Femminicidio: famo a capisse…

Di tanto in tanto prendo piacere dall’andare a stuzzicare femministe o femminaziste su Twitter, per vedere di nascosto l’effetto che fa. Mi si perdoni, ognuno ha le proprie perversioni… Insomma che noto un tweet moraleggiante di una gentile signora, tale Francesca Testi, di mestiere insegnante, che commenta un fatto di cronaca: figlio adottivo affetto da ludopatia uccide la madre per appropriarsi dei soldi e giocarseli. Una storia terrificante, a pensarci. Che, essendo normali, classificheremmo senza difficoltà come omicidio volontario, stando al Codice Penale, e “matricidio”, stando a una definizione più etica. Eppure la nostra Francesca Testi chiama a raccolta e invita alla festa dell’indignazione femminile tutto l’armamentario di riferimento di Rosa Nostra, dalle varie case delle donne, passando per il corpo delle donne, fino alla giornalista Concita De Gregorio.

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Incuriosito, faccio da scemo, e pongo la mia domanda: è questo un femminicidio? Silenzio. Anche se le sento dietro bisbigliare tutte agitate, mandarsi whattsapp, chattare su Facebook: “ma questo che vuole?”, “un guastafeste, occhio”, “ma che gli rispondiamo? E’ femminicidio?”, “boh… in teoria no, perché non è il marito o il compagno, ma il figlio…”, “vabbè, però la donna è morta e non si può rispondere così…”, e via di questo passo, tra un drink e l’altro. Dopo quindici ore di conciliaboli fittissimi, serviti probabilmente anche per capire chi sono io, una delle virago cerca di salvarsi in corner. Non risponde ma cita nientemeno che la Treccani. Tie’, omuncolo, leggi, la risposta è lì. Non me ne sto, naturalmente, ma l’amazzone insiste nella sua reticenza, continuando a delegare la risposta a un dizionario.

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Ovvio, non mollo la presa, ci mancherebbe e chiedo che qualcuno si sbilanci chiaramente. Passano i minuti, tic-tac-tic-tac… Guai a lasciare una domanda come la mia in sospeso, è contrario a ogni regola base del libretto rosso delle magliette rosse del movimento rosa per i diritti gratis coi soldi pubblici (o dell’ex marito)! Non rispondere significa consentirmi di instillare un dubbio sul concetto di “femminicidio” e implicitamente suggerire che Rosa Nostra non ha risposte. Dopo molti tormenti interiori e probabilmente anche esteriori, finalmente arriva la risposta. Con mia chiosa di chiusura, naturalmente.

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D’altra parte non è così incoerente. Una vecchia ricerca del Ministero della Giustizia (talmente ben fatta che i consigli di nonna su come curare il raffreddore sono scienza che Burioni lévati…) in effetti includeva anche il matricidio nel femminicidio. Cosa che però l’ISTAT non fa, includendovi solo gli omicidi delle donne per mano dei consorti. La commissione “femminicidio” del Senato, grazie al cielo tramontata con la nuova legislatura, includeva però anche gli “ex mariti, ex fidanzati, ex compagni”. E siamo a tre definizioni. Se poi si va sui media (tipo la “27esima ora” del Corriere della Sera) si possono trovare altre deliziose variazioni sul tema, dove “femminicidio” è anche la donna rapinata e uccisa o quella stirata con l’auto. Per ora non è pervenuta una definizione che includa anche i suicidi femminili (forse perché sono pochissimi, quelli che si ammazzano sono quasi solo maschi).

Bello però avere un concetto così elastico, dai. Come quei cappellini da baseball col velcro dietro. Lo adatti ad ogni capoccia, vuota o piena che sia. Sa di alta sociologia, criminologia accademica, scienza d’eccellenza, giurisprudenza quasi cassazionista. Tipo chiedere: “qual è la definizione di “rapina a mano armata?” e poter rispondere: “dipende…”. Figo vero? E’ tutto più fluido così, adatti il principio alle esigenze, ai contesti… E soprattutto alle casse pubbliche da aggredire, ai soldi da arraffare, al libercolo da pubblicare, al convegno dove mettersi in mostra. Sarebbe tutto così semplice. E io che prima di parlare studio numeri, statistiche, faccio ricerche, chiedo a esperti, sto attento ai termini. Che pirla… Che uomo.


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3 commenti

  1. Nessuno uccide una donna in quanto donna, è una definizione no sense.
    E’ una definizione femminista senza logica per far passare l’idea che una donna viene uccisa senza motivo e quindi far passare l’assassino come un mostro.
    A meno di un pazzo rarissimo, nessuno uccide senza una motivazione, uccidere non va mai bene ma una motivazione scatenante c’è sempre.
    Gli uomini vengono uccisi molto di più delle donne, mi sembra in rapporto quattro a uno, anche in questo caso chi uccide non lo fa in quanto uomo ma perchè ci sono delle cause scatenanti.

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  2. Qual’è stata la sua risposta?
    Diverte tantissimo anche me fare lo gnorri, d’altronde bastano due domande dettagliate per smontare i castelli di carta, un pò come coi cattolici quando con un minimo di raziocinio gli smonti le coglionate religiose per cui si autoflagellano.
    Io personalmente avrei continuato a fare lo gnorri.. “si ho qualche dubbio perchè la Treccani che lei mi cita, parla di omicidio “in quanto donna” mentre il figlio l’ha uccisa per soldi.. Sono argomenti complessi, se può aiutarmi a sviscerarli, la ringrazio vivamente”
    ma sono gusti personali..
    Oh, d’altronde fare il Troll è un mestiere 😉

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