Anche Save the Children ci mangia (e via un’altra segnalazione)

17434893_1276219282432337_8487544658884145592_o“Mi ci vorrebbe una redazione, a ‘sto punto”, rispondo all’amico che mi segnala questo articolo di Repubblica, a firma Alessandra Ziniti. Mi bastano infatti poche righe di lettura per capire che dovrò fare un lungo lavoro di ricerca e che, alla fine, dovrò far partire un’altra segnalazione a qualche Ordine dei Giornalisti, come già capitato. Infatti… Ma ricostruiamo il tutto dal principio. Save the Children, quella ONG che impesta la TV con fastidiosi spot strappalacrime buoni solo a suscitare sensi di colpa, paga ISTAT perché rimesti un po’ nei soliti dati stravecchi e straconosciuti elaborati tra il 2014 e il 2015 sulla violenza contro le donne. Sì, esatto, sempre quelli: le stime (cioè ipotesi non verificate e non verificabili) basate su campioni di intervistate che oscillano tra le 11 mila e le 21 mila donne, elaborando le quali salta fuori che le donne maltrattate nel nostro paese sono millemila di milioni di miliardi. Altre agenzie europee, facendo le stesse rilevazioni, dicono che siamo il paese in Europa dove le donne vengono meno maltrattate, ma vabbè.

Insomma che, con la sua commessa, Save the Children chiede a ISTAT di rimestare nella solita brodaglia ipotetica, aggiungendo ipotesi su ipotesi, stime su stime e così arrivare al super-ipotetico profilo della tipica madre italiana maltrattata. Leggere le note a questa sintesi di Save the Children, per chi mastica statistica, è come leggere un testo comico e tragico a un tempo. Ma a che serve tutto questo accavallarsi di stime, questo ipotizzare sull’ipotetico numero di bambini che hanno ipoteticamente assistito alle ipotetiche violenze contro quell’ipotetico alto numero di donne maltrattate, ovviamente perpetrate da uomini? Facile e ovvio: serve a giustificare, promuovere e fare pubblicità a un’iniziativa proprio di Save the Children, una simulazione per adulti dove si ricreano le condizioni di disagio di un bimbo quando papà picchia mamma. L’ennesima drammatizzazione spettacolare di un problema sovradimensionato proprio anche grazie a mere stime statistiche. Ma non solo: per non farsi mancare nulla, nel 2016 Save the Children ha pure aperto una casa rifugio in Piemonte. Un altro modo per raccattare  soldi pubblici, e la sua nuova iniziativa, così esibizionista e drammatica, gli garantirà pubblicità e l’afflusso di altri contributi privati di qualche fesso che ci casca.

stcVolendo fare le cose per bene, Save the Children pubblica un dossier dove si sintetizzano gli esiti della ribollita ISTAT e dove, come al solito, le ipotesi e le stime vengono fatte passare come dati reali. Come se l’ISTAT avesse contattato una ad una le millemila di miliardi di donne maltrattate e ne avesse registrato la testimonianza. Cosa che non è, ovviamente. Sul piano informativo è un abuso, una strumentalizzazione, una falsificazione. La solita, per indottrinare chi ci casca. Unico dato interessante è quello (pag. 9 del dossier) relativo alle condanne per maltrattamenti, al 90% a carico degli uomini e cresciute dal 2000 al 2016. Facendo dire ai numeri solo una parte di ciò che dicono, questo depone a favore delle tesi del dossier. Che non nota però come le condanne fossero più o meno stabili tra il 2000 e il 2006, in alcuni casi anche in calo (tra il 2001 e il 2002; tra il 2005 e il 2006 ad esempio) e siano schizzate in alto a partire dal 2006, impennandosi a partire da quell’anno. Che è successo nel 2006? Facile: è stata approvata la legge 54 sull’affido paritario e mantenimento diretto, la cui misapplicazione ha alzato la tensione nelle coppie in separazione, ma soprattutto ha indotto molte donne a “mettersi al sicuro” denunciando maltrattamenti inesistenti, per indurre i giudici a un finto affido condiviso e in realtà esclusivo a loro vantaggio. Ciò che andrebbe notato, ma non c’è nel dossier, è che gli uomini condannati nel 2016 non sono mille milioni di miliardi, ma 2.758. Praticamente niente sul complesso nazionale e meno di niente rispetto alle stime ISTAT. E bisognebbe ricordare, ma il dossier non lo fa, che quelle condanne arrivano da un totale di denunce il cui 90-95% viene archiviato o finisce in assoluzione, solitamente perché le false accuse vengono svelate. Ah ma, si dice, è perché la Magistratura è maschilista e poi tantissime donne non denunciano… seh seh…

Insomma siamo davanti alla solita comunicazione faziosa che si appoggia su una narrazione femminocentrica per promuovere ben altro, interessi e business di altro genere. Purtroppo la sintesi nell’area stampa di Save the Children non è firmata da nessuno, quindi su quello posso far partire solo una segnalazione generica. Parte invece per la prima che, nei media mainstream, mi è capitata a tiro a diffondere fake news: la giornalista di Repubblica Alessandra Ziniti. Cerco sul web per capire qual è il suo Ordine di appartenenza e… guarda guarda cosa trovo. Piccolo il mondo: Alessandra Ziniti è stata condannata qualche mese fa per abuso di ufficio nell’ambito di un concorso truccato risalente al 2011 per un posto di adetto stampa presso il Policlinico di Messina. La condanna verrà appellata, pare, ma intanto c’è.

Insomma per la Ziniti, per altro indagata nel 2008 anche per violazione del segreto d’ufficio (reato che facendo la giornalista… ci sta dai…), non sarà sconvolgente sapere che il suo Ordine, quello della Sicilia, ha ricevuto una segnalazione con richiesta di sanzione. Dunque procedo:

ziniti

Naturalmente renderò conto di eventuali riscontri. E intanto mi chiedo: la smetteranno mai i media di spacciare fuffa asservita a interessi altrui?

P.S.: segnalo sull’argomento anche il prezioso contributo degli amici di “A Voice for Men“.

P.P.S.: no pasaràn!


bannerpromominiwp

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.