14 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

Confronto-Saturno-divora-figli-Goya-Rubens#MeToo come Saturno – Nella cosmogonia degli antichi latini Saturno (Crono per i greci) era una divinità primigenia che, tra le altre cose, divorò i propri figli. Un mito affascinante e molto simbolico, che fa venire in mente il ben più insignificante e miserabile fenomeno #MeToo. Esso, in effetti, nella sua congenita contradditorietà, oltre a personaggi maschili  (curiosamente in maggioranza di religione ebraica…) e famosi (ultimo l’anchorman Charlie Rose) da rovinare per magari prenderne il posto, ora si rivolge contro i suoi stessi figli. Finisce così dimissionario e sputtanato il procuratore generale di New York, Eric Schneiderman (ebreo, guarda caso), un paladino del movimento #MeToo e grande accusatore di Weinstein, a seguito di accuse di molestie sessuali, come sempre tardive e prive di prove, di quattro donne. Non solo: com’è noto il New York Times e il New Yorker, famose pubblicazioni americane, quest’anno sono state insignite del prestigioso Premio Pulitzer proprio per le loro battaglie a sostegno del movimento #MeToo. Peccato che qualche giorno fa proprio il presidente del Premio, Junot Diaz, ha dovuto dimettersi perché accusato da tre donne di molestie sessuali. Intendiamoci: accusato non con denunce circostanziate e fior fior di prove, ma con dichiarazioni su Twitter. Questo è l’assoluto paradosso che mi fa paragonare #MeToo a Saturno. O se vogliamo anche all’uroboro, il serpente che mangia se stesso, se non fosse che si tratta di una figura mitologica tutto sommato positiva. Perché nulla c’è di positivo in un movimento che spinge una delle organizzatrici di un importante festival cinematografico come quello di Cannes, Maroussia Debreuil, a scusarsi perché il festival stesso ha contribuito a creare il fenomeno Weinstein. Ma quale fenomeno? Weinstein, oltre ad aver veicolato importanti capolavori nel mondo del cinema, per cui ci sarebbe solo da ringraziarlo, è attualmente libero, non ha un’accusa formale che sia una a suo carico… Le scuse sarebbero sensate se fossero per aver creato un mostro mediatico senza alcun riscontro giudiziario decente… Che però appunto perde i pezzi, piano piano, facendo fuori i suoi stessi sostenitori, costringendo le proprie attiviste, come la simpatica Asia Argento, ad andare in esilio. #MeToo, insomma, sembra in agonia, finalmente e doverosamente. L’ha percepito Roman Polanski (ebreo…) che, finito anche lui nel tritacarne, finalmente ha pensato bene di elaborare una reazione, un contrattacco, denunciando l’Academy per averlo escluso proprio a seguito della caccia alle streghe di #MeToo. Resta solo la speranza che gli altri colleghi lo imitino in massa, per seppellire finalmente quest’isteria insensata e pericolosissima.

suicidio-1Bollettino suicidi – Nel silenzio, o al massimo nel bisbiglio dei media, continuano i suicidi o  tentati suicidi maschili a seguito di separazione. A Brescia un uomo viene salvato in extremis, mentre a Cecina il gesto riesce, tragicamente, con un colpo di pistola in diretta videocitofono con la ex (ma di questo non ho trovato notizia sui media). La reazione a questi fatti è sempre la stessa: gli uomini non sanno reagire, non si rassegnano, si arrendono, si sottraggono ai propri doveri, sono dei deboli, mentre le donne tengono duro e vanno avanti. Rimangono, le donne, eroicamente a occuparsi della famiglia invece che scappare egoisticamente. E sticazzi? Visto come funzionano le separazioni in Italia, è un po’ come prendere uno, legarlo a una sedia, prenderlo a sprangate nei denti e poi dirgli “eh, ma che caspita, manco sai reagire…”. E se poi uno riesce a slegarsi e reagisce in modo disperato e scomposto alle sprangate, allora diventa un mostro o un violento. Dura riuscire a muoversi in un contesto del genere, bisogna ammetterlo…

amazzoni-wonder-womanE intanto tra le Amazzoni… – Ben diverso è l’andazzo nel campo opposto. Prosegue la pratica ormai abituale delle accuse false o inventate, con scopi sempre diversificati: togliere i figli al marito così come giustificarsi coi genitori per una serata in discoteca inventando uno stupro mai avvenuto. (promette bene la fanciulla…). Ma proseguono anche le violenze femminili sugli uomini, che però fanno poco o punto notizia. Tipo: com’era ovvio, l’assassina del ragazzo dei Parioli è la sua fidanzata ma, guarda un po’, il giornale specifica che si era trattato di “un gioco”. Tipo quello di Dolores Claiborne, forse… A Napoli invece un ragazzo finisce all’ospedale per le botte ricevute dalla fidanzata gelosa, ma questa, si sa, è notizia che fa sorridere. Chissà come sorride il ragazzo mentre è ricoverato… Diceva De Andrè: il dolore degli altri è dolore a metà. Direi io: oggi il dolore dei maschi è sempre dolore a metà. E che dire invece dell’uomo che a Como è stato preso a mazzate dalla moglie, irritata dalla sua commozione per la promozione in serie B della sua squadra del cuore? Intendiamoci, detesto il calcio e forse ancora di più i tifosi di calcio, quindi a mio avviso le mazzate le ha meritate, resta il fatto che qui è la donna a commettere violenza, e gli articoli a commento sono brillanti e spiritosi. A parti invertite avremmo l’ennesimo mostro in prima pagina.

bestie-768x576Libera e bella – L’avevamo chiamata “bestia”, e ci eravamo augurati per lei una vita dietro le sbarre per l’efferatezza dei suoi delitti. Esattamente la stessa cosa che l’opinione pubblica oggi chiede per qualunque uomo osi guardare una donna o arrivi a ucciderla. Ed effettivamente così accade: ai maschi sono riservate pene pesantissime, che scontano in genere fino all’ultimo giorno. Le signore, anche quando fanno ben di peggio, vengono mandate libere e belle, perché rapidamente recuperate. E’ il caso di Elisabetta Ballarin, una delle “bestie di Satana”, per chi si ricorda quei terribili fatti. Ha ammazzato a badilate un uomo e una donna (“plagiata dal fidanzato”, dice l’articolo, ovviamente… altrettanto ovviamente lui sarà e resterà ancora al gabbio), e indirettamente ha portato alla morte per infarto del padre. Un soggetto pericoloso. Che però, piccina, si è laureata in carcere, ora è buona buona, e dunque può uscire. La si tenga lontana dai cantieri edili, per lo meno… Un po’ lo stesso andazzo di Elena Perotti, la donna che ha tentato di uccidere William Pezzulo, ormai libera da un anno perché “recuperata alla società” e per motivi di salute, dice. E se è vero che una santarellina come Amanda Knox condurrà un programma TV sulla violenza di genere, dobbiamo aspettarci che la Perotti inizi a tenere corsi su come devastare la vita ad un uomo con l’acido, visto che ultimamente quel tipo di attacchi contro i maschi non riesce molto bene. Essenziale è che siano tutte libere anzitempo, recuperate nella reputazione, con qualche encomio pubblico, e magari con tanta bella visibilità a disposizione. E l’importante è che gli altri, gli uomini, vengano dichiarati irrecuperabili, marciscano in carcere o in qualche ospedale.

logo-jm2p-temporaireAh, i francesi… – C’è sempre stata una forma di competizione tra noi italiani e i francesi, si sa. Talvolta vinciamo noi, talvolta loro. C’è però un ambito dove ci fanno sempre un mazzo tanto, ed è la mobilitazione civile. Noi si fatica e si litiga per decidere dove andare a mangiare la pizza, loro, se hanno un problema in comune, si muovono in un fronte unico, decisi e determinati. Hanno un po’ questo vizio congenito delle barricate, d’accordo, ma quando ci vuole ci vuole, e tanta invidia per questa loro capacità. Oggi ancora di più, vista la manifestazione nazionale prevista per il 16 maggio a favore della “equità parentale”, come la chiamano loro. “I bambini hanno diritto ad avere due genitori” dice l’appello. A quando una manifestazione tutta italiana del genere? Glielo facciamo vedere ai mangia-rane che anche in questo noi non siamo da meno o intendiamo stare ancora a lungo a farci mangiare il belino dalle mosche?

8L1XG3RS1292-kcoH-U11011971754224iJD-1024x576@LaStampa.itLa carica anticostituzionale – Mentre preparo questo minestrone, Giulia Bongiorno, eletta tra le fila della Lega alle ultime elezioni politiche, è in ballo tanto come Presidente del Consiglio che come Ministro. Cariche di grande importanza che, per loro natura, impongono una statura istituzionale il più possibile alta e rappresentativa della collettività. Si può essere parlamentari ed essere di parte, la democrazia è fatta proprio dal concorso di idee diverse durante le discussioni in aula. Le cariche di governo non hanno questo privilegio: pur allineandosi al programma concordato (che può essere di parte in termini di scelte politiche), devono rappresentare la comunità tutta, senza distinzioni. Ebbene, Giulia Bongiorno, in una qualunque carica ministeriale, sarebbe incompatibile. L’anticostituzionalità di una nomina del genere sta nelle posizioni che ha sempre assunto, nelle dichiarazioni rilasciate, nell’approccio generale, di cui si può avere un chiaro esempio qui. Una persona che sostenga idee del genere, si pone a prescindere in conflitto con l’art. 3 della Costituzione, e come tale non può legittimamente rivestire una carica istituzionale ed esecutiva pubblica. Ma forse, come dice qualcuno, una bestialità come la Bongiorno ministro o Presidente del Consiglio, avrebbe di buono che innescherebbe la coagulazione di tutte le forze maschili e femminili opposte al razzismo sessista della nota avvocato e non solo. Non saprei cosa scegliere. Forse preferisco il fronte maschile disunito, ma la Bongiorno parlamentare estremista tra i tanti, messa nel mucchio e in condizione di non nuocere.

131114711-18138003-eb89-4d23-a98b-0b8470b452ccLa app di cui non si sentiva la mancanza – Nell’infinita bellezza dei tempi moderni, la tecnologia arriva ad approfittare del delirio assoluto creato da #MeToo e dintorni, e a rendere ancora più impersonale e inumano il modo con cui le persone possono relazionarsi. Nasce la app con cui due che vogliono fare sesso, per divertimento o per impegno, si danno il reciproco consenso, così sollevandosi da eventuali tardive denunce o ricatti. Sarò all’antica ma trovo tutto questo mostruoso. Sia la strategia cinica di approfittare di un’anomalia culturale dilagante per far soldi con una app, sia il concetto stesso che ne è alla base. Una volta la parola, il consenso dato da gesti e parole scambiate privatamente, bastava. Oggi ognuno viaggia per sé, battitori liberi nel gioco delle coppie, e si scopa non più solo con la paura di malattie trasmissibili sessualmente o gravidanze indesiderate, ma anche con il terrore di sputtanamenti successivi, quando non di denunce vere e proprie (comunque molto rare). Con un profilattico risolvi il primo problema, il secondo dovrebbe venire dalla matura capacità relazionale dei protagonisti. Invece ecco la app, il profilattico virtuale contro la malafede, le false accuse, le furberie. Io lo trovo mostruoso, regressivo, angosciante. Ma così è, grazie a #MeToo, ai media che sostengono l’andazzo e a generazioni di persone incapaci di vivere sentimenti e pulsioni.

123106219-eb124177-8ae0-4711-a99d-ace7863d0accEvviva le prosciuttine – Ha scatenato l’isteria delle cagacazzi (scusate il francesismo, ma è il termine più azzeccato) femministe assortite, in agguato qua e là, nei giornali come nei sindacati, un annuncio di ricerca personale di un’osteria di Perugia, chiamata “La prosciutteria”. Quale sia il riferimento alimentare dell’osteria pare chiaro dal suo nome, e anche dal fatto che i cuochi vengono chiamati “prosciuttieri”, come i moschettieri, e nessuno se ne adonta. Ebbene, nella ricerca di personale femminile, l’osteria ha affisso un annuncio dove dice di cercare delle “prosciuttine”. Non sia mai: rivolta totale, scandalo e indignazione. Be’, io trovo il termine molto simpatico e tenero, nulla di sessista o discriminatorio o sminuente. Anzitutto perché il prosciutto è buono ed è una delle eccellenze del nostro paese. Poi perché Miss Piggy, rappresentata nell’annuncio, era una che si faceva ben rispettare da quel rospaccio di Kermit. Dico di più: quel “prosciuttine” è poetico, e complimenti a chi l’ha coniato. Complimenti comunque un po’ tristi: siamo il paese di Umberto Saba, grandissimo poeta triestino, che dedicò alla moglie una meravigliosa poesia d’amore (qui di seguito) dove la paragonava a una gallina, a una mucca incinta, a una cagna, a una coniglia, a una rondine e a una formica. Ed è una delle più profonde poesie d’amore mai scritte. Oggi Umberto Saba sarebbe rovinato dall’ignoranza e dalla miserabilità del #MeToo e da tutti coloro che vi si associano. Evviva le prosciuttine!

A mia moglie  – di Umberto Saba (1911)

Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell’andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull’erba
pettoruta e superba.
È migliore del maschio.
È come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio,
Così, se l’occhio, se il giudizio mio
non m’inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun’altra donna.
Quando la sera assonna
le gallinelle,
mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.

Tu sei come una gravida
giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
se l’incontri e muggire
l’odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l’erba
strappi, per farle un dono.
È così che il mio dono
t’offro quando sei triste.

Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d’un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.

Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l’angusta
gabbia ritta al vederti
s’alza,
e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui
priva in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?

Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest’arte.

Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva ed era
vecchio, annunciavi un’altra primavera.

Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l’accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun’altra donna.

Le scorticatrici – Chiudiamo in bellezza, con la voce autorevole di François Rabelais che nel suo “Gargantua e Pantagurel” (del 1532) scriveva:

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8 commenti

  1. Onestamente l’articolo di oggi mi lascia di stucco. Innanzitutto il riferimento agli ebrei. Intendiamoci, sono contro il politicamente corretto a tutti i livelli, ma che c’entra l’ebraismo in tutto ciò? A parte che vorrei vedere una statistica seria prima di trarre conclusioni definitive, non sarà forse una semplice correlazione? Nel mondo del cinema la presenza di famiglie di origine ebraiche è alta, quindi statisticamente un fenomeno che lo coinvolga pescherà molti ebrei… ma in ogni caso, chi se ne frega?
    Secondo, che mi toccasse leggere qui una frase orrenda come “quindi a mio avviso le mazzate le ha meritate” ecco, proprio non me lo aspettavo (e no, non diciamo “è uno scherzo”, ché il “fattela una risata” è il refugium peccatorum delle femministe per disinnescare una di loro che si è lasciata prendere la mano e ha detto o scritto quello che pensa davvero). Oltre tutto, non sappiamo cosa rappresentavano davvero quelle lacrime. Certo, uno che fa del calcio la sua ragione di vita, anche davanti agli affetti, come Gassmann ne “I mostri”, ha gravi problemi (o peggio). Ma forse, anzi probabilmente (sempre per semplici ragioni statistiche) si è trattato di uno sfogo fanciullesco, il calcio è un’evasione e magari per quell’uomo la vittoria della propria squadra gli ha ricordato le sensazioni che aveva da bambino, la gioia di condividere novanta minuti con gli amichetti, di esultare o disperarsi giocosamente prima di tornare, il lunedì mattina, alla dura realtà. Può essere il calcio, può essere collezionare trenini o fumetti: io piansi quando ritrovai il Topolino n° 1017, che cercavo da anni, e non metto certo un giornaletto davanti alla famiglia o alle cose serie. Per inciso, in Unione Sovietica si pensava solo alle “cose serie”, e non era una bella vita. Altro inciso: sono tifoso di calcio anch’io, e scopro di essere odiato dal titolare del sito. Buono a sapersi. A me non piacciono il metal e i videogiochi, ma non mi sogno proprio di giudicare, né tantomeno odiare (nemmeno per scherzo), chi trova in queste passioni il fanciullino che è dentro ognuno di noi (se poi è un disagiato che esagera, lo farebbe qualunque fosse la sua passione). Ma evidentemente spaglio io.

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    1. Sulla questione ebraica, non intendo sostenere che #MeToo abbia connotati antisemiti, ovviamente. Ho solo notato la frequenza con cui nel mirino finiscono persone di religione ebraica. Vero è, come dici tu, che nella loro caccia al maschio di potere, finiscono inevitabimente per imbattersi in un buon numero di ebrei. La mia comunque era una nota a margine.
      Quanto al calcio, no, non la butto in ridere, tutt’altro. Confermo la mia scarsissima stima (non odio, non esageriamo) per i fanatici del calcio. E non parlo del tifoso che si intrattiene con la propria squadra del cuore senza farne una ragione di vita. La mia critica va ovviamente a chi se lo vive con fanatismo estremo. Costoro non hanno la mia stima essenzialmente per due motivi: il primo perché il calcio non è uno sport (ovvero non sempre vince il migliore, proprio le sue regole interne), e dunque è diseducativo. Il secondo perché, come ogni attività di intrattenimento spinto, ha chiare finalità distrattive.
      Io per primo avrei l’istinto di prendere a schiaffi chi piange per la promozione o la retrocessione della propria squadra del cuore. Possono esserci tutti i ricordi romantici che vuoi, ma occorre avere, a mio avviso, una scala di valori che definisca ciò che conta, ciò che merita le nostre emozioni e sensazioni forti e ciò che merita un’attenzione moderata o nessuna attenzione.
      Ma questa è la mia opinione del tutto soggettiva, su cui è legittimo, e anche doveroso, non essere d’accordo.

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      1. Per chiudere la (piccola) polemica. Sull’ebraismo, avevo capito male io, mi scuso e passo avanti.
        Sul calcio, chiaro che sui fanatici sono d’accordo. C’è però nel tuo ragionamento una premessa secondo me sbagliata: che si pianga per ciò che si ritiene importante, dunque se uno piange per A e non per B è perché considera A più importante di B. In realtà il pianto è una reazione emotiva istintiva (dunque non governata dalla razionalità), dovuta a chissà quanti fattori anche contingenti. Ricordo il padre di una mia compagna di scuola che morì tragicamente in un incidente stradale, dopo l’incidente rideva sempre, e certo non perché considerasse la morte della figlia divertente, anzi, era ovviamente una forma istintiva di autodifesa emotiva. Sulle potenzialità distrattive dei “circenses” in generale, non apro la discussione ma senza voler dare lezioni facciamo attenzione a non fare come quel direttore d’orchestra che in televisione si scagliò contro il rock che distraeva i giovani dalla musica classica: a parte che si possono seguire entrambi, l’unica cosa che ottenne fu di farsi odiare da chi voleva “evangelizzare”. Allo stesso modo, penso che invece la maggioranza delle persone, anche più semplici, siano migliori di quello che io stesso pensavo (ero un elitista della peggior specie, ti assicuro), e che non c’è bisogno di trasformarle in filosofi stoici per farle ragionare. Devo dire, al contrario, che sono giunto alla conclusione che il processo va al contrario: è proprio quando non ci sente più ascoltati, accettati, considerati che ci si chiude nel superfluo, nelle piccole ed effimere gioie. Prendiamo il tifoso cui fai riferimento: oltre al romanticismo personale, che non andrebbe comunque dileggiato, non sarà che ha avuto quella reazione perché forse (faccio mere ipotesi, sia chiaro) con una moglie insensibile, un lavoro di merda, una società che lo considera zero (è maschio), solo quel momento domenicale gli è rimasto per avere un minimo di (illusione di) felicità? Io lo ascolterei, non lo prenderei a schiaffi, e gli direi che può risolvere la situazione senza rinunciare alle distrazioni. Se poi si rivelasse un fanatico (e lo so che ci sono, non solo tra i cosiddetti ultrà), avremo tuttalpiù perso un’oretta, ma se non lo fosse, chissà, potremmo recuperarlo alla causa, cosa impossibile se lo disprezziamo a priori.

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        1. Resto tendenzialmente un elitista, sebbene inclusivo, dialogante e rispettoso (e sto decisamente dalla parte di quel direttore d’orchestra…), ma su certe cose tendo a irrigidirmi, specie su quelle potentemente e pericolosamente diseducative. Il calcio è una di quelle, non so che farci (la musica è un’altra…). Ma sono argomenti profondi, lontani dal centro di questo blog (dove però rimane la violenza della donna su quell’uomo). Quello che è certo è il mio costante tentativo di comprendere l’umanità degli altri, il loro vissuto, mi pare di averlo dimostrato nel mio blog.

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          1. Volevo scrivere una considerazione su Junot Diaz, principalmente dopo aver letto gli articoli sul blog di quella scriteriata scrittrice che andò a letto con lui sperando che le si aprissero le porte del New Yorker e poi le è venuto il.dente avvelenato quando ha visto Diaz vincere il Pulitzer mentre lei scriveva romanzetti commerciali per un pubblico di ragazze liceali (quando Diaz le disse che tutte le sue studentesse la conoscevano lei visse la cosa come un affronto, tant’è complessata la signora).
            Ma non lo farò. In quanto “stupido” appassionato di calcio da prendere a mazzate perché (cosa orribile) è andato regolarmente per 15 anni allo stadio e addirittura nel settore più popolare che c’è, la curva!
            E perché ama la musica (quasi) tutta, non gode solo dell’ascolto dell’adorato Bach o dei crescendo di Rossini, ma anche di generi stupidi o diseducativi come lo hardcore punk, il rock psichedelico, il black metal, il surf rock ecc.
            Per non parlare del cinema! Nulla contro Fellini o Bergman, ma propendo di più alla visione di Leone, Bava e Lenzi.
            E la letteratura? Niente Joyce o Balzac, ma Hammett e Carlotto?
            No, non possiamo andare d’accordo. E la tua puntualizzazione sull’abitudine alle barricate che hanno i francesi denuncia un background borghesuccio (io un po’ di manifestazioni me le son fatte, a suo tempo). Sorry, rispetto la tua adesione alla causa, ma per il resto non ci siamo.
            E stanotte spero che i Celtics vincano gara 3 contro i Cavaliers.
            Ciao.

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