15 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

alpAlpini: il perché della resa – Alla fine i veci hanno ceduto. Nonostante l’ampia richiesta dal basso di procedere a querelare le false accusanti di #nonunadimeno, hanno ceduto, battendo in ritirata. Quando l’ho saputo, venerdì sera, ho provato un profondo senso di delusione. Conosco gli Alpini per questioni familiari e so quanto è roccioso il loro senso dell’onore e della legalità. Qualcosa, mi sono detto, di ben più forte della cavalleria o galanteria deve averli indotti a rinunciare alle vie legali per difendere la propria onorabilità. Vie legali, ricordiamolo, sacrosante: le accuse di #nonunadimeno erano puramente mediatiche, fondate su testimonianze anonime, rese pubbliche in una narrazione talmente uniforme da far pensare che a scriverle sia stata la stessa mano. Fuffa insomma. Anche perché denunce formali non ce ne sono state. Il tipico attacco da #MeToo insomma. Ma nemmeno tanto: le portabandiera di quel movimento ci mettono orgogliosamente la faccia. In questo caso no. Curioso. Ed emblematico. La querela per diffamazione, insomma, ci stava tutta, e avrebbe vinto a mani basse, scoperchiando per di più le falsità sistematiche del movimento femminazista. Perché la rinuncia, dunque? Qui si innesta un giallo, anche se di facile risoluzione. Basta leggere il comunicato stampa del comitato organizzatore dell’adunata di Trento, dove viene formalizzata la rinuncia alla querela. Un comunicato a denti stretti, li si sente quasi digrignare. Dopo il cappello iniziale che paga pegno alla dettatura di Rosa Nostra (con tanto di avallo al concetto del sentore come base legittima di una molestia, cosa gravissima), gli Alpini non mancano di sottolineare che se abusi ci sono stati, vanno denunciati alla Magistratura, sottinteso non sul web o sui giornali. Denunciati o segnalati, altro cedimento controvoglia al dettato femminazista: basta lo spiffero de relato, ed è già molestia. Richiamano poi il ruolo del Corpo nella storia. E la chiusa della lettera, dove si parla di nessuno sconto, è davvero significativa, sembra quasi annunciare che quereleranno lo stesso, anche se purtroppo così non sarà. Insomma è evidente che gli Alpini hanno ceduto malvolentieri e sono molto irritati da questa forzatura. Non è un caso forse che il comunicato stampa non appaia sul loro sito. Ma ancora: perché sono battuti in ritirata? Lo si comprende dal trionfante tweet di Telefono Rosa, organizzazione che si era subito schierata per evitare la querela alle consorelle. Notate niente di strano?

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ybttsjIW_400x400No, non mi riferisco ai ringraziamenti alla Argento, che valgono nulla come il soggetto ringraziato. Tra le persone in copia appare Roberta Pinotti. Esponente del PD, è stata, ed è ancora ad interim, Ministro della Difesa del dimissionario Governo Gentiloni. Dimissionario ma ancora in carica per gli affari correnti, in attesa del nuovo governo. Conosco indirettamente Pinotti: è un politico scafato, come sono tutti i politici, ma molto rigorosa quando riveste ruoli istituzionali. Di fatto è forse l’unico ministro presentabile del precedente Governo. Ma perché è in copia nel tweet di Telefono Rosa? La mia ipotesi: le pasionarie hanno chiamato il Ministro, hanno piagnucolato e fatto perno sull’appartenenza di genere, convincendola a intervenire sull’ANA, premendo affinché non querelassero. Il Ministro malauguratamente ha ceduto, delusione nella delusione, e la sua voce è risuonata forte e chiara nell’Associazione Nazionale Alpini. Che ogni anno riceve significativi contributi proprio dal Ministero della Difesa (vedasi qui, pagina 5). Non dico che Pinotti abbia minacciato chissà che. E’ nelle cose: se chiama un contributore del genere, si scatta sugli attenti, anche se malvolentieri, come emerge dal comunicato stampa. In un paese normale, un Ministro avrebbe mandato al diavolo Telefono Rosa: avete inventato accuse? Fatti vostri, ora rispondete delle vostre responsabilità davanti a un giudice. In un paese normale il Ministro della Difesa ora sarebbe indagato per abuso d’ufficio. E tutta la vicenda sarebbe sui giornali: un reato, perché la diffamazione è reato, passa in cavalleria facendo pressioni indebite sui possibili querelanti, sfruttando posizioni di potere. Questo significa avere donne collocate in alto, questo può essere l’effetto delle quote rosa: attività lobbistiche votate all’impunità. Ecco perché Telefono Rosa mette in copia Pinotti nel tweet. Se la mia ipotesi è corretta, si tratta di uno dei tanti momenti vergognosi della storia del nostro paese, e una mia grande delusione verso Pinotti ma soprattutto verso la resa degli Alpini. La capisco, per carità, i soldi del Ministero fanno comodo. Tuttavia avevo un’idea diversa del Corpo. Che accetta di ingoiare cose come questa (testimonianza su Facebook, valore reale: zero), dove non si dice che due o tre alpini sono stati molesti, ma che tutti gli alpini sono una sorta di trogloditi pericolosi. Non posso credere che i veci abbiano ceduto così. Mi rifugerò nel mito personale che ho di loro, perché la realtà delle cose, specie se governate al femminile, è davvero miserabile.

trasferimentoUniti (per caso) – E’ una vera e propria shitstorm (tempesta di merda) quella che si è abbattuta sul profilo Facebook di Carmelo Abbate, giornalista autore per Piemme del libro “Gli uomini sono bastardi”. Uomini e donne per bene sono confluiti spontaneamente a dare una stella al suo profilo, rilasciando critiche ferocissime, del tutto giustificate a mio avviso. Abbate pensava forse di avere la strada spianata col suo libro, mettendosi sulla facile scia dominante del femminocentrismo. Sorpresa: le persone ne hanno le palle piene, ci credono sempre meno. E ci tengono a farlo sapere. Abbate si difende come può, attribuisce tutto a un “burattinaio” (spiegazione facile, al giornalista piacciono le scorciatoie…) e promette querele a chi l’ha minacciato nei commenti. Questi ultimi, senza dubbio, sono degli imbecilli. A che serve minacciare? Basta far sapere la propria opinione, le minacce sono controproducenti sotto ogni profilo, oltre che ingiustificate. Niente più della pubblicità negativa e di un insuccesso del libro può servire a convincere pennivendoli ed editori a non diffondere più sciocchezze tossiche. Ciò che stupisce, però, è la massa di persone che si è attivata per stroncare il suo libro. Si tenta di organizzare manifestazioni, coordinamenti di associazioni, iniziative comuni, e niente va mai a buon fine. Poi all’improvviso una fiumana di persone per bene si manifesta, per caso, per una causa sacrosanta a difesa della figura maschile. Strano, inspiegabile. Se non con la tesi di molti attivisti, secondo cui quando c’è da opporsi a un uomo, gli uomini si attivano. Se l’avversario è una donna, tendenzialmente tutti scompaiono o si zerbinano. Non voglio crederci, perché, nel caso, tutto è già perduto. In ogni caso il godimento di questa reazione comune resta e alimenta la speranza che diventi sistematica.

Carolina-Tana905La letteratura #MeToo – Non ci crederete, ma sì, esiste anche una letteratura #MeToo. Tutto fa brodo quando si vuole affermare una specifica visione del mondo, sebbene priva di fondamento. Il libro di Abbate, come quello di Spelta, come il primo premio al concorso Calvino, e tanti altri nel fanno parte a pieno titolo. E’ una mia fantasia che esista una “letteratura schierata”? Qualcuno lo suppone. E’ mio piacere smentirlo visto che il tutto è stato orgogliosamente (pure!) teorizzato da l’Espresso. E che letteratura è? Da un lato ci sono i contributi dei cavalieri bianchi, come Abbate e Spelta, che cercano di trovare spazio nell’ampia greppia della moda dilagante. Dall’altro si tratta di romanzi o saggi imperniati sempre sullo stesso canovaccio: l’uomo è il male, la donna è il bene; l’uno è il carnefice, l’altra la vittima. A prescindere da tutto, questo è l’assioma su cui fondare la letteratura “al tempo del #MeToo”. Poi a qualcuno scappa la mano, scrive libri su questa scia, e le sfugge di rivelare la vera natura di quella letteratura e di tutto lo stream a cui appartiene. Carolina Tana, una delle autrici di punta di questa ondata, candidamente ammette di aver accusato falsamente il padre, uomo ricco e potente, di molestie su istigazione della madre. Oggi lo ammette, e intanto scrive libri in piena coerenza con i dettami #MeToo. Visti i suoi pregressi biografici, non riesco a immaginare autrice più conforme di lei.

miss-alpina-bagnata-635x450Oneste con se stesse – I media sostengono con energia questo andazzo, lo dico spesso. E lo fanno ormai con una sfacciataggine che lascia attoniti. Il Corriere della Sera, nella sua sezione nazistoide “La 27esima Ora”, pubblica la lettera di una donna che ammette di tradire il marito “perché in un uomo non c’è tutto”. E via critiche feroci al coniuge, alla ricerca disperata di un alibi per le sue scorrettezze. Segue l’auto-assoluzione: sono a posto perché sono onesta con me stessa. Tanto basta. Nella propria quotidianità come nei tribunali, si rende conto solo a se stessi, gli altri non contano nulla. Questo è il racconto della donna contemporanea che viene proposto-imposto dai media. Curioso è che lo stesso giornale, nello stesso giorno, si lascia andare a un momento-verità, forse per controbilanciare, o forse perché la notizia è sfuggita alla censura della redazione. E così mentre di là una tizia si vanta e si assolve per l’infedeltà, di qua si racconta di mogli e madri di famiglia che, nel tempo libero, si prostituivano allegramente. C’è di buono che ciò che non si poteva dire per la moglie fedifraga (zoccola), si può legittimamente dire di queste signore, che in fondo sembrano incarnare la vera natura della donna contemporanea. Dichiarazione maschilista la mia? Forse. Prendo spunto dai commenti di molte donne al manifesto “Miss Alpina bagnata” diffuso a Trento durante l’adunata degli Alpini: una ragazza mezza nuda annunciava spettacoli sexy o qualcosa del genere. Sui social sono fioccate le critiche di donne militanti. La stragrande maggioranza se la prendeva anche con la modella raffigurata, salvo poi dire: vabbè, se l’ha fatto per lavoro ci sta. Tradotto: se è per soldi, ci si può anche vendere. Dicevamo: sono io il maschilista?

donne-violenza-su-uomini-696x465-640x428Cronache nere dal mondo in rosa – Il minestrone di oggi si sta facendo lungo, quindi mi affido a una rassegna di notizie di cronaca, senza commentarle troppo, dove viene falsificato il mantra secondo cui è l’uomo a essere sempre “bastardo”, violento, eccetera. Non è pigrizia la mia, è che credo che per i lettori di questo blog non si tratti di nulla di nuovo o sorprendente. Vale dunque da mero riassunto. Pronti via:

An official demonstrates the wearing of an electronic monitoring ankle-bracelet in BernBraccialetti insostenibili – Mi hanno scritto in tanti, alcuni spaventati altri indignati, per la notizia che è pronto un nuovo braccialetto elettronico da appioppare agli stalker. Vorrei tranquillizzarli: si parla di braccialetto elettronico da decenni in Italia. Costa troppo, e ce ne sono pochissimi. Quei pochi non funzionano perché l’appalto pubblico viene gestito all’italiana, dunque i prodotti forniti sono sempre scadenti (ma i milioni di soldi pubblici sono sempre buoni…). In ogni caso è una misura facilmente appellabile: il braccialetto segnala se lo stalker sia avvicina alla sua vittima, d’accordo. Ma anche se è la presunta vittima ad avvicinarsi al presunto stalker. Che magari stalker non è, così come la vittima non è vittima, ma solo una persona in malafede. Mi viene in mente la storia di un amico, denunciato per atti persecutori dalla ex. Se ne stava tranquillo in spiaggia a prendere il sole. Dopo un po’ arriva la sua ex, la sua accusatrice, lo vede e chiama i Carabinieri, che intervengono e lo allontanano, sotto lo sguardo stupito dei presenti. Alla fine della storia, lui è stato assolto e lei è sotto processo per calunnia (non per il fatto della spiaggia, ma per ben altre falsità…). Sapete dove potete mettervelo il vostro braccialetto?

maestrabacchettateFalse accuse come un boomerang – Dedico qualche riga specifica a questa storia, perché merita, nella sua comicità. Anche se non dovremmo riderci, ma tenerla in memoria perché anch’essa è la cifra del mondo femminile contemporaneo. Una tipa per anni fa l’insegnante, la psicologa e tante altre belle attività. Un giorno litiga col preside della scuola dove insegna e lo denuncia (falsamente, è ovvio) per mobbing, che è poi un reato cugino dello stalking. I Carabinieri indagano e cosa ti spunta fuori? Che le due lauree che la donna millantava e grazie alle quali esercitava le sue professioni erano false. Come le accuse al preside. La potenza delle false accuse è immensa, si sa. Ma la potenza è nulla senza il controllo. Quando si vuole strafare, e se i referenti istituzionali sono un minimo avvisati, tutto diventa un boomerang. Dovrebbe essere la regola, purtroppo per ora è ancora un’eccezione.

L’istruzione di oggi e di domani – Il minestrone prova a chiudersi con un sorriso, come sempre. Qui di seguito un video simpatico, nella sua tragicità, che rappresenta cosa sta diventando la scuola oggi e cosa sarà domani, se non si mette un freno a ciò che sta accadendo, e che questo blog denuncia quotidianamente. Un argomento importante a cui domani dedicherò un articolo specifico. Il video è in inglese, purtroppo: per chi non conosce la lingua, posso assicurare che si tratta di qualcosa di splendido, dirompente e angosciante allo stesso tempo.


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9 commenti

  1. Caro Davide, nel minestrone che stai cucinando per domani, c’è anche qualcosa sullo “stupro colposo” svedese?
    Il tema è stimolante. Visto il successo (meritato) del tuo blog, è bello poter veicolare qui argomentazioni, analisi e chiarificazioni a vantaggio soprattutto di chi è nuovo della questione.
    O intendi ci farci un articolo ad hoc?
    .
    http://www.repubblica.it/esteri/2018/05/24/news/stupro_legge_sesso_senza_consenso_svezia-197251124/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1
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    Alla fine i veci hanno ceduto. Nonostante l’ampia richiesta dal basso di procedere a querelare le false accusanti di #nonunadimeno, hanno ceduto, battendo in ritirata. Quando l’ho saputo, venerdì sera, ho provato un profondo senso di delusione.
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    Io non sono affatto deluso, perché me lo aspettavo; anzi, lo davo per scontato.
    Per chi si occupa di certe questioni da lustri, non è certamente una novità il fatto che gli uomini (occidentali) sono degli autentici e assoluti perdenti nei confronti delle femmine.
    Gli uomini sanno essere micidiali contro gli altri uomini; ma si squagliano come neve al sole di fronte a qualsiasi portatrice di una vagina.
    Capisco che ti è difficile accettarlo, ma purtroppo i fatti sono questi.

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    In un paese normale, un Ministro avrebbe mandato al diavolo Telefono Rosa: avete inventato accuse? Fatti vostri, ora rispondete delle vostre responsabilità davanti a un giudice. In un paese normale il Ministro della Difesa ora sarebbe indagato per abuso d’ufficio.
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    Davide, non è questione di “paese normale o meno”, perché in altri paesi occidentali è lo stesso.
    In tutto l’Occidente l’ideologia femminista regna sovrana; e regna sovrana perché non c’è un’altra forza che la contrasta e la respinge…
    Invece tu continui a insistere sul fatto che è sostanzialmente una “questione italiana”.
    No, non è affatto così.

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  3. 1. Caro Davide, ogni lunedì presenti una raccolta di amenità che si aggiungono a quelle che commenti ogni giorno. E sei perdonato se non le rastrelli tutte, giacché è impossibile. Certo, questo è un periodo particolarmente ricco, ma questo stillicidio dura da decenni. Circa 15 anni fa il grande Cesare Brivio presentò ad un convegno dei Maschiselvatici una raccolta di slides contenente qualcosa cosa come 2.000 titoli di Repubblica relativi al pestaggio antimale praticato da quel giornalone negli anni immediatamente precedenti. Succo: il veleno è inoculato da decenni.
    .
    2.Alpini. Uomini che hanno dimostrato di opporsi a forze soverchianti senza paura di morire, e che farebbero di nuovo fronte contro un nemico in armi, cedono inermi di fronte ad un potere che non spara fucilate e non lancia granate.
    Non è il nemico è un’amica che usa psicogas inodore da 50 anni.
    Ed eccoci qua.

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  4. Per quanto riguarda la vicenda degli alpini, mi angoscia pensare alla stura che questa “diciamo intimidazione culturale” generalizzata che le nazifemministe portano avanti con “successo” anche verso grandi e grosse realtà associative e istituziuonali possa e portera’ certamente al loro interno rispetto alla semplice presenza delle donne stesse
    Pensiamo ad esempio alle forze armate, si crede che questo andazzo di altezzoso e superbo trend ego-femminista apertamente e dichiaratamente antimaschile si sposi bene con il principio dell’autorità e della gerarchia militare?
    A quando un semplice ordine mal digerito, o una premiazione negata sul “campo” anziché “dovuta” al politicamente corretto ossequio di genere, scatenerà fiumi di querele e denuncie per fantomatiche molestie o abusi sui generis
    E solo questione di tempo, anzi, probabilmente molto di questo andazzo sfascista sta già succedendo all’interno delle caserme e negli ambienti militari, ovviamente il tutto ben censurato e secretato
    io non sono nessuno, ma con rammarico ricordo che e proprio per motivi come questi che sono sempre stato assolutamente contrario alla presenza femminile dentro le forze armate, ma purtroppo come il caso degli alpini indirettamente dimostra, forse e già troppo tardi

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    1. Caro Giovanni, non è un caso che i tribunali militari da tempo stanno chiedendo una revisione del codice militare che includa anche i reati di molestie, stalking e tutto l’armamentario ben noto. Pare che le soldatesse abbiano sempre più di che lagnarsi di ciò che accade in caserma. E vedrai che sfonderanno anche lì.

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