimo 8 maggio subisca una sentenza esemplare, abolendo il privilegio del “tracollo emotivo” di tipo uterino? Se esistesse un’efficiente organizzazione in grado di coordinare i paria della società italiana attuale, ovvero gli uomini, a mio avviso quel tipo di manifestazione dovrebbe essere la priorità. Magari anche noi con uno slogan: non “sorella io ti credo”, ma “sorella, tracollo emotivo stocazzo”. Temo invece che ce ne staremo tutti, abulici e silenziosi, a guardare la donna ricevere una tiratina d’orecchi dal giudice.

loretta-rossi-stuart-670x274La donna è mobile, e l’uomo s’ammazzaLa famosa aria del “Rigoletto” di Verdi, insieme a tante altre testimonianze artistiche, è la cartina al tornasole per comprendere la natura femminile. Nulla di male, la mutevolezza della donna è parte integrante del suo immenso fascino. Il problema è che se ai cambi d’umore e opinione di questa piuma al vento viene data rilevanza giuridica e penale, allora si va incontro a situazioni gravi e paradossali. Ho raccontato settimana scorsa della vigilessa secondo cui quell’uomo è uno stalker, anzi no. Ed è un caso emblematico. Ma ce ne sono molti altri. Per dire: farsi fotografare o videoriprendere in pose sexy o durante le performance sessuali è una fantasia molto narcisistica, verso le quali molte donne, specie se sanno di essere belle, indulgono volentieri. Fa parte del gioco di coppia, in fondo, e non c’è nulla di male, sempre che tutto venga fatto con il consenso informato di tutti. Quando lo si fa, si sa anche, però, di mettere a disposizione uno strumento di “sputtanamento” in mano all’ex o alla ex, che può diventare dannoso se la coppia scoppia. Come si fa, dunque? Come avrebbero dovuto fare le starlette da quattro soldi davanti alle profferte di Weinstein: rifiutare. La coppia non va di certo in crisi perché ci si rifiuta di fare il filmino hard con il compagno o la compagna. Però ci si autotutela. Se si sceglie la strada opposta, si sa quali rischi si corrono. Certo la femminazista di turno dirà: “ho il diritto di fare tutte le foto e i video che voglio senza timore di venire poi sputtanata”. No sorella, dico io, quel diritto, come molti altri farlocchi di cui ti riempi la bocca, non ce l’hai. O meglio: ce l’hai, ma devi assumerti la responsabilità del suo esercizio. Altrimenti non è più un diritto, ma un privilegio. In assenza del quale le “pentite” dell’ultimo minuto reagiscono come possono. Brenda, 26enne argentina, ad esempio, saputo che l’ex mostrava i loro video agli amici, ha pensato di dare un taglio netto alla questione: ha preso un paio di cesoie da giardino e ha troncato gli attributi al ragazzo, difendendosi poi (ça va sans dire) dicendo che l’ha fatto “per difendersi”. Se avesse voluto attaccare probabilmente i brandelli del ragazzo sarebbero sparsi nel cosmo, chissà… Meno cruenta, ma sulla stessa falsariga, la vicenda di Loretta Rossi Stuart, sorella del più famoso Kim: dopo aver fatto uno shooting nuda, ha trovato le sue foto distribuite da una major di internet, la Dada S.p.A. Parte la denuncia, e il tribunale la spernacchia, facendole pure pagare le spese processuali, per motivazioni giuridiche circostanziate, che a me piace tradurre con: hai fatto le foto zozze, magari per trovare scorciatoie al successo? Lo sapevi che in epoca di world wide web possono trovare diffusione? Se la risposta è sì, ora di che ti lamenti? E mentre le piume al vento fanno e disfano, con i tribunali che un po’ le assecondano un po’ no (perché quando è troppo è troppo, anche per le detentrici di privilegi…), ci sono uomini che continuano a cercare vie solide, dove l’accento non muta, ma anzi resta fermo in realtà significative e costruttive. Che quando vengono meno fanno crollare tutta intera un’esistenza, tanto da indurre a rinunciare del tutto alla vita, invece che proseguirla con una mutilazione interiore invalidante. L’ultimo caso a Pomezia: a segnare ancora una volta la diversa cifra etica tra uomo e donna contemporanei, un uomo, devastato dalla distruzione della propria realtà familiare, si è tolto la vita. Per lui un trafiletto, dove non viene nemmeno chiamato per nome. Una perdita ulteriore tra le fila dei condannati a prescindere, un soldato in meno nella battaglia per una parità reale. Una persona dignitosa e responsabile, non mutevole e capricciosa, la cui perdita impoverisce ancora di più la comunità. Riposi in pace, ma voi uomini, smettete di farlo. Servite, servite tutti, con la vostra rabbia e la vostra altezza, per riequilibrare le cose. Non per noi, ma per i nostri figli e figlie.

A nome di tutte le mamme – E’ apparsa sul “Il Gazzettino”, giornale e sito del nord-est italiano, la lettera di una donna che mi piacerebbe dire “ha fatto il giro del web”. Se lo facessi sarebbe un’esagerazione. Magari cose del genere facessero il giro del web. Invece restano lì, nel cantuccio, nella “nicchia” dei padri separati e degli uomini per bene che sanno come vanno davvero le cose. E’ una bella lettera, piena di verità. Quelle parole, e le donne come l’autrice della lettera, sono fattrici del futuro. per questo invito tutti a leggerla e a condividerla il più possibile.

8602247_3146070Angolo letterario – Venerdì ho assistito alla presentazione del libro di Leyla Ziliotto “Mia madre mi odia“. Un bel romanzo. Un romanzo “normale” nella tematica che tratta per i tanti che, come me, sanno come vanno davvero le cose. Un romanzo “coraggioso” per tutto il resto del mondo conforme alla narrazione mediatica. Anche per questo il libro è uscito prima in autoproduzione, poi edito da una casa editrice piccola e impavida, Tabula Fati. Esattamente come Erga, l’editore del mio saggio-inchiesta “Stalker sarai tu”. Piccole realtà, orgogliose ma poco penetranti nel mercato editoriale. Che respinge senza remore narrazioni non conformi come quella di Leyla, del sottoscritto e chissà di quanti altri. Nel pluralismo culturale che arricchisce una società, le versioni alternative dovrebbero avere la vetrina con Mondadori, Feltrinelli, Einaudi. Invece annaspano nel sottobosco editoriale. C’è una strategia, c’è un dolo in tutto questo? Sì, nella misura in cui la narrazione dominante viene utile al potere, che dalla sua diffusione trae vantaggio. I produttori e diffusori di cultura si conformano acriticamente a questi diktat, contribuendo a un impoverimento generale. Cosa sempre accaduta: il potere guida la produzione culturale per trovare un proprio consolidamento. Ma qui siamo oltre: a essere tagliata fuori non è una minoranza, ma esattamente la metà dell’universo umano. L’uomo, demonizzato, sbeffeggiato, rinchiuso in cliché privi di fondamento. Ho fatto notare tutto questo alla pagina Facebook del “Premio Calvino”, un concorso letterario nazionale che apre le porte a pubblicazioni con le major. Volevo parteciparvi, quest’anno, con un romanzo che ho pronto da tempo, e di cui qui ho già parlato. Poi ho visto a chi è andato il primo premio l’anno scorso, con conseguente pubblicazione con Einaudi: “L’animale femmina”, di Emanuela Canepa. Autrice donna, che racconta la storia di Rosita, “faccia buona da pastora del Presepe”. E’ femmina, quindi è perfetta, angelicata, sacralizzata. Una ragazza che si mantiene agli studi e che compie atti generosi. Una donna che non esiste, insomma, se non in casi davvero limitati. Un’umanità fittizia (e sarebbe così anche se si trattasse di un uomo, ben intesi). Alla faccia della “sospensione dell’incredulità“, il mantra degli scribacchini e delle scuole di scrittura odierni. Insomma che Rosita finisce a lavorare in uno studio legale, dove diventa cavia di trattamenti… indovinate un po’… sessisti da parte dei titolari, tutti uomini, brutti, sporchi e cattivi. Naturalmente lei si ribellerà all’andazzo e ne uscirà da eroina. Constatando che l’autostrada verso la vittoria di un premio letterario e verso la pubblicazione è sempre la stessa, ho scritto di getto il mio commento alla pagina del “Premio Calvino” (povero Italo, ridotto a dare il nome a dei veicoli di propaganda…), e non credo che vi parteciperò. Mi hanno anche risposto, con un’insipienza buonista che mi ha rivoltato. Ho cambiato sito, poco dopo, e mi sono imbattuto in questo: “Crimini contro le donne”, saggio edito nientemeno che da Franco Angeli, scritto dal magistrato Fabio Roia. Faccio qualche ricerca: è costantemente sui media (ambizione narcisistica di molti, troppi magistrati) grazie al suo impegno contro la violenza sulle donne, scrive su “La 27esima Ora”, house organ femminazista interno al Corriere della Sera, e nei suoi interventi si spertica in lodi per l’attività dei centri antiviolenza… Cara Leyla, caro me stesso, cari tutti: non illudetevi di poter portare all’attenzione pubblica una tematica non conforme. Il muro è sempre altissimo, solidissimo, ben difeso. Si chiama potere, conformismo, business, malafede. Teniamoci stretti i nostri piccoli e coraggiosi editori e la nostra sostanziale irrilevanza. Forse un giorno qualcuno recupererà i nostri sforzi. Sperando che non sia troppo tardi.

235335839-ea53f7dd-75c1-472f-a96b-44f2e803088bLa solita storia – Saranno decine, forse anche centinaia le storie di madri non italiane che si prendono i figli e se li portano via nel loro paese d’origine. Ucraina, Croazia, Spagna, nord-Africa… I padri allora mettono mano al portafogli, pagano avvocati e procedimenti, ottengono ingiunzioni, sentenze, ordinanze, ma i figli non li ottengono mai, a dispetto di tutto. La copertura mediatica di queste vicende, poi, è sempre risibile. A meno che il fortunato non ottenga davvero la restituzione della prole, e allora è un tutto “povera madre, le vengono strappati i figli…”. Casi all’opposto, col padre che torna al paese d’origine tenendosi i figli, sono molto più rari. Quando capita, come di recente, l’uomo è “in fuga”, come una bestia feroce braccata. Il caso va sulle prime pagine di tutti i giornali, addirittura sull’Ultima Ora dei telegiornali. Per acchiappare il farabutto si muovono all’istante, e gratis, tribunali, forze dell’ordine, Interpol, FBI, KGB e magari pure il Vaticano. La solita storia, la solita disparità. Un’unica riflessione, non tanto nel mio stile, però ci sta: ma andate a fare in culo.

anwar-afghan-suede-448x293Come volevasi dimostrareQuesta notizia, pur essendo drammatica, in termini di comicità può ben competere con quella della donna che si fidanza con il suo stalker, dopo averlo denunciato fino a fargli rischiare otto anni di galera. Un altro cortocircuito tipicamente femminazista: sostenere l’integrazione senza se e senza ma, affermando contemporaneamente nuovi privilegi femminili. Viene in mente quell’incubo politico che è stata Laura Boldrini. Ebbene, ora è da spiegare che non ci siano manifestazioni di piazza e prime pagine indignate relative a questo brutto fatto di cronaca. La spiegazione è presto data: inconsistenza, inconsistenza, inconsistenza.

spycam-carkey-300x300Varie e avariate – Piccole ma significative notizie sparse. La Clerici lascia il programma “La prova del cuoco” e verrà sostituita da Elisa Isoardi. Sì, la compagna di Matteo Salvini. Quella bella ragazza che ha fatto circolare le proprie foto mentre stira le camicie del leader della Lega, attirandosi l’astio più velenoso delle “donne emancipate” nostrane, e la stima di quelle realmente evolute. Alla notizia del nuovo incarico in RAI, il veleno è tornato a circolare: raccomandata, il potere porta vantaggio (come se, nella situazione politica attuale la Lega avesse davvero qualche potere…), e così via. Brutta cosa l’invidia. Ai tempi delle foto dello stiro così come ora il rosico è davvero una cosa miserrima. Come tale peculiare del femminazismo d’accatto nostrano. C’è poi chi fa grande business con la fanfaluca della violenza sulle donne, appigliandosi alle donne stesse. Ma c’è anche chi, prendendo atto dell’andazzo ben più reale delle false accuse, cerca di tirare su qualche soldo inventando dispositivi di difesa, come questo mini-registratore audio video, concepito proprio per avere prova che non si è stuprato né molestato nessuno. La presentazione questo dice, con grande franchezza e realismo. E l’oggetto, vista la diffusione del fenomeno, potrebbe anche avere appeal, se non fosse che, cosa ben nota, in tribunale puoi portare tutte le prove che vuoi, audio, video o altro, con legioni di testimoni a tuo favore, ma se sei sotto accusa da parte di una donna hai davvero pochissime chance di salvarti. Insomma, potrebbe valere la pena acquistare l’oggettino, basta non farci troppo conto: se si è dotati di pene, si è colpevoli a prescindere, ormai si sa. Infine: su internet gira di tutto, si sa, quindi si tratta di capire se questa cosa orribile è vera o un fake:

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Propendo per la prima ipotesi, perché l’uomo che si chiude la faccia con l’assorbente usato della fidanzata per dimostrare quanto è femminista, diffondendo poi l’immagine umiliante sul web, è la rappresentazione esatta dello stadio avanzato del cancro che sta divorando le relazioni interpersonali, dove un intero genere osa aggressivamente sempre di più, e l’altro si ritira impaurito, accondiscendendo a tutto, dimenticando se stesso e i danni che sta facendo alla propria dignità e al futuro. Avendone la forza economica, quell’imbecille andrebbe denunciato per diffamazione.


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7 commenti

  1. “Il femminismo ha conquistato alle DD il diritto assoluto all’irresponsabilità assoluta dei loro comportamenti verso gli UU.”…”Mi pare comprensibile che questa verità venga rifiutata dagli UU.”

    Giustissimo.

    Riportavo ieri la replica femminista a una applicazione creata per certificare il consenso sessuale attraverso la tecnologia blockchain. L’evoluzione tecnologica del vecchio contratto per il consenso che da tempo circola nelle università americane ma che è inutile per le stesse ragioni.

    Nella blockchain ogni transazione è immutabile perché scritta definitivamente nel registro condiviso. Non si può cancellare né modificare. Questa app per gli incontri (https://legalfling.io/) è olandese.
    Le discussioni a riguardo sono a modo loro illuminanti, a partire dai commenti maschili (che sono quasi totalmente appiattiti alla risposta femminista).

    Dice infatti la femminista: “Il consenso, tuttavia, è qualcosa che si verifica continuamente durante un incontro sessuale. ”

    Ecco perché la blockchain (accusata di “soluzione maschile”) non va bene.
    Perché non possono cambiare idea a piacimento come adorano fare da sempre.
    E’ una assunzione di responsabilità che non si confà alle reginette capricciose.

    Come si è potuto dare tanto credito a gente che ragiona così?

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    1. Questa, del consenso su blockchain, non la sapevo.
      Ovviamente “è una soluzione maschilista”. Si capisce: comporta
      l’impegno a mantenere la parola data. Comporta responsabilità.
      .
      Che poi il diritto a cambiare idea durante il rapporto sia un oltraggio inqualificabile,
      questo è percepito da pochissimi. Il diritto femminile di sbeffeggiare, devastare i sentimenti e la passione degli UU, il diritto di umiliarli anche (e soprattutto là) è percepito come delitto solo da una minoranza.
      Microscopica.
      Gli UU hanno perso se stessi.

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  2. Caro Davide, ancora complimenti per il lavoro che svolgi e un grazie a nome di tutti quegli uomini che non passano da queste parti (né altrove sui portali del movimento maschile) e soprattutto a nome delle nuove generazioni maschili che non si curano del proprio avvenire, ma che cmq troveranno su queste pagine (che tu ovviamente salverai in tutti i formati possibili) ragioni per capire. In un lontano futuro.
    .
    La Manada di S. Firmino.
    Ciò che gli UU non intendono capire in alcun modo (per ragioni anche comprensibili – bisogna riconoscerlo) è questo:
    in sede giudiziaria il consenso femminile non ha alcuna importanza, alcun valore. Non significa più nulla.
    In qualsiasi modo venga manifestato. Diretto o indiretto, con parole o con gesti, in modo palese o sfumato, con ammiccamenti o atti inequivocabili. In qualsiasi contesto, in privato o in pubblico, nell’intimità o a vista delle telecamere.
    Non significa più nulla perché
    a) la donna non è vincolata in alcun modo al significato dei suoi messaggi. Ha oggi il diritto di cambiare idea non solo dopo aver avviato lei stessa tutto ciò che anticipa l’incontro, prima che inizi, ma anche dopo che è iniziato, anche durante il rapporto. Ed ha il diritto di cambiare idea durante il rapporto, senza farlo sapere al partner, senza segnalare il ritiro del consenso. Ci si chiede: come può il partner capire che lei ha cambiato idea se non vi è alcun segnale al riguardo? La risposta è questa: doveva immaginarlo, doveva intuirlo.
    b) la donna non è vincolata a sapere quale sia la sua vera volontà, non è tenuta a sondare se stessa per sentire se veramente vuole o non vuole. Non è tenuta a sapere cosa voglia veramente. Più a fondo: non è tenuta a voler veramente alcunché di preciso, di certo, di continuativo. E’ l’uomo che deve sapere cosa veramente la donna voglia di momento in momento.
    .
    Come se ne viene fuori? Assumendo che non esista alcun consenso nei termini immaginati dagli uomini. Presumendo sempre e comunque la refrattarietà, la contrarietà, il rifiuto. Sempre nel significato di …sempre
    .
    Le donne occidentali hanno conquistato il diritto di denunciare i loro mariti per la prima notte di nozze.
    Lo si può credere? No. Ma è la stupefacente verità di oggi. Ora, se è possibile questo cos’altro sarà impossibile?
    Coloro che non possono credere in alcun modo a questa verità aberrante, devono rispondere alle seguenti domande (una sola in realtà articolata in forme diverse) :
    perché mai la sposa non dovrebbe poter denunciare il marito a causa della prima notte?
    ha forse lui conquistato un diritto sessuale nei confronti di lei?
    è forse diventato “padrone” del corpo di lei?
    per quale ragione lei darebbe sistematicamente il consenso la prima notte?
    “prima notte” significa forse consenso?
    per quale ragione la prima notte sarebbe in sé intrinsecamente esente da stupro?
    .
    Su questo resto in attesa di risposte da molto tempo. Non sono mai arrivate.
    E’ accaduto qualcosa di sconvolgente? Certo.
    Ma chi può crederci?

    Liked by 2 people

    1. “Per ragioni anche comprensibili”… io invece non riesco proprio a comprenderlo. Eppure ormai le donne non fanno che ripeterlo. Boh.

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      1. Il rifiuto maschile di ammettere e riconoscere che oggi il SI equivale ad un NO potenziale, deriva dalla ovvia
        conseguenza che in tal modo ogni rapporto è a rischio, che nessun incontro del passato, del presente e del futuro
        è al sicuro dalla sua trasformazione in stupro. Significa che sopra l’alcova campeggia un cartello che dice “Lasciate ogni certezza voi ch’entrate”.
        La prossima volta che vai con qualcuna, prima di arrivare al momento clou fermati a pensare: “E se tra 6 mesi questa cambia idea?” Non chiederti “Perché lo dovrebbe fare?” pensa solo al fatto che può farlo.
        Poi mi dirai come è andata…
        .
        Urlano da decenni che il NO è NO, ma significa invece che anche il SI è un NO. A scelta successiva dell’interessata.
        .
        Il femminismo ha conquistato alle DD il diritto assoluto all’irresponsabilità assoluta dei loro comportamenti verso gli UU.
        Il diritto di “cambiare idea” in ogni momento. Esse non sono tenute al rispetto della parola data, al rispetto di alcun impegno assunto nei confronti degli uomini in nessuna forma. Neanche per la durata di 10 minuti.
        .
        E questo diritto assoluto alla irresponsabilità assoluta è rivendicato come fondamento della loro “libertà”: la libertà di tradire la parola data. La violentissima propaganda dopo le sentenze “Jeans” e “La Manada” insegna questo.
        .
        W. Farrell: “Quando un U ha inserito il pene in una vagina non è più padrone della sua vita” Chi pensa che si tratti solo dell’imposizione della paternità si sbaglia: si tratta del suo destino da uomo libero o da carcerato. Tu passi da amante a stupratore a tua insaputa.
        .
        “Lasciate ogni certezza voi ch’entrate…”
        .
        Mi pare comprensibile che questa verità venga rifiutata dagli UU.

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  3. @@
    Propendo per la prima ipotesi, perché l’uomo che si chiude la faccia con l’assorbente usato della fidanzata per dimostrare quanto è femminista, diffondendo poi l’immagine umiliante sul web,
    @@

    Leggo: Melbourne.
    Ma guarda un po’: Australia…
    “Chissà perché” merda del genere non arriva mai da Mosca, Bucarest, Ankara o Kabul…
    Tuttavia il problema di fondo restano gli uomini, non certamente le donne, le quali “si espandono” solo perché dall’ altra parte c’è “chi si ritira”.

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