Fino a prova contraria. Sempre.

mastrooseTutti conoscono la terribile vicenda di Pamela Mastropietro, la diciottenne di Macerata finita da tempo in un brutto giro di droga e uccisa in modo feroce nel gennaio scorso. Un fatto di cronaca che, in tempi normali, si inscriverebbe nell’ordinaria amministrazione del degradato contesto della malavita e della droga. Ma non essendo questi tempi normali, il fatto è finito per attirare l’attenzione di molti sostenitori di diverse linee di pensiero. Della questione se ne occupano coloro che riconoscono nell’immigrazione il male del mondo, quelle che invece lo riconoscono nella violenza sulle donne, quelli (i media) che se c’è una buona dose di ferocia in un fatto di cronaca, si buttano a pesce per sollecitare l’intestino crasso dei consumatori di informazione.

Fattori inquinanti che, mescolandosi, generano una miscela esplosiva e contraddittoria. Tale da spazzare via, esplosione dopo esplosione, alcuni principi fondamentali per la regolazione dei rapporti umani all’interno della comunità. Lo vedo dalle reazioni sui social alla notizia che l’accusato del delitto, il nigeriano Innocent Oseghale, sarà tenuto in carcere per le accuse di omicidio, vilipendio e distruzione di cadavere, spaccio di droga, ma non per stupro. Tale era stata la richiesta della Procura di Macerata, respinta però dal Tribunale del Riesame perché non ci sono indizi gravi per sostenere quell’accusa aggiuntiva. Apriti cielo. Vedo e leggo persone che insultano i giudici, il sistema giudiziario tutto intero, tracimano indignazione e rabbia, talvolta addirittura inneggiando alla gogna mediatica per i magistrati.

5-il_triumpho_della_divina_giustizia_-_statut_de_la_justice_divine_c_drA preoccuparmi in tutto questo è che molti di coloro che assumono queste posizioni sono tra i lettori e sostenitori di questo blog. Persone che mi scrivono, mi seguono, si dicono concordi con ciò che elaboro, e che ritengono sacrosante alcune mie posizioni difensive verso la figura maschile o paterna, specie su determinati aspetti giudiziari. Evidentemente costoro non hanno compreso bene di cosa parlo oppure, come la maggior parte degli italiani, ragiona col ventre. E allora vale la pena richiamare alcuni principi di base. Dopo secoli di repressioni e ingiustizie, si è arrivati a fissare alcuni principi generali che devono caratterizzare un sistema giudiziario, perché possa in qualche modo avvicinarsi al concetto di giustizia certa e giusta. Sono principi sicuramente imperfetti, come sempre quando si applicano parametri generali a situazioni molto variabili, tuttavia è il meglio che si è pensato finora.

Uno di questi principi dice che si è innocenti fino a prova contraria. E che quella eventuale prova va trovata da chi, in rappresentanza della comunità, avanza l’accusa. Alla base di questo principio ce n’è un altro ancora più generico: meglio un colpevole libero che un innocente punito. Viene un senso di malessere a rifletterci sopra, lo so. L’idea che sia meglio un colpevole libero suona rivoltante, genera subito repulsione. Ma non è un principio assoluto, va calmierato con ciò che segue: l’innocente punito. Cortocircuito… Sono vere entrambe le cose, ma non danno soddisfazione, lasciano l’amaro in bocca. Ci si rifugia allora nell’idealismo: i colpevoli dovrebbero essere tutti puniti e nessun innocente dovrebbe esserlo. Per carità, dovremmo anche essere tutti belli, felici, immortali, in pace e concordia perenne. Ma realisticamente così non è e non sarà mai. Dunque bisogna accontentarsi di un principio accettabile, applicandolo sempre e a tutti.

stalinIntendiamoci, nulla vieta di trovarne altri, la fantasia umana non ha limiti. Al momento i pensatori durante i secoli sono riusciti a concepirne solo un altro, il suo opposto: si è colpevoli fino a prova contraria. E la prova dell’innocenza grava sull’accusato. In quest’ottica è meglio un innocente punito che un colpevole libero. Ora, riuscite a immaginare un mondo regolato secondo questo principio? Tutti, indistintamente, saremmo potenzialmente colpevoli di qualcosa, da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire (e magari pure mentre dormiamo). E se chiamati in causa, dovremmo trovare il modo di discolparci, altrimenti verremmo puniti. Passeremmo la vita a collezionare scontrini che dimostrino che eravamo là all’ora tale, o testimonianze che stavamo facendo la talaltra cosa a quell’altra ora. Dovremmo registrare tutto, telefonate, conversazioni, tracciare i nostri spostamenti. Sarebbe vita questa? No, sarebbe un inferno di ingiustizia dove, come al tempo di Stalin, i nostri avversari, competitori, gente a cui stiamo antipatica, passerebbero il tempo a inventare accuse su di noi per metterci nei pasticci (e noi faremmo poi lo stesso con loro, per vendetta).

Meglio dunque il principio a oggi vigente, no? Meglio lasciare ad alcuni, i giudici inquirenti, il compito di accusare, quando hanno sospetti o ricevono una denuncia, e di raccogliere prove a carico. Se non ne trovano, l’accusa cade. Perché non si sa mai. Perché è meglio un colpevole libero che un innocente punito. E per evitare che gli inquirenti accusino persone per motivi personali (sono pur sempre esseri umani anche loro) o inconsistenti, le loro accuse vengono controllate e confermate da altri giudici, e così via. Tutti insieme questi espedienti compongono il garantismo: sono meccanismi per essere certi che il principio di base per cui si è tutti innocenti fino a prova contraria (e sentenza di colpevolezza) venga rispettato rigorosamente. Com’è giusto che sia, essendo la base, seppure imperfetta, della convivenza comune.

oseghaleEbbene, non ci sono prove che Oseghale abbia stuprato Mastropietro, dunque è corretto che non resti in carcere anche per quell’accusa. Ci resta comunque, per accuse che non sono certo quisquilie e sono sostenute da indizi e prove, ma per quella no. Dice: non ci sono prove perché lui le ha eliminate tutte. Bene, sarà compito dei giudici inquirenti trovare le prove che lui le abbia eliminate. Se le troveranno, Oseghale passerà l’anima dei guai, se no, non potranno accusarlo, anche se colpevole. Vorrà dire che è stato un criminale astuto sotto quell’aspetto e non ci si può far niente. Ma soprattutto così dev’essere anche se la nostra pancia ci urla furiosamente che lui è sicuramente colpevole. Inneggiare al linciaggio in piazza dell’accusato e alla gogna mediatica per i giudici che agiscono applicando la legge e i suoi principi, significa auspicare una sovversione dei principi che, anche se a fatica, pur con le tante storture, ci tengono assieme in un contesto diverso dalla giungla. E massacrati nella giungla, una volta che si afferma come sistema, ci finiscono tutti, anche quelli che ora la auspicano.

Così è e così dev’essere. Per tutti indistintamente e in qualunque circostanza. Anche se Oseghale è un immigrato nigeriano. Anche se Mastropietro era una giovane donna. Anche se il crimine è efferato. Perché se così non fosse, nessuno di noi potrebbe più protestare per la sistematicità delle false accuse in fase di separazione, per una legge che mina alla base i principi giuridici come l’articolo 612 bis del Codice Penale, per le follie sovversive di #MeToo. Se cediamo al desiderio di giustizia “popolare” e sommaria, se ci lasciamo dettare le regole dal ventre e dalle emozioni, allora ogni battaglia per l’equità cade senza più possibilità di recupero. Al contrario ogni sforzo dovrebbe essere dedicato al perfezionamento del sistema che su quei principi di base vive e cerca di operare al meglio. A costo di risultare impopolare, dunque, da parte mia un ben fatto ai giudici del Riesame che in assenza di prove e indizi rigettano l’accusa di stupro per Oseghale. Con l’auspicio che, ove altre prove siano presenti a sostegno di altre accuse, si garantisca per lui una punizione esemplare.


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7 commenti

  1. In un certo senso questo che dici corrisponde al vero, in termini tecnici: se non c’é prova, non c’é condanna.

    Ma ci sono due cose che mi fanno dissentire da questa considerazione, per quanto legittima:

    1- sarebbe piuttosto curioso, indizio per indizio (vedi Logli, condannato per l’omicidio della moglie pur senza cadavere, e non che io lo ritenga innocente, anzi…), che questo criminale abbia lavato con la candeggina il corpo della ragazza, e già che c’é, pare (se si capisce bene) che le abbia anche asportato i genitali (una volta dicono di sì, una di no…), e questo non può tornarmi: sarebbe come dire che un omicida non è un omicida solo perché ha fatto sparire il cadavere. Questo qua ha ‘bonificato’ il corpo della povera Pamela, un omicida ‘ordinario’ non fa così. O fa sparire tutto il cadavere, oppure nulla. Non si preoccupa di togliere le tracce nei genitali se non ha qualcosa di specifico da nascondere lì. Non m’importa quel che dice il GIP. Uno così a mio avviso non può essere ‘innocent’ se non di nome.

    2- la magistratura per qualche ragione lo ha sempre protetto. Quando l’hanno beccato, a questo criminale (ripeto il concetto, visto il soggetto, già ben noto spacciatore), l’hanno accusato sulle prime di avere fatto sparire il corpo, MA non di avere ucciso la ragazza. Eppure, non è che in condizioni normali ci si baloccherebbe molto a pensare che se una persona va in giro di notte con un cadavere fatto a pezzi quest’ultimo è morto di cause naturali. In genere si considerebbe ucciso dal sospettato. Invece qui no, mentre i PM lo indagavano per omicidio, il GIP ha rigettato l’accusa di omicidio, facendo restare inizialmente solo quella di vilipendio e occultamento di cadavere. Dopo di che, ‘stranamente’, siccome il signor ‘innocente’ si è dimenticato di far sparire tutto il corpo, hanno trovato (finalmente) le coltellate che hanno ucciso la ragazza (altro che overdose), e lui è finito dentro per davvero. Ora dimmi: ma che razza di giudici sono questi, se si affrettano a dire che NON è morta ammazzata, se ci sono tracce evidenti (coltellate) sul corpo e nemmeno le hanno considerate all’inizio della vicenda?

    Adesso abbiamo i l’minimo sindacale’: lui accusato ‘solo’ di omicidio ma non di violenza, i suoi amici scagionati. Seguendo la vicenda, non mi pare proprio che passassero ‘lì per caso’.

    Se mi permetti, questo modo di fare non lo trovo affatto credibile. Non è il discorso ‘fino a prova contraria’, è che i processi possono essere fatti anche per indizi e se lui è stato così furbo lo si vedrà in dibattimento, però il GIP si è espresso costantemente a suo favore. E questo non solo è assurdo, ma è altamente sospetto: che la verità non interessi.

    Poi quanto alla ‘santità’ di Pamela: vorrei rispondere ad altri utenti qui sul blog: una ragazza tossica di 18 anni è una creatura ALTAMENTE fragile. Non è che si può, si deve proteggerla. Bene che si responsabilizzi, ma non stiamo parlando della femminazista di turno o dell’attricetta fallita.

    Piuttosto, cosa è successo in quella comunità, che ha lasciato andare via una persona del genere senza un genitore che la venisse a riprendere, andata via come un cane randagio? Anche questo andrebbe chiarito perché è veramente la causa scatenante di quel che è successo dopo. Come mai Pamela era a spasso invece che in cura?

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  2. Sono d’accordo con lei. Personalmente inorridisco quando, di fronte a fatti come quello da lei citato, leggo i commenti dei tanti “giustizieri da tastiera”, che vorrebbero linciare il presunto colpevole perchè lha fatta franca (oppure perchè forse, è semplicemente innocente). Mi preoccupa pensare che esistano persone per le quali i fondamentali principi giuridici sono cosa sconosciuta, mi preoccupa certamente più dell’idea che ci sia un eventuale colpevole libero!

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  3. Ho sempre riflettuto sul comportamento di questa ragazza.
    Prima drogata poi ribelle verso la sua famiglia e comunità.
    Scappa da un centro dove la madre era convinta che stesse al sicuro.
    A meno di 24 ore dalla fuga da dove si trovava per disintossicarsi è riuscita a prostituirsi con un uomo anziano per 50 euro, avere contatti con degli spacciatori sconosciuti.
    Al di là di quello che gli è successo dopo, la ragazza ha avuto un atteggiamento assolutamente deplorevole.
    Nessun rispetto verso la sua famiglia, nessun rispetto verso il suo corpo, è passata sopra a tutto pur di ottenere soldi e droga.
    La cosa che a me stupisce di più è il tentativo di santificazione di questa sciagurata ragazza da parte dei media, la sua vita è passata sopra i carboni ardenti e si pretende che non debba avere nessuna scottatura.
    Un’altra cosa, se non c’è nessuna prova di stupro perché i media si accaniscono nell’affermare il contrario? Sembra che la società veda gli stupri come i fantasmi, li mette ovunque, è l’ingrediente perfetto per ogni ricetta.
    Forse erano presenti durante lo stupro da sbraitare con sicurezza quello che non hanno visto?
    Comincio a pensare che sia la società ad essere pervertita e malata di sesso da vedere ovunque lo stupro.
    Ho paura di questa società.
    Rivoglio una società più integra, come una volta, dove questi argomenti si sentivano solo in casi sporadici, è insopportabile sentire la parola stupro ogni cinque minuti ovunque ci troviamo, nel bus, in treno, a scuola, nel ristorante, al lavoro etc..
    Ormai, non mi preoccupa più un vero stupro ma la persecuzione della parola “stupro” che ci raggiunge in ogni dove.
    Mi sento accerchiato e soffocato da una perversione sessuale malata, sento che chi deve guarire è l’intera società e in prevalenza i mezzi di informazione, gli stessi che si inalberano a giudizio divino.

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    1. Secondo te è normale che prima 1 persona venga uccisa da un delinquente del genere e inizialmente si dica che è morta, ma di overdose e non perché ‘uccisa’, Innocent e soci l’hanno solo lavata con la candeggina, fatta a pezzi e poi portata via dall’appartamento.

      Se non aveva niente da nascondere, dal punto di vista dello stupro, come mai ha fatto l’opera di pulizia? Come mai dicono che abbia asportato parte dei genitali della ragazza?

      I fatti stanno a zero. Il GIP si è costantemente pronunciato in maniera ‘minimalista’ con questo criminale, qui non è questione di stupro, ma di applciare l’ABC del buonsenso. Se non hai niente da nascondere, non perdi tempo con questo tipo di bonifiche.

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      1. È applicando l’ABC del buon senso, o credendo di farlo, che i giudici ti condannano per stalking e molestie, anche e soprattutto in caso di false accuse. Resto della mia opinione: buon senso zero. Prove e testimoni, altrimenti si è innocenti.

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  4. Sottoscrivo anch’io, parola per parola. Purtroppo è vero che anche nel movimento maschile (che è assai eterogeneo) esiste una componente (sicuro minoritaria) razzista. E’ sempre stato un cruccio, tanto da separare quei pochi che siamo in tanti rivoli. Per chi poi, come me, è animato da una cultura progressista e libertaria, una ferita al cuore. Penso che dovrebbe essere scontato per tutti il principio garantista secondo cui è meglio avere un colpevole in libertà che un innocente in galera. Immaginate di farvi 20 anni di galera da innocente. Con quale spirito ritornereste nella società? Io mi trasformerei nel peggior nemico della società. Ha senso dunque creare nuovi criminali che non lo erano? Germaine Greer, tra le più alte esponenti di quel movimento idiota e mortifero che è il femminismo, propose di ridurre al minimo la pena per i maschi a patto di cancellare per loro ogni forma garanzia. Oppure quella deputata (di cui non ricordo il nome) che propose di tassare ogni nuovo nato maschio a risarcimento delle femmine. Attenti dunque a non confondervi, per superficialità, con questa brutta gente. Per questo veleno non c’è altro antidoto che il disprezzo.

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