Ad ANSA il premio estivo per l’informazione più faziosa

In molti casi bastano le prime tre righe per qualificare un intervento giornalistico. L’articolo di Agnese Malatesta, uscito sabato sul sito dell’ANSA, ne è un chiaro esempio:

Nel nostro paese ogni due-tre giorni una donna viene uccisa per mano del proprio partner o ex partner. La violenza di genere degli uomini sulle donne è un fenomeno ancora grave e preoccupante, ampio il sommerso.

#articoli_ansaPrima frase: falsità. Ad oggi, se proprio si vuole fare il conteggio per giorni in riferimento al 2018, le donne uccise dal partner o ex partner sono una ogni 4-5 giorni. Che, detta così, fa pur sempre impressione. Un po’ meno se si fa lo stesso giochetto per altri fenomeni. Tipo che da inizio anno gli uomini morti sul lavoro sono 3 al giorno, quelli ridotti a fare i barboni circa un’ottantina al giorno, quelli che si suicidano sono 5 al giorno, e le persone (a prescindere dal genere) che muoiono per infezioni post-ricorvero ospedaliero sono circa 16 al giorno. Mettendo le cifre a confronto, il dato delle uccisioni di donne è meno che risibile. Ma tant’è esordire con una falsità ad effetto apre la strada all’emozionalità, pur chiudendola a un’informazione corretta.

Seconda frase, prima parte: altra falsità. O per lo meno parzialità vergognosa. La violenza è un fenomeno grave e preoccupante, punto. Non solo quella degli uomini sulle donne. Non ci sono dati a sostegno di questo carattere “di genere” della violenza. Anzi, quelli che ci sono dicono tutt’altro. La seconda parte della frase sul presunto “sommerso” è indimostrata e indimostrabile. Correttezza vorrebbe che si usasse dunque una frase ipotetica “il sommerso potrebbe essere ampio”. Invece no, è spacciato come un dato di fatto verificato e incontrovertibile. Già così, con questo incipit, varrebbe la pena chiudere il sito ANSA, avendo cura di catalogarlo nello spam, nei siti pericolosi o nella categoria fake news. Ma sono curioso e proseguo nella lettura.

sabbadiniE faccio bene, perché dopo poche righe si svela l’arcano di cotante bestialità. Un arcano che ha un nome: Linda Laura Sabbadini. Per chi non la conoscesse, è colei che, in combutta con il Dipartimento per le Pari Opportunità a guida prima Carfagna poi Boschi, ha lavorato in ISTAT all’elaborazione delle ben note statistiche sulla violenza sulle donne. Sì, sempre quelle, le solite. Quelle basate su questionari fuorvianti somministrati al telefono a un campione di 25.000 donne (2012) poi 20.000 (2014) poi 11.000 (2016). Quelle ai cui risultati sono state applicate formule statistiche proiettive che hanno dato come esiti che in Italia le donne vittime di violenza sono 2 milioni (2012), 4 milioni (2014), quasi 9 milioni (2016). Insomma si devono a Sabadini quei sondaggi dove il campione cala vertiginosamente ma la stima risultante sale in progressione geometrica. Non a caso, forse, a un certo punto la “studiosa” è stata rimossa dall’incarico. Gli stessi statistici seri e il loro santo protettore Trilussa devono aver capito che aveva tirato un po’ troppo la corda.

Bene è questo pozzo di scienza che, citando proprio le statistiche ISTAT (dunque autocitandosi), sostiene ancora che la violenza sulle donne in Italia dilaga, è un’emergenza sociale gravissima, ma che “le ragazze” stanno imparando a riconoscerla e a reagire, siluppando una minore dipendenza rispetto al fidanzato. Sabadini, che si fregia del titolo di statistica sociale, basandosi non si sa bene su cosa se non su un suo personale sentore, vede come un fatto positivo la distruzione delle normali dinamiche di coppia basate sul sentimento, laddove l’uno dipende sentimentalmente dall’altro. Ce la vedo a tifare per le nuove teorie del poliamore, sintetizzabili sostanzialmente in: “trombiamo in libertà chi ci pare”, come evoluzione della già nota “trombamicizia”. Essere donna, in questo senso, significa sfuggire a ogni relazione strutturata e di prospettiva, che anzi va proprio distrutta in termini di principio. La prospettiva familiare è una trappola violenta, insomma. Tutto coerente con le filosofie sinistre distruttive e antidentitarie che ci siamo sorbettati negli ultimi anni.

logofraMostrando poi di essere informatissima, Sabbadini dice: “non esiste ancora un’indagine europea sulla violenza (sulle donne)”. Linda Laura, Laura Linda… non vorrei metterti in imbarazzo ma… ci sarebbe questa cosa qua. Sì sì, una rilevazione proiettiva fatta da un’agenzia dell’UE, metodologicamente uguale a quelle porcate che hai fatto tu quando ancora contavi qualcosa in ISTAT, ma condotta in modo più serio. E… ehm… a loro risulta che l’Italia è tra i paesi in assoluto più sicuri per le donne in ambito comunitario. Dunque mi resta una e una sola cosa da capire: sei proprio impreparata, non aggiornata e ignorante, o hai la volpe sotto l’ascella, sei in totale malafede, menti e strumentalizzi sapendo di farlo?

Dice lei nell’articolo, quasi a volermi rispondere: “la violenza di genere è davvero molto grave, il fenomeno è ancora ampio e diffuso. E’ importante che le politiche sostengano i centri antiviolenza, e potenzino i servizi sanitari, le forze dell’ordine con approcci adeguati formativi. Questo perché è proprio nel momento in cui ci sono le reazioni positive, che bisogna intervenire perché si hanno più probabilità che le politiche abbiano effetto. E’ nel momento in cui c’è presa di coscienza che gli interventi pubblici fanno la differenza”. Ah ecco. Be’ potevi dirlo subito senza stare a girarci troppo intorno citando i tuoi sentori e dati che non esistono o con scarsissimo valore: date soldi (pubblici ovviamente) ai centri antiviolenza. Alla fine il fulcro di tutto è quello: money money money. E se a muoversi su questo è un “pezzo grosso” come Sabbadini, i casi sono due: o i centri di potere di Rosa Nostra sono davvero in crisi nera, come ho ipotizzato stamattina in chiusura del Minestrone del lunedì, oppure, vedendosi marginalizzata in ISTAT, Sabbadini stessa si è aperta pure lei un business antiviolenza e ora, come le altre, batte cassa per poter continuare a far danni. Oppure tutte e due le cose assieme. Ed è comunque una buona notizia. E’ il canto del cigno che si svela per quello che in realtà è: un anatroccolo inutile, orribile, violento e discriminante.

P.S.: naturalmente, come già fatto in passato, ho segnalato la giornalista ANSA, Agnese Malatesta, al suo Ordine di riferimento.

#varie_odgmalatesta


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54 commenti

  1. Giulia.Se vostro marito vi lascia voi ve ne state zitte e buone e ve ne fate una ragione?!?Ci vuole veramente la faccia come il didietro!A me risulta che vi incacchiate come scimmie e le vostre soddisfazioni andate a levarvele in tribunale dove,non solo le donne ma anche i giudici uomini di cui tanto ti lamenti,vi danno tutto;le sentenze a vostro favore (dove per favore si intende custodia dei figli,CASA DEL MARITO,mantenimenti ecc.sono in una percentuele MOOOLTO maggiore di quella del 52% che rappresenta i giudici donne.Anzi,speriamo che i giudici uomini diminuiscano ancora,perchè a noi non servono giudici uomini asserviti al potere femminista.Se dobbiamo avere la vita rovinata meglio che quel genere di sentenze venga da giudici donne.

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  2. signora Giulia, altro che burn out, qui si tratta di vere e proprie violenze e sopprusi brutali adempiuti da illustrissimme rappresentanti del genere femminile, che a detta della solita solfa nazifemministoide, è un genere buono, compassionevole, generoso, e sempre vittima.

    Per quanto riguarda il caso William Pezzullo , l’autrice del delitto , dei soli(!) 8 anni a cui è stata condannata ne ha fatti solo pochi giorni, in quanto la signora Perotti (si fa per dire) per evitare il carcere, ha pensato bene di farsi ingravidare dal primo che passava da li, usufruendo di quella fantastica legge Finocchiaro che priviliegia le donne in gravidanza permettendogli di evitare il carcere sine die. Adesso è stata scarcerata per “motivi di salute incompatibili con il regime carcerario”, quando gli stessi motivi se fossero adottati da un uomo i giudici gli farebbero marameo (vd. caso Dell’Utri come esempio).

    Vorrei vedere che razza di madre può essere una che si fa mettere incinta solo per evitare il carcere. I figli le sono stati levati, ma sta facendo l’iter per il riaffido, sicuramente con l’aiuto e il supporto di qualche associazione donnista. Sono certo, cara signora Giulia, che la signora Perotti troverà presto una comoda e sicura collocazione in qualche centro antiviolenza in difesa delle donne vittime di violenza e sarà una vostra degna rappresentante.

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  3. La tua rubrica “Il conteggio infame” è piena di dati falsi o tendenziosi. Hai linkato articoli di giornale con denunce non ancora chiuse per opera di donne in ambito lavorativo. Se volevi fare il raffronto col femminicidio sappi che si tratta di omicidi di una donna in quanto donna. Quindi la tua rubrica non c’entra una cippa. Tanto più che le carceri sono piene di maschi non di femmine!

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    1. Leggi bene, gioia. Il metodo è: linkare e contare le notizie che escono nell’anno (anche se riferite a fatti precedenti), sicuramente conteggiando le sentenze, ma anche le incriminazioni in flagrante (video negli asili o negli ospizi). Un metodo come un altro, contestabile forse, ma in assenza di fonti una via bisogna sceglierla.
      In ogni caso non è nulla di più contestabile della definizione di femminicidio, quella che dai anche tu. Non risulta negli atti di nessun processo che uomini abbiano ucciso una donna “in quanto donna”. Di solito è per disperazione, per rispondere a minacce, per gelosia più o meno fondata, per incassare un’assicurazione… cose così, concrete insomma. Nessuno lo fa “per ideologia”. Piace a voi crederlo, ma è fuffa.
      Sfido io che le carceri sono piene di uomini e non di donne. A parità di reato voi non vi fate un giorno di galera. Vedi la storia di William Pezzulo a paragone con quelle di Gessica Notaro o Lucia Annibali.
      Dai dai, prima di commentare qui studia un po’ di più, che è meglio.

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      1. “Contestabile forse”, l’hai detto tu. Poi l’educatore o l’oss sono professioni prettamente femminili ad alto rischio burn out e quindi? Studia prima di renderti ridicolo con le tue rubrichine. Numeri e fatti non bla bla.

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        1. L’educatore, l’oss… Invece il muratore o l operaio no. Le mie rubrichine a voialtre danno un sacco fastidio. E questo mi provoca un godimento estremamente appagante. Io ho studiato a sufficienza, eppure ancora studio. Prendimi ad esempio, gioia. 😉

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            1. Quando una femminazista mi dice “adieu”, io rispondo di solito con “sguissshhhh”… che è il suono di chi sa di aver detto una minchiata e cerca di svicolare via senza farsi notare… 🙂

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              1. Semplicemente io lavoro di solito il mattino. E non ho tempo di conversare amabilmente con voi che avete tutto quel tempo da buttare nel cesso. E soprattutto non vale la pena di discutere con chi raccoglie dati ad cazzum e ne fa una rubrica, e si presenta al mondo come arrogante solo per soddisfare il suo marcisismo da strapazzo. Ri adieu

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                  1. dimenticavo di dire che sì, ho perso due minuti della mia vita a fare fact cecking sulla tua rubrica dell’orrore. Per farti un favore ti dico che hai inserito due volte la stessa notizia, però poi la somma l’hai fatta ugualmente… Si tratta dei minori maltrattati in Lombardia (riguardanti Milena Ceres, a proposito il suo coordinatore maschio Enrico Piroddi, in quale conteggio lo hai inserito?). Non ho voluto perdere altro tempo e mi sono fermata qui.

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                    1. Grazie per il controllo. Qualche errore c’è per forza. Spulciare le notizie è un lavoro allucinante. Se mi indichi meglio dove, correggo link e data.
                      Gli uomini non li conto, non è il mio scopo. Se vuoi fallo tu, ma vedrai che su queste vicende sono pochissimi.

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                    2. E’ perfetto guarda, ma una segretaria non ce l’hai. Io il favore non te lo faccio, fammene uno tu, cancella quella rubrica (o ti scateno sul blog le amiche attiviste). Anzi no, farei troppo un favore al tuo narcisismo.

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                    3. No gioia, faccio tutto da solo. Scatena pure quel che ti pare. Sarà divertente. E poi ho fame, e le femminaziste crude, con un po’ di limone, mi piacciono assai. 😉

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                    4. Un altra femminista che piomba qui muovendo rimproveri di “orrorismo”.
                      Certo Giulia sa di cosa parla.
                      Lei appartiene a quella élite di pensiero che di “orrore” ci campa (e bene) da ormai cinque decadi.
                      Pensiero che ha cooptato almeno tre generazioni di femmine* con l’arma della paura e dal sospetto per l’altro (intero) genere.
                      Che Giulia sia venuta qua a reclamare il copyright?
                      .
                      *uso femmine e non donne, poiché la leva comincia alla più tenera età

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                    5. « Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,
                      che cacciar de le Strofade i Troiani
                      con tristo annunzio di futuro danno.
                      .
                      Ali hanno late, e colli e visi umani,
                      piè con artigli, e pennuto ‘l gran ventre;
                      fanno lamenti in su li alberi strani. »
                      .
                      (Dante, Inferno, XIII, vv. 10-15)

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        2. Bello: uno presenta numeri e fatti (vero, raccolti in modo artigianale, ma se le istituzioni preposte ignorano il fenomeno si fa il meglio che si può), l’altra risponde vaneggiando di massimi sistemi e sparando la prima cosa, vaga, che le viene in mente (il burnout… le maestre! Un camionista, un minatore, un guardiano notturno, loro fanno mestieri facili e non stressanti, in effetti) e chi dice “numeri e fatti, non bla bla bla”? La seconda al primo. Tutto a posto.

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    2. Usate ancora il motto “donna uccisa in quanto donna”? LOL.
      Motivazione tutta da dimostrare. Perché il tizio non si mette ad ammazzare indistintamente tutte le donne che incontra, se è quella la motivazione del suo agire?


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    3. “Si tratta di omicidi di donna in quanto donna”
      E’ proprio l’unica cosa di cui non si tratta, invece: se un tizio uccide la sua compagna/partner/moglie non lo fa “in quanto donna”, avesse voluto uccidere una donna solo “in quanto donna” avrebbe freddato una donna a caso per strada, e assai più difficilmente lo beccavano.
      Senza contare poi che nel conteggio c’è la proprietaria di ristorante uccisa da un ladro, una uccisa dal nipote che afferma che glielo avesse ordinato “Santa Rita”, una uccisa dalla cuginA…

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      1. Inoltre, tra le DD uccise “in quanto DD” ci sono quelle ammazzate insieme ai figli (maschi) che non vengono ammazzati “in quanto MM”.
        Poi ci sono le anziane o assai vecchie e malate che vengono uccise dai mariti, a loro volta malati e vecchi che poi, nella quasi totalità dei casi, si suicidano. Anche queste vengono uccise “in quanto DD”.
        Lo scopo della versione “in quanto D” è palese: rappresentare la condizione fem.le come quella di un gruppo braccato in cui ogni individuo ogni giorno rischia la morte e inventare una causa inesistente (la misoginia universale) a fini di criminalizzazione di tutti i MM e con il vantaggio di nascondere le cause vere della maggior parte di queste tragedie: la dipendenza maschile totale e l’impotenza assoluta di fronte ai ricatti ed alla prospettiva di perdere tutto per sempre per mantenere a vita la rapinatrice-rapitrice. Certo, qualche volta il “reo in fieri” si suicida prima. Si toglie di mezzo e tutti/e sono contenti/e.
        Quando poi si parla delle 120 ammazzate (quest’anno in calo, a quanto pare) si glissa sempre sia sul fatto che in ogni altro altrove è peggio, sia sul particolare imbarazzante: la metà degli assassini si suicida. Di quelli che non si suicidano, nessuno sfugge al carcere.

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    4. Giulia.Se c’è pieno di denunce non ancora chiuse contro donne,c’è anche pieno di uomini già prosciolti in istruttoria perchè le accuse di violenza familiare sono risultate false e pretestuose.Parliamo di quelle.Le carceri sono pieni di uomini perchè i manicomi sono pieni di donne che in galera per infanticidio o omicidio del partner non ci vanno quasi mai.In compenso anche i cimiteri sono pieni di uomini suicidi per aver avuto la vita rovinata da donne “che dicevano di amarli”.

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    5. Sì Giulia. Le carceri sono piene di MM. Si va dal 94% degli USA al 98% del Canada . L’Italia è in mezzo: 96.5%
      Tra le sicurezze del nascere femmina vi è questa: che in carcere non ci andrà con quasi assoluta certezza. Se ci va è per un tempo minore e in condizioni incomparabilmente migliori.
      Perché i delitti che portano in carcere i MM, le FF non li commettono: li fanno commettere a fidanzati, figli, mariti.
      Il frutto dei delitti divisi a metà. Le conseguenze della cattura e delle sentenze a carico di LUI. Solo e sempre.
      Si sa: dietro il successo di un U c’è sempre una D (e infatti nel divorzio si deve tenere contro del contributo …) . Dietro i fallimenti e i delitti …non c’è nessuna.
      Mai sentito di una moglie che abbia chiesto al giudice di assegnarle metà, o un qualsiasi piccola parte, della pena inflitta al partner.
      Se gli U avessero tanto più sesso quanto più poveri, sconosciuti, senza potere e fama, gran parte dei delitti scomparirebbe.
      E’ facile cara Giulia, condannare il nemico colpevole e irridere beffarde ai carcerati, quando si sa che in galera non ci si andrà mai, perché si costringerà l’altro ad andarci.
      E’ facile cara Giulia sentirsi innocenti quando si esercita la propria violenza in forma non perseguibile perché indiretta ed autoprotettiva.
      E’ facile cara Giulia, sputare sul nemico che agisce sempre compromettendosi.
      Sputate sputate.

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      1. Vorrei anche far notare che sempre più spesso si sente dire che le donne sarebbero meno corrotte degli uomini: a parte che di corrotte ce ne sono ed escono pure sui giornali, mi chiedo come mai, se sono così tanto oneste rispetto ai “maschietti”, non ci sia MAI stata una moglie, una figlia, una sorella che abbia denunciato il tangentaro all’autorità giudiziaria. Godevano dei regali, delle ville, del tenore di vita senza mai accorgersi di nulla. Anna Falchi non ha mai sospettato di quel giglio di campo di Ricucci, lo aveva sposato per il suo indubbio fascino, lo ha saputo dalla polizia quel che combinava. Facile godere del frutto della corruzione senza rischiare nulla, anzi facendo la parte delle oneste ingenue. Tanto i soldi li intascano tutte, ma nelle statistiche risulterà sempre e solo lui. Tutto molto bello (cit.). A proposito, per curiosità, la Falchi è ancora sposata con Ricucci?

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      2. Ultim’ora: il regista Brizzi, denunciato per violenza sessuale da tre donne è stato assolto perché il fatto non sussiste.
        Le tre signore, fin qui rigorosamente coperte da anonimato, subiranno il suo stesso violento trattamento (sputtanamento cosmico e perdita di reputazione)…?
        La risposta è già stata scritta: risulterebbe un’intimidazione per tutte le altre donne prossimamente denuncianti.
        Non se ne parla nemmeno.
        Brizzi?….S’accontenti. Gli è già andata di lusso.

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          1. Davide,per la verità dovrebbe essere lo stesso PM a rinviare a giudizio per calunnia le tre denuncianti,perchè la calunnia è,o dovrebbe essere,un reato procedibile d’ufficio.

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              1. Davvero qualcuno crede che queste azioni mirino a far condannare penalmente anche un singolo uomo in un tribunale della Repubblica? Suvvia non scherziamo.
                L’obiettivo era…ed è il tribunale mediatico. L’unico vero ed efficiente tribunale oggi esistente.
                Se poi l’esito non è quello desiderato, con una manifestazione di piazza se ne può mediaticamente ribaltare l’esito.
                Che poi è quello che “conta” davvero.
                Il tribunale mediatico garantisce celerità e pene certe.
                Senza quei tre fastidiosissimi e inutili gradi di giudizio.
                D’altronde l’affermazione dell’ineffabile Giulia sulla preponderanza di giudici maschi, la dice lunga e si commenta da sola (naturalmente maschi per lei significa parziali e scorretti: vuoi mettere?…mica sono magistrati donne!)
                E’ un dato falso? Non importa. E’ vero comunque.
                Certamente non qui. Ma altrove (nel cosmo femminile…che è quello di cui le importa) certamente si.
                Anche se è falso risulterà comunque vero.
                Datele un po’ di tempo e la sua stupefacente dialettica (rodata da cinquant’anni di esercizio) è in grado di farlo diventare vero.
                Vero per il femminile s’intende (che in quanto engagé è quello che le interessa).
                Di persuadere il maschile non può che fregargliene poco o nulla (ho il sospetto però che adori quello adepto).

                Quando la nostra Giulia, accusa di essere (noi) dispercettivi della realtà, di quale realtà pensate che parli?
                Un aiutino?

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                1. https://www.istat.it/it/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/omicidi-di-donne

                  Ecco qui i dati di cui parlavo, Fonte Istat

                  “La serie storica degli omicidi per genere (Grafico 3) mostra come siano soprattutto gli omicidi di uomini a essere diminuiti in circa 25 anni (da 4,0 per 100.000 maschi nel 1992 a 0,9 nel 2015), mentre le vittime donne di omicidio sono rimaste complessivamente stabili (da 0,6 a 0,4 per 100.000 femmine).”

                  Lasciatevelo dire, andate a divertirvi, fa caldo, un bel bagno in mare o in piscina. E basta con questa vostra retorica del piffero, le donne giocano sempre in difesa e i dati parlano. Purtroppo voi generazione di 40-50 enni siete la rappresentazione della crisi del potere maschile, ma fatevene una ragione, le donne ci sono, sono vive, possono farvi anche soffrire, ma dovete accettare che non avete più il potere assoluto, nonostante il vostro quaraquaqua.
                  Se non sapete accettare che vostra moglie vi lascia, fatevene una ragione, è dalla notte dei tempi che succede, solo che prima le bruciavano in piazza o lapidavano le adultere. Se non sopportate di essere lasciati potete andare in Arabia saudita, vi troverete meglio.
                  Ma date retta a me, dare potere alle donne e trattarle finalmente alla pari farà crescere anche voi uomini autocentrati. Tanti auguri e godetevi la vita!

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                  1. Sei veramente buffa. Sembra che scrivi più per convincere te stessa che non per convincere (o infastidire) noi…
                    Cito dal tuo link: “tale incidenza sia contenuta in rapporto al contesto europeo: tra i 22 Paesi dell’Unione europea”. Ossia: Italia paese tra i più sicuri in Europa per le donne.
                    Per il resto, parla quello zerovirgola. Un fenomeno, l’omicidio delle donne, meno che risibile. Il “rate” del calo è diverso, è vero, ma non è un dato così significativo. Poi con i dati di quest’anno, ci sarà un bel crollo. Ma quanto siete disperate che i “femminicidi” quest’anno sono solo 44??? 😉
                    Per il resto, ti rimando a questo, che ti sei guardata bene dal commentare: https://stalkersaraitu.com/2018/07/31/i-dati-sconvolgenti-sulla-violenza-domestica-ma-di-cosa-se-parlato-finora/
                    Davvero, sul serio, prova tu a goderti la vita. Ne hai un gran bisogno…

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                    1. Tu lo sai che questo significa minimizzare, vero? Il dato incontestabile è che se mio marito mi lascia, io non penso nemmeno di bruciarlo vivo o di stalkerizzarlo perchè non sopprto che mi abbia lasciato. Sto zitta e sopporto, mi chiedo cosa ho sbagliato, al limite. L’uomo no, non è in grado di fare questo passaggio e minimizza i dati come stai facendo tu. Certo solo 44 femminicidi contro 0 maschicidi è un bel dato? Non lo è proprio. Io non sono preoccupata da quello 0 virgola, perchè comunque so leggere i segnali di pericolo e tenermene alla larga. E’ una questione di principio. E tranquillo, mi godo la vita, non ho bisogno che mi rivolti la frittata.

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                    2. Scusa, ma il dato 0 “maschicidi” (chiamiamoli così) dove lo prendi? Io non minimizzo: confronto i fenomeni. Ce ne sono di ben più numerosi e preoccupanti che non i 44 uomini (per altro in maggioranza non italiani) che uccidono la moglie o la compagna.
                      Non ti rivolto la frittata. Non c’è modo di salvarla, quella che fai tu è un pasticcio.

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                    3. Ecco la ricetta di Giulia contro la minimizzazione dello 0 virgola.
                      Si mettono in allarme milioni di donne contro gli uomini (il plurale è suo) potenziali stalker e assassini…e così il tutto andrà a risoluzione.
                      Che ce vo’.
                      Sociologia for dummies! Non è così che si eliminano alla radice i fenomeni di devianza nelle società complesse?
                      Dai furti alle aggressioni passando per gli incidenti stradali: tutti barricati in casa e vedi se il dato residuale non si azzera.
                      E’ noto che il minimizzare si combatta con massicce dosi d’allarmismo.
                      Lei naturalmente non ne ha bisogno (e te pareva).
                      Lei sa leggere i segnali, ma quelle “testone rincoglionite” delle sue sorelle devono essere attrezzate.
                      E perciò vanno catechizzate.
                      Necessitano d’una terapia d’urto sparsa a tappeto come bombardamenti al napalm.
                      E’ necessario renderle sospettose. Paranoiche. Nichiliste. Pronte al peggio.
                      Al limite rinunciatarie alle relazioni.
                      Quello 0 virgola può e deve terrorizzarle (farsi un giro sui social per rendersi conto del clima di paura di moltissime di loro).
                      Si definisce principio di precauzione.
                      E come darle torto?
                      Mettiamoci ad esempio nei panni di chi volesse procreare con lei.
                      Mutatis mutandis, non correrebbe forse lo stesso statistico pericolo di trovarselo dentro il cestello della lavatrice o dentro il cassonetto dell’indifferenziato?

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              2. Faccio un pronostico: non solo Brizzi non denuncerà, ma anzi dirà che è giusto così, che le donne devono ribellarsi, che la colpa di quello che gli è successo è comunque degli uomini e ora farà un bel film sul femminicidio.

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          1. “Con riferimento alla carriera, invece, dallo studio si evince come negli ultimi anni si stia registrando un incremento di nomine “al femminile” in incarichi direttivi e semidirettivi, nei quali tuttavia è ancora preponderante la presenza maschile”.
            Dall’articolo che tu stesso hai linkato, ma se non leggi! Ripeto: “nei quali tuttavia è ancora preponderante la presenza maschile”.

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              1. Che ti dicevo caro Davide? E’ la dialettica femminista mio caro…
                Non si sfugge alle tecniche di guerriglia delle Khmer Pink.
                Hai voglia a sottoporle dati. Che se ne fa?
                Li ingurgita…li rumina e poi te li rivomita “debitamente” corretti in rosa.
                Appena poni un focus lei si sposta. E rilancia.
                Lei fa un’affermazione. La controbatti. Lei ti risponde con la teoretica.
                Che c’entrano (in magistratura poi) le carriere con le sentenze?
                Nulla…: ma qualcosa bisognava pur rispondere.
                Ha una borsa degli attrezzi piena zeppa.
                Non le interessa entrare nel merito (ne sarebbe capace?…le converrebbe?).
                Quello che le importa (chiaramente) è mettere in discussione questo blog.
                Oscurarlo. Depotenziarlo. Questo le interessa.
                Questo è ciò che è capace di fare.
                Questo è il motivo della sua presenza qui.
                Nient’altro.

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          2. Più del doppio comunque non direi: se leggi bene le donne sono il 52% e gli uomini il 48%. inoltre, sempre da quel che linchi tu, il sorpasso è cosa relativamente recente:
            “Analizzando la serie storica dei vincitori del concorso di magistratura dal 1965 ad oggi (Grafico 4)
            notiamo che il sorpasso rosa tra i vincitori di concorso, avviene per la prima volta nel 1987, quando, tra i nuovi 300 magistrati, le donne furono 156. Negli anni immediatamente successivi il trend della percentuale di donne vincitrici del concorso è altalenante fino al 1996. Da questo momento in poi il numero delle donne vincitrici del concorso in magistratura è sempre superiore a quello degli uomini. In particolare il divario si allarga a partire dal 2007. Nell’ultimo concorso le donne hanno rappresentato il 65% dei vincitori. È però solo dal 2015 che il numero totale di donne presenti in magistratura ha superato quello degli uomini”

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    6. Vedi, a seguire la tua logica, e numeri alla mano, sono le femmine che uccidono i maschi in quanto maschi. Perché i maschi uccidono principalmente maschi; le femmine, pure. Fortunatamente gli omicidi totali non sono un fenomeno preoccupante: se fossero una malattia sarebbero una malattia rarissima. Secondo i criteri internazionali le malattie rare sono quelle che mietono meno di 5 vittime ogni 10.000 abitanti; il “femminicidio” si assesta forse a 0.06 casi ogni 100.000. Dovrebbe renderti felice questa notizia, o no? Perciò stai tranquilla e rilassati, vivi in un paese amico delle donne più di ogni altro in Europa.

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      1. Sei ignorante pure tu. Dalle statistiche viviamo in una società relativamente pacifica rispetto al passato. Gli omicidi rispetto ai decenni passati sono drasticamente diminuiti. Ciò che non è diminuito sono proprio gli omicidi di donne. La dispercezione della realtà che avete fa paura. Allambiccarsi in teorie inventate è il vostro sport preferito.

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        1. No, ti prego, è troppo facile così! Non mi dai soddisfazione. Siamo perlomeno d’accordo che gli omicidi (anche quelli di mafia) sono un fenomeno rarissimo. Meglio così, no? Ma se sono un fenomeno così raro, com’è che ne fate una questione culturale? A rigor di logica tale numero esiguo dimostra che il Patriarcato è una invenzione di un manipolo urlante di mentecatt*. Dico… almeno 10000 morti all’anno per un fenomeno socio-culturale ecchecazz! E comunque sbagli: sono diminuiti anche i “femminicidi” (qualunque cosa voglia dire). Sarà mica per questo che scegliete una definizione tanto elastica? A proposito di dis-percezione patologica… questa in foto sei tu?

          https://ibb.co/iAYyTz

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          1. Ogni anno in Italia “non nascono” (occhio alla linguistica) quasi 100.000 esseri umani, previo processo decisionale che la legge rimette nelle esclusive mani del femminile.
            Al contrario i diritti riproduttivi maschili sono stati di fatto cancellati.
            L’angoscia e il pathos (fenomeno reale, autentico, rivendicato da esse stesse) con cui la stragrande maggioranza di queste donne approdano a questa decisione esclude che si tratti di qualcosa che possa essere confuso con una mera operazione medicalizzata, tipo eliminare un callo, un dente o una ciste.
            Sanno bene che quello che gli verrà tolto, non è un grumo di cellule insignificanti.
            Dalla emanazione della legge 194 se n’è andata un’intera nazione grande come la Danimarca.
            Eppure su questo tema (e dico giustamente) non esiste qui, e nel mondo occidentale (esclusi gli USA), nulla che possa solo lontanamente assomigliare alla crociata ideologica in atto sul cosiddetto “femminicidio”.
            Eppure il dislivello numerico è impressionante: 120 contro 100.000 (dati medi annui).
            Un grattacielo con a fianco un pollaio.
            Nessuno stigma. Nessuna pressione. Nessuna minima sollecitazione al senso di colpa.
            Nulla.
            Nemmeno la chiesa cattolica ormai ne parla più.
            Al netto della (ovvia) diversità dei due fenomeni (uno illegale, l’altro legalizzato) quello che è evidente è il diverso trattamento mediatico riservato, non ai singoli protagonisti, ma al maschile intero (a cui si chiede di rendere conto in quanto genere responsabile) rispetto al femminile, che può addirittura chiedere a gran voce persino la soppressione dell’istituto dell’obiezione di coscienza per i ginecologi (che naturalmente sono anche donne).
            Impressionante la (ipocrita) cappa di silenzio che è stata posta ad una tematica sociale come l’IVG per il timore di porre in cattiva luce i comportamenti femminili.
            Fenomeno identico alla minimizzazione/eliminazione della violenza femminile dalle cronache nei media che contano.
            L’infanticidio viene derubricato a malattia mentale, attenuante negata invece agli uomini, sempre pienamente consapevoli, coscienti e senzienti in ogni azione omicida.
            La violenza perpetrata sui bambini e sugli anziani, è mero effetto del burnout.
            La pedofilia, dove semplicemente quella femminile “non esiste”.
            Impressionante la capacità del femminile di controllare ed orientare l’informazione (e la produzione audiovisiva).
            Tutto ciò che può nuocere al femminile viene immediatamente anestetizzato e ripulito, al contrario di ciò che accade al maschile, oggetto da decenni del fenomeno definito male bashing (pestaggio maschile).
            Il tutto con la complice assistenza d’un pavido e asservito maschile attento (come da tradizione) a scansare qualsiasi rogna in presenza di conflitto con il genere opposto.

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  4. “Sei proprio impreparata, non aggiornata e ignorante, o hai la volpe sotto l’ascella, sei in totale malafede, menti e strumentalizzi sapendo di farlo?” C’è una terza possibilità (che io reputo la più probabile): è proprio impreparata E in totale malafede.

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  5. L’informazione al servizio dell’ideologia è un mercato ben strutturato. Mi auguro che nel minor tempo possibile tutte le reti governative vengano colonizzate dal nuovo governo almeno per non leggere le solite fake pdnews.
    Allora le masse scopriranno altro lato della svalutata medaglie ideologica di sinistra.
    Poi… sia chiaro! Vanno Bene i centri antiviolenza, purché accolgano uomini e donne indistintamente e la smetteranno di funzionare solo per un genere oramai vittimizzata al punto da diventare un brand uno strumento di raccolta denaro una genìa inferiore, quale non è.

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    1. Condivido assolutamente. Centri antiviolenza per tutti (a proposito, domani pomeriggio notiziona-bomba), ma o con ruoli minimali e ben definiti, oppure con ruoli significativi ma con requisiti di alto livello e controlli stringenti.

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