Donne, immigrati, infibulazione: le false favole dei media

hqdefaultUno dei tanti problemi che si incontrano quando ci si occupa di affermare una versione equilibrata della realtà, è la testa degli interlocutori, con ciò intendendo le persone qualunque, non chi è volutamente in malafede (politici, giornalisti, eccetera). Svuotata fin quasi dalla nascita di capacità ragionative attraverso strumenti come la TV o l’intrattenimento da quattro soldi, viene in genere poi riempita di concetti generici e semplicissimi, da usare come strumento per guardare e valutare tutto ciò che accade. Pillola rossa contro pillola blu, insomma, sempre lì siamo. E indubbiamente la tana del Bianconiglio la vogliono esplorare in pochi: quando li inviti a entrare, scappano rifugiandosi in quel poco, generalmente sbagliato, che sanno e che li tranquillizza.

La fonte primaria di questa loro ignoranza attiva sono i media, indubbiamente. Che hanno sempre lavorato a pieno regime in questo senso, ma ultimamente hanno davvero messo il turbo, complici anche personaggi politici estremamente mediatizzati. Ci sarebbe tanto da dire sulla polarizzazione delle opinioni e il degrado del confronto a mero insulto o dileggio che tutto ciò comporta, ma qui mi voglio concentrare su un altro elemento: l’incantesimo. Bisogna essere bravi per farlo. Bravi e sporchi dentro come la peggiore fogna di Calcutta. Servono questi requisiti per riuscire a dare dei fatti una versione totalmente diversa dalla realtà e farla entrare nelle zucche vuote della gente. Bisogna, per riuscirci, saper manipolare le emozioni di chi legge o ascolta. Passare dalla pancia prima di arrivare alla scatola cranica. Una pratica che è ormai sistema se e quando si parla di questioni femminili e/o di immigrazione (guarda caso i due grandi business sporchi del nostro paese). Se poi le due cose si coniugano… tombola! Ed è di questo che voglio parlare oggi.

oumohA partire da questo capolavoro di manipolazione giornalistica apparso su Repubblica. Giornale, com’è ben noto, schierato tendenzialmente a sinistra, prono al femminocentrismo imperante e filo-immigrazionista. L’autrice, Alessandra Ziniti (donna, ça va sans dire), ci racconta la triste storia di Oumoh, bimba di quattro anni proveniente dalla Costa d’Avorio. La mamma, Zanabou, trentenne, l’aveva portata in Nord Africa per condurla in Italia, verso una nuova vita. Lì l’aveva lasciata a un’altra donna, dicendo di dover tornare in patria a prendere dell’altro denaro. La bimba così è sbarcata sulle nostre coste da sola e la sua storia “ha commosso il web”, come si dice. Tanto che l’Italia si è mossa per ritrovare Zanabou, concedendo permessi speciali e quant’altro. Finalmente, il tutto sotto tanti riflettori e flash, le due, fine marzo scorso, si sono ricongiunte a Palermo. Una bella favola ma senza lieto fine, ahimé. Notizia di fine giugno: Zanabou è di nuovo sparita e il tribunale dei minori ha dichiarato Oumoh adottabile.

Asciugate la lacrimuccia che, già per come l’ho raccontata io, starà scendendo dai vostri occhi. E’ sicuramente una storia terribile e commovente, una tra le tantissime che si possono trovare nell’ambito del fenomeno migratorio in corso da anni. Ora, se volete davvero appassionarvi alla storia, quasi fosse una riedizione 2.0 di Edmondo De Amicis, per favore leggete tutto l’articolo di Repubblica. Piangerete di commozione e di rabbia e alla fine e cercherete subito un contatto per adottare la piccola Oumoh. Se poi guarderete il video che Repubblica allega all’articolo, ancora di più. Che meraviglia l’umanità di quegli operatori, siamo veramente un paese speciale, con un cuore grande così e poi…

71hbhomTt4L._SX425_Hm, aspetta un attimo però… tutto quel romanticume nella narrazione non è un po’ sospetto? Dove stanno i fatti? Stanno là sotto, nascosti sotto strati e strati di emozionalità e suggestione che è cortina fumogena. Voi DOVETE commuovervi, Voi DOVETE provare empatia. Voi NON DOVETE conoscere i fatti, e soprattutto NON DOVETE capire. Ma capire cosa? Provo a trattare la notizia a modo mio, senza fronzoli e per come palesemente è. Vediamo se non appare in tutt’altra luce.

  1. Zanabou, la madre, ha abbandonato la figlia una prima volta, affidandola a un’altra donna. Si trattava di una zavorra ingombrante per lei, bella e giovane centrafricana, con chissà quali grilli e ambizioni per la testa, e con molte prospettive davanti, una volta fuori dal suo paese.

  2. Per sfortuna della madre, sulla piccola Oumoh si sono concentrati i media nazionali (che sfiga!). Serviva una notizia emozionale, così hanno pizzicato Zanabou chissà dove e l’hanno portata a forza a ricongiungersi con la figlia, il tutto a reti unificate.

  3. Nel video Zanabou appare tutt’altro che contenta di ritrovarsi la zavorra di nuovo appresso. La piccola Oumoh non ne parliamo: non piange, non parla, non ride, non si muove, più che felice sembra paralizzata dal terrore. Sa solo il cielo cosa le ha fatto passare quella madre.

  4. La versione è del tutto costruita, e il suo perno è il passe-par-tout della minaccia dell’infibulazione. Pratica notoriamente voluta dalle donne, del tutto accettata e normale là dove viene praticata e considerata disumana solo con il nostro metro occidentale (o per strumentalizzazione mediatica). Oddio, lo so che state inorridendo per quello che ho scritto. Orrore orrore, che dice Stasi? Io non dico niente, riporto solo studi antropologici leggibili ovviamente solo se si sa l’inglese, e che da noi non vengono né tradotti né diffusi. Un deficit dovuto al fatto che l’infibulazione è parte della narrazione femminocentrica con cui le donne occidentali amano dipingersi come paladine di qualcosa, per riempire un’esistenza sennò vuota. Guardando il tutto da un’ottica non superficiale, si rendono solo ridicole, come al solito. Dunque prima di indignarvi per ciò che ho scritto consiglio di studiare l’inglese, e poi leggere almeno: questo articolo di antropologia, questo articolo medico-scientifico, e se proprio volete guardare bene la tana del Bianconiglio, leggetevi anche questo articolo sulle mutilazioni genitali maschili, ben più diffuse e orribili dell’infibulazione (ma trattandosi di peni o testicoli, roba da maschi, nessuno se le fila…). In conclusione: probabilmente l’infibulazione non c’entra nulla. La fuga dalla Costa d’Avorio ha di certo ben altre ragioni legate al desiderio di una madre degenere di farsi la propria vita liberandosi della figlia.

  5. La versione ha una seconda costruzione, dal lato mediatico, asservita a necessità comunicative (cioè di indottrinamento) puramente italiane. Tutti i protagonisti della vicenda sono donne. Dall’articolista alla poliziotta, dalla psicologa, alle assistenti che fanno carezze a più non posso, tutte ansiosamente a favore di telecamera. E’ una storia di donne per donne che vogliono poter trovare un significato per sé o un alibi al loro benessere dicendosi “umane” e “progressiste”. Il tutto però è costruito su una donna-madre che non vuole affatto essere né umana, né progressista e tanto meno madre. Stavolta si è scommesso sul cavallo sbagliato: Zanabou vuole farsi i fatti propri ed essere lasciata in pace, senza zavorre, cercando il modo di farsi la sua vita in Europa.

  6. Alla fine, infatti, Zanabou si ribella al ricongiungimento a cui l’hanno forzata i media e le istituzioni “femmine” italiane. Lascia passare due mesi, affinché la notizia si sgonfi, dopo di che abbandona per la seconda volta la figlia. E tanti saluti al romanticismo d’accatto.

  7. La prossima volta che sentiremo parlare di questa vicenda sarà (scommettiamo?) quando Oumoh sarà adottata. Cosa che avverrà a brevissimo. Serve un happy end a questo tipo di narrazione. Chi l’ha organizzata è rimasto con le pive nel sacco per la ribellione di uno dei protagonisti. A breve la piccola dunque troverà una famiglia, e questo è un vero sollievo. Ma sarà seguita a vista e tormentata dai media per un bel po’, i riflettori non le daranno pace, e molto probabilmente i nuovi genitori saranno una coppia di sinistra con lei già pronta a ricevere flash, domande dai giornalisti e a presenziare a qualche talk-show, mentre l’uomo, il neo-padre, resterà umilmente nell’ombra. Questo vogliono i media, specialmente Repubblica e i suoi inserzionisti, che su questa favola fasulla hanno innescato un bel flusso emozionale (ovvero tanti click…). E intanto sui social un esercito di pecore replica a pappagallo “restiamo umani”, condividendo e mettendo like.

CAPOEcco, questi sono i fatti raccontati per come effettivamente sono, senza furberie o strumentalizzazioni. Questo chi legge dovrebbe sapere. Per capire che le madri non sono tutte buone, anzi. Che l’immigrazione non è fatta di soli profughi, anzi. E che attorno a queste vicende gira una gigantesca organizzazione che trae profitti da diverse fonti. Ma soprattutto che queste falsificazioni sono automatiche e strutturali ormai se si parla di immigrazione e di diritti delle donne, che in questo caso abbiamo trovato addirittura coniugati.

Brutale e cinica la tana del Bianconiglio, eh? Tranquilli, dopo questo tour potete tornare a rimpinzarvi di emozioni, suggestioni, illusioni e ologrammi, e a pronunciare slogan pret-à-porter, gonfiando di essi i social network che usate solitamente. I suggeritori e gli incantatori abilissimi non mancano. Ma soprattutto non manca la voglia di tanti, troppi, di farsi incantare.


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15 commenti

  1. Avevo scritto un commento lunghissimo anche io ma il telefono mi ha tradito (non è così smart, in fin dei conti) per cui cercherò di sintetizzare.
    Vorrei sapere cosa ne pensa la gentile signora delle spose bambine, delle frustate in piazza in Pakistan o alle Maldive, Delle ragazzine stuprate e uccise in India, delle donne sfigurate dal vetriolo in Bangladesh e nessuna di loro divenuta parlamentare, e magari anche dell’ultima tendenza #childfree e della mutilazione fisica profonda che essa comporta, magari contrapponendola all’inverso tendenza di ingannare il partner sull’uso di anticoncezionali per poi costringerlo ad “assumersi la responsabilità”… scusate, sto divagando.
    Ora che ci penso, però, non vorrei provocare alla suddetta g.s. uno shock vagale…che dite? Sono credibile?😊

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    1. Se questo blog fosse DEMOCRATICO, SENZA CHE CHI DICE “BHè” CONTRO IL PADRONE DEL BLOG VENGA CENSURATO, Le risponderei, caro Alex, che sono CONTRARIA a tutte le religioni retrograde e disumane patriarcali, al primo posto, l’islam.
      quindi sono contraria a :
      – matrimoni combinati tra bambini o adolescenti (pratica che era in voga presso Rom e anche indù)
      – matrimoni tra bambina e uomo maturo\bambino e donna matura
      – veli islamici imposti a suon di botte e minacce
      – gettare acido in faccia per “chi dice no al matrimonio\chi non è vergine”
      – sventolare lenzuoli col sangue della vergine deflorata dopo che la suddetta è stata deflorata
      di modo che tutta la tribù veda che era vergine
      – ammazzare gli atei o “infedeli” o imprigionarli
      – frustare donne “adultere” o omosessuali se non ammazzarli

      Speriamo di non venir di nuovo censurata…

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  2. La circoncisione maschile toglie il piacere sessuale?
    Le risulta che ebrei e altre religioni che la praticano non provino piacere sessuale, non riescano ad eiaculare?
    Non è praticata per “togliere il godimento al maschio”. è praticata perché religioni retrograde di millenni fa credono che un dio tal dei tali ha ordinato di fare cosi’ per sancire “alleanze”. Si
    chiamano religioni patriarcali proprio perché sono ideate da uomini, portate avanti da loro come sacerdoti\imam\rabbini, e hanno pratiche brutali che non è più possibile accettare nel 2018. A meno
    che non si stia parlando di simpatizzanti misogini… che queste cose le vogliono eccome.

    La mutilazione del clitoride toglie il piacere sessuale, alla donna, si’ o no? Le risulta che una donna gode principalmente col clitoride, e che se viene mutilata difficilmente saprà cos’è un orgasmo, considerato il fatto che spesso le vagine vengono anche ricucite? Non sono neanche più vagine, non si riesce neanche ad urinare, il sangue mestruale ristagna dentro.
    Sono un’orrore ideato da una società tribale e superstiziosa di millenni fa che si è perpetrata fino ai giorni nostri perché decisamente isolata. Del resto quando i colonizzatori sono andati là o erano interessati alle risorse\ricchezze che potevano rubare o erano interessati a convertirli al cristianesimo. E solo per una circostanza fortunata dei tre monoteismi, il cristianesimo è un monoteismo che PROIBISCE
    le mutilazioni genitali. Al di là del fatto che è opprimente tanto quanto le altre due religioni. Comunque sia, i missionari cristiani cercarono di sradicare la pratica, non tanto perché interessati “al
    godimento della donna” ma perché tale pratica è vista come “non cristiana, non conforme ai dettami cristiani in merito al mantenimento del corpo” e soprattutto, pratica pagana, per onorare spiriti africani dai cristiani ritenuti demoni.

    Domanda: ha visionato le foto di vagine mutilate? Ci fa sapere che effetto le fanno?

    Certo che è fatta da donne, come pratica. Ma vede, Lei, che è falso, si dimentica di dire che “Gli uomini africani trovano belle le donne mutilate. Se le donne non si mutilano, non trovano marito.” Nella società africana, CHE NON è FEMMINISTA, una donna viene valutata solo come “animale per la riproduzione” (infatti esiste anche la poligamia) ed è il marito che se la deve mantenere.
    Una donna che non voglia mutilarsi del clitoride non troverà mai marito africano della sua stessa etnia.
    Sono gli uomini italiani che non richiedono questo abominio per trovare seducenti le donne. Per cui un’africana non mutilata ha più possibilità di trovare un compagno italiano, piuttosto che un
    africano. Questo perché l’uomo africano trova seducente un tipo di estetica diversa dalla nostra. Una donna non mutilata la trovano brutta e repellente. Solo per questo, per essere sposate in un contesto dove una donna NON PUò FARE ALTRO E NON PUò STARE DA SOLA, le donne si mutilano: serve a piacere ai maschi. Tra l’altro non nego neanche che quelle donne plagiate come sono, siano pure capaci di amare simili tiranni che “le trovano belle solo se mutilate e frigide come un pezzo di ghiaccio”. Del resto, gli uomini cinesi di secoli fa trovavano sexy i piedi deformati noti come “piedi di loto”, orribili mutilazioni che, spaccando le ossa dei piedi e fasciandoli, rendevano il piede femminile una poltiglia ispessita di ossa ricurve e carne purulenta, sempre fasciata in vezzose scarpine di 8 cm (e anche meno), che i maschi in questione trovavano sexy e assolutamente fondamentali come primo requisito richiesto, alla donna, per potersi sposare.
    Il secondo – ovviamente – era l’obbedienza totale all’uomo. Ma tanto quelle poverine mutilate ai piedi non riuscivano neanche a camminare. Dove potevano andare?

    eh si’, gira che ti rigira il concetto è sempre questo qui.
    Uomo capo, padrone della donna, principio primo di tutto.
    donna sottomessa, giudicata inferiore, spesso mutilata e al servizio delle voglie maschili.
    Laddove non intervenga il femminismo a far capire alle donne che questo ruolo nefasto si può cambiare in meglio.

    Già, perché se un maschio di una data cultura si eccita con un certo tipo di mutilazione, ci si deve mutilare esteticamente a seconda di come il maschio in questione la voglia per poter godere (solo lui, ovviamente)
    Il caso africano lo dimostra anche meglio del contesto cinese.
    Milioni di donne che non conosceranno mai il piacere, che troveranno sempre schifoso e ributtante e doloroso fare sesso. Un sesso che non è amore e non è condivisione di piacere e rispetto, ma sopruso e brutalità, stupro, lacerazione dolorosa (meglio ancora se sgorga tanto sangue, cosi’ siamo sicuri che ci stiamo deflorando una super-vergine), tutto per il piacere maschile e zero piacere femminile. Il tutto per appesantire la donna in questione di gravidanze su gravidanze.

    Tra l’altro, in Africa esistevano anche scarificazioni maschili (specialmente sull’epidermide), che servivano come “prove di coraggio” o entrata nell’età adultà (cerimonie di gruppo per la pubertà o per l’entrata nella vita degli adulti). Quelle però – che strano – sono già decadute. L’infibulazione no. ANZI.

    Un’ultima cosa: gentilmente può scrivere nero su bianco se Lei è favorevole o contrario a mutilare vagine (su bambine e adolescenti non consenzienti, africane o non africane) e se è favorevole o contrario al godimento sessuale della donna a prescindere da quello che esige un uomo?

    Ci faccia sapere, cosi’ apprezzeremo ancora meglio le sue analisi. Magari ora scopriremo che le vagine mutilate piacciono molto anche a Lei e non disdegna neanche i piedini di loto, sono sexy anche questi e assolutamente fondamentali per il godimento maschile. Sennò un povero uomo che debba fornicare con una cozza bruttona che ha… la vagina con clitoride e\o misura di piedi 38, ecco, non è detto che l’uomo in questione riesca ad avere il piacere dell’orgasmo, e quindi, “misandria!!! odio del maschio!!!”

    Buona giornata.

    p.s scontato dire che se l’Africa importasse il femminismo, le donne la pianterebbero di mutilarsi e di fare figli a 12 anni. Come in India hanno smesso (quasi) di bruciare le donne vedove senza marito. Ma poi non vorremmo che un qualche Davide Stasi africano scrivesse un blog facendoci sapere che Rosa Nostra opprime i maschi africani, privati del diritto di poter godere con vagine mutilate, belle
    cicatrizzate, asportate di ogni rilievo clitorideo, meglio ancora se cucite con filo spesso.
    Ecco, non vorremmo che il diritto di ogni donna a NON MUTILARSI fosse poi “una lesione dei diritti maschili” per i tanti Stasi, africani, cinesi, arabi, europei nel vasto mondo…

    Perché ci faccia sapere, nero su bianco, una donna che NON VOGLIA MUTILARSI ce l’ha questo diritto o sta “lesionando il diritto maschile all’eccitazione, al godimento”? Lo scriva chiaramente, cosi’ anche i maschi africani pro-infibulazione che lottano contro le perfide femministe che vogliono privarli di questo DIRITTO SACROSANTO, se vedranno che Lei è dalla loro parte, faranno un pensierino per comprare la sua magliettina. A cui verrà aggiunto: “Sono a favore del maciullare clitoridi e vagine. E non mi vergogno di dirlo”

    p.s 2 ovviamente può pensare anche di combattere per i maschi cinesi, che si sentono defraudati del loro diritto a succhiare “piedini di loto” (come mostrano molte miniature erotiche cinesi), insomma, potrebbe fare una manifestazione anche per loro, per ridare loro questo diritto che è stato loro tolto dal perfido ordine misandrico nazifemminista, che voleva vietare ai maschi cinesi di eccitarsi e di avere orgasmi.
    Faccia uscire le magliette anche per loro. Dovete stare tutti uniti, no? ecco, non dimentichi i maschi cinesi che impazziscono per i piedini mutilati… la grande dittatura misandrica ha tolto loro questo diritto! che ingiustizia, che calamità. Adesso devono fare sesso con donne che hanno i piedi grandi come degli zamponi di elefante. Non si riesce ad essere eccitati, con quei cosi ingombranti taglia 36. Fossi in Lei prenderei a cuore anche la loro causa. Non faccia il misandrico etnico… tuteli e combatta a favore anche dei maschi cinesi che hanno assoluta necessità di succhiare un piedino femminile deformato che arriva a 5 cm con le ossa che formano la deliziosa gobba tipica dei piedini di loto cinesi. e quella caviglia, cosi’ sottile e scheletrica, con la pelle cianotica… mhhh, che delizia da Casanova. Confido che Lei saprà prendere le difese anche dei maschi cinesi feticisti dei vezzosi piedini mutilati.

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    1. Gentile Simona, solitamente non pubblico commenti così lunghi, ma il suo mi ha sinceramente divertito, quindi farò un’eccezione. Per ulteriore misericordia rispetto alla sua mente confusa, proverò anche a rispondere alle molte domande e ai pochi argomenti interessanti che pone.

      Anzitutto, prima di elaborare una critica di ciò che altri scrive, occorrerebbe leggere tutto con attenzione. Se l’avesse fatto, avrebbe notato che ho messo alcuni link a studi scientifici che trattano l’argomento. Roba pubblicata non su “Donna moderna” o “Gioia”, ma su riviste scientifiche internazionalmente riconosciute. Sono in inglese, e capisco che non tutti sono in grado di leggerli e capirli, in ogni caso esiste Google translate, che è già una discreta risorsa.
      In una delle ricerche da me citate si parla proprio del godimento femminile post-infibulazione, e si smentisce che la donna perda potenzialità di godimento. Tecnicamente, non viene rimosso il clitoride, cosa impossibile visto che trattasi di un organo che ha una ramificazione profondissima (per rimuoverlo davvero bisognerebbe squartare la donna). In realtà viene rimosso, nelle infibulazioni di terzo grado (classificazione dell’OMS), che sono le più rare, la pelle attorno al clitoride, che così rimane scoperto. Esattamente come capita al glande dopo la circoncisione. In entrambi i casi, le due parti, perdendo la protezione cutanea, perdono anche un po’ di sensibilità, ma non in modo radicale. E’ uno dei motivi per cui si dice che gli uomini circoncisi “durano di più”. Gli altri due tipi di infibulazione, è bene precisarlo, non hanno nulla a che fare con il clitoride, prevedendo l’asportazione delle grandi o piccole labbra della vagina. Già solo questo smentisce tre quarti del suo commento, in gran parte basato proprio sul concetto di privazione del piacere sessuale, argomento che, come a tutte le femministe militanti, a lei sembra interessare in modo particolare. Al di là delle ricerche medico-scientifiche, è ben noto, e le assicuro che l’ho sperimentato in lunghi anni di molta pratica, è falso che le donne provino piacere solo o essenzialmente dal clitoride. Anzi quello è, se si vuole, un piacere accessorio. La sua innervatura è talmente ampia e ramificata, che molte arrivano a provare fastidio alla sua stimolazione, preferendo i circa 101 modi alternativi di raggiungere il piacere. Anzitutto quello vaginale connesso alla penetrazione. La natura, forse per compensare il caratteraccio e l’inaffidabilità morale, ha dotato la donna di una molteplicità di sensori sessuali: gli orgasmi femminili possono arrivare da diverse aree erogene, cambiano di intensità e durata, e hanno una natura graduale ascendente, a differenza dell’orgasmo maschile, che è esplosivo e ha una variabilità dell’intensità pari al 2-3%. In altre parole, le donne hanno la fortura di godere molto, in diversi modi, per tempi prolungatissimi, a partire da diverse fonti. Naturalmente parlo di donne libere di testa, cuore e corpo, capaci di vivere pienamente e serenamente la propria sessualità e il proprio stesso corpo. Donne non femministe, per intenderci. Anche su questa descrizione delle due sessualità, oltre alla mia esperienza personale, seppur ampia, posso indicarle alcuni contributi scientifici descrittivi che mostrano come del tutto fondata la mia sintesi e una gigantesca stupidaggine la sua opinione.
      In ogni caso, tre quarti del suo contributo risulta del tutto infondato proprio perché basato, mi permetta, su una profonda ignoranza dell’anatomia e della sessualità femminile e maschile, oltre che delle tipologie di infibulazione e della loro rispettiva diffusione. Parole, le sue, Simona, dettate da furore ideologico e da informazioni meno che superficiali.

      Ho visto le foto di vagine e peni mutilati. Sono orribili, senza dubbio. E credo che gran parte della “bruttezza” derivi dalla scarsa perizia chirurgica di chi ha operato l’escissione o l’incisione. In piccola parte deriva anche dalla nostra personale e occidentale concezione del “bello”. Talune tribù australi, come dico nell’articolo, aprono letteralmente in due il pene dell’uomo (senza anestesia, naturalmente), come si fa con le salsicce per farle arrostire meglio sulla piastra. Questo perché le donne della tribù così lo trovano assolutamente irresistibile e molto più efficace per il loro godimento, dato che con questa procedura raddoppia la propria dimensione.
      Badi bene, però: non sto banalmente sostenendo che “de gustibus…”. Il discorso è molto più profondo, e attiene ad aspetti antropologici, culturali e sociologici, di cui lei, concentrata com’è sul fenomeno singolo, misurato con i suoi parametri da opulenza patinata e occidentale, non è purtroppo consapevole.
      Chiedermi se sono favorevole o contrario all’infibulazione è tendenzioso. Io sono contrario, in termini generali, al dolore procurato da alcuni esseri umani ad altri esseri umani (escluso che non si tratti di procedure mediche e curative, sennò poveri dentisti…). Se mi fermo a questo principio generale, è ovvio che sono contrario all’infibulazione, alla circoncisione, eccetera. Purtroppo però non sono superficiale di natura, e allora leggo, mi documento. E capisco che si tratta di pratiche che fanno parte del bagaglio antropologico, culturale e sociale di chi le mette in atto. Possiamo giudicarle barbare, ma dobbiamo essere consapevoli che è un giudizio basato su nostri personalissimi parametri. Dobbiamo sapere che, a parti invertite, loro trovano orribile che noi non si operi come loro. E’ la differenza che sta tra assoluto (il suo approccio ideologico, che sfocia vagamente nel colonialista: “noi siamo più civili di loro”) e il relativo (“tutto va contestualizzato”).
      In questo senso, quando si dice che sono le donne a volere l’infibulazione, significa che loro stesse hanno interiorizzato la necessità di quella pratica per motivi tribali e di inclusione sociale. Può essere che lo facciano anche perché l’uomo vuole la donna così, ma chi ha studiato la materia conviene che anzitutto lo facciano per non venire escluse dalla comunità femminile di riferimento. Ricorda, nel recente passato in Italia c’erano famiglie non credenti che avrebbero evitato volentieri di far comunicare o cresimare i figli o le figlie. Ma poi lo si faceva lo stesso, “perché sennò nonna ci resta male…”. E’ lo stesso tipo di pressione comunitaria, e lo stesso tipo di violenza. Il fatto che non si tratti di qualcosa di “fisico” non rende il fatto meno grave, ma capisco che il cattivo rapporto che voi femministe avete con il corpo vi porta ad accentrare l’attenzione su quello (è curiosamente ossessivo il suo richiamo ai piedini cinesi… fosse feticista lei per prima?).
      Senza volermi lanciare in una lezione di antropologia, che in un commento a un blog mi pare un po’ troppo, ogni società (o civiltà) ha i suoi totem, è sottoposta a una serie di pressioni provenienti dalla tradizione, che via via si esauriscono in modo naturale o indotte da mobilitazioni interne, oppure resistono nel tempo. L’infibulazione altro non è che una forma “cheap” della nostra cintura di castità medievale (per altro, non è vero che con l’infibulazione viene otturato il meato uretrale, non avrebbe senso, e le vagine cucite vengono riaperte durante il ciclo mestruale, legga, si informi prima di parlare). Poi, nel nostro approccio eternamente colonialista e superiore, riteniamo di essere evoluti, e loro arretrati, perché le cinture di castità da noi non esistono più. Ma intanto nella nostra evoluzione abbiamo iniziato ad avvelenare noi stessi e il mondo e ad adorare il Dio-denaro, mentre quei popoli vivono (o cercano di vivere) in armonia con la natura. Di nuovo: non sto dicendo che tutto è relativo. Sto dicendo che i fenomeni vanno studiati nella loro individualità, nel loro rapporto con ciò che gli sta intorno, nella loro evoluzione, ovvero in modo scientifico, che esclude il giudizio. Al massimo il nostro compito è far presente a quelle civiltà così diverse, che la pratica dell’infibulazione sottopone la persona a grossi rischi per la salute. E’ ciò che ha fatto la giornalista che cito nel mio articolo, impressionata dal felice stoicismo di una giovane africana che si sottopone, con orgoglio e fierezza, di fronte al gineceo della tribù, alla pratica dell’escissione delle grandi e piccole labbra. Le offre un antidolorifico, che lei rifiuta sdegnosamente, per poter andare a ballare insieme alle sue consorelle, sotto gli occhi ammirati di tutta la componente maschile della tribù. Una realtà dove i paradigmi nostri non trovano applicazione. Cercare di leggere il tutto con gli occhiali del femminismo/maschilismo significa non aver capito nulla o non avere cervello (deficit comune nelle femministe). Dire, come fa lei, che bisognerebbe esportare il femminismo in Africa, mi fa orrore. Già li abbiamo devastati a sufficienza, non trova? O ritiene la sua ideologia così superiore rispetto a cotali “selvaggi” da volerli inquinare ulteriormente? Suvvia, sia seria e rigorosa, se riesce. I fenomeni socio-antropologici vanno osservati nel modo più acritico e scientifico possibile. Civiltà con tempi di evoluzione più lente di altre (che magari hanno contribuito a peggiorare quella lentezza) vanno osservate e, al massimo, consigliate. Altre ingerenze portano a sfaceli, come capitato in Afghanistan, dove l’ansia occidentale di togliere il burqa alle donne ha portato, sulla scia di una guerra inutile, a una condizione, quella attuale, ancora peggiore, fatta di degrado, corruzione e insicurezza. I processi socio-culturali non si forzano. Tanto meno con ideologie distorcenti come il femminismo.
      Mi chiede poi se riconosco a una donna che non voglia sottoporsi alla pratica dell’infibulazione il diritto di sottrarvisi. Naturalmente sì. E credo che nessuno, nemmeno nel suo contesto tribale di provenienza, glielo neghi, di fatto. Il punto è un altro: le deviazioni dai parametri e requisiti caratterizzanti il contesto socio-culturale di provenienza vanno messe in atto con piena consapevolezza. Sottrarsi a una prassi consolidata con cui entrare formalmente nella dignità di una comunità, significa chiamarsene fuori. Lo si può fare, basta sapere a cosa si va incontro e, naturalmente, assumersene piena responsabilità. Responsabilità… quella cosa che alle femministe d’oggi fa tremendamente orrore…
      E’ così da loro, ed è così anche da noi. In passato ho lavorato in un ufficio dove il capo (una donna), per sua impostazione personale, incentivava i dipendenti ad andare al lavoro in giacca e cravatta, in qualunque stagione o condizione. Non era un obbligo, ma un invito. Ai tempi trovavo orribile adeguarsi a un’uniforme, dunque scelsi di non ottemperare, presentandomi sempre ordinato, ma in jeans, camicia botton-down, talvolta addirittura maglietta (d’estate). Lo feci consapevolmente, sapendo che non avrei incontrato il favore del management. Auspicavo che, più della copertina, alla fine “la capa” avrebbe valutato la mia produttività, il mio cervello. Così non fu: mi mobbizzò regolarmente fino a spingermi ad andarmene. L’ultimo giorno mi disse chiaramente che causa del mio allontanamento era stato proprio il mio inaccettabile dress-code. Era un buon lavoro, e lo misi a rischio con piena consapevolezza che avrei potuto pagare un prezzo alto per la mia libertà di non stare tutto il giorno strozzato dalla cravatta. Alla fine, me ne assunsi le responsabilità: me l’ero voluta, e palesemente quello non era un contesto lavorativo giusto per me.
      Tutto si può fare, ogni diritto si può esercitare, purché chi lo esercita ottemperi anche ai DOVERI che vi sono connessi, primo fra tutti quello di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Un concetto che per voi femministe corrisponde allo stupro, lo so, ma prima o poi lo capirete.
      Dunque, per risponderle: pieno diritto alla donna di sfuggire all’infibulazione, e all’uomo di sfuggire alla circoncisione o allo squartamento del pene salsiccia-style. Purché sappiano a cosa vanno incontro e si assumano le relative e doverose responsabilità. Tra le loro possibilità, tra l’altro, c’è anche quella di una lotta individuale, che può diventare organizzata, affinché le conseguenze di scelte devianti non dannose per la comunità acquisiscano un’accettazione tale da rendere le conseguenze della deviazione stessa non escludenti o discriminatorie. Chiaro, per fare ciò servono coraggio, determinazione e in alcuni casi eroismo, ma è anche così che le società evolvono.
      Tengo per ultima la risposta a una delle tue tante domande, ovvero se sono favorevole al godimento femminile. No, non ne sono semplicemente favorevole, lo ritengo proprio oggetto di venerazione. Come tale mi sono sempre approcciato ad esso, consapevole della sua meravigliosa complessità e bellezza e, in questo caso sì, superiorità fisiologica rispetto al godimento maschile. Ritengo anzi che se le donne imparassero a liberarsi delle sovrastrutture che mentalmente impediscono loro di vivere il proprio corpo e il proprio erotismo nella loro pienezza, e se dall’altro lato il maschile capisse che, superate le mere necessità riproduttive, l’aspetto sublime del coito sta in gran parte proprio nella multiformità del piacere femminile, e dunque ad esso si asservisse, saremmo tutti più appagati, calmi, risolti e soddisfatti. Dunque in pace.
      Detto questo, la invito gentilmente a fare uno sforzo su se stessa per leggere con maggiore attenzione ciò che le persone scrivono, specie se ritiene di non essere d’accordo con loro. La invito a informarsi da fonti diverse, specie scientifiche ed estere. La invito a smussare, quando non direttamente abbandonare, lo schema fisso di un’ideologia sbagliata nei concetti di base, e sbagliata già di per sé in quanto ideologia. Quanto meno per la semplice ragione che NESSUNA ideologia, dacché esiste l’essere umano sulla terra, è mai riuscita a dare una lettura soddisfacente della realtà, alla cui complessità è sempre stata destinata a soccombere.
      Saluti.

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      1. Allibita.
        Sorvolando sulla BARZELLETTA di un uomo che venga a spiegare ad una donna cos’è il godimento femminile clitorideo o vaginale (Lei ha un clitoride, signor Stasi? se si’, ce lo mostra?), e in base a che tipo di stimolazione una donna dovrebbe godere di più, secondo il sessuologo ginecologo con clitoride incorporato dottor Stasi (uno che per parlare di godimenti femminili li ha senz’altro provati su se stesso, sul suo clitoride incorporato non so bene dove e la sua vagina ubicata non so dove, che le permette di parlare di godimenti femminili) sorvolando su questa barzelletta, la parte veramente schifosa è quando Lei giustifica LA MUTILAZIONE DEI GENITALI su bambine, BAMBINE, RAGAZZINE MINORENNI, non donne adulte che potrebbero volerlo!
        Veramente è incommentabile. Sono donne\bambine\ragazzine prepuri a cui viene MACIULLATO VIA il clitoride. che si trovano rovinate a vita nella capacità di godere, ma anche di partorire, oltre che infezioni varie. e per Lei sarebbe come “indossare un paio di scarpe alla moda, è una consuetudine”. Donne private per sempre di una parte di se stesse giudicata INUTILE perché fonte di piacere femminile.
        E lo sanno gli stessi africani, per questa la mutilano. Perché devono “rendere frigidi, e quindi caste” le donne. alla base c’è la convinzione che una donna che goda “sia infedele al marito”. sono società che valutano solo l’imene e la castità, ottenuta con mutilazioni SU BAMBINE E ADOLESCENTI NEANCHE SVILUPPATE che non danno neanche il loro consenso! come fa una bambina di sette anni a dare il suo consenso, eh?!
        Non dico altro. La saluto qui. Mi fa venire il voltastomaco uno come Lei che sta facendo APOLOGIA alle mutilazioni perché “eh ma è il contesto culturale” SU MUTILAZIONI CHE VENGONO FATTE SU PERSONE NON CONSENZIENTI. Peraltro non ha minimamente commentato, se non brevissimamente, quanto è palesemente ovvio, ovverossia che tali mutilazioni vengono fatte per soddisfare “il diritto del maschio africano di vedere ciò che gli piace”,cioè una vagina maciullata, perché il termine è questo qui, e una donna che non proverà alcun orgasmo, ma solo fastidio, dolore, bruciore continuo. Non riescono neanche ad urinare le donene infibulate! la pipi’ scende “goccia a goccia”. difatti sono considerate “prostitute” le donne che urinano “a fiotto”. Si legga Ayaan Hirsi Ali, che è stata maciullata alla vagina, da bambina, in Senegal! e ne parla a fondo.
        Glielo faceva notare anche un suo commentatore, con più etica di Lei, che su minorenni VANNO VIETATE. PUNTO. Se qualcuno a 18 anni, a 20, a 30 vorrà maciullarsi le parti intime, sarà libero di farlo.
        su BAMBINE\RAGAZZINE NO. e guardi che la stessa cosa vale anche per bambini maschi figli di islamici ed ebrei. Anche la circoncisione va proibita.
        Guardi, la finisco qui. La trovo aberrante. E siccome c’è un diritto che si chiama “rispetto di se stesse” mi auto-rispetto levandomi da questo blog, misogino, che giustifica macellazioni di clitoridi o crede che “ma tanto la donna ha la vagina, basta che entri comunque il pene, per godere, tanto il clitoride non serve”.
        perché tanto a importare è sempre e solo questo, ovverossia che il pene entri. Se poi il resto della vagina è mutilato, bruciato, scarificato o chissà che altra abominazione si metta in pratica, va bene lo stesso.
        Basterebbe linkare in giro questo Suo commento di risposta per farLe fare la figura che merita. E comunque spero davvero che le donne le stiano a largo. Io non mi fiderei ad uscire con uno come Lei.
        Ma a questo punto ha fatto proprio bene a rispondere, cosi’ la sua risposta pubblica la valuteranno tutte le persone.
        Del resto spulciando qui e li’, in altri articoli, Lei “contestualizza” anche gli omicidi e gli assassini, niente di strano che Lei contestualizza anche smembramenti di corpi femminili.
        p.s tra l’altro col suo metro di giudizio della contestualizzazione, giustifichiamo pure i genocidi razziali perché “eh, ma era il contesto. vanno capiti, non possiamo giustificare col nostro metro di giudizio”.

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        1. Gentile Simona mia, capisco che sia stata inviata qui con una missione precisa, e io le lascio spazio, ci mancherebbe. I diversi livelli concettuali e di competenze tra le nostre due posizioni sono palesi, e chi leggerà saprà farsi un’idea.
          Ciò che invece non le permetto è di attribuirmi concetti che non ho mai espresso, né di riportare altrove la mia risposta, se non nella sua completezza, senza estrapolare nulla.
          Confido nella sua correttezza. Sebbene, essendo mandata su commissione da qualche kapò in rosa, so che confido inutilmente.
          Mi stia bene.

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          1. veramente chi censura e si comporta come un kapò è Lei. dov’è l’altro mio commento inerente al video?
            e visto che il suo commentatore Alex si è rivolto a me, abbia la decenza di pubblicare la mia risposta data all’utente.

            quanto al farLe la giusta pubblicità, stia tranquillo, io metterò i link dei suoi articoli. così chi li apre viene a leggerLa nella Sua interezza. Troppo comodo scrivere certe cose pensando di essere letto solo da quattro gatti maschilisti che tifano per Lei e le danno ragione qualsiasi cosa scriva. Per esempio si potrebbe linkare questo suo articolo a qualche associazione che si batte contro le mutilazioni genitali. Così, tanto per far sapere in giro che il movimento mascolinista MRA e company, cui Lei appartiene, no?, sulle mutilazioni femminili la pensa così e cosà. L’ha scritto Lei, che “mutilare un clitoride non danneggia il piacere femminile, tanto si può sempre infilare il pene in vagina e godere con quello”, no?

            “preferendo i circa 101 modi alternativi di raggiungere il piacere. Anzitutto quello vaginale connesso alla penetrazione”

            Parole sue, no?

            “è falso che le donne provino piacere solo o essenzialmente dal clitoride. Anzi quello è, se si vuole, un piacere accessorio”.

            eh sì, cosa vuoi che sia. Mutila via un clitoride, tanto “abbiamo tante altre zone erogene”…

            Abbiamo capito ad esempio che per Lei mutilare bambine in Africa, in fin dei conti va bene, perché “va contestualizzato, e non roviniamoli importando il femminismo!”, suppongo che sarà anche favorevole ai matrimoni di bambine, no? poligamia? Cultura africana anche quella.
            anche il cannibalismo no, contestualizziamo anche questo. Accettiamo anche questo, ci mancherebbe! no? ammazzare gemelli perché considerati “demoniaci”? ma sì certo, pure questa pratica qui, va compresa, chi la giudica è uno sporco femminista!

            “E credo che nessuno, nemmeno nel suo contesto tribale di provenienza, glielo neghi”, come dice Lei, quando la pratica è fatta anche su bimbe di 2 anni TENUTE FERME DA GENTE CHE APRE LORO LE GAMBE. Davvero consenzienti, non c’è che dire. Ha pensato bene di non riportare il mio altro commento sul video, eh? che strano… gli stessi video che però su siti che parlano di mutilazioni genitali vengono messi eccome. Lei è restio a pubblicarli…

            Ci dica un po’, parlando di Italia, che ne pensa? Due africani, marito e moglie, hanno il diritto di mutilare la loro bambina\figlia minorenne, qui, su suolo italiano?
            Le femministe e attivisti per i diritti umani hanno il diritto di chiedere che qui in Europa questo abominio che è una MUTILAZIONE DEL CORPO FEMMINILE sia perseguito per Legge oppure no, bisogna riconoscerlo come diritto culturale per la tutela della cultura africana tradizionale? perché chi osa dire a chiare lettere che è una violenza mostruosa, inaccettabile, una violenza contro il corpo di bambine e ragazzine, è una “dannata femminista che vuole guastare i diritti maschili”?

            Poniamo il caso che domani una coppia di africani sia scoperta ad aver mutilato la loro bambina di due anni. come succede spesso anche in Francia – si legga la vicenda di Bobo Traoré, bimba di tre anni, morta dissanguata perché i genitori le hanno tagliato via il clitoride nel salotto di casa – ebbene, Lei come commenterebbe la vicenda? Chiederebbe giustizia per la piccina mutilata e rovinata a vita? o si lamenterebbe delle perfide nazifemministe di Rosa Nostra che si lamentano delle mutilazioni genitali? sarebbe dalla parte dei due genitori, che hanno mutilato la piccina per il suo bene, perché “sennò a 12 anni non trovava marito africano, chi se la sarebbe sposata una ragazzina non escissa? con quel brutto pezzo di pelle a penzoloni che rende la vagina così brutta! e poi lo sappiamo tutti, le donne non escisse sono prostitute! non caste, non pure, non fedeli al marito!” o condannerebbe la vicenda, chiamandola come va chiamata, cioè REATO DI VIOLENZA SU UNA BAMBINA? al pari del mutilare un braccio, una gamba, una testa?

            perché questo suo passaggio sembrerebbe farci capire che codeste pratiche africane sono “in armonia con la Natura”, non come noi:

            “Poi, nel nostro approccio eternamente colonialista e superiore, riteniamo di essere evoluti, e loro arretrati, perché le cinture di castità da noi non esistono più. Ma intanto nella nostra evoluzione abbiamo iniziato ad avvelenare noi stessi e il mondo e ad adorare il Dio-denaro, mentre quei popoli vivono (o cercano di vivere) in armonia con la natura.”

            eh sì, è colonialista chiedere che un corpo femminile venga rispettato e non venga mutilato.

            Ci faccia sapere. Poi non la disturberò più. E no, non sono mandata da nessuno.
            Mi tengo informata sui movimenti nazifascisti e MRA, leggendo i loro siti. Penso che Lei sappia che questo tipo di personaggi sono suoi lettori, vero? Suvvia, non faccia finta di non saperlo… Non sia timido. Sono soprattutto loro a parlare di Lei e a sostenerla.

            p.s “O ritiene la sua ideologia così superiore rispetto a cotali “selvaggi” da volerli inquinare ulteriormente?”
            sì, ritengo la mia ideologia, che in sintesi dice “ciascuna donna è un individuo, non a servizio di un uomo, non dipendente da un uomo, non definibile secondo i diktat ideati da un uomo, con una propria personalità e dignità a prescindere che stia in rapporto con un uomo e con la cultura maschile” superiore a ideologie che ci fanno sapere che ad una femmina puoi maciullare il clitoride, usare ago e filo o spine per cucirle la vagina e che la puoi sposare a nove anni.
            Sì, ritengo la mia ideologia decisamente superiore. Mi perdoni la strafottenza del salutarLa così.

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            1. Gentile Simona, non so a quale commento o video faccia riferimento. Ne ricevo molti, potrebbe essermi sfuggito o non essere arrivato proprio, sia gentile e me lo rimandi, se non è insultante, volgare o inutilmente polemico lo pubblicherò. In teoria tutti i suoi commenti sono inutilmente polemici, perché mi mettono in bocca dichiarazioni che non ho fatto e idee che non sostengo, ma ci sta. Il suo intelletto e il suo schieramento ideologico palesemente non le permette di comprendere punti di vista troppo complessi.
              Per questo motivo non perdo tempo a risponderle più. Se vuole, organizzi un incontro pubblico invitando chi vuole come mie controparti. Scrivere interi trattati su internet, nei commenti a un blog, è perfettamente inutile. Dibattere in pubblico, sperando in una condotta corretta delle parti, è invece più utile. Organizzi qualcosa e io ci sono.
              Unica risposta che le do è quella sul MRA. Molti dicono che io ne “faccia parte”, non so perché. Pochi digeriscono il fatto che io appartenga solo a me stesso e alla mia coscienza. Fanno fatica perché così non mi possono “incasellare”, ma così è. Io non faccio parte di nessun gruppo né associazione. Sono un cavaliere solitario o, se vuole, un cane sciolto. E mi sta benissimo così almeno finché il fronte maschile non si coagulerà in un movimento unico smettendo di frazionarsi.
              Che ci siano uomini legati ai MRA che mi leggono… bene, mi fa piacere. I miei lettori sono di vario tipo, moltissimi sono donne, alcune anche femministe estremiste come lei, che cercano agganci per attaccarmi. Sono tutti benvenuti, se l’intenzione è quella di intavolare un confronto civile.
              Chi è qui per trollare si prende un calcio in culo istantaneo perché a casa mia si fa come dico io, e i disturbatori non sono ammessi.
              Saluti.

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  3. Parlare male della circoncisioneeeeee? Non sarai mica un nazista antisssemita?

    In effetti questa scusa, propagata dai think tank pol. corr., funziona sempre.

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  4. @@
    La versione ha una seconda costruzione, dal lato mediatico, asservita a necessità comunicative (cioè di indottrinamento) puramente italiane.
    @@

    No, Davide, non sono “puramente italiane”, proprio per niente.
    Noto che insisti spesso su questo tasto… ma non è come la racconti tu.
    Altrove è lo stesso.

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  5. non metto in dubbio la tua ricostruzione dei fatti (ma non credo affatto che il futuro padre adottivo starà nell’ombra a meno che non ci voglia stare di sua iniziativa), mi concentro sull’infibulazione: vedi io probabilmente sarò un bieco colonialista ma con tutto i rispetto per l’antropologia chi sottopone a mutilazioni genitali non necessarie dal punto di vista medico, i propri figli neonati maschi o femmine che siano, ecco un genitore così nel mio mondo ideale dovrebbe essere sanzionato penalmente come vanno sanzionati i testimoni di geova che non vogliono fare le trasfusioni di sangue ai figli.se poi un individuo adulto è talmente cretino da volersi mutilare le parti intime o rifiutare le trasfusioni di sangue per me può farlo ma a se stesso/a non ai bambini

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    1. @@
      , ecco un genitore così nel mio mondo ideale dovrebbe essere sanzionato penalmente come vanno sanzionati i testimoni di geova che non vogliono fare le trasfusioni di sangue ai figli.
      @@
      Concordo ed aggiungo che una madre (o un padre) così, andrebbe gonfiata come una zampogna.

      Mi piace

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