27 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

persone_lucarelligramelliniRatti che fanno dietrofront – L’avevo annunciato nell’articolo di venerdì, ed eccoci qua a centrare l’attenzione su un tipo molto specifico di ratti che ora abbandonano la nave #MeToo. Sono coloro che hanno chiaro quanto sia difficile diventare famosi e ricchi. Ma soprattutto che la vera difficoltà è rimanere famosi e ricchi. Per riuscirci occorre saper fiutare l’aria in tempo e tornare rapidamente e con eleganza sui propri passi, in modo da risultare sempre sul pezzo. Non diversamente dai fascisti che si riciclarono tra i partigiani o dagli eversori di sinistra anni ’70 che si sono riciclati nel giornalismo o nelle direzioni d’azienda, costoro si fanno paladini di un’idea, un’interpretazione della realtà ampiamente condivisa, raccogliendo plausi e notorietà, salvo prontamente fare dietrofront quando cambia l’aria. Maestra assoluta in questo genere di operazioni è l’influencer Selvaggia Lucarelli. Sebbene sempre vagamente critica verso Asia Argento (forse perché magra di fisico), ha colto l’occasione della vicenda Bennett per sbertucciarla su Facebook facendole una moraletta feroce degna di questo blog più che dei suoi soliti post o articoli, sempre e a prescindere pro-donne, anche a discapito dello Stato di Diritto. Non paga, si è messa a criticare anche una tizia, tale Marta di Giacomo, che sta cercando ribalta sui social denunciando uno stalker palesemente inesistente (sai che novità): giuro, a leggere cosa ha scritto mi è caduto il mento tipo cartoon. Avrei potuto scrivere io quel pezzo. Invece l’ha scritto proprio lei, Selvaggia Lucarelli! Per rendere più compiuta la marcia indietro ha poi detto la sua anche su Fausto Brizzi, in una lunga supercazzola dove se la prende un po’ con tutti, specie con “Le Iene”, annacquando intanto la sua solita impostazione femminocentrica. Il tutto in un filotto di tre giorni consecutivi: 20, 21 e 22 agosto, giusto a cavallo della questione Argento-Bennett. Così ci si allontana in punta di piedi dalla nave che affonda. Chapeau, maestra! Dovrebbe tenere lezione a un altro in ritirata strategica, ma molto più maldestro: Massimo Gramellini, uno dei più biechi e proni cavalieri bianchi del giornalismo italiano. Costui, dopo aver rimestato a lungo nel fango #MeToo, arriva a titolare il suo editoriale nientemeno che “Asia Weinstein“. Urca! Poi però non resiste a la butta sul miserabile: “se a 17 anni, in piena tempesta ormonale, un’attrice fosse scesa dal poster della mia camera per possedermi, ne sarei rimasto «traumatizzato» come il toy-boy di Asia o galvanizzato come un mio compagno di scuola dopo il flirt con la supplente di disegno?”. Di queste allusioni sessiste si è già detto venerdì, e restano nella cloaca etica della persona che le pronuncia. La seconda parte dell’editoriale è quello della marcia indietro: dopo lo sfondone iniziale, Gramellini cerca di scendere dalla nave con eleganza, dando una chiave di lettura legata al possesso del “potere”. Fandonie. Si sta preparando il terreno, con meno astuzia di Lucarelli, per trovare un altro approdo sicuro di applausi e apprezzamento diffuso, abbandonando al suo destino quel trend culturale cui ha fortemente contribuito. Che giudizio dare su questi voltagabbana inseguitori di followers? Meglio non dire nulla dai, va bene così. P.S.: ora attendiamo al varco anche Beppe Severgnini e Gianni Riotta…

persone_spears

Ma gli uomini no – I casi #MeToo erano come le ciliegie: uno richiamava l’altro. L’attricetta X denunciava sul TG del mattino e a sera c’era già la soubrette Y che faceva eco sul giornale. Una gara a chi la sparava più grossa. Per qualche motivo arcano questo automatismo non scatta se si tratta di vittime di sesso maschile. Mentre esplodeva il caso Argento-Bennett, infatti, timidamente Ansa dava una notizia praticamente identica, ma del tutto ignorata dagli altri media, relativa alla cantante americana Britney Spears. E che la pratica di molestare e poi pagare sia diffusa nel jet-set femminile lo diceva già una vicenda del 2017 relativa alla cantante Mariah Carey, anch’essa molto poco notiziata dai media, ovviamente. Il problema è che non è concettualmente accettabile, almeno finché non si riesce a far cambiare le cose, che un uomo possa essere molestato o violentato. Basta leggere la critica che una docente di statistica a “La Sapienza” di Roma fece nel 2012 per smontare la ricerca-bomba allora pubblicata sulle maggiori riviste di criminologia relative alle violenze sessuali sugli uomini. Il concetto centrale della critica è che la ricerca non era stata fatta con criteri statistici scientificamente solidi, dunque non era accettabile, dunque gli stupri e le molestie contro gli uomini non esistevano. Proprio quell’anno, e poi ancora nel 2014 e nel 2016, ISTAT fece uscire le sue tre proiezioni sulla violenza contro le donne, quelle che, a campione di volta in volta diminuito, davano dati proiettivi in incremento esponenziale (da lì la fantomatica cifra di “7 milioni di donne vittime di violenza in Italia”). In quei casi la professoressa non ha scritto a nessuno né ha protestato criticando i metodi. Chissà perché…

dirI buchi LGBT – Dice la comunità LGBTEFGHILMNO-AN-GHIN-GO’: le etichette sessuali sono una violenza. Dunque, grande rivoluzione: la vagina d’ora in poi dovrà chiamarsi buco anteriore. Ci sta dai. Forse “orifizio” era più elegante, ma non si può pretendere. E poi è una rivoluzione che potrebbe essere totale. L’ano, per logica, sarà il buco posteriore. Le orecchie buchi laterali, le narici buchi respiratori, la bocca buco dentato, l’ombelico buco cieco e l’uretra buco piscioso. Ma poi perché limitarsi a quelli grandi ed esteriori? Io lo trovo discriminatorio. E allora le carie potrebbero essere i buchi dolorosi, i pori della pelle buchi sudati, le ulcere interne buchi budellari. Resterebbe aperta solo la questione di come chiamare il buco, anzi la voragine, che questa gente ha all’interno della scatola cranica.

donna_curvyMacché curvy? Obesa! – Mi corre l’obbligo di segnalare il lungo ma molto ben ragionato articolo che Alice Olivieri ha pubblicato circa un anno fa sul sito “The Vision”. Vi si tratta della grassezza e dell’approccio generale a quello che, prima ancora che essere un difetto fisico, rappresenta, dice giustamente l’autrice, un problema di salute. Che non è scavalcabile, com’è accaduto, chiedendo a Disney di inserire personaggi sovrappeso nei cartoni animati per favorire l’accettazione, tanto meno imponendo l’ennesimo termine politicamente corretto, quale appunto è curvy. Portata all’eccesso, questa cultura del piagnisteo, come la chiamava correttamente Robert Hughes, crea strumenti consolatori o di violenta (auto)affermazione di minoranze che debordano e inquinano gli equilibri della maggioranza “normale”. Come se non bastasse, questi strumenti finiscono per rimuovere il problema di base: per l’appunto uno stato di fatto, l’obesità o il sovrappeso, che porta con sé il rischio di numerose altre gravi patologie. Che poi, per altro, vengono curate a spese di tutti presso la sanità pubblica. A questi fenomeni si sono attaccate come zecche anche le femministe con i loro hashtag del piffero (#bodyshaming, #fatshaming, eccetera), arrivando a influenzare anche le rilevazioni statistiche. Nei famosi “questionari” (virgolette volute) ISTAT far notare a una donna il suo sovrappeso era catalogata come una forma di violenza, ad esempio. Vero è che un tempo i ciccioni venivano ferocemente presi in giro. Ma vero è anche che i dileggi sono serviti a molti per avere l’impulso di mettersi a dieta e tornare in forma, dopo mille sforzi e sacrifici. Esattamente quelli che chi inventa termini politicamente corretti non è più disponibile a fare. Esattamente quelle responsabilità all’automiglioramento che le femministe non sono mai disponibili a prendersi, preferendo l'(auto)assoluzione a prescindere.

femminiciFemminicidio? Davvero? – Facciamo un piccolo test a partire da quello che dice una femminista storica, Dacia Maraini, già citata nell’articolo di venerdì: “E questa cultura arcaica che ancora sopravvive si esprime troppo spesso nel femminicidio. Molti uomini scambiano l’amore per possesso e uccidono le donne che vogliono lasciarli”. Dunque femminicidio è quando un compagno o ex compagno uccide una donna, giusto? Boh! Questa è una delle otto versioni di “femminicidio” che ho contato finora, ma prendiamola per buona, visto che è la più gettonata. Se vi dico che un tizio bussa alla porta della vicina, una donna sposata e con un figlio ma in quel momento sola in casa, ci litiga, la colpisce alla testa, la strangola e la sgozza con un coltello uccidendola, ebbene, è questo un femminicidio? No, direte voi, qui è il dirimpettaio, mica il compagno o l’ex compagno. Esatto! Dico io… Eppure secondo i media sbagliamo tutti: è femminicidio. Almeno così dicono TPI News, ParmaPress24 e IlSussidiario. Giusto perché vi facciate qualche domanda quando vi sbattono in faccia i “numeri” del femminicidio…

grafica_andycappAndy Capp è vivo (a malapena) – Qualche appassionato delle vecchie edizioni de “La Settimana Enigmistica” ricorderà il personaggio delle strisce umoristiche chiamato “Andy Capp”, un inglese beone sempre alle prese con Flo, la moglie un po’ paziente, un po’ autoritaria. Una delle scene più famose e ripetute rappresenta proprio lei che attende il marito, o lo insegue, col mattarello in mano (ma per la verità altrettante volte era lui a suonare lei…). Ebbene, Andy Capp e Flo esistono davvero. Abitano a Firenze e lei ha cercato di farlo smettere di russare… a colpi di mattarello. Denunciata per lesioni, la donna però ha agito come la vera Flo non avrebbe mai fatto, dichiarando di aver usato violenza non tanto per i rumori notturni del marito ma perché da tempo lui era violento con lei (versione confermata anche dalla figlia ovviamente). Dunque si è difesa. Il solito mantra per passarla liscia. Il povero Andy, malconcio e in ospedale, si attenda a breve una convocazione dal tribunale penale fiorentino, e prepari le valige per sloggiare di casa perché, ci scommetto, seguirà subito la richiesta di separazione della moglie.

persone_brizziAggiornamento Brizzi – Come promesso prima delle ferie, ho presentato un esposto alla Procura di Roma contro le tre accusatrici di Fausto Brizzi. Non posso allegarla o illustrarla nel dettaglio, pena la sua non acquisizione. Posso dire solo che, prove alla mano, ho chiesto che vengano indagate e incriminate per calunnia, diffamazione ed estorisione. Se avrò aggiornamenti pubblicabili ne renderò conto qui sul blog.


grafica_SST

2 commenti

  1. Lucarelli , Gramellini e codazzo al seguito hanno capito che in aria c’è odore di assoluzione per Weinstein e si stanno preparando per un atterragio morbido.

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