DDL Pillon – Vittoria! Ma è solo l’inizio

Edit: il testo del DDL Pillon depositato in Senato è reperibile QUI.

-Il DDL Pillon di riforma della disciplina delle separazioni e degli affidi è stato finalmente depositato ieri al Senato. Ne dà notizia lo stesso Senatore Pillon sui suoi social, mentre rilevo che le resistenze messe in atto dal Movimento 5 Stelle, come ho spiegato nell’articolo di ieri, sono state superate anche grazie alla fiumana di email che abbiamo mandato ai ministri Bonafede e Di Maio e ai capigruppo di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle. Non sono in grado, tra repost, retweet e condivisioni, di sapere quante ne sono state inviate. Mi dicono molte, moltissime. Prova ne sia che anche una testata nazionale come Il Giornale ne ha dato conto. Significa che sono state abbastanza da far sentire il nostro peso. E per questo ci meritiamo di dire apertamente a noi stessi

GRANDI!

Questo siamo stati. Questo accade sempre quando si agisce in modo unitario, concentrati su una tematica prioritaria. Ed è qualcosa che però non va dimenticato. Quello di ieri è stato un passaggio cruciale, non tanto per il risultato ottenuto (l’iter della legge è ancora lungo), quanto proprio per la mobilitazione che siamo riusciti a mettere in campo. Chi doveva sentire il nostro peso, l’ha sentito. Contestualmente, cosa da non sottovalutare, gli avversari della legge e in generale della giustizia e dell’equità hanno avuto un primo assaggio di cosa può essere il fronte degli uomini e delle donne per bene di questo paese quando si mobilitano su un tema cruciale. Un segnale che resta ben chiaro a presente e futura memoria: la musica è cambiata, privilegi e posizioni di rendita sono destinati a finire.

senato.ok.600Ci sono ora una serie di passaggi per il DDL Pillon. Anzitutto va letta con attenzione la versione depositata, che sarà disponibile tra qualche giorno sul sito del Senato e che sicuramente sarà in parte diversa dalla bozza commentata tre giorni fa. Andrà verificato che i punti salienti siano rimasti intoccati e dopo ciò andranno aggiustate alcune lacune che molti esperti hanno già individuato. Il lavoro di correzione dovrà farlo il Parlamento, secondo i passaggi previsti: calendarizzazione della discussione, ascolto delle parti interessate, presentazione e discussione degli emendamenti con “navetta” del testo tra Camera e Senato, fino al raggiungimento di una versione condivisa. A seguire: approvazione e promulgazione da parte del Capo dello Stato. Non si può prevedere quanto tempo ci vorrà. Dipende essenzialmente dalla volontà della maggioranza Lega-M5S. Ma, si è visto ieri, dipende anche da noi.

Ciò che abbiamo messo in campo tutti insieme andrà replicato, nelle forme, nei tempi e nei modi di volta in volta da valutare. In ogni sacrosanto momento dovremmo essere pronti e attenti per vigilare che i punti salienti non vengano snaturati. Dovremo essere i pretoriani che, spada sguainata e pugnale tra i denti, si stringono attorno al DDL per sbudellare chiunque si avvicini con intenti ostili. E dovremo, con il nostro peso, condizionare positivamente la politica istituzionale affinché ponga il DDL e la tematica tutta insieme tra le questioni prioritarie da affrontare. Servirà dunque far circolare informazione corretta, mobilitarsi sul web e magari di persona, se necessario. Quella a cui siamo chiamati, da oggi, è una campagna di giustizia, per la quale dobbiamo farci trovrare preparati e agguerriti.

varie_palla-al-piedeIn questo senso, ciò che più di ogni altra cosa va sottolineata sono le resistenze che ho registrato ieri rispetto all’iniziativa di comunicare in massa con i rappresentanti delle istituzioni responsabili dello stallo che si era creato. Molti si sono rifiutati di inviare l’email. Ne ho tenuto conto e li ho catalogati. Ecco dunque il lato oscuro della nostra mobilitazione, quello che spero, nel futuro, possa rientrare nel cono di luce. Tra chi si è opposto all’iniziativa è stato possibile riconoscere:

– l’associazione taldeitali che mette in dubbio la veridicità di ciò che ho scritto e dunque le mie fonti, pur sapendo benissimo che era tutto corretto (e Il Giornale oggi ha confermato). Sono i tentennatori, quelli che hanno remore a esercitare pressioni verso la politica e le istituzioni, perché con esse sono abituati a pasticciare, magari per contiguità e interessi che nulla hanno a che fare con l’obiettivo. Sono i soggetti più difficili da “tirare dentro” una battaglia unitaria, tenderanno sempre a fare le zavorre, a meno che la maggioranza dei loro componenti non dia una sveglia forte a coordinatori o presidenti vari.

grafica_primadonna– Le primedonne, ovvero quelli che, dato che l’iniziativa non porta il loro marchio, allora non va bene. Costoro sono né più né meno che il cancro di un movimento unitario. Non capiscono che il loro nome e la loro persona valgono ZERO rispetto all’obiettivo da raggiungere. Pur sforzandosi in tutte le pratiche più inclusive possibili, non vedo altra soluzione che il loro isolamento.

– Quelli che “abbiamo già una nostra proposta”: individui, organizzazioni, associazioni strettamente imparentati con le primedonne, ansiosi di avere una ribalta, e dunque disponibili a rompere il fronte con proposte alternative palesemente inadeguate (esempio: leggi di iniziativa popolare), pur di distinguersi. Anche per loro, esperite tutte le tecniche inclusive, non vedo altra soluzione che l’isolamento.

– I militonti, quelli che mi hanno risposto con rabbia pronunciando slogan da campagna elettorale pentastellata, dandomi ciecamente del leghista o del “piddino”; costoro hanno interpretato la mia iniziativa come un attacco ai 5 Stelle, e su quella loro lettura hanno basato la loro opposizione. Non hanno capito che non si trattava di un attacco, ma di un richiamo, che sarebbe stato identico anche se a firmare il contratto di Governo e a costituire la maggioranza ci fosse stata il Sudtiroler Volkspartei. La questione separazioni e affidi è pre-politica e pre-partitica, è oltre gli schieramenti, è eticamente superiore. Io non appartengo e non simpatizzo per nessun partito e a nessun partito vado contro per principio. Io guardo agli atti e ai contenuti. In questo caso l’intento era appunto richiamare chi si era preso un impegno a rispettarlo, e un modo per chiarire loro che stavano commettendo un errore madornale. Sul piano elettorale, più che attaccarmi per questo, i movimentisti 5 Stelle avrebbero dovuto ringraziarmi. Sono milioni le persone che soffrono per separazioni ingiuste, insieme ai loro congiunti. Sono tutti voti pronti. Avrebbero potuto perderli in un attimo, ieri, prendendo la decisione sbagliata.

varie_servilismo– Gli educati, ossia coloro che si sono adontati per l’uso imperativo di alcuni termini nell’email che ho composto. In particolare per quel verbo “intimare”, usato però non a caso. Non ho personalmente, e credo noi tutti non dovremmo avere, timore reverenziale di rivolgerci con forza ai rappresentanti delle istituzioni. Sempre con educazione e deferenza, è ovvio, ma mai con servilismo. Perché non siamo noi a loro servizio, ma viceversa e non bisogna mai dimenticarlo. Senza contare che mi rivolgevo a una parte politica, il Movimento 5 Stelle, che della comunicazione telematica e dei toni forti verso gli eletti (“sono i nostri dipendenti a tempo indeterminato”, diceva Grillo) hanno fatto uno stile, per altro condivisibile. Non sarò e non dovremo mai essere cafoni o aggressivi verso le istituzioni. Ma non dimentichiamo che la sovranità siamo noi, non loro. Loro rappresentano soltanto la nostra sovranità. Dunque, pur con tutta la diplomazia stilistica necessaria, possiamo e dobbiamo permetterci di intimare, quando la questione è importante.

Ecco, queste sono le categorie dei bastoni che ieri la mobilitazione di tutti si è trovata tra le ruote. Qualcuno è cooptabile altri sono solo rimuovibili. Serve capacità da parte di tutti di riconoscerli e operare con loro in modo o da coinvolgerli o da marginalizzarli, senza perdere troppo tempo. Mano a mano che si andrà avanti, il gioco diventerà sempre più duro. Quando i nemici della giustizia inizieranno a far sentire i loro strilli di protesta, dovremo poterci essere, tanti e uniti, per soverchiare loro e i loro interessi impropri. In quel momento le zavorre interne non dovranno esserci, si dovrà essere tutti come una cosa sola. Ma non per noi, né per la visibilità o la gloria di qualcuno, bensì per i nostri figli e il loro futuro. L’ora è adesso, dunque. Non rammollitevi troppo nella panciolle estiva. Al rientro si torna sul campo di battaglia.

P.S.: per rendere l’informazione riconoscibile, d’ora in poi gli articoli che parlando della riforma saranno taggati nel titolo con la dicitura “DDL Pillon”.


grafica_SST

7 commenti

  1. Bravi tutti quanti! Applausi!!

    E bravo Davide, che da quando seguo la questione maschile e dei padri separati, una cosa del genere, un fronte compatto, non l’avevo mai vista.

    I nemici sono molti e spiace davvero che a remare contro troppo spesso siano “quelli che la pensano come me ma quasi”. Non va bene così, non ha senso. In questi tempi definiti a ragione post-ideologici è fuori luogo incagliarsi in questioni politiche. Il corso del fiume è più importante del suoi mille piccoli e improduttivi rivoli laterali (a questi ci pensiamo dopo).

    E’ vero che le idee in cui crediamo costituiscono la nostra identità, per questo è così difficile superarsi per un bene maggiore, che sia collettivo e includa l’Altro, ma chi si offre di rappresentare le nostre idee sono solo persone, e come tali a volte mentono, tradiscono, o non capiscono a pieno il loro ruolo. Sta a noi ricordarglielo sempre e vigilare.

    Quante volte il partito che avete votato vi ha poi girato le spalle e ve la siete presi in quel posto?

    Se il M5S è stato scalato da gruppi appartenenti a una certa brutta ideologia è compito dei militanti ricordare ai rappresentanti come e perché è nato il movimento. Pensavate che non sarebbe successo?

    Se Spadafora con i suoi post visibili a tutti vuole continuare a ignorare le cause dei problemi perché accecato da quella stessa brutta ideologia è lui che si mette fuori dal movimento.

    Dunque non è certo questa una critica al Movimento in sé, ma a quelle persone che si sono intrufolate al suo interno per favorire una parte minoritaria e urlante di vecchia, vecchissima, ideologia. Sono loro che tradiscono il Movimento!

    I personalismi stanno a zero: da soli in democrazia non si va da nessuna parte. I tentennatori sono responsabili passivi dei loro guai e, peggio, di quelli degli altri. Perché non è che se mettete la testa sotto la sabbia le cose spariscono come per incanto. Abbiamo la Ragione dalla nostra parte e prima o poi sarà riconosciuta universalmente, sicché fate in modo di non essere ricordati per la vostra ignavia, ma perché avete partecipato al cambiamento.

    E per finire, giacché sono un uomo simpatico e leggero, dal discorso di Al Pacino in “Ogni Maledetta Domenica”:

    Un centimetro alla volta… 😀

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