Perché le femministe fanno schifo

dirVi siete mai chiesti per quale motivo le femministe, intendendo quelle che fanno del femminismo un elemento identitario e di militanza, risultino sempre così brutte e sgradevoli? No, non intendo dal lato fisico (sebbene mediamente….), ma dal punto di vista interiore, culturale, etico. In genere non si ha una percezione immediata dei motivi del disgusto nel leggerle o ascoltarle. Di solito ci si concentra su ciò che sostengono, si prova raccapriccio, ma non ci si sofferma mai a capirne le cause. Il primo istinto è andare oltre, chiudere tutto, allontanarsi, come quando si sente una puzza intollerabile. Eppure può avere qualche interesse indagare sulla natura di quel fastidio, e per farlo efficacemente occorre adottare il metodo scientifico del confronto, magari con contenuti di natura del tutto opposta.

Grazie alla preziosa segnalazione di un’attenta lettrice, ora è possibile operare in questo senso. Prendetevi quindi cinque o sei minuti per leggere in sequenza due articoli: questo, autrice Marina Corradi, pubblicato su l’Avvenire, e questo, autrice Chiara Sarritzu, pubblicato sul sito Globalist Syndication, e scritto specificamente in risposta e a commento del primo. Letti? Che sensazione ne traete? Intendo al di là dell’istinto di chiamare la neuro per un TSO a Sarritzu. Cerchiamo di andare oltre le soluzioni semplici, per quanto sacrosante…

1354201217799_0.jpg--Corradi nel suo pezzo si sofferma coraggiosamente, perché in controcanto con tutti i media mainstream nazionali, sulla vicenda umana di Fausto Filippone, l’uomo che ricordiamo appeso alla grata di un cavalcavia, poi morto suicida. Corradi attua una variazione sul tema concentrata esclusivamente sul possibile vissuto di quella persona, sull’inferno interiore che l’ha ghermito, e di cui si sa poco o nulla. Lo chiama “soldato”, “pover’uomo”. Cerca, con un’empatia cui non siamo abituati in un giornalista, di mettersi nei panni di una persona che ha gettato nel vuoto la bambina che pochi giorni prima era andato a sentire cantare in una manifestazione canora, insieme alla madre, come fanno le famiglie normali. E che poi è rimasto lì appeso, indeciso se lasciarsi andare o no, appesantito dalla mostruosità del suo gesto, ad oggi ancora inspiegabile.

Quello che Corradi cerca di fare, unica nel panorama mediatico nazionale, è insomma calare il lettore nell’anima di uno degli sconfitti della vicenda. Attira l’attenzione e dice: ok, va bene tutto, ma possiamo un attimo fermarci a pensare cosa ha vissuto quella persona? Riusciamo a percepire la soverchia drammaticità che l’ha travolta? Perché sì, la morte è brutta, indubbiamente, ma ci sono condizioni che, pur se viventi, possono starle a pari, se non essere peggiori. Forse perché scrive per una pubblicazione cattolica, o forse per sua indole personale, Corradi va oltre il dato concreto della morte ed entra profondamente nel fattore più complesso del vissuto. Dedica quindi la sua empatia all’ultimo, al perdente, a chi nella vicenda è morto tanto quanto gli altri, subendo però prima un percorso di passione inimmaginabile per noi che restiamo più o meno “normali”. Filippone, nella sua lettura, è un soldato perché si è trovato di fronte al male, e l’ha combattuto come una preda inerme combatte inutilmente contro un predatore più forte e feroce. Ed è un pover’uomo perché sono battaglie che si iniziano e si è sempre destinati a perdere.

Tlc_uHk2_400x400Tutto questo carico di umanità ha fatto impennare la Sarritzu. Ma cosa contiene il suo articolo? Inneschi e nient’altro. Quelle formule standard che servono a generare le solite esplosioni spettacolari ma inutili come i petardi. Sono i richiami dei cani di Pavlov, il profumo del soffritto che ci fa venire fame anche se abbiamo appena mangiato, il codice segreto con cui suoniamo il citofono per farci riconoscere. Questi sono gli “inneschi”. Qualche esempio: Sarritzu è sbigottita perché l’articolo di Avvenire è stato scritto da una donna, ed è il solito richiamo fascio-comunista all’unione corporativa. Nella sua lettura del mondo, una donna semplicemente non può soffermarsi mai a considerare l’umanità profonda di un maschio. Poi ci sono gli altri inneschi, attivati in rapida sequenza: “femminicidio”, “uomini che odiano le donne”, “società patriarcale”, “operai del sulcis”, “impegno formativo nelle scuole”. All’appello mancano solo Gabriel Garcìa Marquez e il proletariato, che proprio non è riuscita a ficcarceli.

Letta una, di queste riflessioni, le hai lette tutte. Sarritzu si affretta a snocciolare le formule tipiche della sua ideologia perché, anzitutto, le preme chiarire lei da che parte sta. E soprattutto che lei sta dalla parte giusta, concetto in ogni caso non negoziabile, sotto nessun profilo. E ciò a cui si richiama sono i luoghi comuni del suo paradigma di lettura del mondo, non diversi, e non meno vuoti, del “capitalismo imperialista” o dell’ “internazionale giudaica” utilizzati rispettivamente dal totalitarismo comunista e da quello nazista per interpretare qualunque cosa accadesse nel mondo, nella comunità o negli individui. In entrambi i casi, e come accade per tutte le ideologie totalitarie, elencare i propri punti di riferimento serve a chi lo fa per stabilire una superiorità a prescindere e indiscutibile verso l’interlocutore. Il messaggio è: tu sei fuori strada, tu sei in errore, tu dovresti vergognarti. Mentre io, io, io, IO, IO, IO…

benemaleCon ciò Sarritzu, e così tutte quelle come lei, nega a se stessa, perché la sua ideologia non glielo permette, uno sguardo critico sul reale. Negandolo a se stessa, per una scelta semplificante, lo nega anche agli altri, che magari per indole vorrebbero provare ad affrontare la complessità di un presente che non è mai bianco/nero, Bene/Male. Un approccio che la conduce in modo naturale a tentazioni antidemocratiche e antilibertarie (“prego senza avere fede che nessun adolescente maschio si imbatta in questo tuo articolo”, dice, forse con il recondito desiderio che articoli come quello di Corradi possano un giorno essere vietati), e a sentenze di colpevolezza o colpevolizzazione di chi ha una visione del mondo diversa dalla sua. Un mondo dove esistono solo vittime e carnefici, divisi da uno spartiacque netto, e nient’altro. Un mondo immaginario, dove lei può sentenziare, sebbene quasi nulla sia chiaro di quella vicenda terribile e non ci siano prove ultimative su ciò che è accaduto, che il colpevole è lui.

Ebbene, perché ciò che dice Sarritzu e come lo dice genera un senso di schifo e raccapriccio, a confronto di ciò che dice Corradi? Non è solo l’approccio fascista da sinistra detentrice di un primato etico (concetto ampiamente smentito e tramontato, grazie al cielo), quella è la superficie della questione. A far schifo è esattamente il contrario di ciò che attira dell’articolo di Corradi, la quale parla di “umanità”. Non di uomini e donne, ma di ciò che è dentro ognuno di noi, a prescindere dal genere. La gioia e la passione come il dramma e la tragedia. Che talvolta si mescolano confusamente, complice il destino o chissà cos’altro. Non c’è nulla più vicino alla complessità dell’essere umano delle parole di Corradi, arricchite da una sincera misericordia per chi è morto, ed è arrivato al gesto estremo dopo un vero e proprio supplizio, che è poi l’unica cosa vera, evidente e acclarata nella vicenda di Filippone e della sua famiglia.

nucaIl contrasto fa emergere la natura del ribrezzo generato da Sarritzu e dalle sue parole. Che sono ciò che è ogni ideologia totalitaria, femminismo in primis oggi: disumano e spesso sub-umano. Contro natura, in una parola. Solo uno strumento per consentire a chi non ha i mezzi etici e culturali per affrontare la complessità dell’esistenza propria e altrui di comprendere ciò che lo circonda. Un’interpretazione pret-a-porter con cui dare un’identità, sebbene poverissima, a se stessi e un’etichetta chiaramente distinguibile agli altri, in modo da poterli facilmente riconoscere se li si deve zittire o se gli si deve sparare alla nuca senza sentire sensi di colpa. In questi caratteri contro natura risiede il ribrezzo che suscitano le riflessioni femministe. Lo stesso che si prova verso i rifiuti in decomposizione. Perché tali sono le radici profonde di quell’albero malato che produce frutti malsani e pericolosi come quelli orgogliosamente esibiti nell’articolo di Sarritzu.

Abbiate misericordia, dunque, delle femministe militanti. Sono persone misere, prive di coraggio, impoverite dal vuoto e impaurite da quel troppo pieno che è la complessità dell’esistenza. Non vanno nemmeno attaccate. Al massimo andrebbero coccolate e riempite di attenzioni. Sempre che si riesca a superare il ribrezzo.


bannerpromominiwp

9 commenti

  1. E non hai letto la Somma sul blog che ha sul FQ, da spietata avvoltoia quale è, nonché collegata a Mario de Maglie, che tu conosci già. Comunque i commentatori del FQ non sono allocchi e gli hanno dato una lezione non da poco. Le DDF del Fattoquotidiano sono quasi estinte, e l’ultima e la peggiore è proprio lei, visto che ha un centro ‘antiviolenza’ da mandare avanti. Ti suggerisco di seguire qualche sua sparata, è veramente un ‘modello’ che in altri giornali è standard, mentre sul FQ per fortuna è diventata come il mostro di Loch Ness.

    Mi piace

  2. filippone non si è “scontrato contro il male” ha molto probabilmente ucciso la moglie e ha sicuramente ucciso la figlia, non merita pietà. Lui ci ha messo sette ore prima di ammazzarsi invece la figlia l’ha gettata giù dal cavalcavia in cinque minuti, Vigliacco schifoso

    Mi piace

  3. Le femministe non hanno mancanza di empatia in assoluto. Hanno mancanza di empatia solo verso il maschile perché lo odiano. Questa è la verità. Sono accecate dall’odio ideologico. Così come i nazisti odiavano gli ebrei. Quando sono le donne a compiere gesti riprovevoli, il loro atteggiamento cambia. Un esempio è questo articolo. https://mamma.robadadonne.it/lettera-mamma-neonato-abbandonato/
    O anche quest’altro un po’ più vecchiotto dove la femministe Lia celi mostra empatia verso la madre assassina del piccolo Loris Stival.
    http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2014/12/13/omicidio-loris-la-legge-del-popolo-non-e-uguale-per-tutti/133744/

    Piace a 1 persona

  4. No caro Davide La Sarritzu non è matta. Ha solo una patologica mancanza di empatia. Tutti, o meglio tutte le persone normali hanno avuto un moto di pietà essenzialmente per la figlia, uccisa da chi invece la doveva proteggere. Ma appunto per questo tutte le persone normali, se si sono fatte una domanda questa sarà stata “Cosa è successo nella testa, nel cuore, nell’anima di quel padre per arrivare a fare una cosa così tremenda”. Non è giustificazione ne assoluzione è cercare di capire. E’ entrare nell’animo di una persona non per solidarietà (l’empatia non è solidarietà) ma anzi con il terrore che se è successo a lui, padre e marito normale, può succedere a tutti. Può succedere a ognuno/a di noi. L’empatia è conoscere l’altro. E conoscere l’altro è la base della società da sempre (Socrate e Diogene docent). L’articolo di Corradi aiuta a conoscere, è pieno di empatia, e certamente non giustifica nessuno. L’articolo della Sarritzu non è neanche guerrafondaio è prima di tutto privo di qualsiasi empatia. Che madre, amica, figlia può essere qualcuna che ne è completamente priva?. Che valore darà mai alla società una persona che ne è priva e ne da sfoggio sui giornali?
    “Un’intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio, con la congestione delle sue mani penetrata nel mio silenzio ho scritto lettere piene d’amore. Non sono mai stato tanto attaccato alla vita” UNGARETTI. Questa è empatia lo scambio tra persone, anche tra le mani congeste di un morto che ti entra dentro. Di questo si è occupata la lettera della Corrado. La lettera della Sarritzu si è invece occupata di armare quel fucile che ha massacrato il compagno.

    Piace a 2 people

  5. Coraggiosissimo titolo provocatorio, j’adore! 🙂
    A parti invertite una madre che arriva a uccidere i figli sarà sempre e comunque compresa, giustificata, beatificata come martire e vittima di qualche sopruso, foss’anche “lo stress” perchè lavorava troppo poverina.

    Piace a 2 people

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.