Media e falsità: ci risiamo (e via un’altra denuncia all’Ordine)

L’avevo detto e mantengo la parola: ogni qual volta riscontrerò un’informazione faziosa o peggio falsa sugli argomenti di mio interesse, procederò a una segnalazione dell’articolista al suo Ordine di appartenenza. E’ capitato con Nicola Serra, e ora tocca ad Antonio Galdo, che su www.nonsprecare.it, rilanciato da www.linkiesta.it, in un articolo intitolato “Altro che kit di sopravvivenza, se vogliamo aiutare le vittime di abusi bisogna dare soldi ai centri antiviolenza” (figuriamoci un po’…), dice per ben due volte che le donne forzate a fare sesso, dunque vittime di stupro, in Italia sono 4,5 milioni. Lo dice nel sommario:

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e lo dice anche nel testo dell’articolo:

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Il tutto per sostenere che servono ancora più soldi per i centri antiviolenza. Che, lo ricordo, sono associazioni, dunque senza alcun controllo sui conti, sulle performance, sugli accessi reali, ma anche prive di qualunque obbligo o requisito preliminare all’apertura. Chiunque, un ragioniere, uno stagnino, un serial killer, può aprirne uno, accedere a fior di soldi pubblici e occuparsi di situazioni che, nel 5-10% dei casi sono realmente fondati e gravi. Il tutto per conto dello Stato. Con esiti, è ben noto, devastanti: chi vi si rivolge viene spinto a forza verso l’azione giudiziale, anche (anzi soprattutto) quando non sarebbe il caso. Così, pur oberando i tribunali, ci si può attribuire un caso in più e giustificare la propria esistenza. E magari farsi parte civile per grattare altro denaro. Intanto i tribunali archiviano o mandano assolti nel 90-95% dei casi. Un cancro nel sistema, insomma, i centri antiviolenza, che nella maggior parte dei casi con la loro fame atavica e la loro malafede inquinano l’operato dei pochi centri antiviolenza seri e preparati.

Ma serve plasmare l’opinione pubblica per rendere accettabile la richiesta e l’attribuzione di più soldi e dunque… attacchiamoci ai dati ISTAT e spariamo che ci sono 4,5 milioni di donne stuprate in Italia. Balle. Quella è una stima campionaria, ovvero un calcolo probabilistico-statistico basato su appena 11 mila interviste, per altro smentito da altre indagini dell’Unione Europea. Come ogni stima, andrebbe presa con le molle e annunciata con un profluvio di verbi al condizionale, rendendola più precisa con l’incrocio con altri dati (ad esempio quelli sui processi archiviati…). Invece Antonio Galdo si vende il numero come se fosse reale per giustificare altro afflusso di risorse al cancro di sistema. Tutto falso, falsissimo o per lo meno falsificato. Un tentativo di indottrinare il lettore passandogli informazioni (e sensazioni) destituite di ogni fondamento, come le ipotesi campionarie in gran parte sono.

Come detto, io mi sono rotto i coglioni di queste cose (perdonate il francesismo). E appena letta quella fuffa ho fatto partire una lettera all’Ordine dei Giornalisti a cui Galdo è iscritto (Campania).

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L’ho già fatto per Serra, come detto, e non so se c’è stata qualche conseguenza. Non credo: la difesa corporativa è sempre in agguato. Ma in ogni caso non mollo e ora tocca a Galdo. Anche per lui e per chi ha pubblicato la fake new c’è una richiesta di sanzione. Se ci saranno riscontri, ne darò pubblica notizia qui.

Ora basta. No pasaràn.


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6 commenti

  1. Ah, sono andato su nonsprecare.it , è un sito schifosamente filofemminista, nonostante teoricamente si occupi di combattere la cultura dello spreco (e che ci azzecca la polemica sull’olio tunisino col femminismo, direte voi? Boh!)

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  2. Al di là delle cifre, quello che dà davvero fastidio (e che mostra l’entità dell’affare in gioco) è la richiesta esplicita di più soldi per quella che è, sotto ogni punto di vista, una mafia (l’altra è quella delle case famiglia).

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