La verità di Giuseppe – Cronaca di un (non?) femminicidio

bigmediadi G. A. – “La cronaca è la sola cosa che interessi le persone”, affermano i cronachisti, e forse è vero. Tuttavia anche l’adagiarsi del pubblico in queste emozioni elementari – il naturale orrore per una ragazza fatta a pezzi, il disgusto per uno che spara a caso sui passanti – e l’attenzione compulsiva per i loro cosiddetti “risvolti politici” pare il frutto di una costruzione consapevole più che di un caso.

Il boom della cronaca nera comincia tra il 2006 e il 2007, durante il governo PD di Prodi, quando secondo uno studio del Centro di ascolto dell’informazione radiotelevisiva il tempo dedicato ai servizi su femminicidi, violenze sulle donne e altri delitti, in tv raddoppia, passando dal 10,4 al 23,7 per cento. Nel 2010, l’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza calcola che i tg italiani hanno dedicato l’11 per cento delle edizioni di prima serata alla “nera” contro l’8% della Bbc, il 4% della spagnola TVE e della francese France2 e solo il 2 dell’ARD (Germania). Cinque anni dopo, nel 2015, il programma di Barbara D’Urso dedicato al delitto di Elena Ceste fa il quadruplo degli ascolti della contemporanea elezione del presidente della Repubblica e chiarisce a tutti quale sia lo spartito da suonare.

bloodyHo il fondato dubbio, che certo condivido con qualcuno, che i giudizi dei tribunali siano molto orientati dalla pressione mediatica, soprattutto quando si riesce, e non sembra vero, di scoprire che l’assassino di una donna è il compagno/marito/fidanzato. E’ vero che esistono prove ineccepibili, basate ad esempio sul DNA, che incastrano il criminale, ma è anche vero che, come ha mostrato il caso di Meredith Kercher, e non solo, il DNA si è dimostrato essere qualche volta piuttosto volubile, avendo condotto due volte alla colpevolezza e due volte all’assoluzione degli imputati Alberto Stasi e Amanda Knox. Soprattutto l’americana, assolta come Stasi in Cassazione dopo l’intervento del presidente Obama, oggi scrive libri sulle “Sue Prigioni” in Italia, ed è ormai una star nazionale pluripagata per le sue apparizioni sulla scena.

Ma il caso mediatico di Elena Ceste mi ha lasciato perplesso ed impensierito, per lo spettacolo e lo scenario ove è stato condotto il processo vero, da inquadrare obbligatoriamente secondo il gusto delle migliori emozioni solleticate dai femminicidi. Una condanna nella quale di tracce di DNA proprio non si parla. Né di altre prove ineccepibili. Ma il marito, un pompiere sta scontando 30 anni, confermati da poco dalla Cassazione. Elena Ceste, 37 anni, sparisce la mattina del 24 gennaio 2014 dalla propria abitazione di Costigliole d’Asti. Lì, in quella grande casa tra le campagne, vive con il marito Michele Buoninconti, che fa il vigile del fuoco, e i loro quattro figli piccoli. Il 18 ottobre, a nove mesi dalla scomparsa, viene trovato un corpo in avanzato stato di decomposizione in un canale di scolo nelle campagne vicino alla casa della donna.

cesteNell’udienza del 23 settembre 2015 l’accusa chiede il massimo della pena, 30 anni, mentre i difensori insistono sulla sua innocenza. “Non potrò mai essere condannato per un omicidio che non c’è mai stato”, è l’ultimo appello dell’uomo. Il giudice Roberto Amerio non gli ha creduto. Quali sono le prove che secondo i giudici incastrano il marito? La prima: tracce di terriccio trovate sugli abiti e su una delle calze che Elena indossava la mattina della scomparsa e che il marito consegnò agli investigatori, visto che erano piegati perfettamente nel giardino di casa. Quelle tracce, ha stabilito il consulente del pm, “sono compatibili con i terreni dell’area circostante il canale e con il terreno della zona di ritrovamento del cadavere”.

La seconda: l’analisi delle celle telefoniche che ha consentito, stante l’orario dell’omicidio di Elena tra le 8.43 e le 8.55 del 24 gennaio, (come è stato possibile stabilire il minuto dopo 9 mesi dalla morte?) giorno stesso della scomparsa, e l’auto dell’uomo, tra le 8.55 e le 8.57, “in una strada che corre parallela” al punto dove è stato trovato il cadavere. Lui sostiene allora che si trovava lì per cercare la moglie. Dunque “si può affermare con ragionevole certezza – scrive il giudice – che l’indagato ha tracciato a bordo del proprio veicolo un percorso quasi circolare partendo dalla propria abitazione, transitando nella zona in cui è stato rinvenuto il cadavere di Elena Ceste”.

decapitazioneNei suoi confronti non c’è una prova granitica, ma “gravi indizi di colpevolezza”, ed il sospettato ha costruito un “castello di menzogne”, sostiene il gip Giacomo Marson. Quello che avviene dopo sui media è significativo. Viene descritto il marito padre-padrone che soffocava la moglie e ha premeditato il suo assassinio per gelosia. Viene tracciato il quadro psicologico del personaggio del marito, un quadro compatibile con la colpevolezza. Maschilismo, che significa violenza maschile, che porta alla colpa mediatica prima e giudiziaria dopo.

Per Michele , scrive il PM, nella richiesta d’arresto, compassionevole verso la vittima, “la propria moglie deve occuparsi della casa, dei figli, dell’orto, delle faccende domestiche in genere senza spazio per altri interessi”. E invece Elena aveva osato “affacciarsi di nuovo a relazioni extraconiugali – conclude – coltivare relazioni virtuali con il computer, scambiare messaggi…e per questo doveva essere eliminata”. Perché nella testa di Michele quel che lui le aveva dato, “una famiglia, una casa, la dignità del proprio lavoro” era stato ripagato “con vergogna, mortificazione e disonore”. Per tale motivo, avrebbe eliminato la moglie, attuando il “delitto d’onore”, dopodichè, per oltre un anno, prima di essere arrestato, ha messo in piedi un “castello di menzogne e depistaggi”. In realtà avrebbe “strangolato la moglie in casa, sollevato il corpo, e caricatolo in macchina nudo, incurante dei vicini, lo ha portato a 800 metri di distanza, e gettato nel canale di scolo.

interno-carcere-681x400Ma per la difesa di Buoninconti «il fatto omicidiario non sussiste, non ci sono prove che Elena Ceste sia stata uccisa: su quel corpo non c’è una frattura, un graffio, un segno di sangue, e nemmeno di strangolamento e dall’autopsia non è emersa alcuna violenza. Non è possibile stabilire come sia morta Elena Ceste, nessuno può sapere come sia finita lì, e tanto meno c’è qualche elemento che provi che sia stata uccisa dal marito». Buoninconti chiede dal carcere di rivedere i figli. I giudici chiederanno ai due ragazzi se vogliono rivedere il padre che si professa innocente e scrive loro lettere in cui si informa degli studi, della loro vita e di come stanno affrontando questo difficile periodo. I figli risponderanno di non volerlo incontrare.

Quale è stata la rappresentazione dei media sul caso portato per mesi all’interesse morboso del pubblico? Elena Ceste viene descritta dai media, dopo la morte, come una donna indifesa, schiva e inoffensiva, colpevole solo di aver messo in discussione la onnipotenza del marito ed il suo volere incondizionato su tutto e su tutti”. La povera Elena non poteva nemmeno  muoversi, senza essere sospettata dal marito di tradimento (che esisteva veramente). Quando non doveva accompagnare i figli a scuola, il marito le bloccava l’assicurazione dell’auto. Signori della corte, gridano le portavoci femministizzate d’Italia sui giornali, a voi sembra un marito innamorato o piuttosto uno che considera di “sua proprietà”, una donna, come se si trattasse di un oggetto? Forse non è noto che quel “sei mio o sei mia” che un innamorato/a pronuncia stanno ad intendere “sei di mia proprietà”… ? Quella gelosia esagerata, quell’essere appiccicosi, quell’attaccamento morboso, quella violenza contro l’ “amato/a” che cerca di liberarsi da quelle “strette soffocanti”, non sono mai alla base di un amore vero. MAI.

Most-Influential-Journalists-TodaySu un altro sito si legge: “Per fare alcuni esempi chiari, non poteva andare dal parrucchiere (?) e il fatto che aveva l’auto coperta da assicurazione solo per il periodo scolastico è significativo (!!!). In sostanza doveva usarla lo stretto necessario, ad esempio per condurre i figli a scuola. E’ questo un chiaro esempio della morbosa ossessione di Michele, che considerava la moglie alla stregua di una sua “dipendente” e controllava quindi ogni suo passo pronto a sanzionarla. L’uomo si vantava di “averla raddrizzata” (come emerge da un’intercettazione) lasciando intendere che Elena Ceste aveva inclinazioni in qualche modo pericolose per la serenità familiare”.

“La Procura mi ha cucito addosso un abito che non mi calza”, ha detto Buoninconti in una intervista a “Mattino Cinque”. Ovviamente inutilmente. Anche le conversazioni tra Buoninconti e i figli rivelerebbero il suo carattere dominante. Il 17 agosto 2014, in auto coi bambini, raccontava loro questo: “Con mamma c’ero riuscito a farla diventare donna. Solo, vai a capire cosa ha visto! Diciotto anni della mia vita per recuperarla, diciotto anni per raddrizzare mamma!”. “L’ho raddrizzata” diceva ai figli, l’uomo violento femminicida, screditando anche la figura della moglie. Lui sostiene aver voluto dire semplicemente “l’ho rimessa in piedi”. Un’espressione che, per lui, vuole dire “dare sostegno”. Un altro giorno, mentre porta i figli in procura dove devono essere ascoltati, senza sapere di essere intercettato, li prepara: “Mi avete mai visto litigare con mamma? – chiede loro -. Mi hai mai visto picchiare mamma?”. Secondo i media la risposta doveva essere negativa, altrimenti i fratelli sarebbero stati separati dal padre, come lascia intendere lui.

molestieminorenneContinuo a spulciare articoli sui media. E scopro che la povera Elena, a detta di alcuni, veniva anche picchiata per la gelosia ossessionante  del marito (anche se questo al processo non è uscito). “Questo amore malato cosa ha portato?”, dice una giornalista. “Ha portato che la povera Elena si allontanasse sempre di più fino ad allacciare nuove amicizie, fino a ricontattare vecchi amici, fino a crearsi persino una vita parallela (sessuale) per sopportare la “morsa stringente” del rapporto con suo marito”. (articolo di Alessia S. Lorenzi). Mi chiedo sempre perché una moglie non soddisfatta che si dia ad avventure extraconiugali non dovrebbe prima separarsi. Anziché prolungare l’agonia aggravando la sua vita. Non riesco ad avere risposte.

Le pagine dei rotocalchi abbondano di espressioni quali: “Chissà se Elena nella sua tomba e nel silenzio per sempre inflittole non si porti dentro anche tante altre angherie insulti, violenze psicologiche e fisiche subite durante quegli anni insieme con quell’uomo”. Oppure: “Se il Buoninconti avesse almeno la decenza di confessare tutto, permetterebbe a tutte le vittime di questa vicenda (i familiari di Elena, i suoi figli, gli amici) di affrontare il loro trauma, di elaborare il lutto, lontano dalle menzogne, dalle cattiverie, dalle ignominie che per tutti questi mesi hanno accompagnato questa triste storia”. O ancora. “Un altro nome di donna uccisa, un altro femminicidio, forse uno dei più classici, commesso da un uomo che non accettando l’insubordinazione femminile, della donna che riteneva sua proprietà, l’ha uccisa per lavarsi l’onta di un onore misogino apparentemente violato. Per chissà che cosa. Il motivi non esistono, Elena poteva aver detto o fatto qualsiasi cosa. Lui, si dice nelle carte di arresto, ha agito con crudeltà e senza scrupoli, uccidendo la donna perché uccidendo si mette a tacere per sempre qualcuno che non percepisci come una persona al tuo pari, da rispettare, con cui confrontarsi, ma da eliminare. Ed è orribile analizzare quelle sue dichiarazioni fasulle rilasciate immediatamente dopo l’arresto e nei giorni successivi, in cui si è proclamato sempre innocente, aggiungendo menzogne a menzogne. La cattiveria umana esiste. Quella degli uomini contro le donne sembra non finire mai, malgrado le leggi, l’apparente sensibilità mediatica e dell’opinione pubblica. Manca un’educazione all’affettività, al rispetto delle differenze, in primis quelle di genere”.

fusaroenricaQuesto è quindi il quadretto appreso dai media. Buoninconti è già condannato. La morte di Elena Ceste viene già catalogata tra i casi di “femminicidio”, molto prima della conclusione del processo. Ma andiamo avanti. Giungiamo alla Psicologa Enrica Fusaro,  alla quale il 3 giugno 2014 la Procura chiede di delineare  le caratteristiche della personalità di Elena Ceste. Doveroso, visto che il quadro psicologico del presunto assassino viene utilizzato a piene mani come prova di colpevolezza. Se ne occupa quindi come consulente della Procura. E’ la dottoressa Fusaro la prima a esaminare la donna, il suo profilo psicologico e gli eventi che hanno portato, comunque sia andata, ai fatti del 24 gennaio 2014, il giorno della morte di Elena.

E’ lei, incontrando i familiari e i conoscenti di Elena a cercare di ricostruire la sua personalità e, come vedremo, il suo travaglio interiore. Arrivando di fatto a delle conclusioni che poco si inserivano nella ricostruzione della Procura e più si avvicinavano al racconto di Michele Buoninconti. Tanto che la Procura darà poi incarico allo psichiatra Elvezio Pirfo, di redigere una seconda relazione, certamente (anche se non completamente) più affine e funzionale alla ricostruzione delittuosa degli eventi. Nella quale stabilirà che Buoninconti era un soggetto con un disturbo della personalità, per quanto lieve e moderato.

escort-cesenaticoTorniamo però alla ricostruzione della dottoressa Fusaro, consulente comunque della Procura, ricordiamolo. E’ lei a ricostruire la prima infanzia di Elena, descritta tutto sommato come felice e spensierata, fino all’adolescenza. Qui la dott.ssa Fusaro incontra per la prima volta, quella che possiamo definire con tranquillità la seconda Elena, quella più segreta. L’Elena tenuta celata e racchiusa nell’anima della donna, quella parte di se stessa che è alla base del conflitto esploso nel gennaio 2014,  sia esso esploso con il marito, con altri uomini o solo con lei stessa. L’esistenza della seconda Elena, si manifesta alla Fusaro nelle parole di un uomo con cui Elena ha avuto una relazione nel 1995, quando aveva 19 anni, e lui 30 di più, e che racconta la loro storia così: “Con  Elena  ho avuto  una relazione sentimentale che  è durata  circa  un mese,  preciso che ero sposato, ha avuto termine in quanto mi sembra  avesse  conosciuto un altro ragazzo. Elena,  sessualmente parlando,  era molto disinibita. Le piaceva  l’erotismo. Era estroversa,  gioviale. Appariva molto  libertina e saltellava da un rapporto all’altro. Le  voci in giro circa la sua disponibilità erano note”.

Ovviamente non interessa minimamente l’aspetto morale di questa relazione, di queste come delle altre di cui parleremo in seguito. Ma quello che è invece interessante notare è intanto che questo aspetto della personalità di Elena, quello cioè di una ragazza molto disinibita, alla ricerca di esperienze, e diciamo, passionale, non è minimamente presente nei racconti della famiglia Ceste alla psicologa. Anzi, i genitori raccontano di una ragazza che non ha mai fornito loro alcun motivo per preoccuparsi. Mai un ritardo serale. Mai una disubbidienza. Nulla. Elementi che evidentemente non corrispondono alla verità. Visto che è invece la stessa sorella Daniela a fare riferimento a una notte in cui Elena non era tornata a casa, suscitando evidenti preoccupazione, come ricorda interrogata dopo al scomparsa di Elena: “Il fatto di avere saputo che mia sorella abbia avuto delle relazioni extraconiugali, così è stato detto, mi ha molto sorpreso. Mio marito ha anche parlato, incontrandolo due volte, con il compagno di scuola di Elena, che in effetti ha detto di averla frequentata in alcune occasioni, avendo chiaramente parlato di una relazione sentimentale. Ho solo adesso anche saputo da mio cognato che in passato mia sorella avesse frequentato un uomo molto più grande di lei, non lo conosco di persona, ne ha parlato a mio marito sempre Michele, e solo dopo questa relazione ha frequentato Michele e si sono messi insieme. Ricordo solo che all’età di circa 18 anni, una sera Elena non tornava a casa, i miei si erano molto preoccupati, una volta rientrata malgrado le avessimo fatto un sacco di domande lei non ci ha riferito niente”.

donnasolaEd è la stessa Elena chattando nel 2014 con un suo fidanzatino di allora che la corteggia richiamando in lei gli eventi di quei tempi (i riferimenti sono più che evidenti) a respingerlo pur dicendosi dispiaciuta per il dolore che gli aveva inferto allora, quando, però, gli ribadisce, era giovane e aveva voglia di divertirsi. Che la famiglia e la sorella fossero a conoscenza di quanto accaduto tra con questo ex fidanzato, e non lo vedessero nemmeno di buon occhio, è altrettanto evidente quando sempre Elena respinge la proposta del suo ex di vedersi insieme a Daniela e i suoi genitori, visto che la respinge riferendosi proprio all’ostilità della famiglia nei suoi confronti.

Di una cosa invece possiamo essere certi: chi non era all’oscuro di questo aspetto della vita di Elena era invece Michele Buoninconti, l’uomo che dovrebbe averla uccisa per gelosia, per i suoi tradimenti. Michele che si era fidanzato con lei subito dopo la relazione con quell’uomo più anziano. Gli ufficiali Carabinieri della Stazione  di Govone, riferiscono nel verbale del 24/2/14 : “Il Michele confidava che quando ha conosciuto Elena a Torino lei aveva  circa 19 anni e lui guidava il tram. Lì aveva  appreso  che la ragazzina frequentava  una persona molto più anziana dl lei, qualche  anno  in più del padre, Ceste Franco. Elena, avendo preso  confidenza con  il Michele aveva raccontato che quella persona le aveva fatto fare delle cose sessuali particolari, come fare atti sessuali sui tram o nei giardinetti. Lui, Michele Buoninconti, la convinceva a lasciarlo e da lì nasceva la loro relazione che portava al matrimonio. Il Michele  asseriva  che non aveva certezze ma aveva  il dubbio che durante  il primo  periodo di rapporto a distanza la Elena aveva ancora visto quella persona, ma dopo il matrimonio no …..Un giorno mentre Elena chiedeva a Michele di trovare qualche suo amico su Facebook, la Elena gli mostrava  la presenza  di quel precedente amico di famiglia molto più  grande di  lei che abitava a  Torino  e che  quando  aveva  19 anni aveva avuto con lui una specie di relazione sentimentale.

1523635320489.jpg--casalinghe_italiane_a_caccia_di_africani_per_far_sesso__padova__scandalo_a_luci_rosse__come_le_hanno_beccateInsomma, Michele Buoninconti era a conoscenza dei trascorsi di Elena, fin dai tempi del fidanzamento, e per quanto la versione della ragazza fosse stata quella di una sudditanza ai desideri dell’allora anziano fidanzato, aveva accettato quell’aspetto della vita della moglie, al punto da sposarla. Per tornare ad Elena comunque, quello che emerge fin dalla sua adolescenza è dunque la presenza di due, diciamo, differenti personalità che si manifestano nei suoi rapporti con gli altri: da un lato la ragazza tutta studi, casa, doveri, serietà e riservatezza, dall’altra la ragazza che sperimenta una ricerca sentimentale e sessuale più libera, ma nascosta (così sembra) alla famiglia d’origine, seconda vita che serve come valvola di sfogo a una che, ligia al dovere, è anche fin troppo noiosa.

Questa ambivalenza in Elena riemergerà sicuramente anni dopo, nel 2013, quando attraverso il web riprenderà contatti con amici di un tempo. Ed inizierà ad avere vari amanti, pure intervistati, come svelano i rotocalchi anche televisivi. Con la sua avventura nel mondo dei social ricomincia una seconda vita fatta di spudorati quanto disaffettivi incontri con altri uomini recuperati su internet, incontrati sessualmente in vari luoghi, e poi “mollati” o lasciati a pregarla di altre occasioni. Negli ultimi mesi la Ceste aveva attraversato dei periodi bui, come quando pensava che qualcuno si inserisse nel suo computer e nel suo cellulare, o quando pensava di essere stata scoperta nelle sue avventure extraconiugali ormai di dominio pubblico, cosa che la portava ora alla disperazione. Altri particolari dimostrano una altalenanza nel suo equilibrio, con crisi di depressione perché “le cose andavano male”. Assume un comportamento anomalo, nei mesi precedenti la morte.

ursulafrancoQuesta la ricostruzione della consulente Enrica Fusaro. Analoga come vedremo è stata l’esposizione della consulente della difesa. Ursula Franco, consulente della difesa di Buoninconti, ha sostenuto la sua tesi in un’intervista a Il Tempo, ritenendo che la donna sia morta in seguito ad un allontanamento volontario. Il fatto di considerare il caso un omicidio avrebbe anche indotto equivoci sull’interpretazione delle intercettazioni di Michele Buoninconti. Il consulente della difesa spiega al quotidiano come sia arrivata alle sue conclusioni: “Per quanto mi riguarda essendo anche un medico ho cercato di analizzare la psiche della Ceste nei momenti precedenti la sua scomparsa attraverso le testimonianze di parenti e amici, per comprendere se vi fosse la possibilità di un allontanamento volontario, ho poi analizzato le risultanze autoptiche, il linguaggio verbale e non verbale dell’indagato, ovvero del marito Michele Buoninconti, il suo comportamento dopo il ritrovamento dei resti della moglie e ho escluso che si sia trattato di omicidio”.

Sarebbe proprio il ritrovamento a soli 800 metri da casa del cadavere di Elena a scagionare il marito e a far propendere per un allontanamento volontario: “Se Michele avesse ucciso Elena al suo ritorno dal paese come contestatogli dall’accusa, prima di dare l’allarme, egli avrebbe potuto prendersi tutto il tempo possibile, almeno fino al ritorno dei bambini dalla scuola. Non si spiega quindi perché il Buoninconti non avrebbe occultato realmente il cadavere ma lo avrebbe piuttosto ingenuamente lasciato in un luogo vicino a casa dove sapeva che le squadre di ricerca lo avrebbero cercato”.

wpid-wp-1425300401072Ma come morì Elena Ceste, allora? Ursula Franco è sicura e anticipa le sue conclusioni a “Il Tempo”: “Elena la mattina della scomparsa era in preda ad una crisi psicotica cominciata il pomeriggio del giorno precedente, caratterizzata da allucinazioni uditive e da un delirio persecutorio. La Ceste dopo essersi denudata (uno dei sintomi della psicosi) fuggì ai suoi “persecutori” e si nascose là dove sono stati ritrovati i suoi resti, in pochi minuti si assopì a causa del freddo e morì per assideramento”. E tipico dei soggetti in preda a crisi psicotiche il denudarsi.

In definitiva, il Buoninconto è stato condannato anche in Cassazione a 30 anni di carcere, (non all’ergastolo solo per la scelta del rito abbreviato), sulla base di un po’ di terriccio, dimostrato poi dalla difesa essere uguale anche a quello attorno alla casa familiare, ed alla traccia delle cellule telefoniche cui si agganciava il cellulare. Con l’imprecisione del caso. Ma è proprio qui che scoppia un altro scandalo. Il perito che ha analizzato tali tracce, dichiaratosi ingegnere esperto in telecomunicazioni, è in realtà un semplice geometra che ha mentito sulla sua qualifica. Viene mossa la contestazione ma a condanna avvenuta. Quindi su quali basi è stato condannato Buoninconti ? Non so se sia colpevole, la verità processuale lo dice, ma vorremmo sapere se lo è oltre ogni ragionevole dubbio. Al di là dell’interpretazione mediatica vorace di femminicidi. Che dimostra forse ancora una volta quanto possa incidere una pseudoideologia maschiocriminalizzante in fase di giudizio.

michele-buoninconti“La procura – ha dichiarato Buoninconti al programma di Canale 5 – ha inventato una crisi matrimoniale per l’ostinata ricerca di un movente, ma mia moglie era una donna virtuosa, madre e moglie esemplare”. Al di là della vita privata, forse vorrebbe aggiungere. Il vigile del fuoco ha ottenuto una condanna altissima: “Buoninconti, condannato con sentenza confermata in Cassazione, rivendica la sua innocenza e continuerà la sua battaglia”, ha affermato l’avvocato Giuseppe Marazzita.


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4 commenti

  1. Francamente non so se il marito della Ceste sia colpevole o no, però certe irregolarità non sono accettabili in uno stato di diritto, questo è certo.

    Ma quel che voglio dire sopratutto, è richiamare una pari attenzione anche sul povero Bossetti, di cui auspico che qualcuno si prenda la briga di ricostruire l’iter giudiziario perché è una cosa che fa impallidire Girolimoni (su YT ci sono diversi filmati che lo fanno e lo fanno anche bene). A cominciare dal fatto che il suo DNA è solo 1 degli 11 ignoti/e trovati su Yara, e che l’unico DNA sicuramente noto, dell’insegnante Silvia Brena, non ha mai portato nemmeno all’indagine sulla sua ‘innocente’ istruttrice. Che tra l’altro, quella sera disse di non averla vista da vicino, a Yara, e intanto ci ha lasciato il sangue sul giubbotto. E ha cancellato un SMS inviato nello stesso tempo in cui spariva Yara. Però lei ha detto di no, che non c’entar niente con la morte di Yara e non l’hanno nemmeno indagata. Bossetti invece, prontamente arrestato mentre lavorava al cantiere e ha ‘cercato di fuggire’ (dicono).

    Ma la cosa anche più schifosa, e che voi probabilmente non sapete, è che l’esime e saccente Giorgio Portera, l’anno scorso, a sQuarto Grado, diceva che la prova del DNA non serviva di ripeterla.

    E’ lo stesso Portera, che poi ha fatto ripetere l’esame del DNA dopo che i RIS hanno trovato le tracce del marito della professoressa Gianna sul taglierino che si dice l’abbia uccisa (in tutta onestà: essendoci solo loro due, in casa, è difficile che sia stato qualcun altro a farlo…). Ebbene, l’esame è stato ripetuto, il DNA E’ SCOMPARSO e così la prova ‘regina’ cade.

    Se avessero fatto come con Bossetti il marito della Gianna sarebbe in galera in attesa dell’ergastolo.

    Se avessero fatto come con il marito della Gianna, il Bossetti sarebbe a casa con moglie e figli, scagionato da ogni accusa.

    Ah, se non lo sapevate: il perito che ha giurato di avere ancora reperti di Yara sottomano, è stato diffidato dalla PM Ruggiero dal parlare con i giornalisti. Esatto, persino dopo l’appello ancora vige questa specie di fatwa emessa dalla PM contro la libera stampa (già non ammessa ai processi). Ora dico: a che titolo e perché ha fatto una simile proibizione? Cosa hanno da nascondere?

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  2. Se posso dire la mia umile opinione sulla legge dello “Stalker”- Forse c’è un abuso di questa legge. Ovvio se qualcuno è perseguitato da una persona è più che logico agire di conseguenza. Ma, ho visto casi di presunto stalker per beghe di condominio, per litigi condominiali. Mi pare un poco assurdo. Perchè la legge dice che, se cambi vita se ti trovi di fronte a certe persone, puoi formulare accuse. Ma, scusate ho cambio vita ogni qualvolta ho cambiato lavoro, casa, fidanzata, amici, città, paese, nazione. Allora forse è meglio che formalizzi denuncia per stalker….no, non sono così stupido. Non sono così stupido da fare del male a persone che, anche se fosse non vado d’accordo, comunque si fanno la loro vita. Ripeto è una legge da rivedere e da rendere effettivamente efficace per reati veri. Scusate la mia intromissione.

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    1. Non è una intromissione, ma una riflessione giusta. Posso confermarti che la legge contro lo stalking è un assurdo assoluto che viene utilizzato più per fare del male che per difendersi. Ti invito a comprare e leggere il mio libro. Lì c’è tutto spiegato…

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