Fermiamo la marcia della barbarie spagnola. ORA.

20180727_163817_8BE7E08D.jpg_997313609Ne ho accennato in settimana: il caso del genovese Francesco Arcuri e della spagnola Juana Rivas, due figli, una separazione conflittuale dove lei, forte delle leggi di genere totalitarie in Spagna, ha pensato bene di sequestrare i bambini appellandosi a tutto l’appellabile del tipico armamentario femminile: false accuse, scuse, piagnistei. Miracolosamente (ma visti i fatti non poteva davvero andare in modo diverso) i giudici spagnoli le hanno dato torto due volte: la prima affidando i figli al padre, la seconda condannandola a 5 anni di carcere per sequestro di minori. La sentenza è stata emessa e letta proprio ieri.

Oggi il cancro femminista iberico è mobilitato, sia in piazza che sul web e sui social in difesa di una sequestratrice di minori. Parlano di “giustizia patriarcale”, sfacciate come non mai, essendo la Spagna la patria delle false accuse. Parlano, ancora più gravemente, di “indulto” per Juana Rivas, con diversi politici, incluso quel babbeo del nuovo primo ministro spagnolo, a sostegno di questa ipotesi. Qualche timida voce si alza in difesa dello Stato di Diritto, ma le forze nazifemministe sono soverchianti. Non ci è possibile prendere ora un aereo e andare in Spagna a contro-manifestare in sostegno di Arcuri e di tutto il genere maschile spagnolo, ma anche italiano. Però non dobbiamo dimenticare che un regime del terrore simile incombe anche da noi.

DjIvFq2W0AAZS5sIn settimana ho anche parlato della necessità di costituirsi in task force contro le armate delle SS femministe. Dunque chiedo a tutti i lettori e le lettrici di questo blog di digitare sui social dove hanno un account, preferibilmente Facebook, Twitter e Instagram, l’hashtag #JuanaRivas. Verranno fuori tutti i post o tweet che trattano quel tema e l’attuale mobilitazione. Chiedo a tutti, in massa, ovunque voi siate, in montagna, in spiaggia, al lavoro, di postare o copia-incollare questo commento:

STOP #falsasacusaciones contra los #hombres. #JuanaRivas en #prison.

Los hermanos y hermanas de Italia por los hombres Espanoles.

https://youtu.be/GjgBfklmYj8

Fatelo, per favore. Ora.

Grazie.


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13 commenti

  1. Breve sintesi e cronistoria:
    Il fenomeno criminale del feminicidio ha avuto inizio con le desapariciones di massa negli anni ’90 a Ciudad Juarez, Chiuahua, Mexico.
    Moltissime donne, soprattutto giovani operaie delle maquilladoras sono scomparse, a centinaia, il fenomeno purtroppo è andato crescendo tanto quanto cresceva il conflitto tra i vari Càrteles del Narco che si disputavano il dominio del territorio.
    Purtroppo, causa la corruzione endemica a tutti i livelli in Mexico, non si intervenne adeguatamente e, peggio, si operò per sminuirlo, molti innocenti furono incarcerati.
    Nacque un movimento dei familiari delle vittime dopo che cominciarono ad apparire (grazie all’impegno di alcuni coraggiosi, oserei dire temerari poliziotti e giornalisti) e a chiedere l’intervento del Governo Federale.
    Purtroppo, questo movimento fu infiltrato dall’ideologia, soprattutto da soggetti provenienti dagli USA, il cui scopo non era ottenere giustizia ma speculare.
    Da quel momento in poi, niente fu come prima.
    I familiari delle vittime subirono l’assalto mediatico e furono relegati al ruolo di comprimari, il loro dolore e il loro sentimento fu strumentalizzato, ne furono deprivati da associazioni e onlus varie che, “patrocinate” ideologicamente da Amnesty International e altri che si sostituirono ad essi e si attribuirono il ruolo di unici difensori del diritto e dei diritti umani.
    Superfluo dire che in presenza di una tale potenza di “fuoco” il movimento dei familiari delle povere vittime per non soccombere dovette accettare di porsi sotto il loro ombrello “protettivo”.
    Significativa in tal senso la storia di “Nì Una Mas” poi trasformata in questi ultimi anni in “Nì Una Meno”.
    Sopravvive, tra mille difficoltà, l’associazione “Nuestras Hijas De Regreso A Casa”, il cui motto appunto era “Nì Una Mas”.
    Considerato che tutto ciò che accade nelle ex colonie ispaniche si riversa nel Paese iberico e da lì si espande in Europa, particolarmente in Italia dove il FemmiNazismo non é mai morto, le conseguenze sono quelle che abbiamo davanti agli occhi e che Davide Stasi da tempo, puntualmente e con apprezzabilissimo impegno, descrive e racconta in questo suo blog che è un avamposto, un forte da difendere e tutelare.

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  2. Ovunque si manifestino resistenze/censure raccomando di postare anche questa versione, è in grado di superare tutte le censure, spiazza le femministe e colpisce comunque il bersaglio:

    Secuestrar a unos niños no es ningún juego. La razón por la que #JuanaRivas recibe el apoyo de gran parte de la sociedad es porque seguimos teniendo inculcada la idea patriarcal y feminista de que los niños les pertenecen a sus madres. No hay diferencia entre el feminismo y el patriarcado sobre los niños.

    STOP #falsasacusaciones contra los #hombres.
    Secuestrar a unos niños no es ningún juego.
    #JuanaRivas en #prison.

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    1. Sì, ho letto che stanno censurando a mani basse, tra l’altro con una neanche tanto velata punta di razzismo anti-italiano. Purtroppo però io sono totalmente a-social (avevo un account su Twitter che mi ha stressato parecchio).

      Tu sei assai più titolato (ci siamo incrociati sul Fatto e posso testimoniare che sei “martellante”, che per inciso non è assolutamente una critica) quindi chiedo: come si fa, qual è la strategia migliore per innescare l’effetto moltiplicatore dei social?

      Le femministe in questo sono maestre. Noi stiamo messi maluccio, per ora.

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      1. E’ semplicissimo: devi essere positivo, chiedere di avere più opzioni e mai chiedere restrizioni.
        La nostra società è individualista, la gente in genere non accoglie bene le restrizioni delle libertà individuali, pure la maggior parte di quelli che sembrano accoglierle in realtà lo fanno per interesse personale o perché la cosa non li tocca personalmente.
        Se e quando, per un motivo X, la società si orienterà verso un maggior collettivismo, allora si cambierà tattica. Allora, però, mica adesso, altrimenti nuoti controcorrente ed è facile che vieni sconfitto.
        Se stai chiedendo restrizioni la maggior parte della gente è contro di te, se poi chiedi restrizioni che esistevano già nel recente passato allora hai totalmente perso.
        Se stai chiedendo di avere più opzioni la maggior parte della gente è con te, ma qui la cosa cambia un po’: la cosa non deve sembrare troppo rivoluzionaria. Fai esempi di situazioni simili preesistenti, e sei a posto. La gente ha bisogno di sentire che si “avanza a passi cauti”. Avanzare, non andare indietro, e avanzare non troppo velocemente.

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        1. La mia strategia su Twitter (più propriamente un modo per prendere dimestichezza con il mezzo) si riduceva banalmente a inserirmi in uno stream (commentavo articoli di un certo tipo) e osservare l’effetto risultante.

          Sorprendentemente ho ricevuto diversi cuoricini, ma comunque è una gran fatica per me esprimere concetti elaborati in pochi caratteri. Non sono particolarmente prolisso, ma se la questione è complessa semplicemente non si può (o comunque non lo so fare). Mi piacciono gli aforismi, salvo quando li capisco solo io.

          La tua tecnica è sicuramente più efficace della mia, ma non posso sostenerla per ragioni teoriche. Ritorna dunque la questione della dimensione corpuscolare dei gruppi maschili su internet: la pensiamo allo stesso modo ma quasi, dunque non ti seguo.

          Mi spiego meglio.

          In un altro commento mi dicevi che la GPA è una opportunità anche per gli uomini eterosessuali e single (p.es. Cristiano Ronaldo) per avere figli senza bisogno della controparte femminile. E’ vero, lo capisco bene, ma non vedo perché dovrei avvalorare un comportamento egoista. Mi troverebbe d’accordo espellere dal processo il sempre meno stimabile “gentil sesso” e le rogne conseguenti, se non fosse che preferirei non perdere la speranza di trovare qualcosa di decente in giro.

          Condivido invece la tua visione, permettimi, cinica della società contemporanea. E’ proprio così come la descrivi. Anche quello che dici circa le restrizioni del passato (mai stato un reazionario: altra divisione con alcuni gruppi maschili) che a mio modo di vedere causavano per noi sofferenze maggiori assolutamente non colmate dai presunti vantaggi.

          Sul fatto delle maggiori opzioni sono combattuto perché, appunto, dipende. Non è solo una questione di essere troppo o troppo poco rivoluzionari (temo una rivoluzione etica basata esclusivamente sulla Tecnica perché ho avuto modo di ascoltare il filosofo Severino) ma del fondamento del pensiero e della cultura maschile che è il Logos, oggi latitante.

          Le femministe funzionano perché veicolano messaggi semplici carichi di emotività (per non dire banali e isterici).

          Lessi una interessante ricostruzione storica sul vittimismo del sociologo Frank Furedi (per la serie: come siamo arrivati a questo punto). A me piacerebbe che il dibattito avvenisse sulle contraddizioni dell’attuale sistema e quindi una analisi razionale. Il problema però è che il messaggio è troppo complesso per sperare di essere diffuso alle masse intellettualmente disimpegnate (ragion per cui il sentimentalismo funziona così bene).

          http://www.frankfuredi.com/article/the_hidden_history_of_identity_politics

          L’alternativa sarebbe confrontarsi direttamente con la intellighenzia, che però si rifiuta avendo come interesse principale il potere. Dunque rimane il dilemma se far leva sulle masse attraverso l’emotività oppure sugli intellettuali liberi attraverso la ragione. Purtroppo intellettuali liberi non se ne vedono molti in giro e comunque anche loro devono sbarcare il lunario.

          La vedo dura ma non impossibile, una soluzione si troverà.

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          1. Il problema non è “la pensiamo allo stesso modo, ma quasi, quindi non ti seguo”, il problema è che nella maggior parte dei casi “la pensiamo in modo totalmente opposto, tu sei il nemico da abbattere, più delle femministe”.
            Non mi riferisco a te, facciamo un esempio pratico:
            Mi hai mai letto parlare di stupri commessi dai migranti? No, impossibile. Eppure sono molto contrario all’immigrazione selvaggia. Perché non parlo mai di stupri commessi da migranti? Perché facendolo rinforzerei la narrativa della donna sempre vittima e uomo sempre perpetratore, facendolo colpirei SIA i migranti SIA gli uomini in generale. I miei argomenti sono la mancanza di posti di lavoro e l’impatto negativo sui salari degli italiani, i costi per lo stato, al limite qualcosa sulla delinquenza generale. Basta. Chi parla principalmente di stupri commessi dai migranti ha sensibilità ZERO verso i diritti degli uomini.
            Stessa cosa sulla GPA: tu hai riconosciuto immediatamente che esiste un grosso vantaggio per gli uomini single che potessero avvalersene, ma l’idea non ti piace. Ottimo, non vedo problema: immagino che dirai “un padre che usa la GPA privando a priori il bambino della figura materna è egoista” – va benissimo. Il problema sono quelli che si sperticano in lodi di ArciLesbica (che vuole la fecondazione artificiale gratis per donne single e lesbiche, e lodandola, anche se in altro discorso, la aiuti indirettamente) e/o sparano cose tipo “le madri sono più importanti dei padri” o addirittura “i padri non esistono” (“ha comprato un bambino” significa questo ed è una balla, in realtà c’è un padre che ci ha messo lo sperma e ha pagato la madre per togliersi dalle scatole: egoista si, compratore di bambini no) – come per i migranti ecco che per abbattere un “nemico” non si esita a sacrificare la figura del padre. Di nuovo: chi ha questi atteggiamenti non sta affatto difendendo i diritti degli uomini, li sta attaccando.
            Violenza domestica, altro esempio: uomo accusato, salta su il morto di figa che dice “colpa delle donne che non si sanno scegliere gli uomini” (traduzione: “l’accusa è vera, però le sta bene perché non ci è stata con me, anche se sono brutto e/o noioso”). Di nuovo: è stata presa un’accusa per buona, rinforzata la narrativa femminista, questo non è essere per i diritti degli uomini, né per il giusto processo.

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          2. Aggiungo le conseguenze pratiche degli esempi che ho portato:
            Narrativa anti-migrazione che si focalizza sugli stupri invece che su altri aspetti: Svezia, il 99% dei rapporti eterosessuali è fuorilegge – nuova legge antistupro su consenso affermativo che introduce il reato di “stupro colposo”.
            Narrativa GPA che nega l’importanza/esistenza del padre: Israele, la GPA, già legale per le coppie etero, viene estesa come diritto alle donne single, ma NON agli uomini single, né le coppie gay.
            Queste due sono successe nell’ultimo mese (Israele meno di 10 giorni fa).

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            1. Se ho interpretato correttamente il tuo pensiero, dici che le personali convinzioni politiche guidano anche i discorsi sui diritti maschili. Aggiungo che vale anche per le credenze religiose (che a loro volta influiscono su quelle politiche).
              Riconosco dunque che è vero ma anche che tutto sommato ci sta, perché l’individuo cerca di rimanere coerente, in qualche modo. E’ così però anche per le femministe, in realtà. Ma su di loro non ha lo stesso effetto.
              Una parte consistente del femminismo (quelle a sinistra) si pone acriticamente nei confronti della immigrazione. Per esempio in ossequio al multiculturalismo (che a destra è più una questione di legalità, dunque di assimilazione) accettano comportamenti che da un maschio bianco occidentale neanche a pensarlo.
              Non a caso è il tema di fondo dei romanzi di Houellebecq (odiato dalle femministe).
              Il problema è che mentre quelle prosperano in barba alle differenze stringendosi intorno alla questione delle donne (#inquantodonne: come fossero un corpo unico) gli altri si dividono guardandosi in cagnesco. Non è un caso che la legge anti-stalking sia opera della Carfagna (come ricordava oggi Davide) e di certo la Bongiorno non è di sinistra. Per non dire di Spadafora che dovrebbe essere post-politico (e non lo è per niente).
              Questo fatto, secondo me, dipende dalla “genetica”. Qualla maschile è molto competitiva: è il maschio alfa che vuole emergere per prendersi tutto (o il maschio beta che non si rassegna). Stendo un velo pietoso sui “morti di figa” che obiettivamente sono una iattura (e che dovrebbero aver capito ormai che qualunque cosa fanno sempre niente ottengono, meglio sarebbe cambiare strategia).
              Invece le femmine sono sono più colonie: come le api, le vespe, le formiche, etc.
              Entrambi competono dentro i propri gruppi sessuali. Solo che un maschio (alfa o beta che sia) non si sognerebbe mai di competere contro una femmina. Le femmine invece sono istigate e iper-eccitate a competere contro i maschi (auto-assolvendosi tra l’altro che se non ce la fanno è colpa di nuovo dei maschi, del Patriarcato, etc., mai la loro).
              E’ difficile trovare la quadra, però i tempi sono “apolidi” e anche noi abbiamo un principio unificatore superiore che è il Logos. A noi manca una educazione sentimentale maschile aggiornata ai tempi: è molto importante questa cosa. E’ più complesso, sicuramente, perché come umani siamo meno razionali di quanto crediamo, però il guadagno in termini di maturità e ascesa ricambia abbondantemente lo sforzo.
              Comunque sono felice di occuparmi di questione maschile e non di quell’altra. Leggete la storia di questa povera ragazza e di come il femminismo le ha rovinato la vita. Fa molto molto ridire!! 😀
              http://www.spiked-online.com/newsite/article/how-i-became-a-feminist-victim/18018

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              1. Blu: “….Se ho interpretato correttamente il tuo (di EricL) pensiero, dici che le personali convinzioni politiche guidano anche i discorsi sui diritti maschili…”.
                In ambito maschile la posizione idealpolitica (c.d. ideologica) prevale sistematicamente su quella sessuale (c.d. “di Genere”). Considero questo fatto una iattura, un vulnus molto grave. Di fatto è impossibile superarla.
                Fondai U3000 allo scopo di offrire un luogo in cui prevalesse in modo assoluto la questione sessuale. La storia di quel movimento – non del tutto sterile – è il racconto di quel tentativo. Alla fine fallito.
                Ho indicato moltissime volte esempi storici in cui gli UU furono capaci di congelare le loro opinioni politiche per una lotta contro un nemico comune. Quello del CNL antifascista è il più vicino a noi ed è chiarissimo.
                Si misero insieme mangiapreti (PRI) e preti (Partito Popolare-DC), liberali, comunisti, liberaldemocratici (P.’Azione).
                Superato il fascismo si divisero. Nella lotta no.
                In modo analogo il femminismo ha scavalcato le classi sociali, le ideologie e la fede (abbiamo anche le teologhe femministe). Abortiste a antiabortiste, autoctone e immigrate, di dx, di centro e di sx.
                Solo gli UU hanno mostrato – qui e altrove – la loro incapacità assoluta di superare la barriera della posizione politica per avviare la lotta comune.
                Non c’è nulla da fare.
                Non credo che questa sia la causa prima dell’inconsistenza del movimento maschile, non credo che se anche questa patologia venisse superata faremmo dei grandi passi avanti. C’è ben altro in gioco qui.
                Credo però che se anche fosse questo il vero ed unico impedimento alla Rinascita, gli UU preferirebbero essere sconfitti tutti e tutti insieme piuttosto che congelare, silenziare, murare (almeno provvisoriamente) il conflitto
                idealpolitico tra Dx e SX, liberali e autoritari, liberisti e statalisti, libertari e sicuristi, atei e credenti, bianchi e colorati, abortisti e antiabortisit etc….
                Sono stato per decenni e sono ogni giorno testimone sgomento e incredulo di questa incurabile malattia.
                Quella che potrebbe essere la causa prima e finale della nostra rovina.
                Non c’è rimedio.

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                1. Rino, ricordi il Patto per l’equità e la giustizia? La logica era quella. Il muro è alto e resistente. Ma le ideologie sono morte e il tempo è trascorso. Sono un pelo più ottimista perché davanti a uno stimolo ragionevole in molti si erano mossi. Oggi il pericolo si chiama individualismo (o mania di protagonismo) non tanto ideologia. E si sta già vedendo sulla proposta Pillon, con associazioni che negano l’evidenza e rispondono dicendo “a settembre depositiamo una NOSTRA proposta di legge popolare”. Da piangere…

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                2. Hai ragione da vendere, caro Rino. Purtroppo la politica è molto identitaria. Ci perdiamo in dettagli invece di prenderci le grandi linee e limare poi. Manchiamo di strategia. E poi abbiamo bisogno come l’aria di una storia condivisa. A proposito, come procede la pubblicazione del libro di Santiago? Forse se leggiamo tutto di fila riusciamo a guardare più lontano.

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  3. Cominciato.
    Però in quasi tutti i posti se inserisco il link al video va in pre-moderazione, senza invece passa subito.
    Così, per sicurezza, posto entrambe le versioni.

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