Cassazione e assegno divorzile: la giustizia incerta

id356277_1Le Sezioni Civili Unite della Corte di Cassazione hanno depositato una sentenza (n.18287) che intende fare chiarezza sull’assegno divorzile e la nota questione del “tenore di vita”. Ovvero del principale parametro di riferimento utilizzato per molto tempo dai giudici allo scopo di stabilire quanto un coniuge dovesse all’altro in termini economici dopo lo scioglimento del vincolo matrimoniale. Un parametro che ha giustificato e causato un monte di matrimoni “di interesse” e lo stesso stereotipo della donna che deve sistemarsi bene. In modo che se poi la sistemazione non è di suo gradimento, possa comunque andarsene per i fatti propri in estrema tranquillità, tanto il fesso dovrà pagare e garantirle lo stesso tenore di vita.

Questo valeva per i comuni mortali così come per le persone molto ricche o ricche sfondate, le più esposte a quel tradizionale approccio femminile parassitario. Ed è proprio dal fronte dei Paperoni che è arrivato il cambiamento. Prima l’ex ministro Vittorio Grilli, poi Silvio Berlusconi, hanno di recente portato all’attenzione pubblica quella che di fatto è una rivoluzione: sciolto il vincolo matrimoniale, non c’è nessuna giustificazione al mantenimento del tenore di vita. Giusto contribuire in termini perequativi, se la ex o l’ex non guadagnano abbastanza per una vita dignitosa, ma da lì a mantenerne la bella vita ce ne passa.

urlo-webNaturalmente il cambiamento ha fatto infuriare quel fronte femminile, sparuto ma rumorosissimo, che dice “diritti” ma pensa “privilegi”, ed è partita una lunga battaglia fatta di pressioni e piagnistei, tramite le loro marionette in politica o nei media, affinché la nuova linea della magistratura venisse cancellata e si ritornasse (non si sa bene in base a quale logica) al tanto sospirato parametro del tenore di vita. Tanto hanno fatto e tanto hanno detto che la questione è diventata un “conflitto di giurisprudenza”, con ciò richiedendo un intervento dirimente appunto della Corte di Cassazione.

Stando al comunicato stampa diramato, la sentenza appare molto “politica” e la soluzione trovata cerca di apparire salomonica. L’assegno, si dice, deve avere natura assistenziale, compensativa e perequativa. E fin qui, tutto bene. Al di là dei pleonasmi, siamo sempre al fatto che l’ex partner deve poter condurre una vita dignitosa. Il criterio con cui stabilire la somma, continua il comunicato, deve essere composito, cioè tener conto dei guadagni e del patrimonio di entrambi, delle potenzialità reddituali future, della durata del matrimonio e, qui la chiave di volta, del “contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale”.

equita-sociale-250x299Una formula che sembra dire: più hai contribuito al benessere comune (e anche tuo individuale) quando si era sposati, più meriti di ricevere un assegno divorzile sostanzioso. Una specie di remunerazione dell’impegno profuso nel progetto comune, anche se ormai fallito, in un’ottica costituzionale di pari dignità e solidarietà. Nonostante la “copertura” costituzionale, è sicuramente un concetto (e un criterio) che puzza di vitalizio, e che sembra non tenere conto alcuno delle condizioni che hanno condotto alla decisione di divorziare, spesso talmente d’urto da far decadere in modo naturale il principio di solidarietà. Ciò che conta, a mio avviso, è che di fatto non è un ritorno o un ripristino né formale né sostanziale del criterio del tenore di vita. Ma è questa una buona notizia?

Molto probabilmente no. A mio avviso la Cassazione ha solo inteso dire, come fa spesso per altro: i giudici valutino bene caso per caso. L’ha detto con una formula sufficientemente ambigua da permettere alle sostenitrici del reintrgro del criterio del tenore di vita di aver vinto la loro battaglia in difesa dei “diritti” delle donne, cosa che in effetti stanno facendo, con la solita complicità dei media. Insomma, gli ermellini hanno dato un contentino alle femministe, che in realtà portano a casa una vittoria di Pirro. O meglio: una sconfitta per tutti. Un po’ perché non si vede come possa essere misurato il contributo individuale dato alla vita di coppia. Un amico commenta su Twitter: “lui paga le pizze da asporto e apparecchia; lei sparecchia e porta i cartoni nella spazzatura… come si misura il contributo alla vita comune?”. Ma soprattutto perché, presi tra l’incudine di una giustizia giusta e il martello delle pressioni indebite, i giudici di Cassazione conferiscono ai magistrati dei gradi inferiori discrezionalità, perché questo significa il criterio del “caso per caso”. E quali anomalie e sfracelli possa determinare la discrezionalità dei giudici è già palese dalla misapplicazione della Legge 54/2006 sull’affido condiviso. Senza contare il principio generale per cui una legge applicata discrezionalmente smette di essere legge.

donnericche-696x4641-300x200Insomma, la vita potrebbe restare grama per le “gold digger“, mentre gli uomini, normali o ricconi che siano, potrebbero essere più garantiti contro rispettivamente l’impoverimento o il mantenimento a babbo morto di qualche annoiata nullafacente? Non si sa. Si vedrà con certezza sia leggendo la sentenza integrale, quando verrà resa pubblica, sia osservando la pratica giurisprudenziale successiva. Molto dipenderà dalle pressioni che verranno esercitate sulla magistratura e dalla poca voglia di quest’ultima di evolversi e innovarsi. Ma nel frattempo aspettiamoci che Rosa Nostra cominci a strillare di gioia e a sventolare reggiseni per festeggiare l’ennesimo successo nella riaffermazione dell’ennesimo privilegio per le loro simili. Dove possibile, cerchiamo di spegnere la loro soddisfazione infondata, informando correttamente su come stanno le cose.


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Un commento

  1. Secondo me la cosa grave è che il legislatore non si decide a modificare la legge sul divorzio ormai superata dai mutamenti intervenuti nella società e nei rapporti tra coniugi. Se per legge si restringessero con chiarezza le maglie per ottenere l’assegno divorzile la discrezionalità dei giudici sarebbe finalmente limitata. Confido nel nuovo governo..e lo dico da donna.

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