#MeToo: mentecatti e criminali

annesofievonotterSi diceva di Brizzi e della richiesta di archiviazione per le accuse di violenza sessuale mosse sulla scia infame dell’ondata #MeToo. Aggiungo ora che, per sfortuna, io non sono svedese. Non appartengo a un popolo educato alla moderazione nei sentimenti e nella loro espressione, al controllo di sé anche di fronte a grandi e multiformi tragedie. Non sono come Anne Sofie von Otter, voce perfetta, vellutata, carezzevole e potente quando necessario, stella della lirica internazionale. Interprete di una delle arti umane in assoluto più alte e gigantesche tra quelle disponibili, accessibile alla comprensione solo di spiriti e intelletti evoluti, nobili e tendenti al sublime. Quindi sicuramente non ai sostenitori del #MeToo.

Suo marito, Benny Fredriksson, attore e regista teatrale, si è tolto la vita nel marzo scorso. Era profondamente depresso a causa dalle accuse che gli erano state rivolte da alcune dipendenti del Kulturhuset Stadsteatern di Stoccolma, di cui era direttore. Molestie e abusi sessuali, discriminazione professionale basata sul sesso. Accuse mai finite in un fascicolo della magistratura, ma scivolate subito sui media svedesi, che hanno macellato Fredriksson senza pietà. Il tabloid nazionale Aftonbladet ci ha vissuto per mesi sulla cosa, citando una montagna di fonti, naturalmente tutte anonime. Ed è tra le pieghe di questa infamia che viene fuori la verità.

fredrikssonFredriksson era soprannominato “piccolo Hitler” sul lavoro. “Era un capo duro”, dice ora la vedova. “uno di quelli che urla, impaziente, esigente”. Tanto che sempre le fonti anonime dicevano che gli impiegati si nascondevano quando lui arrivava. “E’ falso”, dice la cantante, “al contrario era molto apprezzato”. Non da tutti, evidentemente. Così qualcuno ha pensato fosse utile far fuori il direttore nella maniera più di moda oggi: accuse alla #MeToo. Schiacciato dalle infamie del tribunale mediatico, Fredriksson si è dimesso ed è caduto in depressione, fino a uccidersi. “I giornali hanno ecceduto, cedendo a toni sottilmente pornografici, per attirare lettori”, accusa pacatamente von Otter.

Lei ora si schiera contro la plebaglia #MeToo, ma anche contro i media che a quel movimento infame fanno la corte, pubblicando articoli irresponsabili. Colpisce la pacatezza della vedova di un uomo assassinato dal nulla cosmico contemporaneo nel dire: “Più che altro sarebbe un bene, lo apprezzerei molto, se nostro nipote, quando cercherà su Google il nome di suo nonno, non arrivasse a vedere quegli articoli orribili. Sarebbe una buona cosa”. Quasi umile nel suo dolore, von Otter. Nobile come l’arte che esercita, e che anche suo marito esercitava, nel richiedere giustizia non solo per sé e per il compagno, ma soprattutto per i nipoti, per il futuro. Controllata come solo una scandinava può essere di fronte a una tragedia così grande e assurda.

Old Grunge Prison seen through Jail BarsIo sono un melomane (qualcuno ricorderà quanto mi sono incazzato per lo stupro della Carmen…) e adoro il teatro. Soprattutto non sono scandinavo. Quindi non ho timori a dare voce alla più profonda e appassionata indignazione verso le e i criminali che, dall’interno del movimento #MeToo e all’esterno di esso come i media, hanno distribuito e stanno distribuendo così tanta disperazione, depressione e morte. Per nulla. Nulla di nulla. Una moda, forse un’ideologia. In ogni caso qualcosa di infondato, sporco, lercio, schifoso e disumano. Altro che “mentecatti”, come ha detto generosamente Barbareschi. Chi ha inventato e anima #MeToo è la rappresentazione della più grande bassezza e amoralità umana. Capace, di estendere la propria lordura interiore fino ad altezze per loro immaginabili, come quelle dove era collocata la famiglia di von Otter e Fredriksson. Persone capaci di distribuire bellezza e ricchezza al mondo, devastati da chi è nato e ancora prospera sul male e sulla bruttezza assoluti.

Altro che mentecatti… Criminali. Della peggior specie. E verrà il giorno che verranno riconosciuti e giudicati come tali. E allora sarà una felice danza macabra, che Anne Sophie von Otter canterà anche per loro.


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9 commenti

  1. So di essere offtopic, ma mi preme ricordare che oggi cade l’anniversario (60 anni) della strage di Marcinelle.

    262 uomini di cui 136 italiani hanno perso la vita lavorando per portare il pane a casa. Per sfamare le proprie famiglie.
    262 maschi.
    Pochi giorni fa, 12 uomini (maschi) extracomunitari sono morti a causa delle scarsissime condizioni di sicurezza in cui erano costretti a viaggiare per lavorare.

    Nessun media ha posto l’attenzione sul perché, per l’ennesima volta, i morti sul lavoro sono esclusivamente di sesso maschile.

    Due mesi fa, un treno deragliato a Pioltello fece tre vittime. Per una coincidenza, tutte e tre le vittime erano donne. Una pura coincidenza, dato che nel treno viaggiavano uomini e donna. Solo un caso fortuito.

    I titoli e i testi dei giornali e nei siti internet li ricordiamo tutti :

    “Treno deragliato a Milano, le tre vittime sono tutte donne”, la “strage delle donne”, “una strage di donne”.

    Ricordiamoci di Marcinelle.

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    1. E’ l’oscenità del ginocentrismo sociale in tutta la sua ributtante (onni)presenza. Ma basti pensare che su una balla storica come quella delle operaie morte nell’incendio alla fabbrica tessile ci hanno costruito la Festa della Donna, come a dire sticaxxi dei milioni di lavoratori maschi schiattati dai tempi delle piramidi ad oggi, basta un solo episodio in cui delle operaie sono morte e via di martirio. Altro esempio, quando si parla del Titanic si fa sempre riferimento alla classe sociale delle vittime, MAI al loro genere, quasi tutti maschi. Non sta bene, o meglio, non è rilevante.

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        1. “First of all, if you were a man, you were outta luck.” Purtroppo, non solo all’epoca, ma tutt’oggi. La regola “prima donne e bambini” è valida ed applicata regolarmente in caso di qualsiasi emergenza, dai naufragi ai disastri aerei,dai terremoti al rilascio ostaggi o nei soccorsi di ogni tipo, compresi quelli dei migranti. Ricordo qualche anno fa l’indignazione scaturita dal naufragio della Norman Atalntic, alcuni uomini cercarono di mettersi in salvo prima delle donne ! Selvaggi Lucarelli si scagliò contro quella che definiva “la morte della cavalleria”. Perché il nostro valore è direttamente proporzionale alla nostra sacrificabilità. Com’é quel detto? Nessuna femminista in una nave che affonda…
          http://www.uominibeta.org/articoli/norman-atlantic-naufragio-nella-misandria/

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    1. La faccia come il c. , questi inquisitori mediatici dovrebbero finire in tribunale (quello vero), altro che fare gli smargiassi, Possibile non ci siano conseguenze per chi ha contribuito al linciaggio mediatico di una persona innocente fino a prova contraria ?

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