Femminismo e sinistra: l’aberrazione totalitaria

mad-scientist-821x675Qualcuno penserà che sto in fissa con la Spagna. E’ così. Ma questo accade per una ragione che, mano a mano che raccolgo informazioni, a me appare più che evidente. Da quelle parti si sta portando avanti, da una decina d’anni, un vero e proprio esperimento socio-politico. Non a caso ho definito la Spagna un laboratorio quando ho diffuso la versione italiana del documentario “False accuse in Spagna“. Le origini e il traguardo del Male ho chiamato il complesso dei processi che da tempo si svolgono nella patria di toreri e sangria, perché questo effettivamente è. Diversamente dal solito, non sono gli USA l’avanguardia di mode o prassi che poi si impongono al mondo occidentale. Gli americani hanno messo il turbo al processo, con la fanfaluca del #MeToo, ma restano comunque indietro, a supporto di ciò che la Spagna ha iniziato e sta portando alle estreme conseguenze.

Parlo di un’alleanza strutturale e sistematica tra il maggiore partito di sinistra spagnolo, il PSOE e la new wave femminista estremista, tenuta assieme da un costante flusso e riflusso di voti, denaro pubblico, carriere incrociate. Politiche che scivolano in organizzazioni antiviolenza, attiviste di associazioni femministe che vengono lanciate in politica, in un sistema di vasi comunicanti foraggiato con soldi della comunità e l’effetto collaterale di qualche posto di lavoro in più, sebbene precario, riservato al solo genere femminile. Un’anomalia che in Spagna è diventata sistema, e che molti altri paesi europei occidentali fanno di tutto, sulla spinta delle politiche di sinistra, per replicare. A copertura di tutto, la nota e risibile “Convenzione di Istanbul”. Guardare al percorso socio-politico spagnolo da dieci anni a questa parte consente di vedere quanto efficacemente e rapidamente un regime eversivo dello Stato di Diritto possa affermarsi attraverso passi graduali ma determinati.

arcuririvasDopo tanti anni di applicazione di questo regime, però, incominciano a emergere contraddizioni e a innescarsi crisi. L’alleanza sinistra-femminismo, l’una con la sua tradizione di inclusione e giustizia sociale, l’altra con il suo furore totalitarista ideologico, è un monstrum, un’aberrazione genetica buona per garantire un continuo riciclo di potere, che però alla lunga finisce per consumare se stesso. Lo sa bene Adolfo Alonso, deputato del PSOE e di mestiere avvocato. In quest’ultima veste ha difeso il genovese Francesco Arcuri, ex marito della spagnola Juana Rivas, da cui si è separato conflittualmente. Una battaglia dove è finita coinvolta anche la prole, ovviamente. Francesco ha provato sulla propria pelle tutto il terrore misandrico dell’attuale legislazione spagnola, sopportando accuse assortite, una demonizzazione personale atroce da parte dei media, da cui è uscito devastato sul piano personale, impoverito su quello economico, ma vittorioso: i figli stanno con lui ora, in Italia. L’ex moglie li visita una volta a settimana, con viaggi e permanenza, per altro a carico dello Stato (!!!).

La vicenda ha però profondamente turbato l’avvocato e deputato socialista Alonso, che ha affidato in un articolo illuminante (metto il link alla versione tradotta da Google translate, tutto sommato ben fatta) tutto ciò che ha visto e vissuto. A partire dalla stridente solitudine del socialista che difende lo Stato di Diritto contro il totalitarismo femminista, abbandonato da tutti i colleghi di partito, troppo impegnati a cavalcare la vicenda per interessi personali. Una contraddizione che stride con i principi stessi del socialismo, oltre che con le normali regole del vivere civile e democratico di un paese occidentale sviluppato, come dovrebbe essere la Spagna. Leggere le sue riflessioni è una rivelazione non solo e non tanto di ciò che accade nella penisola iberica. E’, lo ribadisco, una rappresentazione esatta di ciò che potrebbe accadere in Italia. Un processo di cui sono già state poste le basi durante gli ultimi governi di centro-sinistra. Che non esiteranno a completare l’opera, una volta tornati al potere. A meno che non rinuncino all’aberrante collegamento col femminazismo nostrano.

feministasNon avete voglia o tempo di leggere l’articolo di Alonso? Bene, almeno date un’occhiata a questo. Una femminazista iberica sostiene che i figli debbano essere sempre dati alle madri perché in Spagna ogni anno in media 26 donne muoiono di parto. Come una sorta di risarcimento dovuto. Una follia, vero? Eppure è un modo per alzare sempre di più l’asticella. Qui da noi ci si attacca a una manciata di cosiddetti “femminicidi” per spargere denaro a centri antiviolenza, case famiglia e associazioni similari, anch’essi usati come “vivaio” per future attiviste politiche della sinistra moderata o estrema. E anche qui non siamo messi bene come decessi di parto: circa 50 donne. Tenete in memoria questo dato, perché verrà utilizzato il giorno che l’insana alleanza sinistra-femminismo dovesse malauguratamente tornare in auge.

Si dirà: e i giudici? Loro potrebbero, anzi dovrebbero essere il baluardo dello Stato di Diritto. I loro margini d’interpretazione possono arrivare a correggere storture e anomalie, obliterando derive inaccettabili. Certo, qualcuno coraggioso ancora c’è, in Italia almeno, ma non è destinato a durare molto. In Spagna i giudici hanno paura della piazza e dei media, capaci da soli di distruggere una reputazione o di determinare leggi e sentenze. Lo dice Alonso nel suo articolo, ma lo si dice ormai apertamente anche negli USA. Da quando ha iniziato a vuotare il sacco, Harvey Weinstein è guardato con meno acrimonia dai media statunitensi, e qualche articolo comincia a parlare chiaro di lui come di una vittima o capro espiatorio. In questo, in particolare, la giornalista dice testualmente: “Il clima culturale in America, in ogni caso, rende un processo giusto praticamente impossibile. Il movimento #MeToo seppellirà qualunque giudice non dia il massimo della pena a Weinstein”.

donnauomoRitengo questa frase più che emblematica. E’ la descrizione esatta di ciò che sta succedendo negli USA e in Spagna. Ed è una minaccia di ciò che può accadere altrove, Italia in testa. E a questi livelli non è nemmeno più un confronto o scontro tra padri e madri, tra maschi e femmine, tra uomini e donne. A questi livelli sono in ballo questioni più generali e alte: la giustizia, la democrazia, la libertà. Non resta che auspicare che la sinistra italiana si sganci da questa sorellanza mortale (ma è un auspicio, il mio, molto disincantato…) o che l’elettorato italiano sia abbastanza saggio da non restituirgli più il potere per molto molto tempo, almeno finché non si sarà disintossicata. Soprattutto noi, uomini e donne consci dei valori e dei principi che sono in ballo, non dobbiamo smettere di lottare e farci sentire. Nel privato, sui media quando possibile, nei tribunali, ovunque sia possibile. C’è un’intera narrazione totalitaria della realtà che cerca di imporsi. Va fermata. Se non ne siete convinti, armatevi di Google Translate, fate qualche ricerca sulla realtà spagnola e guardate, per ora a distanza di sicurezza, cosa potrebbe capitare qui da noi.


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Un commento

  1. Ottimo articolo.
    Non credo che da noi il problema sia del tutto scongiurato, neppure temporaneamente: basti vedere Spadafora e si capisce bene che hanno una certa presa sui 5 Stelle – niente di paragonabile alla loro commistione col PD ma comunque molto preoccupante. I 5 Stelle hanno pure nel programma l’inserimento della “aggravante della penetrazione” in caso di stupro, che è in pratica un modo per ribadire anche a livello formale, cosa già accettata da praticamente tutti ma sinora solo a livello informale, che un uomo che abusa sessualmente di una donna è cosa più grave di una donna che abusa sessualmente di un uomo: ciò che è tristemente divertente è che la legislazione italiana, rigorosamente neutrale sugli abusi sessuali, era una delle più avanzate al mondo proprio per il fatto che era rigorosamente neutrale, senza riferimenti al sesso degli attori coinvolti.

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