E sono 300, ma i pesi e le misure restano sempre diversi

trecentesimoFesteggio oggi il trecentesimo articolo di questo blog tornando a una delle sue attività primigenie, che non svolgo da un po’: la valutazione dei pesi e delle misure diverse utilizzate dai media nel trattare fatti di cronaca, a seconda che il carnefice sia donna e la vittima uomo o viceversa. Niente che non sia già noto a me o ai lettori assidui di questo blog, ma vedere “su carta”, o meglio sul monitor, l’evidenza di uno sbilancio ingiustificato fa ancora rabbia. Pur dopo trecento contributi sotto forma di articolo, ancora riesco a indignarmi profondamente. E so di non essere il solo.

Parliamo di stalking, dunque, che è poi il core subject di questo blog. E diamo un occhiata a questi tre articoli (chiamiamoli così, per generosità, i link qui, qui e qui):

In gergo si tratta di “trafiletti”, interventi di una manciata di righe contenenti i fatti principali, raccontati per lo più in modo del tutto asettico, senza enfasi o retorica. Tutti trattano questioni di atti persecutori attuati da donne, due attuali e uno riferito al passato, alla nota storia dell’amico William Pezzulo. La prima cosa da analizzare, perché nulla è casuale, sono le foto. Un citofono, una ragazza, un’auto dei carabinieri. Niente di scioccante o di emotivamente turbativo. Niente che attragga l’occhio e dunque il cervello del lettore (quando c’è, il cervello, non il lettore) a interessarsi di ciò che è scritto. Ripeto: non è casuale, prendete nota.

Tutti e tre poi appaiono nelle sezioni locali dei quotidiani di riferimento: Repubblica Torino, Repubblica Milano e un sito internet sardo. Questo significa che fuori da quelle aree geografiche le notizie non verranno presentate o viste. Ovvero, per i lettori di Veneto, Liguria, Lazio, Calabria eccetera, quei fatti non sono mai avvenuti. Non ho modo di controllare se per caso la versione web dei primi due trafiletti appare anche nella versione cartacea, ma sono pronto a scommettere di no. Così il numero di potenziali lettori si riduce sostanzialmente a qualche centinaio di persone, volendo essere ottimisti.

bigmediaHo parlato di assenza di retorica ed enfasi, e in effetti è così, con l’unica eccezione del titolo dell’articolo torinese: non non è possibile non notare quel “ma la vittima dello stalking questa volta è lui”. Tre paroline, semplici semplici, “ma”, “questa” e “volta” per dire tantissime cose. Anzitutto per raccontare il pregiudizio discriminante dell’articolista, la sua sostanziale malafede o ignoranza, a scelta (ma in genere le due cose vanno a braccetto). Secondariamente, molto più grave, tre paroline per mandare un messaggio che, volenti o nolenti, è persuasivo per chi tra i lettori non ha un’intelligenza un minimo strutturata. Il messaggio implicito che arriva, grazie a quelle tre parole, è: “sono sempre gli uomini a perseguitare le donne, il caso qui raccontato è un’eccezione”.

Fare informazione, anche a livelli così ridotti e limitati, comporta delle responsabilità grandissime. Ciò che si scrive e si pubblica può condizionare una parte importante di pubblico. Per questo esiste un Ordine, che dovrebbe vigilare sulla serietà e professionalità di chi scrive. Con la classe giornalistica che abbiamo, si può immaginare come sia il relativo Ordine. Stiamo freschi… Di tutto questo si può avere conferma leggendo l’articolo da Brescia. Il caso di William Pezzulo è ben noto, anche se si fa di tutto per dimenticarlo. Forse la condanna della sua aguzzina andava messa in risalto un pelo di più, così come la totale invalidità di William, che pure viene citata. Magari, così avrei fatto io almeno, si sarebbe potuto paragonare il suo stato a quello di altre più note donne vittime dello stesso tipo di attacco, che però ora pescano allegramente nella greppia dello Stato (Lucia Annibali), fanno le starlette in TV (Jessica Notaro) e si fregiano di onoreficienze istituzionali (entrambe insignite del Cavalierato della Repubblica). Alla faccia della parità.

Spulciando nei siti dei maggiori quotidiani nazionali alla ricerca di notizie dove le parti si invertono, ovvero dove il carnefice è l’uomo, e ancor più se si parla di stalking e atti persecutori in termini generali ma assumendo sempre la donna quale unica vittima, il quadro cambia decisamente. Ne pesco due a caso da Google News (qui e qui):

Questi sono articoli veri, non trafiletti, e sono talmente lunghi, soprattutto quello de La Stampa, da consentirmi di prendere solo l’incipit con lo screenshot. Di nuovo un occhio alle foto. La prima attira perché al polso non c’è un orologio, evidentemente, ma qualcosa di strano, non si capisce cos’è. Il titolo lo esplicita subito. C’è aria di controllo, di ordine pubblico severamente tutelato, di repressione. La pancia del lettore è così piacevolmente solleticata e parte la lettura. Non parliamo dell’articolo de La Stampa, dove una ragazzina che avrà sì e no 17 anni brancola bendata in un contesto che non è giocoso, da moscacieca, ma angosciante, grazie alla gestione delle ombre. Non sorride affatto e più che orientarsi con le mani sembra voler fermare qualcuno, forse difendersi. Mistero, paura, tensione. E la lettura parte in automatico.

citizen_kane_splashNaturalmente entrambi i pezzi hanno aggredito il mercato dell’informazione nazionale, sono stati leggibili da Lampedusa a Trento, con i loro concetti di base, più o meno espliciti. Il primo articolo, che alla fine è anche un po’ una marchetta per Fastweb, resta furbescamente coperto: i termini relativi a chi opera persecuzione sono tutti coniugati al maschile, invece di utilizzare diciture neutre. A buon peso, anche se il nesso non è chiaro, vengono riportati numeri relativi alla Spagna, naturalmente senza citare alcuna fonte (metti caso che uno poi verifica…), un paese dove l’isteria femminocentrica è quasi pari a quella italiana, come ho già avuto modo di raccontare.

Il non plus ultra è però l’articolo de La Stampa, che va liscio liscio al punto. A perseguitare sono “gli ex” e basta. A riprova vengono portate, con enfasi romanzesca, le ultime notizie locali, che così hanno un risalto nazionale. Seguono statistiche a pioggia, prese un po’ da indagini campionarie ISTAT (che come tali andrebbero citate con grande prudenza, se il giornalista fosse un professionista serio) un po’ dal Ministero dell’Interno, il tutto per denunciare più o meno esplicitamente che troppi pochi stalker marciscono in galera. Colpa della giustizia disattenta, di una legge poco severa e bla bla bla. Che tutte le archiviazioni derivino da accuse farlocche o false, come in effetti è, non sfiora il neurone o la buona fede dell’articolista. Il messaggio da lanciare, sul piano nazionale, è chiaro: il maschio italiano è pericoloso, sempre e a prescindere. Le persecuzioni sono quasi epidemiche, ed è un mero fatto di ordine pubblico.

tasse2Informazione strabica, sbilanciata, in taluni casi colpevolmente strumentale, fino a sfiorare il criminale, questo è. Sono tutti contributi utili ad affermare una narrazione necessaria a supportare un grande mercato e un business alimentato da soldi pubblici, ma anche da soldi che provengono dalle tasche di persone in condizioni di grave difficoltà. Si tratta di un racconto della realtà colpevolmente falsato, che è mutato di poco da quando, trecento articoli fa, ho iniziato questo percorso. Potrei pensare che si tratta di una battaglia inutile, dunque. Per ora invece, finché forze e pazienza mi sostengono, prendo la permanenza di questi sbilanci come una spinta a continuare, e anzi a picchiare ancora più duro, ogni volta che me ne viene data la possibilità. Voi, che dall’articolo numero 1 a questo che è il trecentesimo siete cresciuti sorprendentemente, ci siete?


bannerpromominiwp

10 commenti

  1. Salve Davide , è la prima volta che scrivo in questo blog che ho conosciuto da poco tempo,e devo farti i complimenti per i temi che tratti ,e per il motivo per cui hai aperto questo blog, che poi sono gli stessi motivi che ne ho aperto uno mio (femdominismo) purtroppo non ho la tua capacità di scrivere , l’ho aperto perchè ,in qualsiasi pagina femminista che andavo (in modo corretto e mai offensivo ), venivo bannato , ed allora c’è uno spazio per le mie idee e per chi vuole intervenire

    Piace a 1 persona

      1. Appunto….. io non sò quale é la prassi per ottenere l’accredito presso le questure , ma ti dò per certo che ad oggi le statistiche aggiornate settiamalmente sono quelle tenute dalle varie questure presso le squadre mobili locali , deputate a questo tipo di indagini , queste a loro volta comunicano giornalmente e a richiesta questi dati al ministero degli interni , …. li poi quello che avviene non lo sò ma presumo che giocano alle tre carte. Morale della favola , sarebbe veramente interessante riuscire a stilare una reale e veritiera statistica mirata a far comprendere meglio il fenomeno “dell’omicidio familiare” come preferisco definirlo io, e le cause scatenanti che sono spesso generalizzate a sfavore degli uomini.

        Piace a 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.