Un contro-appello per il Sindaco di Genova

cieloaltoE’ apparsa nella città della Lanterna la pubblicità di una lacca per capelli. Una tizia con otto chilometri di gambe e una capigliatura che Tina Turner lévati guarda dal cartellone. La scritta in grande dice: “le donne hanno in testa una cosa sola”. Più sotto, in piccolo: “la lacca del parrucchiere”. Apriti cielo: femminaziste tutte mobilitate, la sorellanza ha mosso le armate, l’indignazione corre sul web. Un’avvocatessa, probabilmente annoiata, promuove segnalazioni al Garante e un appello al Sindaco di Genova Marco Bucci perché faccia rimuovere quel cartellone “sessista” e così si lavi l’onta di cui si è macchiata la città.

Già in passato il Sindaco se n’è catafottuto di questi appelli, lasciando al proprio posto per il tempo che era previsto un cartellone “pro-vita” i cui committenti avevano pagato regolarmente il proprio spazio e che esprimeva un’opinione libera, come garantito dalla Costituzione. Quel tipo di libertà che Rosa Nostra vorrebbe assolutamente censurare. C’è da sperare che anche stavolta Bucci tiri dritto senza dar peso alle stridule invocazioni e ai capelli strappati di queste snowflake al pesto. Anzi si potrebbe fare un “contro-appello”, in questo senso. Io lo farò subito, scrivendo all’email del Sindaco il seguente messaggio (e se volete associarvi, ben venga…):

A: segreteria.sindaco@comune.genova.it

Oggetto: Appello per la permanenza della pubblicità della lacca “Cielo Alto”

Messaggio: Egregio Sig. Sindaco Marco Bucci, sono venuto a conoscenza di una mobilitazione settaria e cieca, promossa in gran parte sul web e votata alla censura della libera espressione creativa, come già accaduto in passato a Genova, contro un cartellone pubblicitario apparso in città e relativo a una lacca per capelli della marca “Cielo Alto”. Ritengo che il cartellone non abbia alcunché di sessista: gioca con i concetti in modo lieve, scherzoso e vagamente provocatorio. Niente che non si possa accettare con una sana risata o un semplice sorriso noncurante. Niente che metta oggettivamente in discussione la narrazione complessiva sul genere femminile. Preciso che a mio avviso in ballo non c’è tanto la totale assenza di senso dell’umorismo di tignose attiviste di un movimento che pare sempre più somigliante alla Santa Inquisizione, anche per le ambizioni di potere che ha. Non sanno ridere né sorridere, degli altri e di se stesse: così sono e nulla può indurle a evolversi. In ballo in realtà c’è la libertà economica e di espressione, laddove si pretende, in base a criteri del tutto soggettivi, di poter determinare se un inserzionista può o meno esporre un cartellone pubblicitario, e se un creativo può o meno comporre una réclame senza alcun tipo di condizionamento che non sia derivante dalle vigenti leggi dello Stato. Per questo motivo auspico vivamente che voglia ignorare ogni appello che le pervenisse per la rimozione del cartellone pubblicitario, confermando Genova come una città di libertà, intelligenza e senso critico.

Cordialità.

Che poi… tutto ‘sto fastidio per un’allusione mal compresa. “Le donne in testa hanno una cosa sola”, e tutte le nazifemministe, sudicie nel pensiero più di coloro a cui si oppongono, che pensano all’poparuolo maschile. Sveglia, fanciulle: il cartellone intende un’altra cosa. I soldi.


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Un commento

  1. Poi segnali al Garante iniziative pubblicizzate dalla Moby Tirrenia in cui si fa pagare le donne la metà, e ti dicono che è una scelta di marketing su cui non possono mettere bocca…

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