Quando non è l’etica, è l’ingegno

1524743782497.jpg--e_se_il_professore_suicida_a_macerata_fosse_una_vittima_di_bullismo_Raccolgo alcune voci piuttosto autorevoli da Camerino, provincia di Macerata, che mi trasmettono aspetti poco conosciuti relativi alla vicenda di Francesco Parillo, eminente studioso di veterinaria, insegnante all’università di Camerino, morto suicida settimana scorsa dopo essere stato condannato a tre anni di reclusione per abusi sessuali. Ad accusarlo alcuni studenti maschi, tre dei quali si sono anche costituiti parte civile nel processo. I fatti denunciati risalgono al 2011, e il processo non sembra strabordare di prove. Solo qualche testimonianza coincidente, e una concentrazione di fuoco verso una persona che rappresentava un elemento di punta del’ateneo, ma era anche persona pacata, docente esigente e severo, individuo riservato.

Mi si dà per certo che il suicidio c’è stato per la vergogna e la perdita dell’onore. Le motivazioni tipiche di un uomo per bene che si toglie la vita. Mi si dice anche che con buona probabilità le reciproche attenzioni tra professore e studenti ci sono state, sulla base di un negoziato paritario che ha garantito ad alcuni trattamenti di favore. Un po’, in piccolo, in un contesto universitario e omosessuale, quello che è accaduto per il caso Weinstein. Ma non c’è concussione, accusa da cui il docente è uscito indenne. Era, appunto, uno scambio, una relazione consenziente tra adulti. Che però ad alcuni è andata di traverso. Parillo era antipatico a molti per il suo carattere esigente in aula e agli esami. La vendetta dunque era a portata di mano.

arresto-manetteSto parlando di false accuse. Sì, quelle che, con il supporto della statistica, definisco sovente quale vizietto peculiare del genere femminile. Che però non ne ha il monopolio, come si vede. Resta il fatto che, chiunque sia a utilizzare quell’arma infame, le conseguenze sono gravi, e possono essere anche tragiche, talvolta. Parillo e i suoi avvocati non hanno cambiato linea di difesa in primo e secondo grado. Si attendeva il terzo, dunque formalmente il professore muore da innocente. Ma nella pratica? Se le voci che ho raccolto sono corrette, e non ho motivo di pensare il contrario, il docente non ha colpe anche sotto l’aspetto pratico. Non ha abusato del suo potere: ha approcciato degli studenti e ha trovato consenso. Gli si può forse rimproverare una deontologia debole, che però per ora non è reato, e che comunque trova ampia compensazione nella qualità, riconosciuta dalla comunità scientifica e dei ricercatori, del suo ingegno.

Indignato, così mi scrive uno dei miei contatti a Camerino: “Una carezza è al massimo molestia non violenza. Chi ha denunciato questa persona comunque fragile (visto l’epilogo) poteva avere delle ragioni ma non è la stessa vittima della ragazza polacca violentata dal branco a Rimini, e il professore non ha lo stesso codice morale e comportamentale di quei feroci ragazzi. Perché accusarlo e condannarlo di una cosa così infame?”. Bella domanda. Risposta facile e dalle molte facce. Se si tratta di un uomo accusato di reati sessuali, la domanda che giunge dalla comunità furiosa e con la bava alla bocca, a ciò ridotta da una comunicazione mirata, chiede sangue, comunque sia vuole sangue. E che quel sangue venga chiamato “colpevole”, in ogni caso. L’ideale è che ad additarlo come tale sia una donna, ma va bene anche se sono altri maschi, basta affermare ossessivamente il solito concetto.

Businessman hiding his face behind a red bulls eye

Non solo: la strategia che in modo doloso sta schiacciando il maschio contemporaneo (il quale, va detto, si sta lasciando schiacciare senza protestare) prende di mira in modo sistematico persone eticamente impostate per la ricerca di una solidità esistenziale che troppo confligge con la necessità diffusa di liquidità e polverizzazione delle relazioni. Uomini-padri che combattono per la permanenza di una famiglia anche a costo di rimetterci salute, onorabilità, soldi. E il secondo bersaglio sono persone d’ingegno, coloro che, artisti o scienziati che siano, sono troppo oltre per non infastidire la pressione sistemica verso il basso, verso una mediocrità diffusa spacciata per normalità. E’ per questo che la richiesta di qualche carezza proibita da parte di un luminare della veterinaria viene messa sullo stesso piano dello stupro selvaggio operato da soggetti subumani, con il veicolo sempre valido e sistematico della falsa denuncia.

Sembra esserci un solo modo per sfuggire a tutto questo: adeguarsi. Il che significa come minimo tacere, abbozzare e far finta di non vedere le grandi contraddizioni e il male che si sta profilando per il futuro. Come massimo, forse, rendersi come il tizio che si appiccica in faccia l’assorbente usato della fidanzata: un po’ il modello di maschio che si sta cercando di imporre per l’oggi e per l’avvenire. Non so voi che leggete, io fatico a ritrovarmi nell’una come nell’altra cosa, e anche in tutte le posizioni intermedie che vi sono contenute. Pur se ciò mi condanna probabilmente all’irrilevanza, o anche peggio, io non posso vedermi che in cocciuta e costante opposizione a questo sistema, e in una ricerca ostinata verso l’equità.


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