Su ingiustizie e privilegi si DEVE tornare indietro

goldiggerIl Decreto 11 maggio 2018 del Ministero del Lavoro e Politiche Sociali è entrato in vigore alla fine della settimana scorsa. La nuova norma, emanata dal governo precedente, impegna la bellezza di un milione di euro a copertura degli sgravi fiscali di cui le cooperative sociali potranno godere se impiegheranno presso di sé personale femminile precedentemente vittima di violenza di genere. Avete capito bene: d’ora in poi le cooperative sociali che assumono una donna certificata come vittima di violenza di genere, godono di sgravi fiscali fino a circa 350 euro mensili. Attenzione: solo se si tratta di donne, degli uomini non si fa neppure menzione, naturalmente.

Ma chi rilascia la certificazione di “donna maltrattata”? I servizi sociali del comune di riferimento, oppure un centro antiviolenza, oppure una casa famiglia. Laddove i primi si appoggiano ormai quasi sistematicamente ai secondi e terzi. Che a loro volta sono, nella stragrande maggioranza dei casi, mere associazioni a finto non scopo di lucro, come tali sollevate da ogni tipo di controllo o verifica, e che hanno il massimo interesse, dato che ne va della loro esistenza, a certificare come maltrattato un gran numero di donne, anche se di maltrattamenti o abusi in realtà non si tratta. Senza contare i loro pressoché palesi legami politici con la sinistra, a sua volta operante da sempre in ambito economico-sociale proprio attraverso le cooperative sociali.

scandaloUna partita di giro, insomma, a favore degli amici degli amici, basata su una versione della realtà ben più circoscritta e ben più bilaterale (ovvero includente anche gli uomini) di quanto non si dica. Intendiamoci: chi è vittima di maltrattamenti o abusi in ambito privato e domestico si trova spesso in gravi difficoltà economiche: donne che si allontanano da compagni violenti ma non hanno lavoro, uomini rovinati da procedimenti di separazione che li impoveriscono o sottoposti a procedimenti giudiziari infondati perché basati su false accuse, e così via. Dunque un supporto potrebbe anche starci. Ma non certificato così. Sarebbe tutto più credibile se il “timbro” di maltrattata/maltrattato venisse, ad esempio, da una sentenza giudiziale, anche solo di primo grado. Ci si potrebbe fidare parecchio di più. Nel caso delle donne, considerato che il 90% delle querele presentate vengono archiviate o finiscono in assoluzione (perché false), di quel milione di euro stanziato se ne userebbero davvero pochi.

Invece no. Da adesso in poi una donna non maltrattata ma preparatissima per un impiego, e ancor più un uomo, si vedrà scavalcata da un’altra donna, magari meno qualificata, ma che garantisce alla cooperativa sociale uno sgravio non da poco, per di più della durata di due anni. Un altro passo verso l’accantonamento definitivo della meritocrazia a favore del diritto di scalzare la concorrenza sulla base su un mito: il dilagare delle violenze domestiche e l’altissimo numero di donne conseguentemente in difficoltà economica. Per di più il tutto permette un bel via-libera a una soluzione “all’italiana”: metti che al colloquio si presentano solo donne non maltrattate. Il consiglio sarà automatico: vai al centro antiviolenza e di’ che sei maltrattata. Loro avranno un numero in più sul loro database e noi avremo gli sgravi fiscali. Facile no? Praticamente la lotta alla disoccupazione passerà attraverso le false accuse. Si dovesse passare da una sentenza questo giochetto sarebbe molto più difficile.

leggi-razziali-ebrei-italia-672x372Di fatto questa ennesima violenza discriminatoria e anticostituzionale viene fatta passare per un nuovo diritto. Qualcosa di bello, positivo, progressista, evviva evviva, insomma. E allora mi vengono in mente le recenti parole del Sottosegretario On. Vincenzo Spadafora, lo stesso a cui ho inviato di recente una lettera aperta, a cui ovviamente si è guardato bene dal rispondere. Dice Spadafora, nel contesto del Gay Pride di Pompei: “sui diritti non si torna indietro”. Fontana, Ministro della Famiglia, e poi Salvini, lo stoppano, d’accordo, ma intanto la frase è detta. Chiaro, lui si riferiva alle realtà “arcobaleno”, a cui è notoriamente vicino, ma una dichiarazione del genere non può che assumere un valore generale. E non è una frase qualunque. Significa: le “conquiste” fatte non si cancellano. A prescindere, qualunque esse siano. Il problema, caro Ministro, è che così si falsifica la realtà. Non tutte le “conquiste” sono positive. Anche all’epoca delle leggi razziali si parlava di “conquista”, e c’era allora sicuramente qualche anima sporca che riteneva impossibile tornare indietro da lì.

Invece, apra bene le orecchie, visto che di leggere ciò che le viene scritto non se ne parla: dalle sciocchezze, dai privilegi, dalle ingiustizie, dalle iniquità, dai soprusi, si deve tornare indietro, specie quando li si traveste da “diritti”. Ad ogni costo. E in Italia, per quanto riguarda la regolamentazione delle relazioni di genere, c’è l’imbarazzo della scelta. Si dirà: ma così si torna al Medio Evo! No, proprio per niente. Così si torna a un presente di equità e giustizia, andando oltre a soperchierie istituzionalizzate che, quelle sì, rappresentano una regressione inaccettabile. A cui la massa sembra ormai assuefatta, perché si sta agendo su di essa furbescamente, secondo la tecnica della “finestra di Overton”, o seguendo il principio della rana messa a bollire. Poco a poco, millimetro per millimetro, si sta distruggendo quel poco di normale e logica equità che ancora permaneva nel sistema, e passo passo ci si avvicina alla situazione spagnola, come descritta dal documentario che ho diffuso di recente. Non tornare indietro sui diritti, quando questi in realtà sono privilegi travestiti, significa assumere un approccio sovversivo. Ne sia consapevole, Onorevole Sottosegretario. E non si stupisca se poi, alla lunga, come a seguito delle leggi razziali, ne scaturisce una guerra mondiale.


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19 commenti

  1. Sull’altro mio account Google tu appari per primo. Ma la tua finestrella che ti pubblicizza come autore non compare. Compare invece sul mio account “ufficiale” ma senza più la tua foto e segnato come libro il solo Congiura Azzurra.

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      1. Da fisso (browser Fireofox) col mio stesso account “ufficiale”, tu primo, la tua pagina Facebook seconda ecc. Dipende dal browser. Infatti nei cell con Chrome nessun problema, solo con quello Android.
        Scusa per l’off topic nei commenti di queste ore.

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  2. Ho provato con la modalità anonima e anche a me la Home non esce come primo risultato ma la pagina “author”.

    https://stalkersaraitu.com/author/stalkersaraitu/

    Riguardo ai social, sto sperimentando Twitter. Riesco a farmi alcuni Like ma solo 3 mi followano, tra cui una femminista (che però è quasi muta). La femminista di “buono” mi ha retwittato questo oggi:

    https://workher.it/bandi-e-occasioni/bandi-femminili-luglio-2018/

    I miei amici e parenti (che usano Facebook, che io non amo e non ce l’ho) sono già a conoscenza di questi temi, perlopiù grazie a me. Il problema è sempre che credono di essere relativamente al sicuro, per cui non alzano il culo più di tanto. Qualcosa hanno fatto girare ma finché non capita a loro… Eppure scattano appena nomini Salvini (siamo più o meno tutti di area progressista, o astenuti come me) mostrando dunque interesse per i temi politici e sociali. Poi ci sono quelli che più esplicitamente non vogliono rischiare di essere etichettati come maschilisti e misogini e, in altri termini, perdere occasioni con le donne. Educati attraverso la Colpa millenaria a parlarne sempre bene dicono: no, no, mi gioco l’amicizia di Tizia e Caia (due cessi qualunque).

    Devo ammettere che la propaganda femminista è stata assai intelligente e pervasiva.
    Hanno preso tutto da Goebbels, il Top.

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    1. Mistero… Ma l’importante è che ci sia un link al blog. In effetti ho più visite dirette alla home che dirette agli articoli.
      Twitter è un inferno. Ci ho messo un anno ad avere 88 follower. È il peggio del peggio. Per avere gente che ti segue devi essere un super paraculo.
      Gli altri fenomeni li conosco. Ma attenzione, la propaganda femminista acchiappa perché gran parte delle donne, specie quelle giovani, sono vuote, cercano una identità, una chiave di lettura, qualcosa di rassicurante. Hanno un intimo senso di inferiorità, che compensano con l’ideologia. Per questo la propaganda attecchisce. Il loro quadro non è migliore del nostro, anzi. Restiamo ampiamente più risolti, di base.

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      1. Stavo pensando se non fosse una buona idea comprare un po’ di pubblicità. Non ho idea però di quanto costi il sistema di advertising di Google, Facebook, etc.

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        1. Ce n’è di tutti i prezzi. Più paghi più gente raggiungi. Tra libro e blog. In sei mesi ho speso 1.000 euro di tasca mia (editore desaparecido), e non ne ho più da spendere. Anzi sto giusto pensando a una forma di finanziamento perché qui la cosa sta assumendo le proporzioni di un secondo lavoro, e i costi cominciano a pesare. Fortuna che ho una famiglia paziente…

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          1. No, spendere soldi di tasca tua non va bene, non è giusto.
            L’iniziativa del crowdfunding la convertirei a questo scopo.
            Ma qualche banner pubblicitario non troppo invasivo?
            A cliccare spesso non si fa mica peccato.

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            1. Inizialmente ci stava spenderci qualcosa. Tutto è nato come una forma impegnata di hobby… Oggi che le visite sono alte e i temi sempre più “hard”, sono venute fuori spese impreviste, più il tempo speso…
              La pubblicità non mi piace concettualmente. E per guadagnarci dovrei fare tante visite quanto il blog di Grillo…
              Ho allo studio un’operazione attiva per tirar su qualche soldo da reinvestire in promozione, vediamo…

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    1. P.S.: ho disconnesso ogni mio account google e provato a fare la ricerca. Il blog risulta il primo dei risultati. Secondo il profilo facebook legato al blog… Credo dipenda dall’account connesso quando fai la ricerca, sai?

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        1. No è che la stessa ricerca cambia di risultato a seconda dell’account Google che è connesso. Col tentativo ovviamente di venderti qualcosa conforme ai tuoi interessi. La ricerca “pura” la fai disconnettendo gli account.

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          1. Ma il link alla home del tuo sito non compare comunque nelle prime pagine. Credo c’entri il browser: quello Samsung di Android non dà il tuo sito né da connesso né da scollegato (provato su due cell diversi).

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