Come ti condiziono i giudici: il terrorismo dei media

17434893_1276219282432337_8487544658884145592_oDue giorni fa il giornalista Francesco Grignetti, in forze al giornale torinese “La Stampa”, ha ceduto alla tentazione di dare un proprio contributo al clima oppressivo e sovversivo di questo paese con l’ennesimo articolo sullo stalking. Diciamolo subito, onore al merito, una cosa buona, ma solo una, l’articolo ce l’ha: quando parla delle varie statistiche ISTAT, la solita roba vecchia di anni, quella dei due, sei, nove, dieci milioni di donne torturate dal maschio italico, usa il termine stima. Certo meglio sarebbe stato dedicare almeno due righe su cosa sia una stima statistica (una mera ipotesi, una proiezione, da affinare incrociando altri dati, quindi assolutamente da non prendere per oro colato), ma non si può pretendere, è già tanto così.

Per il resto l’articolo è il solito mix conformista di drammatizzazione, singole storie citate e buttate lì, per ognuna delle quali si potrebbero citare almeno una decina di altre storie di false accuse, violenze assortite di donne contro gli uomini, ma tant’è deve prevalere l’emozionalità e soprattutto l’indignazione. Quest’ultima è in assoluto la pulsione principale che il giornalismo attuale punta a suscitare. Non troppo, per non rischiare che finisca fuori controllo (anche se ci sono forze politiche create apposta per veicolarla), ma abbastanza da attirare il lettore. E così si parla di “mole indicibile di violenza”, di “odio inarrestabile” degli uomini per le donne, e via con il solito armamentario terroristico, nazifemminista, demonizzante e del tutto infondato.

PressioniIntendiamoci: ci sta, se si hanno dei mandanti che lo chiedono espressamente o se si ha il vuoto pneumatico nel cervello, che si pompi a dismisura un fenomeno. Per carità, lo si è detto spesso, da cane da guardia della democrazia la stampa è ormai diventata il criceto da compagnia del potere, quindi non c’è da stupirsi. L’anomalia grande sta in un’altro aspetto davvero pericoloso di articolacci come questo: l’ingerenza e le pressioni che, volutamente o meno, esercitano su un organo che dovrebbe essere libero, indipendente e sereno nelle sue valutazioni, ossia la Magistratura. Tentare in ogni modo di suscitare indignazione parlando della gran parte di denunce per stalking che finisce in nulla, suggerisce che i giudici siano in qualche modo complici di questi maschi violenti e odiatori quasi per professione. Articoli come questo lanciano un messaggio chiaro ai magistrati: allineatevi all’andazzo, più condanne per gli uomini. Vi teniamo d’occhio e al primo errore vi sputtaniamo. E’ anche per questo che un ammonimento o un rinvio a giudizio per stalking ormai questori e giudici non li negano più a nessuno, salvo poi mandare tutto in archiviazione o assoluzione.

Questo è il significato implicito di articoli del genere. Che evitano volutamente di andare a fondo, e di scoprire dunque che le tante archiviazioni e assoluzioni derivano da una proporzionale diffusione di querele basate su false accuse o accuse strumentali. Che i giudici, con onestà e professionalità, giustamente stracciano. Con minore professionalità omettono di contro-incriminare per calunnia chi ha inventato le false accuse, ma vabbè, non si può avere tutto. La verità sta lì, la conoscono tutti, ma proprio tutti, però non la si dice. Il giornalista Grignetti si guarda bene dal parlarne. Più utile per i click e le vendite del giornale gridare all’allarme e all’indignazione generale, indicando al pubblico ludibrio, e neppure tanto timidamente, gli uomini in toga, che proprio non si vogliono piegare a distruggere lo Stato di Diritto italiano più di quanto già non sia, sacrificandolo sull’altare di un femminocentrismo privo di qualunque fondamento. Ed è così che un articolo diventa un avverimento quasi mafioso, un’ingerenza, un’invasione di campo, qualcosa di violento e sovversivo, che nulla ha a che fare con l’informazione, ma forse risponde a strategie o richieste precise, chissà.

incostituzionaleNaturalmente, è stato più forte di me anche se so bene che è del tutto inutile, ho scritto un’email a Grignetti, facendogli presente tutto questo. Cose che, ne sono certo, sa già perfettamente. Insomma sono andato volutamente a sbattere contro il muro di gomma avvolto nella cortina di ferro di Rosa Nostra, ma pazienza, ormai ho il callo e di mio ho la testa dura. Nulla cambia, per ora, ma almeno questo tipo di terrorismo culturale e sociale sa che esiste una resistenza che non molla nella difesa di quel poco che resta della giustizia e anzi nel suo miglioramento. E soprattutto che intende essere die hard tanto quanto gli interessi che quel terrorismo alimentano e sollecitano. Se poi si pensa che una delle più appassionate e pericolose sostenitrici della temperie dilagante, Giulia Bongiorno, è oggi in predicato di diventare Presidente del Consiglio (maschietti e padri separati che dichiaravano la loro fiducia alla Lega e a Salvini… sareste contenti?), nonostante le sue pregresse esternazioni discriminatorie a anticostituzionali, allora temo che sarà presto necessario far sentire forte e chiara la presenza di questa resistenza.


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2 commenti

    1. Considerando quello che molte donne pretendono di rappresentare come “donna moderna”, ci starebbe un bello sciopero di tutto ciò che una “donna moderna” cerca in un uomo… ora come ora mi viene in mente solo il sesso. Ad ogni modo, potrebbe funzionare, no?

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