La verità di Giuseppe – Rompere il silenzio o rompere la giustizia?

risdi G.A. – Arieccoci. Niente fa più presa nell’immaginario collettivo che il rimestare nel torbido della violazione di un tabù. Stavolta, nella petizione dell’associazione “Rompere il silenzio. La voce dei bambini”, si sfiora la mistificazione pura. Ma che c’entra l’affido condiviso e la sua non applicazione con la violenza sui bambini? Che al pari della violenza vera o presunta sulle donne costituisce un ben preciso reato punibile e punito con la galera? Incredibilmente la proposta del nuovo programma di governo in tema di diritto di famiglia viene mescolata neanche ad arte con la Convenzione di Instanbul, peggio dei cavoli a merenda.

L’associazione Rompere il Silenzio, si occupa di prevenzione della violenza sui minori e di ascolto del suo disagio in tutte le sue forme, da parte delle istituzioni, e lancia una petizione dove dietro al contrasto alla violenza, questa volta non sulle donne, ma sui bambini e adolescenti, si cela l’intento, col pretesto di combattere un disagio, di non applicare mai il vero affido condiviso in casi di separazione personale dei coniugi, dediti ormai in massa a questa pratica. Padri incapaci e famiglie inaffidabili pretendono il mantenimento dello status quo, assegni di mantenimento compresi; viene da chiedersi se stiano su questa terra o in un altro mondo, gli estensori dell’appello.

camicia-di-forzaBisogna dire subito che negli intenti della associazione in parola, vi è quello di determinare una vera e propria camicia di forza di super attenzioni istituzionali verso il minore, pronta a innescare denunce per ogni caso di sospetto abuso o disagio. Denunce obbligatorie trattandosi di conoscenza diretta da parte di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. Contro la famiglia tradizionale. La codificazione dei segnali in chiave scientifico psicologica, la diramazione di codici di comportamento verso la scuola e tutti gli operatori, l’attenzione esasperata che ogni insegnante deve avere verso ogni alunno e il suo modo di rapportarsi col gruppo, produrranno gli elementi “oggettivi” e “scientifici” che innescheranno le denunce, e l’eventuale sottrazione al o ai genitori.

E chi elabora questi criteri ? Il mondo accademico ? NO! Gli stessi che invitano tutti gli operatori a osservarli. Le associazioni contro la violenza. Classico esempio di autoalimentazione del mercato dell’antiviolenza su donne e minori. Fosse vera questa realtà di violenza diffusa, sarebbe pure auspicabile, ma come è possibile trasformare ogni adulto che abbia da fare con un minore in una super-spia e ogni istituzione scolastica in un sistema poliziesco di controllo, in barba ai compiti formativi ed educativi, il tutto senza l’ombra del sospetto perenne e con la certezza di non fabbricare false accuse?

famiglia-proibita2Grande assente, nei programmi dell’associazione, la famiglia! La famiglia, contesto foriero di abusi e di potere patriarcale, non viene menzionata mai se non in negativo, quando diventa oggetto dell’attenzione denunciante degli operatori. La famiglia composta da genitori e figli non esiste nell’attenzione dell’associazione. L’attenzione è rivolta alla ex famiglia composta da un padre potenziale pedofilo o violento e dalla madre che detiene i figli, i quali certamente se rifiutano il padre hanno giusto motivo, anche dove questa figura è stata negata o è a loro sconosciuta da anni.

Non stupisce che si concluda auspicando una presa in carico da parte degli psicologi di tutta la vita interiore ed esteriore dei minori, con l’obiettivo di curare la loro intelligenza emotiva, che è solo una piccola parte della grande complessità caratteriale della personalità e della intelligenza del genere umano. Ma tant’è, ognuno pensa a coltivare il proprio orticello, e farcire di termini quali “comprensione delle emozioni”, cura della “vita relazionale” tra allievi ed insegnanti e tra gli stessi allievi, controllo della scuola sulle famiglie, cura della “vita emotiva”, “profondità delle emozioni” ecc., nel mentre manifestano l’intento non nascosto di codificare ogni aspetto comportamentale e porlo sotto controllo psicologico (anche di privati!), nascondono l’obiettivo di sostituire la famiglia con un super controllo di ogni minuto della vita dell’individuo, e non certo solo per cogliere segnali di disagio nei casi di abusi da parte degli adulti. Il mondo professionale della psicologia irrompe, secondo la missione di tale associazione, nella quotidianità di ogni singolo futuro individuo pensante o meno, consegnando, al di fuori delle famiglie, del tutto non citate, la vita sin dal suo nascere.

contrattoTale associazione quindi non può che esprimere “disagio e preoccupazione” al semplice apparire di una volontà politica, ben lontana da essere stata sottoposta al vaglio di un Parlamento ancora non funzionante, di rimettere al centro della vita separativa l’attenzione alla coppia genitoriale, alla collaborazione e alla mediazione all’interno di un nucleo familiare che sebbene squassato da una separazione può e deve avere ancora risorse per crescere individui in evoluzione con le cure e l’affetto in primis di chi quegli individui li ha generati. E di chi ha generato chi li ha generati.

Vi sono, nell’appello, delle affermazioni talmente gratuite, vere e proprie castronerie, che non si prestano neanche a commenti; ne cito alcune:

– Emerge un prospettiva rozza e rischiosa della riforma del diritto di famiglia (rozza e rischiosa per chi? Per le tasche di un esercito di parassiti?).

– Si peggiora l’impegno delle istituzioni nell’ascolto dei bisogni e dei diritti dei minori (da dove si evince?).

– La mediazione a tutti i costi avvantaggia il più forte e mette in difficoltà il più debole (????).

– Molti genitori separati potrebbero ottenere per diritto acquisito l’affidamento condiviso con la possibilità di disporre per metà del tempo dei figli stessi. (Cavolo, che rischio, qualche minore potrebbe addirittura avere due genitori…).

– Si rinforza l’atteggiamento adultocentrico dei genitori separati di vedere i figli come oggetto di contesa.

Quest’ultima è proprio esilarante.

11361396 - parents share child.

I figli non sarebbero oggetto di contesa, ma è l’atteggiamento degli adulti che li vede oggetto di contesa. Come dire che se io guardo il mare blu con occhiali blu, il mare non è blu ma lo sono soltanto le lenti. E’ una visione distorta degli adulti, vedere i figli oggetto di contesa. In realtà stanno benissimo così come sono. Privi di un genitore. Siamo alla fiera dell’orrore. Alla negazione dell’esistenza di figli dilaniati dal conflitto innescato in fase di separazione. Mi sa che qualche psicologa/o si sia talmente saturato coi tecnicismi del mestiere che non ci capisce più un kaiser, forse volutamente.

Vi è poi una costante nelle conclusioni di ogni associazione che a parole si batte contro la violenza di una categoria, sia che siano le donne sia che si tratti di fanciulli. IMPEDIRE OGNI FORMA DI MEDIAZIONE”, in casi di presunti violenza e maltrattamenti. Attenzione! Non si parla di casi di giudizi in corso, o di condanna penale per tali reati, ma di tutti i casi di rilascio di affermazioni in tal senso da parte di uno della famiglia separanda. Ora, sappiamo benissimo a cosa porta questo rifiuto. A evitare contatti tra madri collocatarie di figli ed il di loro padre, a eliminare la coppia genitoriale in tutti o quasi i milioni di casi di separazione nel nostro paese, a evitare che l’accordo genitoriale concorde anche in caso di separazione tagli fuori la possibilità dell’invadente intervento istituzionale della classe di professionisti entrati nel mercato delle separazioni in posizione di dominio.

Carta-famiglia-2018-è-realtà-cosè-chi-può-richiederla-e-come-funziona-640x342Vi è, in questa affermazione, tutta la carica della volontà distruttiva del nucleo familiare sostituito dall’operatore sociale a tutti i costi. La volontà di esacerbare i conflitti forieri di depauperamento economico delle famiglie a vantaggio dei soliti noti. Dovrebbero sapere, gli estensori dell’appello, che già la giustizia penale si occupa dei casi di abuso, e che un genitore maltrattante è già destinatario di provvedimenti di allontanamento e tra poco di braccialetto elettronico anti-avvicinamento a uso antistalking o altro. Quindi con l’appello a non mediare non ci si rivolge a tali casi di coinvolgimento giudiziario, ma evidentemente a tutti gli altri. Quelli che potrebbero ancora essere genitori collaboranti nell’interesse di quel minore, secondo tale teoria impedente la mediazione, vengono immolati nell’ipotetica tesi che dietro ogni separazione si trovi un minore esposto a perenne rischio di abuso, sessuale e non, di un genitore. (Per correttezza occorre avvisare le donne-madri, ché la stessa associazione pubblica studi internazionali sulla pedofilia da parte femminile, simile in tutto a quella maschile, tutti quanti da mettere sotto tutela della stessa associazione).

E’ chiaro e dimostrato che è la famiglia sotto attacco in tale petizione, non il disagio del minore che nel 99% dei casi da questa mancanza di comunicazione genitoriale discende.
Non esiste e non esisterà mai uno studio serio che in campo scientifico internazionale non abbia affermato l’importanza dei due genitori concordi nella fase di crescita e sviluppo di un bambino e di un adolescente. Inutile sprecare inchiostro sulla ormai affermata e riconosciuta importanza anche del padre, e della cogenitorialità in caso di separazione. Eppure l’appello di “Rompere il silenzio. La voce dei bambini” (nome di sicuro effetto emotivo nell’idea di bambini urlanti dolore e inascoltati da proteggere, ma fuori dalla famiglia per carità), si estende alla violenza domestica e alla sopraffazione patriarcale (addebitata a prescindere al padre in quanto tale), e praticamente ad ogni minore.

alienazione-parentale-studio-salem-psicologo-milanoE l’alienazione parentale ? Che si affermi non esistere fa parte del gioco ancora, ma che sia negata e bollata come invenzione pedofila anziché di incomunicabilità genitoriale è veramente sconcertante e dimostra una vera ossessione pedofila. Incredibile il richiamo all’ascolto del minore senza alcun filtro, ne verifica delle sue condizioni, mentre si nega allo stesso minore la possibilità di tempi paritari di frequentazione coi genitori, istanza sempre presente in tutti i figli dopo la separazione (e che sola può alleviare il trauma dello sconvolgimento della famiglia), prima che avvenga l’irreparabile danno del rifiuto di un genitore da parte del minore.

Assurdo infine il richiamo ultroneo alla Convenzione di Instanbul che stabilisce principi di lotta alla violenza sulle donne, e a latere, in una sola frase, contro gli abusi sessuali o violenza assistita dei minori. Siamo anni luce fuori tema. Ora, supponendo che gli stati membri siano stati adeguatamente sollecitati a punire i reati dopo la firma di tale convenzione, mischiare la ratifica di tale convenzione con un problema che riguarda la totalità delle separazioni includendo quelle ove di reati paventati non vi è l’ombra, e anche quelle ove ci sia solo una falsa denuncia unilaterale senza un giusto processo, adottate già le cautele del caso, non sembra agli addetti ai lavori che proprio un esame delle caratteristiche genitoriali e della comunicazione in sede di mediazione sarebbe utile ad identificare i casi di abusi, al di là delle denunce, e quindi essere di aiuto allo svolgimento degli accertamenti?

esecuzione-di-massa-04In base a quale logica di decimazione di guerra per punire un presunto colpevole si puniscono 100.000 altri non colpevoli sperando di colpire il primo? colpire 100.000 innocenti per punire un colpevole, è la logica giustizialista delle stragi di massa naziste, non quella di una civiltà cui non rinunciamo. E per tale motivo pretendiamo il ritiro o comunque il contrasto più determinato possibile a un assurdo appello alla firma della petizione sconclusionata e truffaldina proposta da “Rompere il silenzio”.


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3 commenti

  1. Ma cosa? La mediazione sarebbe un problema? Tutti auspicano il dialogo: tra Usa e Korea, tra i partiti, lo stato con criminali (per la costituzione il carcere tende al recupero non all’eliminazione del criminale), tra Falcone e i boss della mafia. Solo per i figli il dialogo diventa un pericolo?

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  2. 201 firme in 5 giorni. Se, salvo sorprese, raggiunge le 500 sarà sempre al di sotto del numero (esiguo) ottenuto dal Patto del signor Stasi. Anzi, parlarne troppo anche in questi articoli critici potrebbe portare a qualche sottoscrizione che non ci sarebbe mai stata se tutto fosse passato sotto silenzio (perché questo blog è letto anche dal “nemico”).
    Vediamo cosa succede. Principalmente se hanno l’incauta idea di fare la Bongiorno ministro di (in)giustizia.

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  3. questo è il frutto di decenni di accademismo e baronia sofistica che ha incancrenito le università italiane ed estere, creando delle “teorie scientifiche” che hanno più a che vedere con le farneticazioni di un mullah islamico che di una vera e propria ricerca sociologica ancorata alla realtà. E adesso tutti questi bei soldatini sfornati dalle università vanno in giro per il mondo in cerca di compensi proponendo i loro elisir avvelenati.

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