Estremista e negazionista sarai tu

stigmaCome eliminare dal dibattito qualcuno che porta argomenti veri e scomodi? Facile, basta appiccicargli addosso un paio di etichette estremamente efficaci: estremista e/o negazionista. Se a farlo è una persona in vista, magari pure con una carica pubblica, allora non hai scampo, sei fuori per sempre, o almeno finché non ti adegui all’andazzo e accetti “diplomaticamente” una buona quota di bugie fatte passare per verità. Questo è capitato a me con Spadafora. Poco meno di un mese fa gli ho inviato una lettera formale e deferentissima, che so per certo gli è arrivata per le mani. Risposte: nessuna. Venerdì il Sottosegretario dirama un comunicato dove annuncia la sua adesione alla versione falsificata della realtà spacciata da Rosa Nostra e dalle sue portavoce ufficiali. Mi permetto un semplice commento su Facebook, quanto di più informale ci sia, dove lo critico aspramente dandogli del “pupazzo”. Stavolta la risposta è immediata: bannato dal suo profilo. Qualcuno gli fa notare la reazione eccessiva nei miei confronti e lui risponde, in sostanza, che non si confronta con chi sostiene tesi negazioniste.

Eccolo lì: più di due anni di elaborazioni, articoli, contenuti, argomentazioni, tagliate fuori dal dibattito pubblico con una semplice parola: negazionista. Colui che nega la realtà dei fatti e cerca di affermarne una falsificata. Si attribuisce a me esattamente ciò che il femminismo e i suoi interessi fanno da anni. Ribaltamento totale della realtà. Che si associa con l’altra accusa, quella di essere un estremista diversamente declinato: un maschilista, uno sciovinista, un “MRA”, e così via. Uno sforzo titanico per classificare le mie riflessioni libere e annullare il fatto che non appartengo a nessun gruppo, a nessuna ideologia e rispondo solo a me stesso e alla mia coscienza. Ma soprattutto un modo per tenermi fuori dal confronto. “Invitiamo anche Stasi a questo convegno sulla violenza di genere?”, “no, figurati, è un estremista…”. Ed è così che tutti i portatori di interessi controversi svicolano da confronti per loro pericolosi.

sfidaMa sono io negazionista perché dico che non è vero che una donna su tre in Italia è vittima di violenza? Lo sono perché faccio notare che non sono statistiche ma indagini campionarie condotte per altro con una metodologia discutibile e in netto contrasto con gli esiti di simili indagini realizzate in ambito europeo? Lo sono anche se lo faccio dati, leggi e documenti ufficiali alla mano? E sono forse io estremista perché nei miei interventi sul blog ogni tanto mi permetto di alzare i toni, di usare un’ironia tagliente, modalità comunicative apertamente provocatorie? Questo fa di me un estremista o non è forse un modo per stimolare le controparti, irritandole, al confronto? Prova ne sia che, quando qualcuno cade in questo piccolo laccio semplice ed evidente, i miei toni si abbassano subito e diventano dialoganti e pacati. Chi mi segue su Twitter sa che è così. Sa che il mio primo obiettivo è aprire un dialogo dove si sgombri il campo dalle falsificazioni e si guardi tutti, uomini e donne, in faccia la realtà. Un po’ per noi, uomini e donne adulti, ma soprattutto per chi sarà tale in futuro, ovvero i bambini di oggi. Negare questo è negazionismo. Non il mio.

Dunque sono queste mie riflessioni la migliore risposta ai tanti, veramente tanti, che mi scrivono chiedendomi: “ma perché non ti invitano a parlare in pubblico?”, o ancora, manco fosse colpa mia: “ma perché non vai a dire queste cose nei convegni o nelle presentazioni?”. Signori e signore mie, io non c’entro niente: non me lo fanno fare. Dice: hai un blog seguitissimo, hai scritto un libro, ma com’è possibile? Non c’è da attendersi nulla dai media, amici. Nel mio libro svelo sui media altarini che non si dovrebbero svelare. Sul blog non lesino critiche feroci (e argomentate). Certo, se fosse roba falsa avrebbero l’interesse a mettermi sotto torchio. Ma non lo fanno, chissà perché? Qualcuno, molto addentro al settore, mi ha detto che se voglio spazio devo pagare. Tra i cinquecento e i mille euro in nero al giornalista X o Y, per avere certezza di superare i niet delle redazioni. Be’, se è così, mi si lasci fare il negazionista e l’estremista, e mi si permetta di dire: si fottano. In quanto causa diretta del degrado di questa società: si fottano. Loro dovrebbero cercare me (o chi svolge il mio stesso tipo di attività di ricerca e critica) per avere una versione veritiera e comprovata della realtà, consentendogli di fare il loro dovere di diffonderla.

3092806403_0654ec7c5f_bDue parole, infine, per il mondo associativo. Mentre Rosa Nostra si muove come un sol uomo (gh!) per legare le articolazioni di Spadafora e poterlo così comodamente muovere come una marionetta, le realtà associative di uomini e padri sonnecchiano, paciose e tranquille, impegnate a organizzare i “sit-in dei padri separati” nella piazza principale di Bagnacavallo o Grottaminarda, presenti 4 persone e un cane. E guai a coordinarsi con altre associazioni per magari fare qualcosa di più grande ed efficace: figuriamoci se l’associazione “Padri alienati da ex mogli cattive cattive” cede un po’ della propria visibilità alla dirimpettaia associazione “Padri separati che ex mogli malvagie malvagie alienano senza pietà”, non sia mai! E poi, metti anche che si riesce a organizzare una tavola rotonda pubblica, un convegno: perché invitare Stasi? Mica è iscritto alla nostra associazione! Ma metti caso che mi armo di tanta pazienza e provo io a stimolarle. Risposta: “eh, sono dieci anni che ci proviamo, lascia perdere…”. Ooooocccheiii lascio perdere. Aspetterò che il regime spagnolo si installi definitivamente in Italia, poi ne riparleremo.

Per il momento, replicando con modifica il nome di questo blog, a Spadafora anzitutto ma anche a tutta l’altra armata lercia che crea questa cortina di ferro dico: negazionista ed estremista sarai tu.


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4 commenti

  1. Caro Davide, se il dibattito fosse sulla geometria della terra e tu fossi sostenitore della sua forma piramidale…saresti stato certamente preso in considerazione.
    Ma “quel” tema li é off-limits.
    Troppi interessi in ballo. Troppi soldi. Troppo potere da spartire. Troppo di tutto.
    Come chiedere d’entrare in conclave e far eleggere Papa…Bertinotti.
    E non dimentichiamoci che il femminile (l’oggetto di maggior tutela) è principalmente consenso elettorale da tenere perennemente in cova.
    E fa gola a tutti i partiti.
    In questo senso vedo un parallelo con l’ambientalismo isterico degli anni ’90 e l’ingresso, ope legis, delle associazioni ambientaliste nei meccanismi istituzionali.
    Dietro la definizione di “portatrici d’interessi diffusi” spesso si celava il cavallo di troia di rilancio d’ideologie esauste.
    Io la vedo così: siamo agli esordi di un paradigma rivoluzionario (nel senso etimologico).
    Il tentativo d’archiviare, o quanto meno mettere seriamente in discussione, una fase storica (il femminismo reale…oltre che quello scientifico).
    E fatalmente, in queste fasi, le dinamiche “di regime” sono queste.
    Chiusura, esclusione, rifiuto, ostracismo.
    E quando non basta…la denigrazione.
    Che però, e ben vedere, definiscono la “qualità” di quell’opposizione.
    Più sono virulente e più ne consolidano la portata.
    Questi atteggiamenti contengono in se il principio della fine.
    Lo shit storm sulla pagina del sottosegretario (a cui ho volentieri partecipato) ne è un evidente segnale.
    E l’onda sta montando…
    Lenta. Ma procede.
    Teniamo presente che al di fuori di dibattiti marginali, il femminismo non è mai stato oggetto di (seria) critica.
    Risulta come bestemmiare in chiesa.

    Quello che fa specie (e rido amaramente) è che il niet provenga dall’esponente d’un movimento che è arrivato sin qui attraverso la complessità semantica del “vaffanculo”.
    Ma io non mi sorprendo più di nulla.

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  2. MRA ? Sì embè? MRA è una sigla che sta semplicemente per “attivista per i diritti maschili”, o sostenitore (advocate), non è un’associazione o una setta.

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