21 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

Logo_Soroptimist_Int'lIl kit di sopravvivenza – Soroptimist, la misteriosa organizzazione nazifemminista di cui ho già parlato in passato, ha stretto un’alleanza nientemeno che con la Regione Piemonte, per un’iniziativa di cui, si fa per dire, si sentiva il bisogno. Un kit di sopravvivenza da consegnare alle donne non appena sporgono denuncia per maltrattamenti, abusi e quant’altro. Il kit contiene accappatoio, asciugamani, canottiera, pigiama, pantofole, tre cambi di slip e di calze, fazzoletti di carta e assorbenti. Mancano solo un paio di scarpe tacco 12, ma per il resto c’è tutto. L’amante, quello devono portarselo comunque da casa (non si può fornire proprio tutto dai…). Un’amministrazione pubblica, dunque, cede ancora a una narrazione distorta della realtà, dove le donne maltrattate vengono spacciate per essere così tante da abbisognare di un “kit di sopravvivenza” quando denunciano. Gli uomini? Non pervenuti. Nessun kit per l’uomo che viene allontanato da casa per accuse che, nel 90% dei casi, risultano false. Almeno un borsone con arance e lima lo si poteva pensare, però… Invece no: il delirio prosegue, a spese della comunità. E una domanda sorge spontanea: chi ha l’appalto per la fornitura del contenuto del kit? Sarebbe interessante saperlo perché, dato l’alto numero di donne che denunciano a vanvera, il numero dei kit sarà grande nella stessa proporzione. Insomma, rischia di essere un bel business. Capito questo, sarebbe da capire ancora: chi paga? Ma questa è una domanda retorica. Femminocentrismo volano dell’economia di rapina basata sulla discriminazione di genere. I miei complimenti, sempre si fa per dire, all’amministrazione regionale piemontese.

577107-thumb-full-giornalistamondiali_2206Baci mondiali proibiti – E’ parte integrante della narrazione isterica e femminista (sono sinonimi, lo so…) quello che sta accadendo ai mondiali di calcio in Russia. Alcuni tifosi particolarmente intraprendenti si sono lanciati a baciare sulla guancia giornaliste e commentatrici carine impegnate in qualche diretta. Scandalo, indignazione, sdegno! Il bacio sulla guancia, dato con allegria, goliardia, sorriso, festa, è diventato molestia sessuale. E questo sempre, sia quando la giornalista se la ride, lusingata, sia quando reagisce come una figa di legno cresciuta alla scuola Boldrini, facendo la paternale al molestatore estemporaneo. E’ chiaro ed evidente a chiunque guardi le immagini che non c’è nulla di violento nelle iniziative di quei tifosi. Si tratta di un gesto innocuo, affettivo, che fa parte della festosità diffusa. Non ficcano la mano tra le gambe delle reporter, né gli srotolano in gola otto metri di lingua. È uno stramaledetto bacio sulla guancia. Indesiderato, forse, ma innocuo, niente per cui spaventarsi. E quest’ultimo aspetto dovrebbe prevalere, se ci fossero ancora ironia, autoironia e buon senso. Invece prevale la logica snowflake, dove anche il minimo avvicinamento innesca un turbamento tale nelle anime femminili belle e fragilissime da legittimarle a definirlo “molestia sessuale”. Ma c’è di peggio in questa vicenda. Da un lato i protagonisti di questo “assalto sessuale” in mondovisione vengono forzati a scusarsi, invece di imporre la loro scelta con orgoglio e allegria. Dall’altro si sottace ciò che fior di fanciulle, le stesse che si indignano e fanno casino per un bacetto sulla guancia, vanno scrivendo sui social dedicati ai mondiali. Me ne sono sorbito una rassegna e mi è parso di stare in una riunione sindacale di camioniste, a suon di “il difensore del Brasile ha un culo da mordere per ore”, “e che dire del pacco del centravanti della Spagna?”, fino a estremismi tipo: “dal portiere russo mi farei anche stuprare”. Insomma che il motivo per cui molte donzelle guardano il calcio mondiale non sembra collegato al confronto agonistico, e il loro modo di esprimersi è palesemente svilente dell’uomo e dello sportivo. A parti invertite i tweet e i post finirebbero tra le prime notizie dei TG, classificate come disgustoso sessismo. Ma tant’è, l’essenziale è parlare di molestie, e diffondere terrore e ipersensibilità isterica in tutti i fruitori di cosiddetta informazione.

Addio maestro – Dice: Stasi parla di isteria diffusa, ipersensibilità femminocentrica e tutte quelle robe lì. Ma di che parla in realtà? Be’, parlo del fatto che la narrazione imposta dall’ideologia femminista in questi ultimi anni sta facendo danni enormi. E non si tratta solo del povero Weinstein che perde il suo impero, quelli sono casi che fanno rumore perché si tratta di persone famose. Parlo della vita quotidiana, della realtà individuale di molti uomini che finiscono, senza aver fatto nulla, nel tritacarne di un terrorismo assolutamente privo di fondamento. Basta farsi un giro nei social o chat di mamme o neomamme per rendersene conto. A Firenze, per esempio, un maestro d’asilo (un maschio che fa quel mestiere… raro come un panda in Cina) sta per perdere il lavoro. Perché? Be’, buttate un occhio allo screenshot qui di seguito e ve ne farete un’idea.

36285880_10214097656492784_4550290294154723328_n

Queste sono quote rosa imposte per mezzo di un’azione coordinata di decerebrate imbevute di male e vendetta, sollecitate dal terrorismo imperante. Creature nate dalla testa (vuota) delle varie Boldrini, Murgia, Zanardo, Somma e compagnia brutta, che hanno plasmato la “donna della strada”, la mamma qualunque. La mia solidarietà al maestro di Firenze.

avital-ronell-1033585Il boomerang #MeToo – Certi principi reggono e diventano universalmente validi solo quando risultano applicabili sempre, in ogni circostanza. Quando ciò non accade, si tratta di fuffa. Non c’era bisogno di controprova per quanto riguarda il fenomeno #MeToo, le cui contraddizioni si sono manifestate fin dalla sua prima nascita, ma questa notizia, riportata dal Corriere e rilanciata da Dagospia, merita davvero, perché è la prova del nove. Avital Ronell è una nota e stimata docente della New York University. Un suo allievo trentenne l’ha accusata di molestie sessuali e ora la docente è sotto i riflettori. Apriti cielo: una valanga di colleghe, giornaliste, studiose, tutte legate in un modo o nell’altro a quel mondo di mezzo dei diritti LGBTeccetera o di altre bislacche teorie, hanno subissato l’Università di messaggi di supporto alla professoressa. Sulla base di cosa? Non dei fatti: la versione del trentenne non è stata “smontata”, ma sulla base dei “meriti” e della “reputazione” della Ronell. In quanto apprezzata accademica, stando a questa gentaglia, dovrebbe essere immune da accuse, che invece vanno riservate solo ai maschietti. Per i quali non c’è appello, quand’anche fossero grandi scienziati o artisti o cineasti o altro. Una differenza talmente abissale tra i pesi e le misure che le sostenitrici della Ronell sono finite curiosamente spernacchiate sui social ricevendo come commento più frequente un sacrosanto “ipocrite”. Il top l’ha raggiunto un collega della Ronell che si è chiesto cosa sarebbe accaduto se un sostegno così vivace fosse stato espresso per un uomo. Buon segno che tutto questo accada negli USA. Vuol dire che #MeToo è al lumicino.

1200px-Gay_flag_nice.svgGay Pride, pace e diritti umani – Torno sullo spinoso argomento del Gay Pride, dei “diritti arcobaleno” e dintorni, anche se si tratta di un campo minato. Alcuni minus habens si sono risentiti dei miei articoli dove definivo “anormali” talune minoranze, mostrando di non aver letto o compreso ciò che intendevo. Altri mi hanno fatto le pulci: “ma non sono foto di pride italiani”, e bla bla bla. Per dire: queste affermazioni di diritti (anzi di degrado) invece sono italiane al cento per cento (Perugia):

Insomma che, gira gira, oltre a un notevole cattivo gusto e a una certa sozzura interiore (chi parla male, pensa male), non si può non registrare un certo numero di anomalie in quella realtà, e una quantità di contraddizioni che finiscono per mettere in campo anche i diritti umani e la loro palese violazione. Da un lato infatti la bandiera arcobaleno che rappresenta il movimento LGBTHILMNOPQRSTUVZ… è praticamente da sempre associata anche alla pace. Un po’ come se l’anormalità nell’identità sessuale fosse qualcosa che induce alla gaiezza, alla tranquillità e alla fraternità. Un concetto che non torna a guardare le immagini del recente Gay Pride di San Francisco, dove un gruppo di trans ha avuto una piccola discussione in strada, con le modalità gaie e pacifiche che questo video mostra.

Dice: forse qualcuna ha detto ad alta voce che la loro richiesta di diritti sta andando un po’ oltre, o che forse non sono poi così vittime di discriminazione. Insomma il contendere avrebbe potuto essere ideale e profondo. Invece no: pare si stessero massacrando per un diverbio relativo alla performance della cantante Kehlani, presente alla manifestazione. Notevole pacifismo, insomma. Ma non finisce qui: nella manifestazione analoga di Los Angeles è apparso, in testa al corteo, un “bambino trans”.

Sette anni (sottolineo: SETTE ANNI), vestito arcobaleno, sculettante in piena esibizione queen, tra le urla esaltate dei presenti. A sette anni, salvo casi di particolare precocità, non si ha alcuna contezza della propria sessualità. Quella è roba che arriva dopo. Eppure il bimbo è lì, a dar spettacolo, a transeggiare o scheccare come se ci credesse davvero. Sarò all’antica ma ritengo che sarebbero dovuti intervenire i caschi blu, su mandato UNICEF, per prelevare il bambino e metterlo sotto protezione presso qualche famiglia normale, mentre i suoi genitori (se esistono) dovrebbero essere rinchiusi subito e a vita a Guantanamo.

crispinFemministe col cervello – Lo so, sembra una contraddizione in termini. Eppure esistono, e sarebbe il top riuscire a imbastire con loro un dialogo, un confronto costruttivo. Sono poche le femministe senza scoregge nel cervello, ma quelle poche parlano chiaro, e sbertucciano impietosamente il femminismo commerciale e assetato di potere che va per la maggiore. Sono tutte da leggere e da gustare. Segnalo, in questo senso, il recente intervento di Jessa Crispin. Facendo uno sforzo, si potrebbe anche acquistare il suo libro. Anzi, se siete schiavi delle vostre donne di famiglia o nella vostra cerchia di amicizie, fatevi coraggio e distribuitelo come un regalo. Magari è un po’ provocatorio, ma non è criticabile: Crispin è comunque femminista. Non come Lucarelli (non cedete! Non comprate né regalate il suo ultimo libro alle vostre donne, se lo vogliono, se lo comprino da sole!) o altre simili, che cercano di succhiare impunemente dalla grassa mammella della demonizzazione del maschio. Sorprendetele con una femminista vera, una delle poche apparentemente ragionevoli, con un cervello e buona fede. Anche questo contribuisce a un ristabilimento degli equilibri.


bannerpromominiwp

37 commenti

  1. Davide, una tizia che afferma ciò ( Jessa Crispin),
    @@
    Nel saggio suggerisce una soluzione radicale: opporsi al patriarcato e alle sue strutture con un sistema più attento alla comunità.
    @@
    non dimostra affatto di essere più intelligente delle altre decerebrate femministe.
    Francamente non se ne può più di questi “inviti” ad opporsi all’ormai inesistente “patriarcato”.
    Seriamente: ma in Nord America, come in Europa dell’ovest, regnerebbe ancora il “patriarcato” ?
    Ma che film è ?
    Fosse vero, le femministe sarebbero spazzate via in un battibaleno.
    Ed invece, guarda un po’, in una società dove gli uomini “dominerebbero” le donne, (una barzelletta) le sopracitate femministe si “espandono” sempre più.

    Mi piace

    1. Ti stupirò, Andrea, ma non sono d’accordo…
      Vedi, il richiamo al patriarcato è qualcosa di doveroso in queste teoriche del femminismo. Una specie di richiamo obbligato, come chiamarsi “compagni” tra militanti di sinistra, o il fischio d’inizio dell’arbitro in una partita, l’apertura-chiusura del sipario a teatro… sono meri segnali di riconoscimento per affermare qualcosa di noto. In questo caso per dire “da che parte si sta”. E’ un concetto inconsistente, e lo sa per prima colei che lo afferma. Ma deve affermarlo per potersi collocare chiaramente in uno “stream” riconoscibile.
      Tuttavia, dopo la fuffa rituale del richiamo al patriarcato, Crispin richiama a una maggiore attenzione alla comunità. Attenzione alle parole… se dice questo vuol dire che ha letto Bauman, Chomsky, e i tanti altri pensatori contemporanei e non che hanno messo al centro dei loro studi una critica della globalizzazione e un ritorno (o rinnovamento) del concetto comunitario. Fidati: è qualcosa di importante e notevole. Un punto su cui, spazzando via o sospendendo un attimo le ritualità, ci si può utilmente confrontare per riprogrammare il futuro. Pronunciando il termine “comunità”, Crispin spazza via l’inconsistenza del concetto di patriarcato e pone sul tavolo una questione ben più profonda, radicale, cruciale. Su cui è doveroso e pure piuttosto semplice confrontarsi. Partendo da lì, l’unica cosa da fare (non facile, ma fattibile) e indurre tutti quanti a superare le categorie identitarie (patriarcato, femminazismo, eccetera).
      Insomma per dire, con una che parla e ragiona come la Crispin ci si può utilmente confrontare, anche non trovando un punto d’incontro, perché è alla ricerca di un’evoluzione globale, conscia del passato e proiettata nel futuro.
      Non è, come le femministe commerciali che dilagano, interessata solo a fottermi il posto di lavoro, il conto in banca, la ribalta, la posizione di potere, eccetera.
      Non è una differenza da poco.

      Mi piace

      1. Punti di vista, Davide.
        Per me la suddetta Jessa Crispin è semplicemente una delle tante…
        A parte il fatto che la tipa, al pari di un po’ tutte le sue “sorelle”, fa riferimento alla misoginia ma non alla misandria (ed anche questo “dettaglio” la dice lunga…), se fosse veramente diversa dalle altre, non si sentirebbe “obbligata” a scrivere sciocchezze sull’ormai scomparso “patriarcato”.
        Chi è realmente diverso non si adegua al pensiero dominante: va oltre.
        A questo aggiungiamo che dal mio personale punto di vista non può esistere alcun dialogo con nessuna femminista.
        Come scrisse già qualcun altro diversi anni fa (“Joker”, “Silver”, etc), non esiste un femminismo “buono”; consequenzialmente neppure femministe “buone”.

        Mi piace

  2. Notevole come contro-argomentazione che alcune non sarebbero foto di Pride italiani, come se non fosse la pantomima più globale e internazionale che esista. Ma ovviamente siamo noi che non capiamo: Pride significa “orgoglio”.

    https://www.ilpost.it/2018/06/10/perche-pride-importante-oggi/

    Infatti orgogliosissime sono queste nostre compatriote sotto l’Altare della Patria.

    http://www.tempi.it/baubo-al-vittoriano-avventure-e-disavventure-femministe-nellostensione-della-vulva#.WNTgOxLhAS4

    Il bambino lì sotto non è messo a caso. Si sa che i maschi, come dicono le mamme premurose del post su Facebook, hanno pulsioni sessuali e, in fondo in fondo, sono tutti un po’ pedofili. Le femmine, invece, evidentemente, no.

    Riguardo alla distinzione tra femminismo “vero” e femminismo “fuffa” sono d’accordo con Davide. Il primo, il più infame e pericoloso, è da de-costruire pezzo pezzo. A tal proposito vorrei segnalare questo articolo che ho trovato navigando. Non mi erano ignoti i contenuti, ma è scritto proprio bene. Ciò per dire anche che, a mio avviso, il femminismo è marcio fin dalle origini.

    http://www.enzopennetta.it/2017/03/mito-contro-realta-il-suffragio-universale-in-gran-bretagna/

    Invece sul femminismo “fuffa” è sempre gradito farsi quattro risate.

    1. Non so se Davide è di fede sampdoriana. Comunque, 15 giorni di inibizione e multa per il presidente Ferrero. Riporto la battuta perché mi fa schiantare, seppure ammetto non essere elegantissima. “La porta è come una donna: va penetrata, non discussa”.

    https://www.corriere.it/sport/18_luglio_02/sampdoria-frasi-sessiste-ferrero-15-giorni-inibizione-multa-0044f610-7de8-11e8-98cc-f2df688ea5aa.shtml

    2. Anche Signorini vuole un figlio. Lo vuole adottare, però, perché non è nelle sue corde la soluzione tecnica dell’utero in affitto, per quanto dichiari di non giudicare questa scelta. Mi ha fatto molto ridere perché ad un certo punto dice “come omosessuale mi sento castrato da questo punto di vista”. E ci credo che ti senti castrato… non puoi!

    https://www.huffingtonpost.it/2018/07/02/alfonso-signorini-i-diritti-gay-non-si-toccano-voglio-adottare-un-figlio_a_23472481/

    3. Il sindaco Sala coglie l’occasione del Pride 2018 a Milano per rilanciare l’idea di una casa rifugio per “gay” (dice l’articolo) e accalappiare qualche voto accreditandosi come sindaco gender-friendly (dico io). Il termine “gay” dovrebbe essere riferito agli omosessuali di sesso maschile, ma è una svista: il rifugio non distingue per sesso (che in effetti visti gli ospiti è complicato). La buona notizia è che finalmente qualcuno accoglie anche i maschi (purché non eterosessuali).

    http://www.milanotoday.it/politica/casa-rifugio-gay.html

    4. Infine un vecchio scontro epico tra transgender e femministe per questioni di cessi. Quando mi sento giù me lo rivedo, e il cielo diventa arcobaleno.

    https://www.ilfoglio.it/societa/2017/09/26/news/il-cortocircuito-definitivo-trans-e-femministe-litigano-sui-bagni-delle-donne-154014/

    Mi piace

  3. caro Stasi come ti sentiresti se un uomo gay ti trovasse “carino” e mentre stai lavorando per i fatti tuoi ti desse un non richiesto e non desiderato bacio sulla guancia? Secondo me reagiresti come un cane idrofobo.
    Un bacio anche solo sulla guancia è molestia se chi lo roceve non lo desidera nè ha fatto il minimo cenno di desiderarlo, non c’è nessun spirito goliardico che tenga.
    su una cosa hai ragione: le tizie su facebook hanno tutto il diritto di commentare il fisico degli atlete come i tizi su facebook commentano il fisico sulle atlete, più grave è quando ha fare certi commenti “da spogliatoio” non sono dei tizi anonimi sul web ma dei giornali che pubblicano la gallery delle “atlete più sexy” oppure fanno titoli di giornale su atlete “cicciottelle”

    Mi piace

    1. Cara Ned, non solo mi hanno dato un bacetto a tradimento sulla guancia, ma anche pizzicotti al culo e manate sul pacco. Il contesto era tale, festoso, di compagnia, che io gli ho dato della checca sudicia e ci siamo fatti una bella risata seguita da una birra. In un altro contesto, da soli, in un ufficio deserto, sono stato forzato a sorpresa a un bacio sulla bocca (faccia tenuta ferma con le mani). Contesto e modalità fanno la differenza, NON il sentire soggettivo. Altrimenti al mondo ci sarebbero almeno sei miliardi di tipologie di molestia…
      Quanto alla schifezza dei media… Con me sfonda una porta aperta.

      Mi piace

      1. caro ned non cara. Ci tengo alla mia identità di genere.
        Ecco il contesto per l’appunto: le giornaliste erano lì per lavorare, per fare il loro mestiere che non è ricevere baci da perfetti sconosciuti

        Mi piace

            1. Paolo S. , immagino, sempre lui. Il presenzailista white knight paladino dei diritti delle donne presente in ogni blog, forum, pagina facebook, twitter, instagram e quant’altro accenni anche lontanamente all’argomento femminismo

              Mi piace

              1. Se è quella roba lì che hanno a difenderle… poracce… Uno che si scansa se qualcuna vuole dargli un bacetto per scherzo o per gioco. Tristi e disumani fin nel midollo i white knight. Settati così dalle loro mandanti.
                Sorridi, Ned, sorridi. Vedrai che tutto diventa più bello. Anche il bacetto estemporaneo della collega o dell’amico gay!

                Mi piace

                1. Tranquillo, resta sacro e incontaminato. Gli ho già segato un sacco di commenti fuori luogo, ammettendo solo quelli con un minimo di senso, su cui si può discutere. Per il resto, vedrai che alla lunga si converte (a meno che non faccia business col femminismo, nel caso resisterà ad oltranza…).

                  Mi piace

      2. lei ha reagito con una risata; quando una persona che non mi attrae sessualmente e da cui non voglio farmi toccare il sedere o il pacco me lo tocca (e magari insiste dopo che ho detto no) bè io non rido, per me è molestia. Per toccare il mio sedere o il mio pacco bisogna corrispondere a determinati canoni, chi non corrisponde a questi canoni e me lo tocca mi fa arrabbiare. Io non vado in giro a toccare sederi e parti intime o a dare baci a persone con cui non sono in intimità e mi aspetto analogo trattamento in qualsiasi contesto. Abbiamo sensibilità diverse

        Mi piace

        1. Vedi che ti avviti nelle tue contraddizioni? Chi ha parlato di insistenza? I tifosi danno un bacetto volante, non insistono affatto. Così come quei miei amici gay hanno fatto con me. La pacca sul culo o sul pacco mi ha infastidito, ma il contesto era festoso e tutto si è concluso con un’occhiataccia. Il bacio sulla guancia mi ha fatto ridere e ho offerto pure l’altra, per stare al gioco (di questo si tratta). Ribadisco: contesto e modalità fanno la molestia, non il sentire soggettivo da snowflake del piffero.

          Mi piace

    2. Scusa ma se queste vengono baciate da uomini dovrai fare il paragone con una donna, A RIGOR DI LOGICA, o no ? Perché un uomo e perché gay ?
      In quanto al resto sei consapevole che gli atleti uomini sono al pari soggetti a questa oscena ed intolerabile mercificazione delle “gallery”? E che per “le cicciottelle” si è dimesso un direttore di giornale quando lo stesso appellativo rivolto a tiratori uomini non è successo un accidente di nulla ?

      Mi piace

      1. posso benissimo farlo il paragone con una donna. Personalmente se mentre sono a lavoro una donna sconosciuta (che non somiglia nè a Monica Bellucci nè a Margot Robbie) mi desse un “bacetto volante” anche solo sulla guancia lo riterrei inopportuno e molesto. Poi sarò strano io..Comunque ritengo assolutamente legittimo sentirsi molestati se mentre stai lavorando una persona totalmente sconosciuta (uomo, donna, bella, brutta) ti da’ baci o ti tocca. Io non dò baci a gente che non conosco e mi aspetto analogo trattamento.

        Mi piace

          1. No, aspetta Alessandro. Prima ha detto così. Poi dopo si è subito corretto in parentesi: “bella o brutta che sia”… eh, mettersi d’accordo con le proprie contraddizioni è un bel casino, a volte… 🙂

            Mi piace

        1. Ti ritieni molestato anche da una donna o collega che veste in modo provocante? Eccita i tuoi ormoni senza permesso, sortisce un effetto fisico non richiesto, dovrebbe avere un effetto disturbante su di te.

          Mi piace

          1. io ho detto che personalmente cioè per quanto riguarda me stesso una donna che mi attrae sessualmente può baciarmi anche se non mi conosce benissimo e mi fa piacere (a meno che io in quel momento non abbia una relazione monogama con un’altra donna, in quel caso mi sentirei a disagio ma non molestato). Poi ho aggiunto che in generale credo che le altre persone abbiano il diritto di sentirsi molestate se una persona sconosciuta (donna, uomo, bella, brutta) le bacia mentre stanno lavorando. insomma la faccenda dell’attrazione sessuale nel caso si riceva dei baci da degli sconosciuti, vale per me, non è detto che debba valere per chiunque altro. ho detto anche che io come regola aurea non vado in giro a baciare gente che non conosco, ma che vi devo dire sarò strano io.
            X Blu
            No non mi ritengo molestato da una donna che veste in modo sexy perchè rispetto il suo diritto di vestirsi come vuole: l’eventuale eccitazione che proverei (nel caso la signora in questine fosse fisicamente bella quindi non sempre) non mi disturba affatto perchè mi piace essere eccitato, e l’eccitazione che provo non mi trasforma in una bestia incapace di autocontrollo e non mi fa perdere il rispetto che provo per una dona in qualunque modo si voglia vestire. Mi ritengo molestato (e parlo a titolo personale) quando una persona da cui non voglio essere toccato in maniera intima nè baciato, una persona a cui non ho mai espresso interesse sessuale mi tocca in maniera intima e mi bacia incurante della repulsione che mi suscita. E’ chiaro?
            X alessandro
            hai ragione sono Paolo S. ma per tua informazione non sono nè su twitter nè su instagram. E non sono il paladino di nessuno anzi su alcuni argomenti concordo col femminismo, su altri temi non sono d’accordo con le posizioni femministe e lo dico (ad esempio sulla cosiddetta oggettificazione sessuale che per me non è tale ma se fatta da persone adulte è una libera scelta e non credo affatto che una donna che si depila le gambe sia vittima del patriarcato ma che sia libera di scegliere nè credo che la monogamia sia sempre una gabbia e credo che la bellezza fisica non sia uno standard imposto e valga per donne e uomini)

            Mi piace

            1. Dunque dici che ti piace essere eccitato anche fuori contesto (per esempio sul luogo di lavoro). Benissimo.

              Dici anche di rispettare il diritto delle donne a vestire come vogliono e quindi di tenerti, volendolo, sempre in tiro. Correttissimo.

              Ci mancherebbe, infatti, che le donne non possano manifestare la loro sessualità come e quando credono, senza preoccuparsi del reciproco, cioè di te.

              Il problema è che tu (proprio tu) sei a rischio serio (per come la pensi) di passare per un pericoloso molestatore. A tua insaputa.

              http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/lecco-condannato-sguardo/lecco-condannato-sguardo/lecco-condannato-sguardo.html

              Guardare e non toccare (come un cagnolino che aspetta la pappa e scodinzola) è il tuo destino.

              E ormai neanche ti basta più.

              Non credere che a te non possa capitare perché sei ben “educato”. Non sono questi i tempi per crederti al sicuro.

              Mi piace

              1. io le belle donne continuo a guadarle così come una donna guarda i begli uomini. Criminalizzare gli sguardi è ridicolo poi un conto è guardare una bella sconosciuta o un bel sconosciuto per una ventina di secondi, un altro conto è fissare una persona sconosciuta anche per minuti e minuti magari con la bava alla bocca. Io dico che la bellezza fisica si può ammirare anche con desiderio senza sbavare o sembrare insistenti o maniaci

                Mi piace

                  1. pure io la guardo ma se mi accorgo che il mio sguardo non è gradito alla persona oggetto del mio desiderio (no non ci credo che sia impossibile accorgersene) la smetto. il corteggiamento è tale quando l’altra persona lo gradisce

                    Mi piace

                1. Tu puoi anche dire che la “bellezza fisica si può ammimare” e blablabla.
                  Ma se non hai ancora capito che non sei tu a decidere il volume percepito di bava alla bocca, sei spacciato.
                  Ned… ti vedo male.
                  Se sparisci, sappiamo perché.

                  Mi piace

    1. Interessante il distinguo sulle donne che “infrangono meno le leggi” ,confrontando le percentuali sulla popolazione carceraria (fonti?). Evidentemente non hanno presente il concetto di disparità di pena a parità di reato… In quanto alla pedofilia femminile, se essa viene intesa addirittura come “svezzamento”, come potrà essere considerata per quello che è, ossia un orrido reato ed una violazione della persona ?

      Mi piace

      1. Qualche mese fa in un ennesimo caso di corruzione nel mondo della sanità fu arrestato un primario ed una serie di altre persone.
        E’ risultato (dalle intercettazioni telefoniche) che il suddetto primario oltre a prebende in denaro, chiedesse pure benefit in natura: borse firmate per la moglie e uno stage all’estero per la propria figliola.
        Alzi la mano chi pensa che la moglie di Callisto Tanzi (crac Parmalat) fosse all’oscuro di dove originava il suo elevato tenore di vita.
        Discorso altrettanto valido per le mogli, le figlie, le madri, le amanti (e pure qualche cognata) dei protagonisti maschili del malaffare italico e non.
        Perché andare a rubare se qualcuno lo farà per te?

        Mi piace

  4. Gentile Stasi, mi permetta un’obiezione. Il FEMMInismo, per sua definizone, è separatista, suprematista ed antimaschile, non è un caso sia un movimento ideologico che prende il nome da un solo genere, e lo fa perché ritiene, storicamente, quello maschile oppressore e privilegiato. Basti pensare che il prefisso “femmi” designa il bene assoluto, e il prefisso “maschi” tutto ciò che è male. E’ la teoria del patriarcato, è mistificazione storica ed abiezione contemporanea. Non esistono femministe “vere” che si contrappongono a femministe “false”.

    Piace a 2 people

    1. Carissimo, la sua osservazione è assolutamente condivisibile. La femminista che segnalo nell’articolo però si distingue da quelle, più rumorose e fastidiose, che ultimamente dilagano ovunque. L’ho definita “vera” perché pare perseguire ideali genuini, per quanto settari, argomentati e approfonditi. Che è cosa diversa dallo stream “#MeToo” e affini, che sono mode, slogan, processi puramente di business o di acquisizione gratuita di potere e privilegi. Attività che nulla hanno a che fare con femmi o maschilismo, ma con la sovversione e il sopruso. Per questo le definisco “false” femministe. E trovo positivo, pur non condividendone le posizioni, che una “vera” femminista le contesti dall’interno.
      Confrontando i due approcci, ho l’impressione che con quella “vera” ci si potrebbe utilmente confrontare (cosa che amo perché può essere produttiva), mentre ho già la certezza che con quelle “false” vale solo il conflitto a colpi proibiti (cosa che non amo perché è sempre distruttiva).

      Piace a 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.