La verità di Giuseppe – La tragicommedia italiana dello stalking

CAPOdi G.A. – Non si dichiarerà mai che i reati di stalking siano una barzelletta, anche se rischiano di diventarlo, ma quando il volgo inocula certe ideologie propagandate dai media politicizzati senza sufficiente informazione e cultura, si giunge non a caso a scambiare anche nel privato fischi con peti, confondere malcostume con reati, ipotizzare abusi di potere in luogo di adescamento, mentre si alimenta il mercato bohemienne della varia umanità di polli consumatori, che allietati dai media si dirigono al macello della lotta fratricida generatrice di profitti.

Ora, sembra che i fatti a sfondo maniaco-sessuale, da sempre i più appetiti dagli acquirenti di notizie, siano ormai i più utilizzati in forma massiccia non solo da donne contro uomini ma anche da uomini contro uomini, in auge al principio naturale che richiede comunque una certa competizione tra uomini nel compiacimento del sesso femminile. Accuse di molestie e stalking hanno per ora preso il posto di ogni altro crimine o tradimento per far fuori presidenti, vertici politici, grandi attori, e padroni di ferriere, di cui qualcuno spinto al suicidio. E ce n’è voluta per arrivare a tanto, utilizzando il coinvolgimento di grossi personaggi le cui accusatrici ormai vivono di rendita. C’è anche il caso di utilizzo della denuncia per vendette personali,  mentre di certo a qualunque emula nostrana è noto ormai che una semplice visita ai carabinieri più vicini, intimoriti e addestrati da protocolli antiviolenza con tanto di firma delle procure dei tribunali, valga a dare evidenza e credito. Ti chiedo con insistenza di farmi incontrare mio figlio? Risposta: “Ti denuncio come Stalker”. Ti chiedo notizie insistentemente dei figli collocati con te? Desidero parlare per mediare un accordo? Sono uno stalker. Mi rifiuto di parlare con la mia ex che mi bersaglia di messaggi ? Denunciato per stalking.

BS05F15_2249653F1_4961_20120407193949_HE10_20120408-kK8-U433102923536122e-1224x916@Corriere-Web-Roma-593x443Andando agli effetti educativi sui beoti consumatori italiani di induzioni mediatiche indigeste, una menzione meritano alcuni fatti veri, rivelati al sottoscritto da fonti ineccepibili, e le solite conseguenti riflessioni. Siamo in quel di Torino mese di aprile 2018. Una donna di 27 anni, si presenta alla stazione dei Carabinieri. Intende avanzare una denuncia per stalking ai danni di un uomo col quale ha avuto una relazione per un anno, poi finita. Lui la molesterebbe di continuo. Il maresciallo dei Carabinieri pronuncia le frasi di rito e acquisisce le dichiarazioni e la denuncia, per la successiva trasmissione alla Procura. La signora, che ha una bambina di 7 anni, afferma che la relazione con l’uomo è finita in quanto lui non intendeva assumersi il carico e la responsabilità della bambina, oltrechè della donna sua compagna. Da cui l’interruzione dei rapporti voluta da lei. La signora firma la denuncia ed esce soddisfatta.

Poco più di un’ora dopo, telefona in caserma l’uomo denunciato. Come ha fatto a sapere che era stato denunciato, quasi in tempo reale? Lo rivela lo stesso uomo. Ha appena ricevuto un messaggio WhatsApp dalla donna con tanto di foto della denuncia appena presentata, con la proposta di ritirarla in cambio di una misera sommetta di qualche migliaio di euro o giù di lì. Inoltre, lo stalker rivela al maresciallo dei Carabinieri, di avere avuto il piacere di annoverare tra le dipendenti professioniste del suo locale di lap-dance dotato di regolare licenza la signora in questione, per l’anno nel quale ha avuto una relazione con lei, e di averla scaricata senza colpo ferire quando la stessa ha cominciato ad avanzare pretese economiche da lui giudicate non accoglibili. Il maschiaccio conclude poi con la battuta, lanciata al maresciallo mentre lo stesso lo invitava a presentarsi in caserma, e non al telefono: “A marescià, ma le pare che con tutte le zoccole che c’ho al mio locale avrei bisogno di fare stalking alla signora?”. In conclusione, in risposta all’invito, l’uomo si presenta alla stazione dei Carabinieri e chiede di sottoscrivere una memoria a difesa. Che viene allegata per le indagini della Procura della repubblica. L’unica cosa non chiara è come potrà svolgersi un processo serio con tali premesse.

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Ma, a proposito di stalking, altro episodio a me ben noto e per il quale non posso ovviamente fare nomi e cognomi, ma del quale posseggo documentazione, è quella in cui è coinvolto un ragazzo di 13 anni, figlio di genitori separati, lei sudamericana in Italia da 25 anni ma avvezza a minacciare il compagno/padre, sempre cercando di attuare, anche a scopo intimidatorio e di pressione economica, un rientro al suo paese col figlio minore. Il compagno/padre resiste per lunghi anni, subendo ogni possibile angheria, sorvegliando le intenzioni della sua compagna, quando improvvisamente viene accusato per maltrattamenti dalla madre che vuole portarsi via il figlio. Tutto viene formalizzato con denuncia assistita da professioniste dell’antiviolenza, dietro l’assicurazione che, denunciato il marito, avrebbe potuto tranquillamente tornare al suo paese o trasferirsi in qualunque parte del mondo col figliolo di 9 anni. Il tentativo in realtà abortisce essendo maldestro il suggerimento, tendente solo ad acquisire la cliente, dell’impunità assicurabile da un tribunale di fronte al proposito di fuga dopo una semplice querela. Il padre infatti presenta e rivela un’altra verità al Tribunale dei Minori. Che blocca, stavolta, la sottrazione. Orbene, nel mentre inizia le triste vicenda processuale, tre anni dopo, il ragazzo, ormai 13enne, un giorno chiama in aiuto il padre con messaggi angosciati perché la madre intende portarlo contro la sua volontà al suo paese. Lui si ribella, invia numerosi whatsapp al padre, mentre la madre, all’interno dalla casa ex coniugale a lei assegnata, scatena l’inferno per ore: urla, strepiti, punizioni, minacce, accuse di complicità col papà nel distruggere la sua vita. Dopo un giorno e una notte di messaggi disperati, il ragazzo ormai pronto a cedere, il papà decide di agire e chiama i Carabinieri che si accertano dell’incolumità solo fisica del ragazzo, intimorito di fronte alla madre, che rivela essere cotanto padre un vendicativo già denunciato per maltrattamenti. Il giorno seguente il papà presenta un immediato esposto denuncia alla stazione di polizia più vicina. Risultato? La signora viene convocata dopo due mesi, intanto partita ma consigliata a rientrare, ribadisce la sua tesi dinanzi ad una donna poliziotta specialista della violenza di genere che accompagna un collega, informa del processo penale in corso per la sua denuncia, e viene da questa addestratissima poliziotta invitata a denunciare ulteriormente il padre stavolta per stalking. Come se non bastasse, qualche giorno dopo il papà viene contattato telefonicamente da un sovrintendente di polizia che lo redarguisce aspramente per la presentazione del suo esposto, e lo avvisa che non verrà accettato alcun altro tipo di documento simile, già archiviato, contro la signora madre in questione, e che sarà meglio per lui desistere.

Altro episodio, stavolta più ameno, è quello della denuncia per stalking e arresti domiciliari subiti dal fratello di un mio caro amico, caduto nella trappola del rispondere colpo su colpo ai messaggi della ex. Lei vigilessa, di fronte al giudice, incalzata da semplici domande del P.M., improvvisamente scoppia in un grido disperato: “Sì, l’ho denunciato, perché io lo amo, lo amo disperatamente questo uomo, non ci posso fare niente!”.

goldiggerE non parliamo proprio di cambiare registro. Ha fatto molto rumore, infatti, un caso accaduto proprio a Torino dove l’ufficio del G.I.P. nel 2017 aveva dichiarato estinto il reato per un autore di stalking, in base all’introduzione dell’art.162-ter del C.P. (entrato in vigore il 4/8/2017) che ha ammesso la riparazione del danno con l’estinzione del reato a seguito di un’offerta reale di risarcimento, avvenuta in quel caso da parte dell’imputato con il versamento della somma di euro 1.500. Sebbene tale offerta non fosse stata accettata dalla persona offesa, il giudice rilevò che tale somma era congrua rispetto all’entità dei fatti e dichiarò estinto il reato in base alla legge, che dava tale possibilità nei casi di reati procedibili a querela e di non grave entità.

Quello che successe in quel caso è qualcosa di indescrivibile. La levata di scudi nazifemministi, con richiesta di impalamento pubblico del giudice che aveva solo applicato la legge, ha fatto trovare subito la strada per la correzione della norma, attraverso l’emendamento presentato da certa senatrice Puglisi, e ha portato espressamente a escludere l’applicabilità dell’estinzione del reato per condotta riparatoria in tutti i casi di atti persecutori.

tribunaleCommette il delitto di “atti persecutori” (c.d. stalking) “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita” (art. 612-bis c.p.). Simile è, nei requisiti configuranti il reato, il 572 c.p. (maltrattamenti) previsto nel caso di legame presente o passato tra maltrattante e vittima.

Quindi, requisiti:

–        Condotta reiterata (quante volte? Due?)

–        Perdurante stato di ansia della vittima

–        Fondato (fondato!) timore per la propria incolumità da parte della vittima

–        Mutamento delle abitudini di vita della vittima a causa di tali atti persecutori.

Se fossero requisiti oggettivi, si potrebbe dire, ben venga la punizione quando sussistono; in realtà chiunque può spacciarne l’esistenza. O negarla. E senza uno o più di essi non si sarebbe in presenza della fattispecie punibile con l’applicazione del Codice Penale. Senza le prove provate delle sussistenza di tali requisiti non c’è punibilità in base al 612-bis.

ingiustizia_vUn bravo avvocato dovrebbe quindi avere materia sufficiente per difendere un accusato di stalking, e figuriamoci per un falsamente accusato. Avviene? No! Passa nell’immaginario collettivo la figura del losco persecutore che minaccia la vittima qualora non soggiaccia ai suoi capricci erettivi e penosi (nel senso latino di penis). Trascurati, tra le notitia criminis, gli altri tipi di persecuzione frequenti ad esempio anche tra individui dello stesso sesso sui luoghi di lavoro, per screditare chi non sia ritenuto ben allineato alle direttive di un capo produzione. Unica pantomina recitata sulla stampa è lo stalking a sfondo sessuale, la molestia, a colpi di messaggini, assimilati a palpate del sedere e slinguate sotto occhi bovini da maniaco. Fa più gola, tutto ciò, ad un popolo di guardoni quale ci hanno ridotto i media per esigenze consumistiche. Interviene l’interpretazione popolare gonfiata a dismisura dai mass media che soffiano sul fuoco dell’emotività e dell’acriticità; lo stesso furore sacro che permea il giudizio di giudici conformisti e intimoriti da possibili attacchi politico mediatici sospettosi di tolleranza per la violenza sulle donne. Ma che pretendiamo, in simili frangenti nazionali ed internazionali, di essere giudicati in processi nei quali i giudici si affidino alle prove?


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