Privilegio femminile e segregazione maschile

voisietequiIl corso di taluni eventi che accadono all’interno di una società sono utili per raccontare quella stessa società. Sono sintomi, segnali, singole rappresentazioni di un andamento più generale e radicato. E questo rimane vero anche quando tali eventi non hanno, almeno apparentemente, alcun collegamento tra loro. Apparentemente, appunto, perché a guardar bene un minimo, spesso anche un massimo, comune c’è eccome. Porre tali eventi in relazione e raccontarli serve a dare uno spaccato di realtà, è come scattare una fotografia del presente. Una sorta di mappa della realtà con il classico punto rosso: “voi siete qui”. Ebbene, dove siamo ora?

Siamo a Roma. Da 31 anni l’amministrazione comunale ha concesso in locazione la bella struttura monumentale del Buon Pastore, costruita in epoca fascista (nulla è casuale…) a un gruppo di associazioni attive per l’affermazione dei diritti delle donne, diversamente declinati. Come tale, la struttura e la rete organizzativa che la gestisce, ha preso il nome di “Casa Internazionale delle Donne”. Secondo gli accordi, essa avrebbe dovuto occuparsi essenzialmente della “realizzazione di un impatto positivo sulla città dal punto di vista culturale e sociale, e di stimolare e supportare l’imprenditoria femminile”. Vago il primo scopo, quello su cui la Casa si è concentrato di più in trent’anni, un po’ più preciso il secondo, col tempo lasciato un po’ andare.

casa_donne_giardinoE’ probabile (non ne sono informato con certezza) che la Casa abbia svolto attività anche meritorie, nel tempo. Ma oggi è di fatto uno di quei frequenti casi dove lo svolgimento di una missione è diventato esso stesso la missione. Una sorta di immedesimazione tracimante nel delirio di onnipotenza e, infine, coerentemente con il femminismo contemporaneo, nella pretesa di un privilegio. Negli accordi con il Comune di Roma, infatti, vi era anche una terza attività oltre a quelle citate, ossia realizzare “un modello di programmazione economica, finanziaria e commerciale tale da non gravare economicamente sulla amministrazione capitolina”. Vale a dire: va tutto bene, vi diamo una sede autorevole, ma le vostre attività non devono gravare sul bilancio pubblico, dovete potervi sostenere da sole.

Obiettivo completamente fallito. Il debito dell’organizzazione verso il Comune di Roma oggi ammonta a 883 mila euro. Soldi pubblici, destinabili dall’amministrazione a servizi di interesse comune, che non sono entrati e non entrano nelle casse e restano a vantaggio di un soggetto privato che dà servizi riservati solo a una categoria di persone. Un’anomalia grossa così, insomma. Infatti l’amministrazione Raggi da tempo sta reclamando i dovuti arretrati. Era stata attivata anche una procedura coattiva per il recupero dei crediti, poi fermata grazie all’intervento, elettoralmente molto interessato, del presidente della Regione Lazio Zingaretti. Di recente l’amministrazione è tornata all’attacco, ricevendo la solita alzata di scudi, hashtag fieri e combattivi, slogan, solidarietà espressa da attrici, giornaliste, scrittrici e tutti quei cespugli di fancazzismo che traggono beneficio schierandosi con l’ideologia femminocentrica oggi di moda. Obiettivo della Casa delle Donne: non pagare. Loro sono lì a difendere le donne, così tanto oppresse in questo paese (il più sicuro per le donne tra gli stati UE, preme ricordare), dunque hanno diritto a prescindere al privilegio di non pagare nulla.

camper-94689.660x368Un concetto irricevibile sotto tutti gli aspetti, da quello statistico a quello puramente ragionieristico pubblico, passando per quello giuridico e morale. Pochi al mondo hanno un vero diritto ai privilegi, e solitamente si tratta di un diritto sacrosanto o argomentabile. L’impegno a difendere un genere in un paese dove quel genere è iper-tutelato non basta ad acquisire il diritto a corsie preferenziali, checché ne dicano, anzi ne urlino, le attiviste della Casa Internazionale della Donna. Che si trova a poco meno di 25 chilometri da Fiumicino. Un’area dove devono tenersi elezioni amministrative, a inizio giugno, per il rinnovo dell’amministrazione comunale. Uno dei partiti in lizza, la “Lista Energie per l’Italia” ha proposto la realizzazione di un’area parcheggio per camper dove alloggiare “persone in particolari condizioni di disagio economico e sociale quali ad esempio le nuove categorie di ‘povertà’ sociale individuate dai rapporti Caritas come i single separati che non possono più permettersi un affitto o famiglie con sfratto esecutivo”.

Una nuova forma di riserva indiana, di campo di concentramento o gulag, insomma. Un luogo dove segregare le “nuove povertà”, gli indesiderati, dai Rom ai migranti passando per i padri separati, tutti catalogati nella stessa categoria: gli indesiderati e indesiderabili, i paria, lo scarto. Chiedersi come mai i single separati non possano permettersi un affitto, e magari lì intervenire, è troppo complesso. Soprattutto tocca interessi consolidati e dunque… un bel parcheggio, dove, nei loro due giorni al mese di “visita”, i papà separati potranno ospitare i loro figli in comodisismi camper, roventi d’estate e gelati d’inverno. Così tanto da indurre facilmente il giudice a togliergli pure quei due merdosissimi stramaledetti giorni. L’organizzazione che fa capo a “padriseparati.it” se n’è accorta e si è attivata contro questa mostruosità, contro l’ennesimo attacco alla figura maschile e paterna. Credo che sia opportuno sostenerli, specie dal lato comunicativo, con tutte le forze possibili, nella speranza che una proposta del genere finisca dove deve finire, ovvero in discarica.

Cthulhu_by_disse86-d9tq84iSi diceva: eventi diversi possono collegarsi per raccontare la realtà di una società. Mi pare superfluo far notare, in chiusura d’articolo, la distanza siderale tra chi, in quanto donna, esige (e probabilmente otterrà) il privilegio di non pagare nulla per poter svolgere una battaglia priva di fondamento (che probabilmente, come tutte le battaglie senza fondamento, nasconde interessi ampi e trasversali), e chi, in quanto uomo, rischia di finire segregato come indesiderato o non integrabile, sotto le mentite spoglie, oltre il danno la beffa, della solidarietà e del sostegno, a fronte di una povertà umana, prima che economica, generata da un sistema ingiusto e malato. Questo, connettendo i due fatti, è il racconto della società italiana odierna. E non credo di esagerare se lo definisco un racconto dell’orrore.


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3 commenti

  1. 883? Chiamate Max Pezzali!

    Seriamente, ma tutte ‘ste naziste non potrebbero mettere mano al portafoglio? 100 euro a capoccia, in 8000 sottoscrivono e magari hanno anche l’abbuono del 10%, ma almeno fanno una figura dignitosa.

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  2. Con quelle 883.000 euro che “la casa delle donne” deve al comune di Roma si potrebbero costruire delle comode casette per ospitare i tanti papà separati e famiglie che vivono nelle auto nei parcheggi.

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