Accuse di stalking: un nuovo modo per negare diritti fondamentali

donnauomoSettimana scorsa ho dimostrato quale sbilancio esista nel modo con cui i media raccontano comportamenti inappropriati, quando non veri reati, se a commetterli è un uomo o una donna. Paragonavo il recente caso di pedofilia di una professoressa quarantenne bergamasca con l’allievo tredicenne e un caso siciliano piuttosto simile. L’esito era che per i media la prima era una donna innamorata e dentro una “storia d’amore impossibile”, mentre l’altro era un porco schifoso e bavoso, naturalmente. Voglio arricchire quell’analisi, dopo essermi imbattuto in un caso non recente, ma che ha strascichi significativi ancora oggi.

Leonardo Pasqualetto era un insegnante trentenne in un liceo del veneziano, e aveva imbastito una relazione con una sua allieva di sedici anni. Che, ingenua, aveva confessato la cosa a un’amica, che a sua volta ne aveva parlato con la madre. Leonardo era amato da alcuni allievi, ma odiato da altri per la sua severità. Occasione ghiotta dunque la diffusione della notizia di quella “tresca” inappropriata. Un giorno Leonardo entra in aula e lì, di fronte a tutti, viene destituito, umiliato, fatto sentire un pericoloso criminale, oltre che naturalmente un maniaco pedofilo. Prende le sue cose, saluta i suoi allievi e se ne va. Parte della classe esulta per la rimozione del docente severo e temuto. E mentre molti festeggiano, Leonardo si toglie la vita impiccandosi.

lpasqualettoDa allora il padre lo ricorda ogni giorno su Facebook e periodicamente davanti alla scuola, vestendo un cartello che denuncia il trattamento da processo sommario subito dal figlio. E per questo chiede giustizia. Presenta denunce ed esposti, attiva il Ministero dell’Istruzione, che invia ispettori, ma di queste iniziative non si sa più nulla. C’è una gran puzza di insabbiamento. Preside e collegio dei docenti hanno agito con la delicatezza di un elefante, è chiaro, supportati dal solito manipolo di genitori del tipo “si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio”, e sullo sfondo gli asini della classe, disturbati dall’insegnante troppo esigente. E un uomo, una vita, non ci sono più.

Una storia terrificante. Niente di particolarmente sorprendente però nell’andazzo attuale: la docente di Bergamo è una romantica signora perdutamente innamorata di un amore impossibile, non una sudicia pedofila che approfitta della sua posizione su un minore appena uscito dalla pubertà. Leonardo, proprio in quanto maschio, è stato talmente umiliato da indurlo a togliersi la vita. Ma è nell’oggi che la storia prende una piega nuova, ancora più angosciante. Nell’oggi e nell’attività di ricordo, ricerca della verità e delle responsabilità e nella libera espressione pubblica delle proprie opinioni da parte di Pierluigi, il padre di Leonardo Pasqualetto. I suoi post di ricordo del figlio su Facebook, non di rado espressi con rabbia e sarcasmo; le sue presenze davanti a scuola con un cartello che richiama alcuni alle proprie responsabilità; la manifestazione pubblica della sua opinione, alla fine hanno infastidito qualcuno.

ppasqualettoPierluigi Pasqualetto è stato querelato dalla preside della scuola, poi processato e infine condannato a otto mesi di reclusione (commutati), ex articolo 612 bis del Codice Penale. Stalking. La signora, dopo aver gestito palesemente malissimo la vicenda dell’insegnante e dell’allieva, si è sentita perseguitata dalle attività di protesta ed espressione di opinione di Pierluigi, e in quattro e quattr’otto ha risolto il problema accedendo a una delle accuse più facili da fare: persecuzione. Non conta che Pierluigi stia solo esercitando il suo diritto di espressione costituzionalmente garantito: lei si sente perseguitata, ha cambiato abitudini di vita, e la colpa è di quel padre che non si dà pace. Non fa nulla di male: scrive su Facebook, veste un cartello davanti a scuola una volta al mese e deposita denunce eppure… lei si sente perseguitata. Dunque Pierluigi è colpevole. Come ogni vero uomo, determinato, morale, superiore alle sciocchezze, alle leggi e alle sentenze ingiuste, Pierluigi se ne strafotte della condanna e continua nella sua attività.

Per questo ha tutto il mio supporto. Lo aveva prima, per la sola vicenda del figlio. Dopo la denuncia per stalking lo ha mille volte di più. Perché la sua condanna è insensata, sovversiva, contro qualunque più elementare dichiarazione dei diritti dell’uomo, oltre che contro la logica. Ma soprattutto perché crea un precedente. Nel mio libro definisco la legge anti-stalking un “coltellino svizzero”, utile da usare strumentalemente in molte diverse occasioni: per incastrare un ex, per vendetta, per sottrarre i figli all’ex coniuge, per ricatto, per tappare la bocca a qualcuno che sa troppe cose. Con la vicenda di Pierluigi si aggiunge un nuovo utensile al coltellino svizzero, utile per negare a qualcuno la libertà di parola, opinione, espressione, la libertà di cercare la verità e sporgere denunce.

soprusoUn capolavoro totalitario “a norma di legge”, insomma, cui nemmeno i peggiori regimi avevano pensato. Stiano in guardia dunque quei cercatori di verità come ad esempio i parenti di vittime delle violenze della polizia, i vari Uva, Regeni, Cucchi, Bianzino, Aldrovandi: pur se protetti dall’ala ideologica della sinistra nazionale, con questo precedente potreste essere messi a tacere con una bella accusa per stalking. E così tutti coloro che in futuro esprimeranno con forza la propria opinione, desiderosi di avere verità e giustizia.


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2 commenti

  1. Anche se il povero padre con il tempo diminuirà le sue dimostranze, una cosa è certa, la coscienza della preside continuerà a perseguitarla per sempre.
    Provi a denunciare per stalking la sua coscienza, signora preside!!!
    Probabilmente, cacciato il miglior insegnante mentre la somaraggine della scuola è in aumento.

    Mi piace

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