L’irresistibile impulso alla tempesta di merda

infernetNel “minestrone” ultimo scorso ho voluto parlare della vicenda dei due gay insultati dall’improvvido cameriere di un ristorante romano, che ha scritto “frocio” sullo scontrino dei due fidanzati. Quel mio intervento è stato in buona parte frainteso, da quanto ho visto in alcuni commenti. Molti hanno inteso le mie parole come un tentativo di sminuire la sciocchezza commessa dal cameriere, come se cercassi un alibi per la sua ignoranza. Considerando quest’ultima una colpa, l’ultima cosa che farei, per lui o per altri, è cercare giustificazioni. Fermandosi su questo punto, molti non hanno colto il significato principale del mio intervento, che si concentra in realtà su quello che è accaduto dopo il fatto, ovvero quando la vicenda è andata in mano al feroce e spietato inferno del web.

Lì si registra, complice la possibilità di rimanere anonimi o di nascondersi dietro molteplici account fasulli, una sempre più crescente tendenza a mettere in atto gigantesche shitstorm, “tempeste di merda”, come vengono tecnicamente chiamati i profluvi di messaggi di insulti o minacce o recensioni negative inviati a un’organizzazione, un’impresa o un individuo. Mano a mano che interessi o lotte per il privilegio di ristretti gruppi si organizzano in strutture coordinate, le shitstorm diventano un’arma devastante, capace di rivolgere al male quella che alla sua nascita era una finalità positiva: la rete come luogo dove condividere esperienze con gli altri, in modo da proteggersi e migliorarsi a vicenda o indurre al miglioramento chi produce beni o eroga servizi.

shitstormSi afferma sempre di più, invece, il suo uso distorto, volto al male, facilmente e anonimamente perpetrato. L’impulso cannibale di ogni essere umano trova finalmente sfogo, seppure virtuale, diffondendo sul web scene simili a quella finale del romanzo “Profumo” di Suskind. Masse di straccioni (in questo caso straccioni del pensiero) che si accaniscono, divorandola, su una singola persona o organizzazione o impresa. Che questa abbia commesso un errore o meno, poco importa: la shitstorm, quando arriva, è come la morte, come la livella di Totò. Spiana tutto e tendenzialmente azzera la vita di chi ne è oggetto, peccatore o santo che sia. Anche qui sta il potere dei cosiddetti influencer, persone o organizzazioni con il potere di condizionare un gran numero di follower e di lanciarli, se necessario, come una muta di cani da guardia, all’attacco di qualcuno.

Il succitato ristorante di Roma è stato subissato di messaggi violenti, minacce e recensioni feroci, tutte fasulle. Turisti e persone poco capaci di discernere, le leggeranno ed eviteranno il locale, pensando che siano vere. La stupidità di un cameriere, dunque, metterà a rischio un’intera impresa commerciale, che magari aveva come unico difetto quello di scegliersi male i camerieri. Ed è solo uno tra i tanti esempi. A Genova un altro ristoratore non lucidissimo allontana dal proprio dehor una donna che allatta, e anche lui viene seppellito di recensioni false e letali, tanto da doversi scusare grottescamente dicendo di aver dato lavoro a transessuali (che c’entra???) e che organizzerà “appuntamenti dedicati alle mamme che allattano”. David Puente, giovane e intelligente debunker, svela una fonte di fake news e viene subissato dalla shitstorm, arrivando a temere per la propria vita. Un tifoso di baseball negli USA viene ripreso a recuperare una palla e a regalarla alla moglie invece di darla al bimbo seduto davanti a lui: tempesta di merda colossale, salvo poi scoprire che già prima ne aveva date altre due ad altrettanti bimbi, compreso quello dirimpetto. Pescando nel passato: una mamma colpevole di un post infelice sullo stato fisico di altre donne viene presa di mira da Selvaggia Lucarelli (che non tollera chi sottolinea di essere fisicamente in forma) e ne ha da ciò la vita rovinata.

Buisinesswoman screaming at her lap topCome si vede, non importa se si è fatto qualcosa di giusto (come il debunker o il tifoso di baseball) o se si è tenuto un comportamento criticabile o non commendevole (il ristoratore di Genova, la mamma criticona): quando la shitstorm arriva, stimolata da pupari più in alto, te la prendi e provi a restarne indenne. Si dirà: che c’entra questo con la discriminazione degli uomini, dei padri e quant’altro? C’entra eccome. Potete chiedere al Sindaco di Pisa, oggetto di mailbombing (una forma particolarmente concentrata di shitstorm), o al suo assessore alla cultura Andrea Buscemi, colpevole di essere stato assolto da un’accusa di stalking, e per questo subissato di letame virtuale oltre ogni limite tollerabile. Il tutto organizzato scientificamente da una delle propaggini locali di Rosa Nostra. I rappresentanti istituzionali pisani, hanno resistito, forti della loro elezione popolare, ma cosa può succedere se il bersaglio diventa un povero cristo qualunque?

Nell’ottica di questo blog è necessario prendere atto di uno sbilancio gigantesco negli equilibri di forze. I movimenti nazifemministi, non importa se declinati in questa o quella sigla, hanno strutture e organizzazioni solide sul web, capaci di realizzare bombardamenti fecali di tale potenza da riuscire a imporre il falso sul vero, seppellire chiunque si faccia interprete della ricerca di una verità plausibile e di buon senso, fino a rovinare intere esistenze. Dall’altro lato della barricata, l’utenza generica o, nel nostro caso, il fronte degli uomini e delle donne che ne hanno abbastanza delle soperchierie di Rosa Nostra, non hanno a disposizione alcuna task force organizzata capace di alzare un muro sufficientemente alto e resistente da respingere al mittente le ondate di merda. Con l’uso degradato che si fa oggi del web, e con l’alta improbabilità che se ne dia una regolamentazione in tempi brevi, si tratta di un deficit non da poco a cui non sarebbe male, per lo meno dal lato italiano (ma meglio sarebbe ancora un coordinamento internazionale), porre rimedio. Perché alla fine, in un contesto barbarizzato come quello contemporaneo, chi grida di più e più forte finisce per aver ragione e dettare la verità, anche quando dice cazzate colossali. Ed è esattamente il caso del femminismo militante.


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6 commenti

  1. Sono d’accordo il mondo delle relazioni umane un tempo portate avanti faccia a faccia e regredito a una specie di cloaca che ribolle e fermenta distillando il peggio che la condizione umana possa esprimere
    Se vedessimo la cosa con gli occhi di un marziano vedremmo che le nostre societa sono in avanzato stato di putrefazione: da un lato la comunicazione esplode ma la gente si sente piu sola che mai
    la “partecipazione” sociale e ormai solo virtuale, la vita reale parametrata e spesso confusa con il mondo virtuale o quello sempre piu invasivo della finzione cinematografica, le persone non sono piu le stesse ognuno e impegnato a recitare la parte di se stesso che piu gli conviene, per se stessi vige l’insindacabile libertinaggio e l’anarchia morale ma non si esita a pretendere interegerrima virtu dagli altri, si e smarrito il tanto caro buon senso che altro non e che il SENSO DEL LIMITE che c’e in ogni cosa.
    mi verrebbe da dire “non c’e piu religione” ma questa oggettiva verita a chi lo dico? cosa lo dico a fare? a una societa che metaforicamente e tutta ammucchiata come “Sturmtruppen” sul palco e parla all’unisono mentre non c’e nessuno dall’altra parte che ascolti o che voglia ascoltare

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  2. Un problema grosso sta anche nei media italiani, che sembrano schierati e pregiudizievoli ai limiti della malafede: NESSUNO in Italia ha fatto notare che quello del cameriere era uno scherzo (riuscito male e di cattivo gusto) basato sull’allusione a “pecorino/pecorina” e che è stato “provocato” dal fatto che avessero chiesto, in un locale che si fa vanto di fare rigorosa cucina tradizionale, della carbonara con parmigiano anziché pecorino.
    E’ per questo che all’inizio il locale si era schierato col cameriere: ha fatto una battuta contro clienti che chiedevano un’alterazione di un piatto tipico, molto probabilmente l’avrebbe fatta anche contro clienti non omosessuali sebbene in quel caso avrebbe usato dei termini differenti.
    La pagina facebook è stata sotto attacco di finti profili in prevalenza sudamericani, che non scrivono neppure in corretto italiano.

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    1. A questo serve il “politically correct”.
      A soffocare qualsiasi libera opinione e a farci diventare impauriti censori di noi stessi.
      In ultima istanza a garantire il controllo delle opinioni pubbliche.
      Ma Bukowski m’ha detto: “non unirti ai morti di spirito. Scommetti sulla tua vita…e mentre combatti fottitene del prezzo”.

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    2. Balle. Lo ‘scherzo’ al quale tu accenni, e che i giornali italiani hanno opportunamente riportato, era il patetico tentativo del cameriere e della proprietaria di pararsi il fondoschiena. Niente gioco di parole tra ‘pecorino/pecorina’: sullo scontrino c’era scritto testualmente ‘pecorino NO/Froci SI. ‘Froci’.
      Un gesto assolutamente esecrabile, d’una volgarità ed un’ignoranza disumana, che non puo e non deve ammettere alcun tipo di giustificazione, nemmanco in riferimento ad eventuali richieste di alterazioni d’una cucina tradizionale. Nessuno si può permettere di insultare il prossimo, meno che mai in un luogo pubblico e di servizio come un ristorante.

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  3. il problema sta nei social, tutta questa grande cazzata è nata con facebook, per come è strutturato , per come è organizzato. Prima di facebook, gli unici “social” erano i forum, ma fare dello shitstorm o il mailbombing sui forum è quasi impossibile. Inizio a pensare che non sia più uno strumento utile per il progresso sociale e civile perchè, per come è organizzato è foriero di malignità.

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    1. @danilo
      Credo che abbia proprio ragione.
      Non solo è un mezzo per analizzare ‘chi siamo’ dai marchettari ma, come dice lei, è strutturato con malignità.

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