Io, le femministe e le statistiche “non credibili”

Man-vs-WomanTalvolta (raramente) capita che qualche femminazista risponda alle mie provocazioni. Cerco di approfittarne subito per intavolare un confronto, un dialogo di qualche tipo. Inguaribile idealista, lo so… Però almeno ci provo. Nel giro di poco, di solito, mi vengono sbattute in faccia le solite note statistiche ISTAT secondo cui le donne maltrattate, stuprate, perseguitate, molestate e così via sono mille milioni di triliardi in Italia. Quando faccio notare che si tratta di stime tratte da indagini campionarie fatte al telefono (quindi pochissimo credibili) solitamente il risultato per la femminazista di turno è una sorta di nuova Stalingrado.

Qualcuna però, un pelo più attrezzata, talvolta resiste, e mi sbatte in faccia, trionfante, i dati (stavolta veri, contabili) delle condanne per stupro, persecuzione, maltrattamenti eccetera. Che sono comunque pochine, un paio di migliaia. Quando le rispondo che quella è la piccola punta di un iceberg gigantesco, ovvero che al di sotto c’è un 90-95% di querele e denunce archiviate o concluse in assoluzione, in gran parte dei casi basate su false accuse, a Stalingrado si somma Caporetto. La femminazista di turno mette il broncio, dice che le mie sono “statistiche non credibili” e mi liquida con qualche slogan o qualche hashtag, tipo #mansplaining o immondizia simile.

tribunaleStatistiche non credibili, dunque. In effetti in piccola parte ha ragione. Se chi è vittima di false accuse e ne esce pulito venisse messo dai giudici sempre in condizione di contro-querelare per calunnia; se molti uomini la smettessero di dire “non denuncerei mai la madre dei miei figli”, anche se quella madre ha magari appena tentato di far passare loro, i padri, per pedofili stupratori; se, meglio ancora, i giudici stessi procedessero sempre d’ufficio (o meglio si potesse condannare subito) per calunnia, procurato allarme e lite temeraria davanti a palesi accuse pretestuose o false, forse allora le statistiche tratte dai processi parlerebbero più chiaro, invece di dover andare per induzione, pescando la prova dalle notizie di cronaca.

Perché ci vuole del fegato per dire che le statistiche che cito non sono credibili, quando continuano ad accadere fatti come questo. A 78 anni messo ai domiciliari, cinque anni di calvario giudiziario per poi scoprire che… la terrificante violenza domestica denunciata dalla donna non poteva essere avvenuta, dato che aveva cambiato casa 24 ore dopo la separazione dall’uomo. Una roba che, in un sistema giudiziario serio, andava archiviata con una risata già dopo la prima lettura o, al massimo, dopo le prime indagini. Oppure, meglio ancora, per attivare un sistema disincentivante, si doveva procedere con una contro-denuncia d’ufficio per calunnia e procurato allarme. Anche perché le indagini costano alla comunità, sia in termini economici che sociali: la saturazione per false denunce impedisce alle procure di occuparsi di quelle (poche ma gravi) vere. In più si sarebbero rese credibili le statistiche che cito e a far emergere che le circa 2.000 condanne all’anno sono il topolino partorito da una montagna di almeno 40.000 denunce finite in nulla. E non perché la Magistratura è maschilista. Ma perché erano pura fuffa.


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Un commento

  1. Figurati che a me una femminista oppose gli incidenti domestici alle morti maschili sul lavoro come prova che anche le donne sono vittime dello sfruttamento patriarcale che le costringe in casa.

    Questo dopo aver derubricato le morti maschili sul lavoro come un accidente perlopiù dovuto ad incuria della stessa vittima.

    Tanto per dire che anime belle sono le femministe.

    Che poi in effetti le vittime femminili per incidenti mortali domestici sono così tante che a voler essere cinici si potrebbe dire che davvero la Casa uccide le donne (manco fosse un film horror) dieci volte tanto i femminicidi.

    Un luogo pericolosissimo.

    Per fortuna Eugenio Pelizzari fa un po’ di chiarezza sul fenomeno.

    http://archivio.maschiselvatici.it/pdf/incidenti_domestici.pdf

    Riguardo alle false accuse sappiamo già che saranno residuali quando le femministe avranno allargato a dismisura il concetto di violenza sessuale.

    In fondo se i numeri non si piegano alla narrazione femminista… vanno stuprati.

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