Il vero scontro è tra normalità e anormalità

gaybimbo2-500x372Venerdì mi sono imbattuto insieme a mio figlio pre-adolescente alla carnevalata cittadina del Gay Pride. Di sera, a cena, mi ha chiesto spiegazione di quella messinscena rumorosa. Esiste una minoranza di persone, gli ho risposto, che ha inclinazioni sessuali diverse da quelle della maggioranza. Un’ulteriore minoranza tra questi ritiene di essere discriminata da vari punti di vista e per questo esercita il suo libero diritto di manifestare contro quelli che ritiene trattamenti ingiusti. “Io non avrei problemi”, mi ha detto, “ad avere un amico gay, basta che non ci prova con me o non prova a farmi cambiare idea…”. Che è la versione pre-adolescenziale del principio: “rispetto la tua sessualità, purché tu te la viva nella tua dimensione privata (come dev’essere), e purché tu rispetti la mia”.

Perfetto, insomma. L’ABC della convivenza civile: ci riconosciamo a vicenda il diritto a vivere la nostra vita senza discriminarci per una faccenda che attiene a qualcosa di molto intimo e privato. Non è tifo sportivo o una religione: può accadere che qualcuno mi convinca a non tifare più per il Paperopoli e iniziare a seguire il Topolinia; così come un sacerdote dotto e carismatico può indurmi a una qualche conversione… Ma si tratta di convinzioni sovrastrutturali, che maturano durante la crescita sulla base di ciò che si vive, si studia o si conosce. La sessualità no. E’ qualcosa di collegato a pochi elementi di tipo fisiologico ed educativo. Nel momento in cui questi elementi indirizzano verso una strada, cercare di farmi cambiare direzione o di farmi sentire in colpa per la scelta che ho preso è una violenza molto grave, che colpisce nell’intimo. Non giustificata dal fatto che la natura, perseguendo la preservazione e proliferazione della specie, induca la maggioranza a una scelta eterosessuale.

normaleanormaleE’ una faccenda che finisce per connettersi con una serie di principi non da poco: l’istinto naturale, la democrazia, la convivenza civica e le loro regole. Perché è sacrosanto che tra due candidati a un posto di lavoro, ad esempio, non debba pesare l’attività che privatamente costoro scelgono di svolgere nella propria camera da letto. Ma è altrettanto sacrosanto che ogni specie è settata per preservarsi e proliferare, ed è per questo che i rapporti eterosessuali in natura sono maggioritari. Così maggioritari da poter essere considerati normali, e anormali tutti gli altri. Il tutto usando i termini in una declinazione scientifica, non morale. Sebbene la specie umana faccia di tutto per smentire l’assunto, nessuno può normalmente sentire l’istinto alla propria estinzione. Non per questo gli uni sono necessariamente buoni e gli altri cattivi. Gli uni sono, appunto, normali nell’ordine naturale delle cose che ci è stato dato, e che difficilmente può essere sovvertito, gli altri no.

Non ci sono scusanti per la discriminazione, insomma. In natura, di fatto, c’è spazio per la normalità come per l’anormalità. E questo vale per molti altri tipi di minoranza anormale, non solo quelle legate alla sessualità. Di questo bisognerebbe tener conto anche nelle organizzazioni sociali e nelle comunità. Dove però le cose in qualche modo devono essere regolate. Qui si applica il principio democratico di base, quello più logico: ciò che è maggioritario soddisfa le aspettative e le richieste di più soggetti rispetto a ciò che è minoritario. Maggioranza e minoranza devono riconoscersi vicendevolmente, accettandosi per ciò che sono, con tutto ciò che ne consegue. Ovvero le due tendenze non devono cercare di sopraffarsi l’una con l’altra, ma devono puntare a una convivenza piana e fruttuosa. Non è come in politica, dove la minoranza ha il diritto-dovere di lottare per diventare maggioranza: qui non si tratta di idee, ideologie o simili, si tratta di normalità e anormalità naturali. Qualcosa di scritto nel DNA di tutti gli esseri viventi dopo milioni di anni di evoluzione.

genderbookEppure la logica “parlamentare”, nel corso del tempo, grazie al veicolo anomalo del “politicamente corretto” spacciato soprattutto da alcune parti politiche, ha preso il sopravvento anche su queste questioni. Ci sono state situazioni, in Italia ma non solo, dove una minoranza parlamentare spadroneggiava sulla maggioranza elettorale, perché dai suoi seggi dipendeva il raggiungimento dei quorum per l’approvazione delle leggi. Un sopruso del genere in politica, sebbene anomalo, può anche essere ammesso. Negli equilibri naturali no. Invece è a questo che siamo arrivati, ad esempio con le teorie gender, che dovrebbero essere libere di diffondersi ovunque qualcuno le voglia conoscere, ma non nelle scuole, dove invece dilagano, sistematicamente in Nord Europa e piuttosto diffusamente anche in area mediterranea. Con una forza persuasiva tale da far apparire normale la partecipazione di minorenni a esibizioni di sessualità anormale come il Gay Pride.

Il problema però non è il Gay Pride in sé, che attiene all’intoccabile libertà di gruppi organizzati di manifestare le proprie idee, nei limiti stabiliti dalla legge. Il problema sono quei genitori che forzano i propri figli a prendervi parte. O che non si oppongono a narrazioni didattiche sulla sessualità che confondono normalità e anormalità naturale, inquinando un processo delicatissimo, che deve essere lasciato viaggiare in gran parte per conto proprio, al massimo influenzato da quei soggetti che, per intimità e natura, sono i soli titolati a intervenire: i genitori. Che invece pare si vogliano far prendere dalla moda e delegano alla narrazione diffusa un ruolo (difficile ma essenziale) che gli è proprio. L’ennesima abdicazione degli adulti odierni rispetto a compiti profondi, complessi, proiettati nel futuro.

soprusoE’ con queste premesse che le minoranze anormali acquisiscono un’invasività e pervasività che, stando alla loro natura, non dovrebbero avere. Reclamando un’uguaglianza che non c’è né può esserci, invece di lottare per una parità di trattamento e un richiamo alla non discriminazione, anzitutto contribuiscono alla loro stessa segregazione. Ma soprattutto pongono la maggioranza normale sotto una sorta di ricatto morale, da cui questa non riesce a svincolarsi se non assecondando in modo acritico le pressioni minoritarie. Il politicamente corretto, insomma, porge la mano alle minoranze, che però in breve hanno preso ad azzannare il braccio e tutto il resto, senza che la maggioranza opponesse la minima resistenza. E questo appare accadere soprattutto quando tali minoranze non hanno pressoché nulla di cui lamentarsi, in realtà. In questa situazione, ciò che esse ottengono non è la certezza di non discriminazione, ma sono privilegi non dovuti, non giustificati. Che, visti dal lato della maggioranza e del sistema, alla fine sono meri soprusi.

Contorto? Non più di tanto, basta un esempio per capire di cosa parlo. La grande casa editrice britannica Penguin Books ha di recente annunciato che d’ora in poi pubblicherà solo libri di autori “diversi”. Ovvero testi che parlino di anormalità, o di autori che possano vantare qualche anormalità (specificità etniche, di genere, sessualità, mobilità sociale o disabilità). Gli altri, ciccia… La scrittrice Lionel Shriver legge così l’iniziativa: “l’opera di un gay trans che ha lasciato la scuola va bene, anche se è immondizia”. Intendiamoci: potrebbe essere una scelta editoriale ponderata, e come tale accettabile. In realtà dietro c’è altro. C’è che un agente letterario non si sente più, o si sente sempre meno, di respingere un manoscritto se parla di questi temi, o se l’autore appartiene a una di quelle categorie. Il tutto per la paura di venire accusato di razzismo, sessismo o quant’altro. E basta un tweet e un post oggi per rovinare la carriera anche al miglior agente letterario in circolazione. Accade anche ai giudici di fronte alle false accuse, figuriamoci se non capita agli agenti letterari e alle case editrici…

35470978_2220814771278735_2046636269701693440_oNota il Fatto Quotidiano che, con questi criteri, gente come Céline o Gadda non sarebbe mai stata pubblicata. E che leggiamo Thomas Mann non perché fosse omosessuale, ma perché scriveva meravigliosamente storie a loro volta meravigliose. E che Stephen Hawking è stato sepolto a Westminster non perché disabile, ma perché genio. Al merito che emerge spontaneamente quando le regole naturali della normalità/anormalità, con il connesso gioco bilanciato di maggioranza/minoranza, vengono in linea di massima rispettate, si sostituisce un pegno pagato al politicamente corretto e al commercialmente appetibile, per una platea sempre più attratta dallo sfacelo di un incidente stradale invece che dal sublime dell’ispirazione più alta. A questo si adeguerà la Penguin Book, e le case editrici, gli agenti e i premi letterari italiani sono già sulla scia da tempo, sebbene in modo non così apertamente dichiarato. Libri come quello di Abbate, o di Spelta, o di Lucarelli (e tanti, troppi altri…) rappresentano la punta di questo iceberg infame sul nostro piano nazionale.

Questo appena descritto, sebbene a grandi linee, è il più letale bug di sistema che sta colpendo l’evoluzione (anzi involuzione) delle società contemporanee. Il normale rispetto delle minoranze sta diventando concessione di privilegi, della licenza di condizionare la vita e il vissuto della generalità e della maggioranza delle persone. Ma soprattutto di opzionare il futuro, attraverso la scuola e, ora, anche attraverso la letteratura. Sempre il Fatto Quotidiano prefigura, giustamente, un futuro di analfabeti o inconsapevoli, cresciuti con una versione dei fatti e una cultura diffusa che nulla ha a che fare con il merito, l’arte, l’ispirazione, il sublime, ma è solo il frutto di un ricatto innaturale e privo di fondamento.

300Quello è il bug di sistema che sfascerà il futuro dove vivranno i nostri figli, quelli che oggi si guardano attorno, non capiscono e chiedono spiegazioni agli adulti, sperando di trovare un po’ di sale in zucca e di ragionevolezza. Quel bug è talmente grave che affermare concetti normali sta diventando un atto coraggioso, da veri ribelli e sovversivi. Oggi dire che in autunno cadono le foglie o che l’acqua è bagnata è diventato quasi oltraggioso, offensivo. Per questo la maggioranza normale ha paura, sussurra o tace. Quando invece sarebbe il momento di urlare abbastanza da rimettere un po’ a posto gli equilibri. A meno che, unica tra tutte le specie, quella umana non voglia davvero estinguersi o annientare la propria capacità evolutiva (il che significa sempre estinguersi).

Questo articolo ha avuto una piccola coda di cronaca: qui.


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5 commenti

  1. Bel pezzo, saggio, equilibrato e vero. Quel “Bug di sistema” (anch’io uso spesso quel termine per indicare un errore fondamentale che mina alla base la democrazia) si sta diffondendo pericolosamente anche da noi e minaccia le stesse basi culturali della nostra civiltà. La linea editoriale della Penguin Books è già in atto anche da noi, sulla stampa, sul web, in TV. Magari non dichiarata apertamente, ma, sotto sotto, l’impostazione è quella; dare il maggior spazio possibile a tutto ciò che è funzionale alla causa Lgbt e gender. Ma nessuno sembra farci caso. Oppure lo sanno benissimo e sono complici della congiura. Coraggio, buona serata.

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