La verità di Giuseppe – Leggi anti-femminicidi? No, grazie.

stalking-370x230di G.A. – In tema di stranezze sulla legislazione scaturita dopo la scorsa invasione del parlamento ad opera delle rappresentanti del neofemminismo e loro affiliate/i, non si parlerà mai abbastanza di quella incredibile legge sullo stalking, entrata a far parte del nostro ordinamento con il decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11 (convertito in Legge 23 aprile 2009, n. 38). A essa di deve l’introduzione, all’art. 612-bis c.p., del reato di “atti persecutori”, che punisce quelle condotte persecutorie o, comunque, di malsana interferenza nella vita privata di una persona. Si è già discusso e si discuterà ancora degli strani effetti di leggi come questa, precedute da fanfare e grancasse mediatiche atte a distorecere realtà sociali alla cui base si vuole far credere a tutti i costi che vi siano crimini atavici nel rapporto tra i generi, sebbene si tratti di comportamenti alla base della continuità della specie per svariate migliaia e migliaia di anni. Ed è anche già chiaro il motivo per cui tali leggi non vengono recepite in quei paesi dove si percepisce un ruolo femminile più tradizionale, e dove i “femminicidi” sono in numero molto inferiore.

L’introduzione di questo reato “spia” doveva in qualche modo aiutare nella prevenzione degli omicidi di donne, che così vengono collegati a tutto, dalle minacce di morte (e sarebbe lecito) fino a qualche messaggino d’amore (ed è ridicolo), meno che alle vere cause. Difatti, malgrado l’introduzione della legge, gli omicidi di donne (impropriamente e scorrettamente chiamati femminicidi) non mostrano grosse variazioni. In compenso aumenta il campionario delle denunce contro i vicini di casa, contro gli innamorati beoti, contro i pochi esemplari rappresentanti di un gallismo preistorico quasi estinto, contro ascendenti e discendenti all’interno delle famiglie con effetti che vanno dal comico al drammatico nello spazio di una denuncia. Ritorcentesi talvolta verso i maggiori sostenitori delle leggi in questione. Come a Pisa.

buscemiDove l’assessore Andrea Buscemi annuncia la presentazione di una querela nei confronti della presidente della Casa della Donna e della promotrice della petizione con cui si chiedono le sue dimissioni dalla giunta Conti. L’accusa? Stalking e diffamazione. L’annuncio è arrivato la mattina di lunedì 16 luglio nel corso di una conferenza stampa a cui ha preso parte anche l’avvocato di Buscemi, Rubina Colombini. “Sono molto indignata da donna per come si sta comportando la Casa della Donna di Pisa che sta usando violenza contro Andrea Buscemi, contro la sua famiglia e contro di me. Un comportamento vergognoso”. Così commenta Martina Benedetti, attuale compagna dell’assessore alla Cultura di Pisa Andrea Buscemi, la notizia di una manifestazione contro il neo-assessore accusato di stalking dalla ex-fidanzata Patrizia Pagliarone. La Casa della Donna di Pisa, associazione femminista, si è fatta portatrice della petizione lanciata su Change.org da una cittadina pisana che chiede le dimissioni di Buscemi e che ha raccolto circa 30.000 firme a livello nazionale. Benedetti era di fianco a Buscemi durante la sua prima conferenza stampa da assessore.

L’assessore giudica false le accuse mosse nei suoi confronti dall’associazione che, in occasione dell’insediamento del consiglio, si è trovata davanti al Comune per leggere brani della sentenza  e alcune conversazioni tra l’attore e la sua compagna dell’epoca, quella che lo denunciò per stalking. “Scrivono che sono stato condannato ma è falso, io non ho avuto neanche una parvenza di condanna – afferma l’attore -. Contro di me  è in atto una campagna denigratoria. Sono come i nazisti e per questo bisognare fare di tutto per fermarle. Per questo ho deciso di querelare per stalking la presidente della Casa della Donna di Pisa, Carla Pochini, e la promotrice della petizione contro di me Elisabetta Vanni. La loro è, infatti, una persecuzione, costruita su un pregiudizio, contro di me”.

tribunale“Abbiamo elencato in sede di querela – ha aggiunto il suo avvocato, Rubina Colombini – una serie di condotte che configurano diverse ipotesi di reato, dalla diffamazione, alla molestia fino agli atti persecutori”. Buscemi, inoltre, ha ricordato che la Casa della Donna fin dal 2013, anno in cui comincia il suo processo dopo una querela per stalking della ex fidanzata, “ha iniziato la sua guerra ideologica contro di me su presupposti falsi e con affermazioni false, visto che in primo grado e dopo un’istruttoria di tre anni sono stato assolto e in appello sono stato prosciolto perché il reato era prescritto, quindi chi dice che sono stato condannato mistifica la realtà”.”Per porre fine ha questa persecuzione – ha concluso Buscemi – ho anche recapitato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per esporgli la situazione. Sono costretto a vivere a Viareggio, perché a Pisa ho paura di essere aggredito, sui social qualcuno mi ha anche minacciato di morte”.

Ma l’elenco delle nefaste conseguenze dagli effetti distorti e socialmente inutili non finisce qui. A Palermo, nel tribunale presieduto da Bruno Fasciana, sotto processo c’era un impiegato accusato di maltrattamenti durante il matrimonio e di stalking a separazione avvenuta. L’ex moglie si era fatta refertare al pronto soccorso, raccontando di botte subite. Poi, aveva rincarato la dose parlando di centinaia di messaggi ricevuti ogni giorno da un marito che non si rassegnava alla fine della relazione. Nel corso del processo, però, è venuta a galla la verità: l’imputato aveva colto degli strani segnali nel comportamento della donna (si era costituita parte civile al processo e chiedeva un risarcimento danni) e si era messo sulla difensiva registrando una serie di conversazioni e memorizzando quasi tremila sms partiti, sempre e solo, dal telefono della donna. Un numero impressionante e patologico rispetto ai cento messaggi in uscita dal telefono dell’ex marito e giustificati, a suo dire, dall’esigenza di avere notizie e concordare come e quando vedere i figli. La donna ha prima manifestato una morbosa gelosia (era certa che il marito la tradisse), poi è passata alle minacce (si diceva pronta a denunciare l’uomo qualora non avesse ammesso la sua relazione extraconiugale) e infine alle ritorsioni (era disposta a rovinargli la vita se non fossero tornati insieme).

burattinaiaSul banco dei testimoni è salito pure l’ex compagno della donna, che non ha avuto esitazione a dire che la parte civile aveva cercato di istigarlo contro il marito, tracciando la figura di una persona per nulla serena. Ci sarebbero tutti gli indizi, così ha sostenuto nell’arringa difensiva l’avvocato Toni Palazzotto, per catalogare il caso alla voce “false victimization syndrome”. Il legale, che assisteva l’imputato ha puntato sulla “sindrome da falsa vittimizzazione” di cui si parla nella letteratura scientifica americana. “Ma chi è la falsa vittima di stalking? – ha spiegato il difensore – È semplicemente un individuo che ad ogni costo cerca di convincere gli altri che è stato oggetto di stalking attraverso l’invenzione di fatti ed accadimenti per ristabilire un rapporto fallito e ottenere attenzione. Gli individui che presentano queste caratteristiche – ha concluso – possono anche presentare disturbi di personalità. Egli darà il via a conflitti e malintesi, per poi cercare di rigirarli a suo favore nel tentativo di attirare attenzione positiva per se stesso. Vuole, in poche parole, essere come la sua vittima e quando sente che non ne è all’altezza il suo scopo diventa quello di danneggiare la sua vittima anche attraverso false denunce”.

E’ di Latina, invece l’uomo che era stato denunciato per stalking, tutte le volte che scriveva o tentava di contattare la ex compagna, per capire se il bambino della ragazza fosse suo. L’uomo voleva prendersene cura e stargli vicino, ma la sua ex, di 20 anni più giovane, non ne voleva sapere. Più volte gli aveva negato il test del dna per verificare la paternità. Lui si era rivolto al Tribunale per veder riconosciuto un suo diritto e lei lo aveva denunciato per stalking facendo leva sui suoi numerosi messaggi e  telefonate. Ed ecco allora una legge che doveva prevenire il femminicidio finire sotto il maglio del giudice Laura Campoli, che in udienza preliminare, ha deciso per il non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste. L’indagato, assistito dall’avvocato Francesca Giuffrida, intanto ha scoperto che effettivamente il bambino, che oggi ha 5 anni, è suo. Lo ha visto pochissime volte, e il bimbo non sa che lui è suo padre, e il percorso sarà lungo e non privo di difficoltà, dopo la vittoria di Pirro dell’uomo. Che poteva privare un bambino, ancora una volta, del padre e delle sue cure ed educazione, per colpa di una legge orrendamente nazifemminista. Ma lui non si è arreso e con tenacia vittoriosa ha rivendicato il suo ruolo di padre, che ha sempre voluto sostenere anche offrendosi di pagare il mantenimento per il piccolo.

arresto-donnaA Caronno Pertusella, nel Varesotto, si svolge la vicenda di una relazione della figlia trentenne mai accettata dalla madre. Mesi di telefonate e appostamenti sotto casa. Tormentata senza sosta, la trentenne l’ha denunciata ai carabinieri per stalking. Nei confronti della donna sono al vaglio provvedimenti. La figlia, operaia in una ditta della zona, un anno fa era andata a convivere con un coetaneo inviso alla madre, che ha cominciato a perseguitarla per convincerla a tornare a casa. Prima ha provato con semplici telefonate. Poi, quando la figlia ha smesso di risponderle, si è appostata sotto casa per parlarle, l’ha seguita e pedinata. Dopo mesi di queste persecuzioni la giovane ha deciso di rivolgersi ai carabinieri, che hanno messo sotto controllo l’invadente madre accertando quanto denunciato dalla figlia. Nel frattempo, pare, il rapporto con il fidanzato si è rafforzato più che mai.

Il Sig. Antonio Ciola era stato arrestato (con una misura in carcere) a fine ottobre con l’accusa di stalking ai danni della ex compagna che risiede in Toscana e che racconta di minacce, persecuzioni via messaggi e facebook commesse dal 44-enne. Il GIP del Tribunale di Lucca stabilisce il divieto di avvicinamento alla persona offesa, che, però, l’uomo viola. Da qui l’aggravamento della misura con i domiciliari. Dai domiciliari però l’uomo avrebbe nuovamente violato il divieto di comunicare (con messaggi e telefonate) con la ex. E si aprono le porte del carcere di Lucca per il salentino. Ora il 44-enne ha prodotto le telefonate registrate con la ex prima del suo arresto da cui si evince un quadro probatorio ben differente. Risulterebbe come sia stata e sia la cosiddetta persona offesa a contattare il Ciola in più circostanze in cui la donna manifesta addirittura la voglia di riallacciare la relazione, e, a volte, manifesta palese gelosia, con un atteggiamento molto confidenziale poco tipico della vittima di stalking. Il Tribunale di Lucca ha così accolto la richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato Campione.

chasingL’elenco potrebbe continuare per varie pagine, ma voglio concluderlo con un episodio emblematico. La vicenda è quella della morte, a Roma, di Bernardino Budroni, un giovane romano che fuggiva dalla polizia chiamata dalla ex fidanzata che lo accusava di stalking. “Era come un bambino” dice ora l’ex fidanzata. L’uomo si era recato in casa di lei arrabbiato, aveva minacciato, ma senza attuare alcun gesto violento; alla chiamata delle forze dell’ordine si era dileguato. Risultato? Il ragazzo, inseguito da una volante come nei migliori film gangster, viene infine obbligato a fermarsi dal tamponamento laterale che lo stringe sul guard-rail. Un agente scende dall’auto e lo finisce a sangue freddo, con 5 (cinque) colpi di pistola. La prima Corte d’appello ha condannato ora a 8 mesi di reclusione Michele Paone, l’agente di polizia che sparò, quando in primo grado era stata assolto, con la formula ‘perché il fatto non costituisce reato’. Adesso è arrivata la lieve condanna, per una composizione di reati complessa, ovvero per omicidio colposo con eccesso dell’uso legittimo delle armi putativo e per un evento diverso da quello voluto, ovvero la cattura e conseguente colpo di grazia finale (!!!). Effetto di una legge spacciata contro i femminicidi e finita a legalizzare l’omicidio di Stato, o, se volete, la pena di morte senza processo per il presunto stalker.


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5 commenti

  1. Mi sono imbattuto in un articolo de “Il Giornale ” circa l’allucinante episodio del poliziotto che manda all’altro mondo un ragazzo con cinque pistolettate, come immaginavo i commenti (che ogni volta mi prometto si non leggere ma nei quali mi cade ogni volta l’occhio in una sorta di attrazione/repulsione) spaziano da “dobbiamo imparare a difenderci da soli” (da chi? dalla polizia ?) a “si condannano i servitori della Legge / si accusa ingiustamente la polizia/ nessuno vorrà più fare il poliziotto/ allora quando è che si può sparare?”. Stavo per vomitare la colazione.

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    1. Se il fronte dei diritti maschili (ma qui direi quello del Diritto), fosse compatto, coordinato ed efficiente come quello femminista, si potrebbe. Ma non è nulla di tutto ciò anzi, nemmeno esiste

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