Replica della Consulta Femminile del Piemonte

Mi ha contattato via email la Presidente della Consulta Femminile del Piemonte, chiedendomi di pubblicare la seguente replica al mio articolo relativo al “kit di sopravvivenza” fornito dall’associazione Soroptimist alle donne vittime di violenza domestica, apparso sul “Minestrone” numero 21:

L’articolo, travisando le finalità e la bontà dell’iniziativa del kit di sopravvivenza per donne vittime di violenza, getta discredito su un progetto che vuole invece rappresentare un, seppur piccolo, gesto di sostegno e di vicinanza a queste vittime.
Al di là dei giudizi dell’autore, che pur rientrano nell’ambito della libertà di opinione, vogliamo puntualizzare alcuni aspetti.
In particolare, il Consiglio regionale con la sua Consulta femminile non ha utilizzato fondi pubblici per l’iniziativa, interamente finanziata dall’associazione Soroptimist, che si è occupata dell’acquisto dei kit. Il patrocinio gratuito offerto dall’Ente esprime la stima nei confronti di Soroptimist, associazione di comprovata serietà e trasparenza, che nel suo agire ha testimoniato con azioni concrete la volontà di promuovere i diritti, le pari opportunità e l’avanzamento della condizione femminile, non solo in Italia ma a livello mondiale.
Pur consapevole quindi che il kit in questione non potrà risolvere da solo il problema della violenza contro le donne, che richiede sistematici interventi di prevenzione e di contrasto – peraltro da tempo già perseguiti sul territorio anche con il sostegno dell’amministrazione regionale, dai centri antiviolenza alle case rifugio – la Consulta femminile ha voluto riconoscere la validità di un approccio che non vuole lasciare sole le donne, mostrando come l’assistenza passi anche da un pratico gesto di accoglienza.

Cinzia Pecchio – Presidente della Consulta femminile del Piemonte

Ritengo opportuno commentare la replica della Consulta, specificando che, al di là di qualche sarcasmo (è più forte di me, fa parte del mio stile…), non era mia intenzione discreditare l’iniziativa. Mia intenzione altresì era affermare che un soggetto pubblico non dovrebbe associarsi ad attività di natura impropria e discriminante, concepite sulla falsariga delle tantissime iniziative pro-donne prese sulla scorta di una “bolla sociale” quale quella dei maltrattamenti o abusi sulle donne. Parlo di “bolla sociale” perché, numeri alla mano, in Italia tali fenomeni sono quantitativamente marginali. Non marginale è invece il fenomeno delle false accuse con cui le donne sistematicamente “inguaiano” gli uomini, in fase di separazione e non. Proprio quegli uomini che nel nostro paese non hanno alcun sostegno, assistenza, né alcun “kit” a disposizione.

Sulla serietà e trasparenza di Soroptimist non posso dire nulla, perché nulla si sa. Ho scritto di quella congregazione in passato, dopo aver fatto lunghe ricerche per reperire il suo statuto, i suoi bilanci, la sua organizzazione, ma non ho trovato niente. Alla faccia della trasparenza. In compenso è certo che essa detiene una forza di penetrazione all’interno di istituzioni che dovrebbero essere autonome ed eque, tale da suscitare più di un motivo di angoscia.

Vero è che Soroptimist, così come i citati centri antiviolenza o case rifugio (di cui il mio blog ha parlato parecchio questa settimana, QUI e QUI, ad esempio), rientra in quel collettivo di organizzazioni che sulle risorse pubbliche vive e prospera, grazie a normative deboli e al limite dell’anticostituzionale, a una convenzione internazionale di scarsissimo valore e a una ossessiva narrazione mediatica volta a tenere viva la “bolla sociale”. Il tutto operando senza alcuna trasparenza o verifica, e anzi contribuendo nella stragrande maggioranza dei casi a esacerbare per interessi propri situazioni nemmeno critiche, con ciò saturando le procure di denunce (nel 95% dei casi archiviate o finite in assoluzione, come questa). Il tutto a discapito delle vere vittime, uomini e donne in egual misura, ma con dispari tutela.


2 commenti

  1. Domanda : e l’associazione sadomaso lì o come si chiama, da dove ha preso i fondi per finanziare il kit? Sono soldi che arrivano da qualche finanziamento pubblico o sono la somma di generose donazioni di privati ? Sarebbe interessante scoprire questa cosa anche se i bilanci sono trasparenti (nel senso che non si vedono!).

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  2. Notazione 1: al solito, parlano solo di vittime donne, le altre, semplicemente, per loro non esistono.
    Notazione 2: a quanto pare, non solo sono venute a conoscenza del tuo articolo, ma addirittura si sono sentite in dovere di rispondere. Che qualcosa si stia muovendo? Gutta cavat lapidem.

    Piace a 1 persona

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