Fausto Brizzi: il fatto non sussiste. E #MeToo si sbriciola

articoli_brizzismsHa fatto comprensibilmente il giro del web, suscitando più di un’isteria, la notizia che per le accuse di violenza sessuale mosse al noto regista Fausto Brizzi è stata fatta richiesta di archiviazione “perché il fatto non sussiste”. Cioè non esiste, non c’è reato, non c’è crimine, zero, niente, nisba. Hanno voglia “Le Iene” ad acchiappare questa o quella ragazza che ha finito per non lavorare, o per lavorare meno di quanto atteso, e tirar fuori storie risalenti al pleistocene per accusare un professionista di malefatte orripilanti. Chiacchiere, ciaccole, fuffa… Ma d’altra parte ci si ricorderà della fanciulla tutta compresa, seria seria, che in TV, nonostante il pressing della D’Urso, dichiarò candidamente: “in fondo non mi ha fatto niente…“. Niente appunto. Anche per questo il fatto non sussiste.

Sì, ma nel frattempo il regista è stato sputtanato, smerdato, insudiciato su tutti i media, gli sono stati negati contratti e tolto il nome dai titoli dei film. Ma d’altra parte lo scopo del movimento #MeToo è questo: non ottenere giustizia, ma vendicarsi e schiacciare uomini-simbolo, magari dopo aver preteso e ottenuto da questi, in tutto o in parte, favori e prebende. Fortuna che gente come Weinstein ha il pelo sullo stomaco e ora, unico davvero finito a processo per le accuse delle befane a caccia di stregoni, parla chiaro stracciando il velo dell’ipocrisia. Fortuna che Brizzi ha avuto accanto moglie e famiglia, che l’hanno sostenuto, nel silenzio e nella riservatezza. Ora però sarebbero opportune tante tante scuse diffuse al regista. A cui aggiungo una mia preghiera personale: se le motivazioni per l’archiviazione lo consentono, contro-denunci per diffamazione e calunnia. Subito e senza pietà, senza farsi intenerire o persuadere dal pensiero: “vabbè, lasciamo perdere e andiamo oltre”. In un paese civile tale contro-denuncia dovrebbe essere automatica, prevista per legge, ma così ovviamente in Italia non è. Dunque provveda lei, Brizzi, se può.

donnericche-696x4641-300x200Resta una domanda: davvero il regista ha fatto con le aspiranti starlette lo stesso mercato che faceva Weinstein? Per la magistratura no, ma chissà… Nel caso, va detto che scambiare lavoro con sesso è pratica abbastanza svilente. E lo è anche anche dal versante di chi scambia sesso con lavoro, ben inteso. Perché lì siamo: il mercimonio di questo tipo c’è, da sempre, in alcuni settori più che in altri. Televisione, cinema, politica, pullulano di carriere fondate su lenzuola sudate, su cui decidono di adagiarsi indistintamente uomini e donne. Si tratta di scelte personali, sia accettare lo scambio che rifiutarlo rinunciando a una possibile carriera.

Il movimento #MeToo ha però innovato questo tipo di mercato inaugurando una terza via, da attuarsi a distanza di tempo: ottenere ribalta sputtanando quello che in precedenza era stato un socio in affari nell’ambito dell’equo scambio carriera-contro-sesso e viceversa. Una vera infamia supportata da mass media che, arrivati al fondo dell’assenza di scrupoli, da tempo hanno cominciato a scavare. Un’infamia che è durata fin troppo e che a suon di sentenze e di saturazione dell’opinione pubblica speriamo termini presto. Per poter essere ricordata infine con le stesse sagge e schiette parole di verità pronunciate a suo tempo da Luca Barbareschi: “quelli del #MeToo sono dei mentecatti“. Bentornato Brizzi, e buon lavoro.


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16 commenti

      1. Il teatrino deve pur continuare, pena la credibilità già malconcia della trasmissione televisiva stassa, figuriamoci quella delle pseudo-attricette. Comunque non pteoccupiamoci troppo le stesse donnine saranno ‘recuperate’ dalla scandalosa e senza pudore signora D’Urso.

        Piace a 1 persona

  1. https://www.wired.it/play/cultura/2018/08/01/brizzi-molestie-archiviazione/?refresh_ce=

    “Perché siamo istintivamente portati a credere all’innocenza dell’uomo, piuttosto che alla sua colpevolezza? Perché in questi casi il primo pensiero è: tutta una scusa per farsi pubblicità, chieder soldi, finire sui giornali? La risposta va trovata nelle pieghe del maschilismo in cui siamo sommersi, che la nostra giurisprudenza non sembra capace di arginare.”

    Follia. Scrivere questo significa non avere coscienza.

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    1. La risposta alla domanda dell’articolo è: “perché gli uomini non reagiscono, quindi conviene sempre attaccarli: male che vada non si ottiene nulla, se va bene sono soldi”.
      L’unico che ha cambiato un po’ le cose è Buscemi, l’assessore di Pisa: ha denunciato per stalking, vediamo cosa ne esce fuori.
      Speriamo che Brizzi denunci: ci sono gli estremi per farlo, considerando quello che ha scritto Asia Argento e che hanno scritto molte altre ed altri.
      Se non si entra nella mentalità di denunciare sempre diffamazione e soprusi, continueranno a diffamare gli innocenti.

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      1. Gli estremi dipendono dalle motivazioni dell’archiviazione. Purtroppo tutto è rimesso al tribunale: se gli danno il gancio per denunciarle, allora si può. Se nelle motivazioni non c’è gancio, c’è il rischio di attaccare a vuoto.

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        1. Non credo sia il caso: le cose dette a voce non restano, ma c’è chi ha scritto che Brizzi è uno stupratore e/o molestatore sessuale, qualsiasi sia la motivazione è evidente che non lo si può impunemente chiamare stupratore né molestatore sessuale.
          Basta che Brizzi faccia qualcosa di simile a quello che ha fatto la Boldrini, che ha inoltrato centinaia di denunce ala polizia postale, e si colpiscono un bel po’ di calunniatrici e calunniatori.
          C’è una bella differenza tra scrivere “è probabile che sia colpevole” o “credo sia colpevole” e chiamarlo stupratore o molestatore.

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      1. una vignetta cretina , la ragazza in burka se scopre mezza caviglia rischia le botte quindi c’è una bella differenza.
        e la maggior parte delle carriere nel cinema si fonda sul talento

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        1. la maggior parte delle carriere maschili nel cinema si fonda sul talento, tutte le carriere femminili nel cinema si fondano sul talento nel darla.

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