Si reagisca all’oppressione, una buona volta, in un modo o nell’altro

metoo.jpgSiamo in un’Europa dove un intero festival cinematografico si schiera per la “parità di genere”, interpretata in chiave #MeToo, ovvero come una lotta per ulteriori privilegi alle donne a danno degli uomini. Siamo in un paese dove se due genitori cercano di riprendersi il figlio sequestrato dallo Stato, vengono etichettati come “appartenenti a una setta” e arrestati. Un paese dove risulta seguitissima una turbo femminazista come Michela Murgia, che ogni giorno conta quante firme femminili ci sono nelle prime pagine dei maggiori quotidiani e che, a fronte di critiche argomentate, liquida il confronto sbattendoti in faccia l’inutile hashtag #mansplaining. Non è un paese né un continente per uomini insomma.

Nonostante questo, e molto altro, gli uomini e i padri d’Italia sembrano restare imbambolati, attoniti, sotto la gragnuola dei colpi, delle strumentalizzazioni e degli abusi. Sembrano “non attivabili”, chiusi come sono nelle loro mutilazioni interiori. Eppure molti ci provano a smuoverli, dal lato culturale o organizzativo. L’ultima iniziativa di cui ho notizia, in questo senso, viene da Amedeo Paolucci, e ritengo doveroso darle evidenza, sebbene non la condivida in toto: in un contesto come quello attuale tutto va bene per tentare di risvegliare le coscienze.

separazione-mantenimento-affidoSi tratta di un nuovo impulso alla mobilitazione, in specie dei padri separati, per cercare di unire il fronte e coordinarlo in un’azione efficace di pressione culturale e politica affinché le molte storture a danno degli uomini che avvengono in fase di separazione vengano superate. Si tratta di un vero e proprio movimento, che prende il nome di “Mantenimento Diretto“. Si aggrega proprio attorno ad Amedeo Paolucci, che ha il merito, al momento, di aver utilizzato la rete e altri strumenti di comunicazione (WhatsApp) per attivare sul piano territoriale altre persone, in un’ottica di rete sempre utile.

Amedeo ha inaugurato l’iniziativa con un comunicato forte ed esplicito:

C’è voglia d’impegno!

C’è voglia d’impegno tra i papà separati, tra le nuove compagne, tra i nonni e le nonne, tra le intelligenze femminili amanti del bello, del vero e del giusto. C’e’ voglia d’impegno tra chi sperimenta su di sé e sui propri cari le tragiche conseguenze del fallimento dell’attuale antistorico sistema separativo giudiziario, fondato sul cosiddetto “modello del visitatore” che manca il suo principale obiettivo dichiarato: tutelare la salute e gli interessi dei figli minorenni delle coppie separate. Dei nostri figli!

C’è voglia d’impegno per la difesa dei diritti civili e dei diritti umani dei padri separati, uomini umiliati e costretti spesso a una vita di pura sopravvivenza, nell’impossibilità assoluta di esercitare la genitorialità paterna, braccati, perseguitati, falsoaccusati, pedocalunniati, ridotti in povertà, privati dei figli, della casa, della dignità.

Padre separato, in piedi!

“Mantenimento Diretto” lancia un’iniziativa di impegno civile e di militanza, chiamando a raccolta tutte le energie positive e propositive per la realizzazione di una proposta di LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE di revisione del diritto di famiglia e delle regole separative.

Il primo concreto obiettivo: 50.000 firme e mentre si raccolgono, sensibilizzare, divulgare, diffondere capillarmente la nuova frontiera di civiltà, l’uguaglianza genitoriale, l’affido, la custodia, l’accudimento condivisi, il mantenimento diretto dei figli minorenni delle famiglie separate.

– uguaglianza genitoriale;

– affidamento, custodia e accudimento materialmente condivisi;

– detribunalizzazione delle procedure separative, con intervento del giudice solo nella fase finale;

– uguali tempi di frequentazione tra i genitori separati e i loro figli, con un pari diritto/dovere di alternanza dell’esercizio diretto della potestà genitoriale e con l’abolizione del concetto di “genitore collocatario”;

– mantenimento diretto dei figli per voci di spesa in base a necessità e in ragione della possibilità, con l’utilizzo dei “piani genitoriali”;

– Trasformazione della ex-casa coniugale in casa filiale, in cui i genitori possano alternarsi per la custodia e l’accudimento dei figli. In alternativa residenza alternata presso la casa del padre e quella della madre. Quando possibile vendita o restituzione della casa al legittimo proprietario;

– Istituzione dei patti matrimoniali e post-coniugali;

Il dibattito è aperto, siete tutti invitati.

idealistaE’ mio compito portare questa iniziativa alla conoscenza di chi legge questo blog: qualcuno potrebbe essere interessato a unirsi al gruppo, a condividerne contenuti e finalità. Ma credo anche doveroso sottolineare quelle che, dal mio punto di vista, sono alcune sue debolezze. A partire dai presupposti, l’utilizzo dei social network, ovvero del repositorio pubblico della rabbia privata, dunque il posto meno adatto dove registrare la “voglia d’impegno” che Amedeo sostiene di percepire. Dal mio osservatorio, limitando la visuale ai social network ma anche all’associazionismo sul territorio, c’è tutto tranne che voglia di impegno. Voglia di sfogarsi, da un lato, o voglia di visibilità personale, quello sì. Ma di impegno no, mi pare che non ci sia alcuna voglia. Mi pare che prevalga il senso di sconfitta perenne. Comprensibile visto l’andazzo, ma la potenza reattiva dei destinatari del messaggio mi pare al lumicino. Posso solo augurarmi di essere in errore e che l’iniziativa di Amedeo funzioni da scintilla per, finalmente, dar fuoco alle polveri.

Ugualmente mi lascia profondamente in dubbio la scelta della proposta di legge popolare. Credo che mai una sia approdata in aula in tutta la storia repubblicana del nostro paese. Sebbene la Costituzione lo preveda, la politica ha buon gioco a impastoiare le proposte di leggi popolari tra i regolamenti parlamentari, facendole marcire in un cassetto e tanti saluti. Una proposta di legge di revisione delle norme sulle separazioni che provenga dal popolo rischia due volte: la prima facendo la fine di tutte le altre, ossia nel dimenticatoio di Montecitorio o Palazzo Madama; la seconda, che è ancora peggio, venire presa in considerazione dalla politica, evasa con un contentino microscopico dopo il quale si perderà il diritto di chiedere ulteriormente. “Vi abbiamo già accontentato, adesso basta così”. Questo è il rischio che si corre, e sarebbe devastante. Meglio sarebbe, ed era la logica del “Patto” di cui mi ero fatto promotore prima del 4 marzo scorso, costituirsi come lobby e agire come tale, mettendo in lizza una vera potenza in termini di voti. Prendere i politici per le palle, insomma, ritengo sarebbe più fruttuoso.

Father and his daughters

Questo è il motivo per cui non mi associo in prima persona all’iniziativa di Amedeo, che secondo me ha anche un nome infelice. “Mantenimento diretto” punta tutto sul lato economico delle ingiustizie in fase di separazione. Dà buon gioco agli avversari, specie alle avversarie, per dire: “per voi è tutta una questione di soldi”. Che c’entrano, per carità: il totale impoverimento è una delle cause della disperazione di molti padri separati. Ma non l’unica né la principale. Da quello che mi è dato vedere, la vera sofferenza parte dall’allontanamento dai figli. Quindi forse chiamare il movimento “Affido condiviso paritario” sarebbe stato più opportuno, più profondo.

Fatto l’avvocato del diavolo, va detto però che, viste le prime reazioni all’iniziativa, si tratta di qualcosa di importante, che va tenuto d’occhio, monitorato con interesse, e in ogni caso promosso. Più persone si associano, più cresce la forza che si può esercitare. L’iniziativa di Amedeo sta raccogliendo consensi e adesioni dappertutto in Italia, e questo è molto positivo. In più, da non sottovalutare, come “ministro degli Esteri”, ovvero persona incaricata di tenere i rapporti con l’associazionismo organizzato, è stato chiamato il mio amico Francesco Toesca, mente lucida, persona rigorosa, di idee chiare e tendenzialmente non negoziabili. La persona giusta al posto giusto, insomma. Con la sua forza tranquilla potrebbe riuscire a riaccendere una forma di passione nelle dormienti associazioni di padri separati e simili.

uomini-di-carta-uniti-insieme-2455533Per parte mia, starò ad osservare attentamente, e mi spenderò volentieri ogni qual volta il movimento di Amedeo assumerà iniziative e mobilitazioni interessanti. A partire da questa sua prima campagna di reclutamento. Chi fosse sinceramente interessato alla causa e all’iniziativa, può mettersi in contatto con l’organizzazione del movimento dalla pagina Facebook. Al di là delle mie osservazioni critiche: in bocca al lupo ad Amedeo Paolucci e al movimento “Mantenimento diretto”.


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2 commenti

  1. Far ragionare la Murgia è inutile. Il suo nazifemminismo è sublimato nella mistica femminista (dunque è una Fede) da quando vagheggiava di un luogo fantastico chiamato Mutria. Tipo Fantaghirò, credo. Comunque anche il Principe Azzurro è stato accusato recentemente di #mansplaining. Cercava di spiegare, il pover’uomo, che non era vero che dopo aver dato tutto alla Principessa Ella poi ha ricambiato il suo sforzo con un amore eterno e profondo. Spiegare alle donne il proprio punto di vista di genere è diventata una aggressione sessista da biasimare. Eppure ci chiedono in continuazione di partecipare di più, aprirci di più, fidarci di più, etc. Quando glielo dici… frignano. Questi sono importati segnali schizoidi, secondo me. Da non sottovalutare.

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