26 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

brizziBrizzi fa il gentiluomo. Io no. – S’è detto dell’archiviazione delle accuse di violenza sessuale per il regista Fausto Brizzi. Dagli scambi di messaggi del suo cellulare è emerso che le fanciulle non solo erano pienamente consenzienti, ma pure un bel po’ coinvolte, dunque il fatto non sussiste. Io, ma non solo io, ho auspicato che contrattaccasse con una denuncia per diffamazione e calunnia, ma a quanto pare, se ci saranno margini, chiederà solo un risarcimento danni in sede civile. Animo nobile, Brizzi. Come molti uomini calunniati e diffamati, messi in grossi guai giudiziari da false accuse, al termine del calvario decide di andare oltre e di “risparmiare” chi invece ha tentato di distruggerlo senza pietà, riuscendoci anche in buona misura. Non è probabilmente consapevole che la sua archiviazione, così come la resistenza pisana dell’Assessore Buscemi, hanno reinnescato la guerra. Una guerra ferocissima, portata avanti senza scrupoli dai nemici della giustizia, ovvero essenzialmente Rosa Nostra e le vagine armate nelle loro varie declinazioni. Dunque ciò che non vuol fare lui, lo farò io. Al rientro dalle ferie depositerò presso la Procura di Roma un esposto quale persona informata sui fatti (chi non lo è?). Alla luce dell’archiviazione delle accuse al regista, chiederò alla Procura di indagare per diffamazione e calunnia coloro che l’hanno denunciato. Dicono i suoi legali “è molto complicato dimostrare che le querelanti fossero consapevoli della sua innocenza al momento in cui si è presentato agli investigatori”. Secondo me no, anzi è piuttosto semplice dimostrarlo. Se poi tra i miei lettori c’è qualche avvocato che vuole assistermi in questa cosa, ben venga. E’ ora di finirla. Brizzi vuol fare il galantuomo, d’accordo. Ma è una guerra sporca, solo finita la quale ci sarà necessità dei gentlemen.

persone_weinsteinE nel frattempo Harvey… – Fausto Brizzi era stato soprannominato “il Weinstein italiano”. Avanti così e Weinstein verrà soprannominato il Brizzi americano. Sì perché il suo avvocato ha depositato un bel mucchio di email tenere, amorose, affettuose partite dalle accusatrici, attrici o aspiranti tali, e indirizzate proprio al mostro. Erano tutte sul PC del lavoro di Weinstin, sotto sequestro per la bancarotta della sua Miramax: il giudice fallimentare gli ha permesso di accedervi e da lì si sta scoperchiando la verità. Messaggi mica da niente lì dentro: “ti amo e ti amerò sempre”, “non mi è mai piaciuto tanto stare con una persona come con te, tu mi sai capire”, e via con il solito armamentario della donna che la dà per mercato ma cerca alibi per non sentirsi e non apparire zoccola. Meravigliosa la mail di una che l’ha accusato di stupro: “Sarebbe fantastico vederci ancora”, scrive la traviata di turno, in un periodo di poco successivo alla violenza da lei stessa denunciata. Qualcosa del genere doveva essere nella posta e nel cellulare di Brizzi, e com’è finita si sa. Per Weinstein le cose potrebbero essere più difficili: il sistema giudiziario americano è una pura follia, quindi tutto è possibile. Ma intanto l’avvocato del grande violentatore di Hollywood ha parlato chiaro al procuratore che sta accusando il suo cliente: “forse ha agito in modo un po’ affrettato… ma d’altra parte era sotto una pressione senza precedenti”. E viene in mente la copertina del New York Daily News con la foto di Weinstein incorniciata tipo far west e un bel “Wanted” sopra. Quello è il tribunale del #MeToo. Quello vero funziona diversamente. E la resa dei conti è prossima.

varie_sexodromeIl califfato rosa in Francia. Anzi no. – Ah, la France, le baguettes, la Tour Eiffel, la soupe d’onion, il Louvre e l’escargot! Quei bei week end romantici al suono della fisarmonica e di canzoni in quella lingua antipatica ma oggettivamente sensuale… Tutto da dimenticare. Da questo autunno in poi il territorio dei cugini d’oltralpe diventa califfato rosa. La ministra della Parità tra donne e uomini (ahahahah!!!) Marlène Schiappa (nomen omen) ha fatto passare una legge che multa con un ammenda da 90 a 750 euro chi “molesta” una donna per strada. Un fanatismo che Lolito Macron ha fatto suo, appoggiando l’iniziativa del suo ministro. I detrattori dicono che è una legge insulsa, perché non ci sono fatti oggettivi per riconoscere la molestia. Sai che novità. Dunque a breve un sorriso sugli Champs Elysées o una strizzata d’occhio passeggiando nei Jardins du Luxembourg saranno molestie? Sì, se la fanciulla le ritiene tali. A bientot Stato di Diritto anche in Francia, insomma. E chissà se questa norma varrà anche a Pigalle… Dunque il califfato rosa è giunto in Francia? Parrebbe. Se non fosse che la stessa legge, nella tipica schizofrenia femminista, stabilisce in 15 anni il minimo dell’età per esprimere consenso al rapporto sessuale (con penetrazione). Se il fatto avviene prima, si incorre nel reato di “violazione”. Attenzione: non “stupro”, ma il molto meno grave “violazione”. Una disposizione contestatissima, su cui la Schiappa ha tenuto duro, avendola poi vinta. Magari nel frattempo pensando alla trama del suo prossimo romanzo erotico a sfondo pedofilo, chissà.

varie_swedishmigrantsGli scivoloni delle femministe rosse… – Non piace alle vagine armate italiane, che strillano ogni giorno su quanto sia pericolosa l’Italia per le donne, ma il dato di fatto resta: il paese più pericoloso d’Europa per le fanciulle è la civilissima Svezia. Là dove la parità di genere è quasi religione, il numero delle violenze sessuali è altissimo, in gran parte attribuibile a immigrati. E qui si tocca un punto delicato anche in Italia: pare infatti che le violenze di vario genere fatte sulle donne siano più gravi se l’autore è nostrano. Se è importato no, se ne parla meno, in quel caso Rosa Nostra strilla poco o punto, pur davanti all’evidenza delle statistiche. Se interrogate, su questo fatto, le pasionare de noantri sfuggono, svicolano, fanno orecchie da mercante. A parlare per loro ci ha pensato la socialista e femminista Barbro Sörman, che in un tweet ha scritto: “è peggio quando è uno svedese a struprare, rispetto allo stupro fatto da un immigrato”. Oibò e perché mai? Gliel’ha chiesto mezzo mondo. Lei ha provato a rispondere: “gli svedesi crescono con standard culturali più alti rispetto alla parità, gli immigrati hanno standard più bassi”. Al sessismo ha aggiunto razzismo implicito. Non male per una socialista… Naturalmente il suo profilo è stato seppellito da una shitstorm colossale, che l’ha costretta prima a cancellare il tweet poi direttamente l’account. Probabilmente è espatriata in Finlandia e ora si nasconde in qualche foresta lappone dove arringa le renne affinché non si facciano più schiavizzare da quel capitalista e maschilista di Babbo Natale. In ogni caso, in Svezia come in Italia e nel resto del mondo, la gaia attivista ha stracciato il velo: gli stupri degli immigrati sono marachelle, dai… Poveri, sono mezze bestie ignoranti. Quelli dei bianchi invece non hanno scusanti. Come si dice nei quartieri alti di Goteborg: e sticazzi?

persone_moonviesMa quanto sono belli i  #MeToo arrabbiati? – Lo schema a cui gli attivisti #MeToo erano abituati sembrava ormai chiaro e definito. Primo passo accuse sui media (tassativamente mai in tribunale) all’uomo che per qualche ragione si vuole rimuovere o far saltare. Ne segue massacro mediatico. Istantaneamente, massimo un paio di giorni, l’uomo accusato si dimette o viene licenziato (ultimo e più recente crimine registrato è stato contro il direttore d’orchestra Daniele Gatti a cui va la mia solidarietà), e poco dopo costretto a scusarsi pubblicamente o a fuggire in qualche giungla del Sud-Est asiatico. Talvolta lo si porta anche al suicidio, se ritenuto necessario. Il tutto in un lasso di tempo brevissimo, roba che la migliore amministrazione giudiziaria del mondo se la sogna. La procedura però si sta inceppando sempre di più, a partire proprio dalla patria del #MeToo, gli USA. Leslie Moonves, capo del network CBS, è stato oggetto di accuse di palpeggiamenti e roba simile, eppure è ancora al suo posto. Lui nega, è ovvio, e a dargli manforte le sue dirigenti donna, che smentiscono le accuse. Così il Consiglio di Amministrazione ha deciso di fare un’indagine interna e di lasciarlo a svolgere il suo incarico. Questo ha scatenato subito l’armageddon tra gli attivisti del #MeToo, isterici e frustrati nel vedere che la pallottola è sempre più spuntata. Moonves ci mette poi del suo, difendendosi con uno degli slogan più simbolici di quel movimento mafioso: “Ho sempre capito, rispettato e ho aderito al principio del no significa no“, ha dichiarato. Lesa maestà: un maiale da rimuovere dal suo posto di potere che si appropria di uno slogan del genere? Ancor più ora che l’asticella è stata alzata e non siamo nemmeno più al “no significa no”, ma al “sì significa sì”. Cioè puoi approcciare una fanciulla solo se lei acconsente esplicitamente, magari mettendotelo per iscritto, e non più solo se non si oppone. Bene, per tutto questo il #MeToo americano è fuori di sé. Ed è uno spettacolo da vedere. Quel muro mafieggiante è sempre più pieno di crepe. Compito nostro è continuare a picconare e poi stare a guardare, sperando che tutti i criminali che l’hanno eretto finiscano sotto le macerie.

persone_tibulloIl potere in rosa – “Ah, quanto sarebbe più in pace e onesto il mondo se fosse governato dalle donne!”. Quante volte avete sentito questa stupidaggine? Che è tale solo perché dà per scontato che gli uomini siano tutti dediti alla guerra e alla criminalità. Però è su ragionamenti del genere che si fondano le rercriminazioni beote sulle “quote rosa” e simili. Il tutto contro l’evidenza delle cose, che talvolta, quando proprio non se ne può fare a meno, esce anche sui media. Settimana scorsa è stata sgominata in Calabria un’organizzazione criminale collegata alla ‘ndrangheta e votata al far grana pilotando esiti di consulenze o perizie per vari tribunali locali. A capo dell’organizzazione, ora accusata di corruzione in atti giudiziari e intralcio alla giustizia, una donna, Angela Tibullo. Di mestiere criminologa. Dunque un’esperta del settore, e come tale ospite frequente di trasmissioni televisive (“La vita in diretta”, “Un giorno in Pretura”), che però pare avesse deciso di cambiare parte della barricata. Sempre in Sicilia, a Messina, finisce ai domiciliari Emilia Barrile, ex presidente del Consiglio Comunale, a quanto pare implicata in giri di affari e favoritismi non conformi alla legge. Tutte cose che non ci si attenderebbe da una donna, essere di una natura che ci viene raccontata come sempre linda, onesta, pulita, cristallina e rigorosa. Invece basta leggere cosa le due donne citate avevano imbastito per capire che il male non ha genere. Per questo il potere deve essere gestito non per “quote”, bensì per “quozienti” d’intelligenza, merito e magari di onestà.

varie_linemenLa triste storia della povera Zoe – Zoe è australiana, ha solo 7 anni. E’ in viaggio in auto con mamma e papà e vede un cartello: “Linemen at work”, ossia: “Uomini al lavoro sulla linea elettrica”. Imbronciata osserva che magari c’è qualche donna che vorrebbe fare quel lavoro e quindi non è giusto scrivere “linemen“. Sfortuna vuole che Zoe abbia una mamma idiota e narcisista, che scrive su Twitter l’ingenua osservazione della figlia e ottiene così i suoi cinque minuti di notorietà. L’azienda elettrica locale, per non rischiare accuse di sessismo, asseconda la scemenza e cambia il cartello con “Line-crew at work” (squadra al lavoro sulla linea elettica). Dedichiamo dunque un pensiero solidale alla piccola, povera Zoe, che si ritrova una madre simile e un padre probabilmente succube. Il quale avrebbe dovuto togliere e buttare via il cellulare alla moglie ed esercitare correttamente la sua funzione educativa verso la figlia dicendole teneramente: “Zoe, amore di papà, non dire cazzate: nessuna donna mai vorrà fare quel mestiere, perché è molto pericoloso, ci si muore facilmente, e le donne vogliono lavori comodi e sicuri, da cui poter recriminare liberamente sulla parità di genere e di salario…”. La versione Rosa Nostra di questa storia è reperibile qui.

CassonettoInfanticida e libera – Qualcuno avrà notato che c’è una new entry nel conteggio infame, che per il resto è abbastanza fermo (essendo gli asili chiusi e le operatrici degli ospizi in ferie, è normale…). Si tratta della madre di Terni che ha abbandonato, con palesi intenti omicidi, il suo bimbo appena partorito di nascosto. Arrestata dai Carabinieri, ha accampato una serie di scuse che i media hanno amplificato a suon di poverin poverina, contribuendo così al rilascio di un’infanticida. Perché sì, non stupitevi, nonostante l’omicidio, è stata messa in libertà. Tra i commenti reperibili sui social ci sono ovviamente quelli misericordiosi, che ricordano alle donne di tutta Italia che possono liberarsi tranquillamente di un figlio senza ammazzarlo, semplicemente abbandonandolo in pieno anonimato in un cassonetto differenziato (“per il frutto del peccato”, cit.) predisposto in ogni ospedale. Il corrispondente maschile di un atto del genere potrebbe essere il non-riconoscimento del figlio ma… provateci a farlo. Ti prendono, ti ingabbiano, ti estorcono il DNA e se il pupo risulta davvero tuo o lo riconosci o finisci in carcere. Il che è la tipica procedura di una società patriarcale, giusto?

varie_MOONCUPDiscriminazione intima – Spulciando il sito del Senato mi sono imbattuto in questa proposta di legge: riduzione dell’aliquota IVA per i prodotti d’igiene intima femminile. Non è chiaro, perché il testo della proposta al momento non è ancora disponibile, se si intendano saponi, cremine, balsami e quant’altro le donne usino per fare manutenzione alla propria arma di distruzione di massa. Solitamente quando si parla di queste cose si intendono essenzialmente gli assorbenti intimi. E in effetti è qualcosa ad uso esclusivamente femminile. Ma esclusivamente maschili lo sono anche i preservativi che, oltre a proteggere uomo e donna dalle malattie sessualmente trasmissibili, aiutano gli uomini a non finire in qualche trappola ben orchestrata di stampo gestazionale. Quindi è quasi uno strumento di difesa, che andrebbe detassato del pari. Oppure, volendo fare della politica sensata e non scioccamente finalizzata ad acchiappare il consenso femminile, gli assorbenti intimi dovrebbero essere iper-tassati, con un’IVA al 40%. Questo perché dannosi per le mucose genitali femminili, perché il loro impatto ambientale è semplicemente devastante e dunque il loro uso andrebbe disincentivato. Sì, ma allora come si fa? Basterebbe detassare vicino allo zero metodi alternativi ben più sostenibili, come la mooncup, che però non permetterebbe più alle femministe di lagnarsi, e questo può essere un problema per chi ne vuole acchiappare i consensi. Rimane la questione della possibile detassazione dei profilattici, che essendo cosa maschile non verrà mai attuata. Consiglio allora di fare come noi a Genova: per risparmiare, dopo l’uso li laviamo e li stendiamo e poi li riutilizziamo almeno un altro paio di volte.

varie_canedentiLe furie di Genova – Ed è forse per questa pratica di eccessiva parsimonia (basta ridere, dai… un giorno vi dirò come usiamo il Viagra qui a Genova…) che una donna del capoluogo ligure ce l’aveva su con un uomo. Così tanto da costringerlo a denunciarla. Contando forse sul pussy-par-tout (l’incolpevolezza a prescindere per chi è portatrice di vagina), se n’è fregata della denuncia, ha raggiunto l’uomo mentre si beveva una cosa al bar con un’amica, chiedendo manforte a sue due simili. Armate di casco e cinghia hanno provato a farlo nero. L’uomo e l’amica sono riparati all’interno del locale e le tre Madri Terese devono essersi dette: ok, ci è scappato, ma eravamo qui per pestare qualcuno quindi… quindi se la sono presa con una coppia che passava di lì, del tutto estranea ai fatti. Arrestate, e forse ancora non paghe, in Questura una di loro ha pensato bene di provare a staccare a morsi una mano a un poliziotto. Proprio vero che la violenza di genere in Italia è agita solo da donne, porca miseria. Anzi: belìn!


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11 commenti

  1. Ciao Davide, vorrei per favore qualche link in francese sull’età del consenso e sulle critiche piovute sulla ministra pedo. Poi vorrei capire se l’età del consenso vale solo per le ragazze o anche i ragazzi.

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      1. Qualche appunto. Il primo articolo è di un mese fa, 4 luglio, e in effetti lì è specificato che nel testo originale si parlasse di “atteinte” e non di “viol”, cosa che ha costretto la Schiappa a bloccare l’iter perché venisse riscritto l’articolo 2, almeno così dicono gli articoli che ho consultato.
        Su L’Express a maggio era spiegato meglio perché allora la Schiappa rifiutava di cambiare l’articolo incriminato:
        https://www.lexpress.fr/actualite/societe/loi-schiappa-quel-est-cet-article-2-qui-fait-polemique_2008982.html
        Ma ora, fonti alla mano, l’ha ritirato. Per fortuna.

        Interessante, guardando anche i video su LCI, che gran parte di chi si è opposta/o al progetto legge fosse sì di sesso femminile (ovvio) ma preoccupata esclusivamente alle “femmes” e alle “petites filles” (quindi ignorando la controparte col pistolino, quando moltissime ricerche sostengono che il numero di ragazzini di sesso maschile che subiscono abusi è sottostimato).

        Ironico che l’età del consenso, per cui il reato di prescrizione scade dopo 30 anni e non più dopo 20, si fermi a 15 anni… quanti anni aveva Monsieur le Président quando si è lasciato irretire dalla sua insegnante?

        Infine curioso che tra i/le firmatari/e della petizione (per una volta sacrosanta) promossa dal Groupe F, a fianco di figure importanti come M.me Isabelle Aubry, manchi quella del giornalista Christophe Tison, che pure proprio a 15 anni riuscì ad affrancarsi dalle voglie del suo aguzzino. Forse, nonostante l’affaire lo riguardi da vicino, non è intenzionato a mescolarsi allo strepitio femminista. Meglio così?

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  2. Le guerre sono inevitabili.
    Provate a mettere 10 donne in uno spazio ristretto, subito cominciano le lotte per la difesa o conquista degli spazi disponibili.
    È un compito dell’uomo gestire i territori e tentare un equilibrio tra essi, non sempre è possibile, e quando non si trova un accordo politico c’è guerra.
    Basta guardare i paesi della ex Jugoslavia, non si tratta di essere uomo o donna ma di popoli che sentono l’esigenza di ritornare come erano prima dell’unificazione per sentirsi più liberi e con una identità di popolo precisa, e si sa che certe cose si possono avere solo con sacrificio e lotte.
    Spesso, gli uomini all’interno delle famiglie fanno da paciere per smorzare gli animi inviperiti delle donne.
    All’interno dei gruppi sociali, sovente, le donne sono causa di litigi e rotture di amicizia e altro ancora.
    È facile dire che l’uomo fa la guerra e la donna no, piuttosto è un compito gravoso che l’uomo prende su di se.
    È facile dire, stiamo in pace e non facciamo la guerra quando nel nostro interno desideriamo la roba degli altri e alla prima occasione fremiamo per ottenerla.
    La guerra non è altro che la sommatoria di micro iniquità portate da ognuno di noi nel tempo, fino a quando e’ necessario un nuovo equilibrio per cancellarle, micro iniquita’ con nessun gender escluso.

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