Violenza sulle donne: la faziosità del Sole 24 Ore

Logo_Il_Sole_24_OreQuesta volta sarebbe la pubblicista Cristina Da Rold a vincere una segnalazione di fuoco al suo Ordine dei Giornalisti di appartenenza. Lo vincerebbe a mani basse con questo articolo, pubblicato sul Sole 25 Ore di qualche giorno fa. Titolo (originalissimo): “La violenza, le denunce e gli stupri in Italia. La statistica della paura”. Lo sentite il brivido nella schiena? No? Per forza, perché, ancora prima di leggerlo, è già sicuro che dentro ci saranno dati incompleti e falsificazioni. E infatti…

Da Rold fa riferimento al Rapporto SDGs 2018 pubblicato di recente da ISTAT. SDG sta per “Sustainable Development Goals”, perché usare una definizione in italiano fa sempre brutto… Al “goal 16” (“obiettivo 16”) è prevista una valutazione delle misure per ridurre la violenza, inclusa quella sessuale. I dati presi in esame sono quelli del 2016, per i quali Da Rold recupera i dati che ISTAT a sua volta recupera dal database del Ministero dell’Interno, proponendo tanti bei grafichetti interattivi che dovrebbero appunto rappresentare “la statistica della paura”. E in effetti a vederli così un po’ paura fanno:

grafica_stats2016

Dunque abbiamo due reati per i quali denunce e arresti sono aumentati (stalking e maltrattamenti) e due che invece sono calati (percosse e violenza sessuale). I dati numerici per il 2016 sono questi:

Denunciati/arrestati
maltrattamenti 13.813
stalking 11.425
percosse 9.723
violenza sessuale 7.633
Tot 42.594

Dopo ciò vengono riportati i dati relativi a come è proseguita la storia di questi circa quarantaduemila casi. L’esposizione non è ordinatissima, cioè non segue il procedimento, quindi la metto in ordine io, a partire dal numero di denunce e arresti da cui è scaturito un procedimento giudiziario (rosso procedimento attivato, grigio archiviazione):

grafica_stats20162

Come sostengo da due anni su questo blog, dunque, metà delle denunce e degli arresti finisce in nulla, non luogo a procedere o archiviazione. Con l’eccezione della violenza sessuale, tema più delicato e controverso, su cui i giudici, secondo i diversi livelli coinvolti nella decisione di procedere o meno, sembrano preferire di vederci chiaro. Insomma che, facendo una media, nel 2016 qualcosa come 21.382 accuse sono finite nel nulla. E l’altra metà dei casi per cui è andato avanti il procedimento che fine hanno fatto? Ecco i dati delle condanne:

stats20163

Prendiamo solo i valori 2016 (purtroppo manca il dato sulle percosse, per le quali applicherò una semplice media, e indicherò il dato in corsivo per dire che è incerto). Guardando da vicino i numeri vediamo che

den./arr. processati condanne % condan. % assolti
maltrattamenti 13.813 5.871 2.923 50% 50%
stalking 11.425 5.827 1.601 27% 73%
percosse 9.723 4.881 1.708 35% 65%
violenza sessuale 7.633 4.893 1.419 29% 71%
Tot 42.594 21.471 7.651 36% 64%

per tutti e quattro i reati è più facile venire assolti che condannati. Sarebbe interessante ora, sempre usando le fonti dall’articolo di Da Rold, vedere quanti davvero scontano la pena in galera (pochissimi), ma questo mi porterebbe lontano dal mio scopo, ovvero dimostrare che la stessa Da Rold ha svolto il proprio lavoro in modo convenzionale, non professionale, probabilmente in modo più o meno istintivamente strumentale. Se infatti sommiamo le percentuali dei procedimenti archiviati che abbiamo visto prima alle percentuali degli assolti in rapporto alle denunce e arresti abbiamo questo (rullo di tamburi…):

Denunce a vuoto
maltrattamenti 79%
stalking 86%
percosse 82%
violenza sessuale 81%
MEDIA 82%

Le ho chiamate per decenza “denunce a vuoto”, ma sappiamo tutti bene cosa c’è dietro. E attenzione, non sono solo percentuali ma in gran parte dei casi persone, tutte di sesso maschile, a cui è stata rivoltata inutilmente la vita o hanno subito l’umiliazione di un procedimento penale sostanzialmente infondato, con il correlato dispendio di denaro. E chissà a quanti capiterà lo stesso calvario dei tanti casi che l’ufficio marketing di Telefono Rosa ha recentemente denunciato. Una giornalista seria metterebbe in luce questo fatto, che non mi pare così irrilevante. In quelle percentuali stanno anche la saturazione delle procure e la difficoltà per le vere vittime di accedere alla certezza della giustizia. Invece Da Rold non lo fa. Anche perché dovrebbe a quel punto porsi la domanda cruciale: come mai così tante denunce finiscono in nulla? Una magistratura patriarcale? Naaaah dai, non diciamo scemenze: le donne magistrato sono il 60% del totale… Un sistema che non funziona? Forse, in parte, ma non giutsifica comunque numeri così grandi.

teens_in_prisonInsomma, cifre così avrebbero tirato fuori anche dalla penna del peggior giornalista in erba la parola proibita in Italia più di una bestemmia: false accuse. E’ una mia ipotesi? Sissignore. Come provarla? A parte le centinaia di testimonianze che ho raccolto finora, tanto per cominciare una verifica più “scientifica” si avrebbe incrociando i dati e vedendo quante di quelle denunce a vuoto sono avvenute in un contesto di separazione coniugale. O ancora quante hanno avuto una coda, d’ufficio o dietro denuncia, per calunnia da parte dell’uomo archiviato o assolto. O in quanti casi l’uomo in questione si è suicidato o è finito a fare il barbone. ISTAT farà mai una cosa del genere? I media faranno mai ricerche in merito? Figuriamoci… Salterebbe tutto il grande piano mafio-criminale di cui parlerò diffusamente mercoledì prossimo (suspense…).

Dunque invece che fare il suo mestiere, e a seguito di queste cifre porre la questione cruciale, quella che i giornalisti embedded non fanno mai, Da Rold va avanti smenazzando ancora i soliti triti e ritriti vecchi dati ISTAT. Sì sì, sempe quelli delle stime. Anche lei, come tutti, non le presenta come professionalità richiederebbe, tipo: “le vittime di stalking potrebbero ipoteticamente essere tal dei tali…”. Ci mancherebbe. La solfa è la solita: una donna su tre HA subito violenza, il 3% delle donne italiane HA subito uno stupro, e così via. Come se le stime ISTAT rappresentassero persone reali, e come se fossero state ottenute con un procedimento e un metodo seri.

violenza_donnaDulcis in fundo, non poteva mancare, il femminicidio. Facendo eco al Presidente ISTAT, Da Rold ha la decenza di ammettere che a livello europeo ancora non c’è una definizione precisa della fattispecie (maddai! Io ne ho contate otto finora…), dunque “l’unica cosa che possiamo dire è che…”. Ma sì, perché no, inventiamoci un parametro qualunque, che ci costa, vero Da Rold? Dire invece che gli omicidi di donne per mano del partner o ex partner sono in calo verticale da anni, e che quest’anno sono la ridicola cifra di 44 invece fa brutto? Dire che si tratta di 0,4 casi ogni 100.000 abitanti, ossia, quand’anche esistesse, che è un fenomeno meno diffuso della lebbra, rischia di attirare critiche, giusto? Esprimendo concetti del genere non si producono click e non si resta nel quadro convenzionale dove i giornalisti devono stare, dunque meglio evitare.

Bene, è proprio per questo capolavoro che Da Rold vincerebbe, come altri suoi colleghi prima di lei, una bella segnalazione al suo Ordine dei Giornalisti. Con una domanda: quando si smetterà di raccontare balle e di raccontarle male? Ma… come avrete notato finora ho usato il condizionale. “Vincerebbe”, “meriterebbe”, eccetera. Sono andato a prendere un po’ di informazioni e ho visto che Da Rold è una pubblicista, freelance, molto giovane. Una di quelle che probabilmente provano a farsi strada nel giornalismo, pagate una miseria con il miraggio di un contratto che chissà mai quando arriverà. Per questo per stavolta evito la segnalazione. Ma non mancherò di farle pervenire questo articolo, con l’esortazione, da vecchio non-giornalista a giovane aspirante cronista, a fare qualche sforzo in più nel futuro per uscire dal frame che altri o lei stessa si impone. E’ un quadro di riferimento conformista destinato a saltare, cara Da Rold. Ne tenga conto.


grafica_SST

23 commenti

    1. [Marco S_P ha detto:
      3 agosto 2018 alle 17:30
      Perlomeno la signora DaRold è venuta di persona a rispondere. Personalmente gliene rendo merito. Il confronto è SEMPRE costruttivo.]

      Vero.
      O meglio, sarebbe vero… se davvero si fosse confrontata nel merito.
      In realtà non mi sembra di aver letto alcuna risposta concreta alle osservazioni che sono state mosse al suo articolo.
      Peccato.

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      1. Anche il viaggio più lungo comincia con un passo. Fino a poco tempo fa ci ignoravano. Poi hanno cominciato a parlare (male) di noi. Adesso iniziano a intervenire (maluccio) nei nostri siti. Tempo al tempo.

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  1. Gentile Angelo, quello che avevo da dire nel pezzo l’ho espresso – appunto – nel pezzo. Io lavoro con dati ufficiali Istat, non con mie illazioni o sondaggi personali. Non sto a “difendere” quello che faccio, appunto perché non nutro alcun complesso di inferiorità. Ricevo ogni giorno critiche aggressive da parte di chi pensa di poter fare meglio di me il mio lavoro, e in alcuni casi ci sono aspetti che mi fanno riflettere e migliorare il mio lavoro, in altri no. Ma non sto lì a perdere tempo a cercare di avere l’ultima parola, specie se il tono dei commenti è canzonatorio. Ripeto: come giornalista io quello che avevo da dire lo ho espresso nel testo. Saluti

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    1. Ripetere all’infinito le solite mezze verità non è fare giornalismo: hai citato persino la famosa inchiesta ISTAT dove:
      A) Si includeva in “violenza” le critiche all’aspetto, le critiche alla cura della casa, il fatto di mostrarsi gelosi.Queste tre voci costituivano la strangrade maggioranza della violenza,
      B) Non si erano esaminati gli uomini – non li si esaminarono perché ponendo le stesse domande anche agli uomini, e facendo passare per “violenza” le critiche all’aspetto, a come si cura la casa, e il fatto che la compagna si mostri gelosa, sarebbero venuti fuori numeri enormi anche per la violenza femminile sugli uomini.

      Questo è giornalismo:
      https://stalkersaraitu.com/2018/07/31/i-dati-sconvolgenti-sulla-violenza-domestica-ma-di-cosa-se-parlato-finora/

      Tu questa inchiesta non la farai mai, continuerai a ripetere le solite cose, come qualsiasi pappagallo.

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      1. Di solito quando le senti affermare…”mi rifaccio ai dati ISTAT”, puoi andare sul sicuro.
        Si tratti di giornaliste, blogger o semplici commentatrici di dibattiti in rete.
        Ma in fondo quei dati, quella metodologia, quelle sintesi, servivano proprio per poter dire…”mi rifaccio ai dati ISTAT”.
        Noi invece, stiamo ancora aspettando quegli “altri” dati ISTAT.
        Penso che potremo aspettare ancora per un bel po’.

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          1. Ma infatti usi gli stessi “dati ufficiali Istat” che usano loro, mica “illazioni o sondaggi personali”, solo che individui il fenomeno statisticamente più rilevante che sono le false accuse, cioè la trave nell’occhio invece della pagliuzza. Il problema sta tutto là: c’è chi guarda il dito e chi la Luna.

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          2. https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/lite-botte-famiglia-1.4070782
            Botte in famiglia. Marito preso a schiaffi e morsi
            La polizia seda la lite. E in ospedale scatta il «codice rosa»
            .
            Questo è un fatto di cronaca fresco fresco (ieri).
            A leggere l’articolo, col suo solito tono canzonatorio, si capiscono parecchie cose sul giornalismo italico.
            Si ride. Si ride del “malcapitato”.

            ….il «sesso debole» ha avuto la meglio a suon di schiaffoni in faccia … morsi sulle braccia.

            Inteso?…non è violenza questa. Ha solo avuto la meglio (anche se l’articolista dice che lei non aveva un graffio)
            .
            Quanti di questi casi ci sono in Italia?….e chi lo sa!
            Se aspettiamo ISTAT…stiamo freschi.

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  2. Ho notato un fatto strano: gli articoli sono due.

    http://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/07/25/la-violenza-le-denunce-gli-stupri-italia-la-statistica-della-paura/?refresh_ce=1

    http://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/07/28/la-violenza-le-denunce-gli-stupri-italia-numeri-la-propaganda/

    Identici nel contenuto, differiscono nel titolo, nella data (25 e 28 Luglio) e nella collocazione (“politica” e “cronaca”).
    In fondo a ciascun articolo c’è il link che rimanda all’altro.

    Ciò che più mi ha colpito, comunque, è il titolo con le parole “I numeri e la propaganda”.
    Ah ah! Alla luce delle tue sacrosante puntualizzazioni non so se trovarlo involontariamente autoironico o piuttosto offensivo nei confronti del lettore… o entrambe le cose.

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    1. Salve signor Danilo, lieta che sia andato a leggere il mio profilo. Ha proprio indovinato! 10 punti a Grifondoro! Se vuole può seguirmi anche su Twitter! @cristinadarold
      Ho anche un sito web dove può leggere la mia bio e rimanere sempre aggiornato sui miei pezzi!
      http://www.cristinadarold.com
      C’è anche una mail se desidera saperne di più.
      Saluti!

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      1. Una come te, che risponde alle critiche con …”poi diciamo che quello della #violenzasulledonne non è un problema….” è proprio una che vale la pena di seguire.
        Penso farai carriera.
        C’è bisogno di donne “coraggiose” e “contromano” come te.

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        1. Grazie per l’utile commento. Ci sarebbe invece bisogno di uomini che mettono il proprio nome e cognome quando commentano. Saluti plarchitetto!

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          1. E perchè mai?
            …perché lo dice Cristina Da Rold?
            …perché l’utilizzo di un Nickname, non collima con le modalità che garbano a Cristina Da Rold?…ai suoi desiderata?…alla sua indole prescrittiva?
            Fino a che non diventa reato, continuerò ad usarlo, piaccia o no a Cristina Da Rold.
            Se Cristina Da Rold pensa che il commento di plarchitetto sia #violenzasulledonne e intende procedere penalmente ha i mezzi per farlo.
            Caspita…c’è abbastanza spazio sulla rete per contenere il tuo spropositato ego (e il tuo vittimismo)…Cristina Da Rold?
            .
            (ho ripetuto cinque volte il tuo nome: come risarcimento pubblicitario penso possa bastare…Cristina Da Rold)

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      2. Un lavoro va fatto bene, con cognizione di causa, altrimenti è meglio non tentare di fare la strada del giornalismo.
        Il copia e incolla mentale è un operazione che troppe persone usano fare, è la cosa più semplice da fare, ripetere quello che altri mistificano senza un minimo di analisi razionale.
        Lo so che il pensare originale costa fatica e deve trovare spazio alla resistenza della pigrizia ma è necessario se si vuole essere autorevoli e veritieri.
        Ultima cosa, non rispondere come hai fatto! Perchè devi declassarti da te stessa?
        Se credi ai tuoi post, cerca di controbattere con la razionalità ad eventuali critiche, rispondere senza dare una risposta che segue un filo logico non ha senso, l’unica cosa che ho letto nella sua risposta è un complesso d’inferiorità.

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      3. Salve signorina Da Rold, giusto quel minuto sufficiente per capire se lei è semplicemente una qualunque in cerca di facili carriere o se è ideologicamente vincolata, a sua garanzia, magari poteva essere pure qualcuna che non sapeva ciò che faceva, ma ci ho trovato il solito imprinting sulfureo delle solite ragazzotte sinistrate.
        Per il resto non me ne po’ fregà de meno, per quanto mi riguarda la sua carriera giornalistica è finita oggi. Si occupi di cani e gatti trovatelli che magari si rende utile a qualcuno.

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