24 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

giudice-di-pace1Sentenze chiare e sentenze misteriose – Sulla recente sentenza della Cassazione su un caso di stupro si è già detto tanto. Nell’immediato tutti, con pochissime eccezioni, hanno sparato sulla Cassazione: “aaaahhhh… giustifica lo stupro se la donna è ubriacaaaahhh!!!”. Gradualmente poi si è fatta spazio la verità: i tre, probabilmente su di giri, hanno imbastito un ménage a trois, salvo pentimento sobrio e successivo di lei. In ogni caso i due uomini sono colpevoli di tutto, con tutte le aggravanti del caso, tranne una: quella di aver fatto ubriacare la fanciulla. A quello c’ha pensato da sé. Dunque cade una delle aggravanti per cui erano stati condannati. Ciò non toglie che i due si faranno della galera e risulteranno comunque due stupratori e lei la vittima. A regola d’arte, insomma, solo qualche anno di gabbio in meno per i maschietti. Quando questo si è capito, s’è fatto un gran silenzio imbarazzato sui social. Unico, suo merito, a fare ammenda dandosi del superficiale è stato Giorgio Gori. Per il resto sono tutti svicolati, tanto il messaggio essenziale era passato: la Cassazione è un baluardo maschilista di un paese maschilista, vergogna! Resta da capire perché in quel caso la legge venga applicata correttamente, cancellando un’aggravante, mentre altrove, di fronte a un omicidio volontario (da Codice Penale, pena minima 21 anni di carcere) ricorso in appello, si passi da 14 a 12 anni di pena senza particolari motivi. Cos’è, per simpatia? Era periodo di saldi? O forse la pena già ridicola di per sé e l’ulteriore sconto derivano dal fatto che il criminale è una donna? Domanda retorica…

427072014113215_buttafuoriButtafuori in tribunale – E’ quello che servirebbe: un bel ragazzone giovane e nerboruto, in grado di acchiappare tutte quelle tante, troppe fanciulle che la fan da furbe e intasano il sistema di cause prive di fondamento, solitamente ben supportate da centri antiviolenza e affini, ingrassando avvocati e consulenti e ostacolando la via a quelle poche che maltrattate lo sono davvero. Le ragioni per cui lo fanno sempre le stesse: soldi e figli, figli e soldi (strettamente collegati). E non è poi che alla fine ci voglia tanto a riconoscerle. Basterebbero dei PM con un po’ di fiuto o, appunto, un buttafuori con un po’ d’occhio. Perché ci vuole giusto la faccia tosta di una donna vorace e spudorata per far passare come effetto di un pugno un graffio sul naso del figlio o per accusare il padre dei propri figli come un violento stupratore. Il problema è che di donne voraci e spudorate, stando ai numeri, ce ne sono molte, disposte a strumentalizzare tutto lo strumentalizzabile per ottenere ciò che vogliono. D’altra parte tutto le induce a farlo. Nulla le disincentiva. Dunque le strade sono tre, per interrompere i calvari di tanti padri di famiglia e desaturare le procure: o abolire l’obbligo dell’azione penale (la società si è troppo barbarizzata per un istituto così civile), o rendere sistematica e automatica l’incriminazione per calunnia, procurato allarme e lite temeraria o, appunto, mettere dei buttafuori ben determinati davanti ai tribunali.

Ancora: via le mani dai bambini – Ha fatto scalpore, fino a generare un’interrogazione parlamentare, la “giornata arcobaleno” che alcune insane maestre di un asilo di Casalecchio hanno imposto ai bambini a loro affidati (ne parlerà diffusamente domani Anna Poli). “Oggi festeggiamo il gay pride”, hanno scritto. Il tutto per educare i pargoli “alla diversità”. Le famiglie si sono giustamente irritate, il caso è diventato nazionale e ha coinvolto la cooperativa (rossa naturalmente) che gestisce l’asilo per conto del comune (rosso ovviamente). Insieme costituiscono la solita società per azioni che prospera quando gli intenti e l’ispirazione politiche sono così vicini. E infatti Sindaco e presidente della cooperativa hanno affrontato assieme la buriana, dentro la quale c’era una richiesta di (sacrosanta) rimozione delle educatrici coinvolte in quell’irresponsabile tentativo di condizionamento di minori. Risultato: il business è incrociato, non vi si può rinunciare. Dunque tutto viene insabbiato e ridimensionato: dai non è stato nulla, solo un problemino di comunicazione con le famiglie… E intanto la finestra di Overton resta aperta. Chi ci guarda attraverso può vedere già oggi qual è il futuro che si sta cercando di preparare.

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Che poi a me, da libertario, va bene tutto, l’ho già detto. Ma i bambini no. I bambini no.

Frocio no, ma nemmeno squadrista – In un ristorante di Roma entrano due gay e ordinano una carbonara, chiedendo di sostituire il pecorino con del normale parmigiano. Una sorta di vilipendio culinario, d’accordo, che il cameriere del locale forse ha preso di storto. Così, nello scontrino, oltre ad applicare il 50% di sconto, ha scritto “no pecorino… sì frocio”.

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Davvero fuori luogo e stupida come iniziativa, non c’è dubbio. Ma ugualmente era chiaro che si trattasse di una piccola vendetta, una spiritosata di pessimo gusto che probabilmente si sperava non venisse notata. Invece i due avventori la notano eccome. Fanno scoppiare un casino cosmico nel ristorante, e i proprietari si sdebitano offrendo l’intero pranzo. In una realtà non sovvertita, la cosa poteva finire con una lavata di capo olimpica del proprietario al cameriere, e una lezione imparata: non si prendono in giro le persone per il loro orientamento sessuale. Questo mai, ancor meno quando sono clienti. Purtroppo però siamo in una realtà totalitaria e la vicenda ha avuto ulteriori strascichi. I due fidanzati hanno condiviso la loro esperienza su un sito gay, e questo ha scatenato una vera tempesta di insulti e minacce al cameriere e al ristorante. Il primo ha perso il lavoro, il secondo ora trema perché l’intera comunità omosessuale e “arcobaleno” sta premendo sul Comune affinché gli venga tolta la licenza (sull’impalamento in pubblica piazza ci si sta ancora riflettendo). In ogni caso il locale è ora oggetto di violentissime critiche e recensioni devastanti sul web con contraccolpi commerciali molto gravi. Data la violenza virtuale che si è scatenata, non meraviglierebbe se qualcuno si sentisse anche legittimato ad atti di danneggiamento e lesioni. Ecco: questi eccessi sono il frutto di un clima ideologico totalitario, dove tutto prende le fattezze da “notte dei cristalli“. Bene, benissimo hanno fatto i due ragazzi a far scoppiare il casino. Male a far proseguire la cosa sul web, ossia il coacervo dello squadrismo virtuale più violento ed estremista, la causa se non prima sicuramente seconda di ogni tensione sociale e culturale. Le lezioni si danno e si apprendono di persona. Dietro uno schermo diventano tutti vendicatori e il manganello è il post, l’olio di ricino è il tweet, la voglia di far male è l’uso errato dei termini. “Caso di omofobia” viene definita, ovviamente anche dai media, la stupidaggine del cameriere. Che è come chiamare “catastrofe” un tamponamento in autostrada o “olocausto” una quarantina di donne uccise all’anno. Omofobia è quando un omosessuale, in quanto tale, non prende un lavoro, viene bastonato o ucciso o socialmente emarginato. Un’espressione stupida e infelice non è omofobia, è semplice ignoranza. A meno che il fatto non venga fatto passare per l’amplificatore del web, allora tutto va nel parossismo. Vale per gli omosessuali come per le vicende che riguardano le questioni uomo-donna. E’ questo estremismo, questo eccesso, questo totalitarismo che va contenuto, compensando l’ignoranza di base con l’apprendimento, non eliminando chi ne è affetto con una violenza spropositata.

Sarà una risata che le seppellirà – Ogni tanto Asia ci prova. Ha monetizzato come ha potuto le sue uscite prive di senso sulla scia del #MeToo, e si trova ora ad affrontare una stampa ostile negli USA, dunque presto anche qui da noi, un po’ per quanto il suo ex compagno Harvey va via via dichiarando, un po’ per il fattaccio dell’altro suo ex, lo chef Burdain, morto suicida dopo la diffusione delle foto di un suo tradimento. Insomma che Salvini, come da suo stile, sbeffeggia su Twitter Boldrini e Saviano: “che coppia” scrive, a commento dell’ennesimo attacco furioso ricevuto dai due. Non richiesta, né invitata, tra le centinaia di commenti, interviene anche Asia Argento, che addita il Ministro degli Interni accusandolo di trarre godimento (oltre che dalla morte dei bambini in mare, cit. Saviano) dal prendere per i fondelli le donne. Vergogna, onta, colpevolezza… Salvini non si scompone e risponde all’attrice (???):

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Presa per il culo nemmeno troppo sottile, tagliente ed esilarante. A cui, come si vede, la Argento risponde da par suo, tipo contessina ottocentesca cresciuta nella migliore nobiltà parigina: #salvinimmerda. Con due M perché fa più trasgre. Al di là dell’abitudine femminazista di rispondere a suon di hashtag, il che la dice lunga sulla loro capacità argomentativa, è palese che in questo confronto the winner is… il Ministro. Ha zittito la pasionaria con due righe di tweet misurate e fulminanti. Niente attacchi bava alla bocca, quelli li lascia alla Argento e alla sua cosca. Così facendo ha tolto ogni argomento diverso dall’insulto tramite hashtag alla controparte, subito poi seppellita da un profluvio di tweet di persone normali che la fanculizzavano a buon peso. E sono certo che non tutti erano fan di Salvini, ma persone normali veramente ma veramente stufe di Asia, dei suoi modi, delle sue idee e di tutte le altre pazzerelle che le circuitano attorno. Ecco, Salvini con ciò ci insegna qualcosa. Inutile, a fronte di attacchi privi di fondamento, sia cercare di impostare un discorso ragionato e argomentato, sia aggredire alzando i toni. Il cortese, posato e misurato dileggio basta e avanza. D’altra parte è sufficiente un piccolo colpetto a un contenitore per capire se è vuoto.

alexandra-bataclan_22181013Je suis fausse (io sono falsa) – Dice: sei esagerato a dipingere gran parte delle donne come persone spudoratamente e cinicamente alla ricerca di soldi e visibilità, due cose che per altro spesso si accompagnano. Sarà, ma è anche vero che, in Italia come all’estero, queste non fanno nulla per smentirmi. Anzi. Tipo Madame Alexandra D., una giovane francese che per anni si è finta vittima dei terroristi che hanno attaccato il Bataclan nel 2015. Lei era altrove quando è accaduto, ma è riuscita a ingannare tutti mostrando una cicatrice e dicendo di essere stata ferita durante l’attentato. Foto, prime pagine, incarichi come testimonial e 20 mila euro dal Fondo Statale per le vittime. Tutto falso, e tutto costruito sui cadaveri di 130 reali vittime di quell’attacco. Alla fine è stata scoperta e ora è a processo. Comunque vada, Madame Alexandra D. mostra già un’inclinazione molto comune a tante donne contemporanee. Stiano all’erta i poveri maschietti che decidessero di frequentarla, una volta che uscisse dal carcere. (Grazie al lettore Danilo per la segnalazione).


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7 commenti

  1. Grande Salvini.
    D’altronde la rabbia e la cattiveria di molte persone, spesso non è giustificata, devono avere dei problemi esistenziali.
    Asia, e tutte quelle come lei, devono avere dei problemi interni.
    Più che attaccare gli altri devono cercare di guarire, fanno male soprattutto a se stesse e poi, purtroppo, all’intera società.
    Questo atteggiamento rabbioso, porta pure dei privilegi legislativi ma questi, se approvati, portano solo degli aumenti di iniquita’.

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    1. Stai dando del grande ad un personaggio che afferma la politica del “SOLO donne e bambini” nella questione migranti. Un po’ troppo se si parla di privilegi ed iniquità.

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