La verità di Giuseppe – Padri separati ed evo-rivoluzione

famiglia-proibita2di G. A. – Nel nostro Paese è consolidata una prassi giudiziaria che privilegia le madri quali punto di riferimento educativo, che stabilisce l’assegnazione dei figli e della casa alla madre, mentre ai padri viene assegnato un ruolo di sostegno economico, quantificato in media in 400 euro per un figlio, 600 per due, quando trattasi di padre con normale salario medio. Ora, considerato che oltre la metà dei separati con figli minori appartiene alla categoria degli insegnanti, impiegati, operai, e che il 54% di essi ha al massimo la licenza elementare, è evidente che gli uomini che si trovano in questa condizione sono a rischio povertà.

Nel 90% dei casi il padre è tenuto a versare un assegno di mantenimento per i figli e nel 71% dei casi la casa va alla ex moglie. In Italia i padri separati sono circa 4 milioni, 800mila si trovano sulla soglia di povertà secondo il Rapporto Caritas 2014 . Un esercito di uomini che, per sostenere il mantenimento dello stesso tenore di vita all’ex moglie e ai figli, non ha i soldi per pagare un affitto e così vive dentro un’automobile o è ridotto allo stato di clochard. Papà in giacca e cravatta in fila alla mensa dei poveri, costretti a dormire in macchina e a lavarsi in ufficio.

darsifuocoE’ impressionante, in questa situazione, l’inerzia e la stoica capacità di sopportazione degli uomini, che si contrappone al vittimismo teatrale ed esasperato della categoria di ex mogli sempre pronte a rivendicare maltrattamenti, torti e “violenze economiche” subite prima della separazione e dopo. l bilancio di dieci anni è impressionante: 691 delitti, 158 minori uccisi, 976 vittime di suicidi e omicidi: è l’esplosione della disperata violenza che porta alla follia assassina un genitore separato e secondo la fredda determinazione delle statistiche nel 93% dei casi chi si toglie la vita è il padre (ultimo decesso proprio ieri, a Palermo). Padri separati, papà disperati relegati ai margini o del tutto estromessi dalla vita dei figli.

Nel 2006 a Roma i «padri senza diritti» manifestarono in mutande. E c’è il padre di 50 anni accusato di abusi sulla figlia che solo dopo 60 giorni di carcere può vedere cancellata l’infamia e s’incatena davanti al Tribunale, il papà Batman che si arrampica sui palazzi perché vuole rivedere suo figlio, e quello che minaccia di darsi fuoco in diretta tv. Il boicottaggio della legge 54/2006 in termini di concessione di frequentazione paritaria dei figli, è tale che occorrerà un’altra legge per far rispettare la prima ai giudici. La malagiustizia ha un costo enorme, in termini di ingiuste sentenze in fase divorzile e in fase di false accuse di violenza e maltrattamenti in sede di separazioni, allo scopo di ricattare i padri portatori di reddito a immettere sul mercato consumistico fette variabili dal 30% al 70% del loro salario, sopravvivendo con le briciole. Come affrontano i media il problema? Inutile ripeterlo, con una generalizzazione di ogni singolo caso di cronaca utile al perpetuare delle ideologia a supporto del sistema sgozzapolli messo in piedi per la sopravvivenza del potere nascosto e operante dietro le quinte.

Father and his daughters

Suscita ilarità la soluzione del problema del rapporto padri separati figli, anzi è da sganasciarsi dalle risate, che si trova nel sito di “Alfemminile”:

  • Quando siete insieme, gioca con lui, aiutalo nei suoi compiti, realizza magari una torta da portare come merenda a scuola durante la settimana. Interessati al suo sport, o al suo passatempo preferito. Saranno queste le cose che gli parleranno di te quando non ci sarai e serviranno a costruire un rapporto di simpatica complicità.
  • Ricordarsi che non si colma il vuoto lasciato attraverso la profusione di regali spesso anche inutili; è importante continuare, invece, a interessarsi della quotidianità del proprio figlio. È fondamentale tentare, per quanto possibile, di alternarsi con la madre nelle incombenze di tutti i giorni, come accompagnarlo in palestra, in una gita scolastica, dal dottore, al colloquio con gli insegnanti.

La situazione sociale che scaturisce dalle ingiuste ideologie portate avanti da certe fazioni e dai focolai del nazifemminismo è esplosiva. I costi dei mancati pagamenti dei mutui a seguito delle separazioni è enorme, il numero dei processi per liti giudiziaria connesse alle separazione ha costi enormi, mentre impunemente le fabbriche di denunce incitano ancora a risolvere ogni separazione al grido di “denunciare, denunciare, denunciare, non una di meno, denunciare sempre”. La repressione poliziesca preventiva del semplice denunciato, prima ed al di sopra di ogni giusto processo, ha il sapore di dittature d’altri tempi. I centri antiviolenza diventano delle macchine infernali produttrici a pieno ritmo di privilegi per le assistite, solo per l’efficacia dell’azione ormai sono solo donne, fomentabili dalle reclutatrici ben addestrate sparse tra le professioni. Il mercato delle vacche di fanciulli e povere donne ignare di essere numeri prestati al gioco del potere economico da consegnare ad altre donne prestate a rappresentarlo, costituisce un mercato virtuale di vittime cui prestare un soccorso in modo artificioso ma utile a rastrellare fette consistenti di somme dallo Stato e dalle istituzioni.

survive-institute-crime-statisticsE’ mia convinzione che prima che per una presa di coscienza dell’obbrobrio scatenato della ideologia neofemminista supportata dalla cronaca spicciola che tanto fa presa, e da false statistiche, la bolla dello scandalo sociale innescato dalla deriva profemminile al potere in danno delle famiglie, scoppierà per una legge economica, che porterà allo sfascio categorie intere di lavoratori e un paese privo del supporto della famiglia. Similmente alla bolla dei subprime, viaggiamo su un onda di saccheggio economico delle risorse, per scopi del tutto improduttivi, che si infrangerà presto, volente o nolente la politica. Qualche volta le crisi economiche servono a dare uno scossone salutare contro l’ingiustizia di un intero sistema. Siamo pronti!


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