Le “donne in rete” all’attacco della riforma delle separazioni

#logo_Dire_coloridi Giuseppe Augello – L’associazione D.I.Re., Donne in Rete contro la violenza, che conta decine di migliaia di aderenti e simpatizzanti, e che gestisce una novantina di centri antiviolenza in Italia, col gruzzoletto niente male di svariate decine di milioni di denaro pubblico, lancia una petizione su Change.org per raccogliere firme contro il DDL 735 presentato al Senato dal Senatore Pillon, cofirmatari sette onorevoli dei partiti al governo. La reazione delle associazioni dei padri? Allarmante! (Non “allarmata”!).

Un nugolo di “ma sì tanto siamo in maggioranza…”, “ma si tanto Salvini se ne frega…” “non ce ne frega niente di loro…”. La sufficienza con la quale si ritiene già avere in tasca la soluzione finale di tutti i problemi dei padri separati suscita solo un interrogativo: sarà che hanno quel che si meritano, perché in fondo in fondo la dabbenaggine è tutta dalla parte dell’uomo? Ovviamente no, non ritengo sia la domanda giusta, né la risposta può essere quella della sottovalutazione del pericolo. L’opposizione politica, dai renzisti e dai martiniani di turno, al nazifemminismo militante, ormai spara a tutto spiano non critiche, ma insulti (“una banda di cialtroni”) ai governanti dell’attuale turno elettorale. Gli attacchi alla politica della Lega e del suo (quasi) alleato M5s provengono dall’Europa, dall’Onu, tra poco anche dalla Nato, che non ha alcun interesse a trattarli amichevolmente. Tutti i nascenti movimenti “sovranisti”, come li chiamano costoro, vengono tacciati di “fascismo” e “nazismo” risvegliando il pericolo di conflitti all’insegna della salvaguardia della democrazia “liberale” che tutela il mercato “glebalizzato”, (non “globalizzato”), quello che tende a mettere in concorrenza il lavoratore del mondo occidentale con quello schiavizzato del Bangladesh, tentando di convincerci che è cosa buona e giusta abbassare le condizioni (leggi “pretese”) di vita.

#donna_manifestanteL’associazione D.i.Re. in parola ha raccolto in sei giorni 8600 firme, mentre una petizione nei gruppi social di padri separati ne raccoglie al massimo 400 in un mese. La stessa associazione ha organizzato una manifestazione nazionale contro il DDL 735 a Roma per il 10 di Novembre, a cui darà appoggio logistico e politico l’opposizione PDina, quella che sputa insulti ad ogni piccolo vagito degli attuali governanti, i cui ministri vengono appellati infantilmente storpiando in modo ridicolo i loro nomi. L’associazione D.i.Re. che manipola l’informazione pubblica, promuovendo i documentari di “Amore Criminale” ancora propinati come una ossessione su RAI3, grazie al blocco delle nomine di nuovi vertici alla RAI (che sono ancora quelli del precedente governo), afferma, ad esempio, essere “la famiglia borghese”, una “istituzione contro la libertà della donna e dei bambini”.

La fuoriuscita dalla violenza delle donne, in caso di mediazione familiare obbligatoria e di sospensione dell’assegno (anche per i soli figli), addirittura con l’obbligo degli occupanti  la casa familiare di pagare un affitto al legittimo proprietario, rimarrebbe impossibile. Il DDL, che in realtà non tocca l’assegno alla ex moglie, è un becero ritorno al maschilismo patriarcale e all’uso dei figli da parte dell’uomo in chiave oppressiva della donna-madre, con la scusa della bigenitorialità,  e ricorrendo a ridicolaggini tipo l’alienazione. L’uomo maltrattante è la causa della fuga dal matrimonio delle donne, che vanno solo aiutate a denunciare, lubrificando loro e chi l’aiuta a suon di dollaroni, naturalmente. Magari presi al criminale che non merita di fare il padre se non all’anagrafe.

1_123125_123087_2279918_2292777_110518_jur_hatetn.jpg.CROP.original-originalQuesta è l’ideologia che trova ancora ampissimo spazio nella politica e nei media del nostro paese e dell’intero mondo occidentale, con l’aggravante che mentre nel mondo anglosassone la parità della donna viene raggiunta imponendo all’uomo di occuparsi dei figli nello stesso modo della donna (giustamente con passeggini, pappine e pannolini), in questo paese trova ampissimo spazio l’ardire di sostenere che la libertà della donna sia raggiunta imponendo all’uomo di NON occuparsi dei figli, se non con un sostanzioso bonifico.

E mentre molte associazioni dei padri regiscono a questa sub-cultura della violenza di genere facendo spallucce, l’onorevole politico che porta avanti qualche loro istanza finalmente cittadina del programma di governo, rischia incriminazioni e decine d’anni di galera ad opera della magistratura “democratica”, quella stessa che fino a oggi ha impedito il vero condiviso e ridotto milioni di padri in miseria. Intanto la violenza nelle separazioni continua. E non mi riferisco ai pochi femminicidi. Quelli fanno gioco. Ma quella delle donne. Mentre la cronaca riempie pagine di titoloni coi femminicidi, ormai per lo più agiti da immigrati della nuova Europa dei paesi dell’est liberato, oppure da fondamentalisti nord-africani accolti in hotel 4 stelle, poi snobbati in nome della libertà di essere randagi nel paese di Bengodi.

varie_omicidiovertuccioGli ultimi casi di cronaca di violenza maschicida non smuovono di un h lo spadroneggiamento delle idee nazifemministe sui social e sui media. Con l’aberrante perenne giustificazione della violenza femminile attraverso il “disturbo psichico”, che solo può essere rivendicato quando il delitto femmina non riesce ad essere camuffato da “legittima difesa contro la violenza dell’uomo”. Cui si sfugge a colpi di denunce, suicidi, (che facilita l’esproprio di tutti gli averi dell’ex), e di assegni mensili superiori al salario. Uno sguardo alle notizie? Luglio 2018: una donna di 40 anni, Maria Pia Vertuccio, è stata arrestata dai Carabinieri con l’accusa di omicidio volontario premeditato dopo che con la sua automobile ha investito e ucciso il marito, Claudio Bitetti. E’ successo a Potenza. Dopo l’urto, l’uomo è finito prima contro un palo della luce e poi è stato trascinato dall’auto per almeno cinque metri. Il movente sarebbe riconducibile a motivi familiari-sentimentali. La relazione tra i due era di fatto finita da tempo, ma una lunghissima e insanabile crisi coniugale si è trasformata in una tragedia, (tragedia, dicono i media, non “maschicidio”) probabilmente dopo la scoperta da parte della donna di una nuova frequentazione dell’uomo. La Vertuccio avrebbe chiesto spiegazioni all’uomo per essere andato a casa con un’altra donna. Pochi attimi ancora e la moglie ha preso la decisione che secondo gli inquirenti sarebbe comunque stata premeditata: ha accelerato, è salita con l’auto sul marciapiede e l’ha investito. A quel punto, con il marito già in fin di vita, la donna non si è fermata. Anzi, ha di nuovo accelerato trasportandolo per alcuni metri e facendolo poi cadere a terra.

A Torino, il 2 settembre 2018, una donna italiana di 48 anni ha ucciso il marito con una coltellata al cuore. Arrestata dai Carabinieri, ha confessato di aver ammazzato il coniuge, un italiano di 65 anni, dopo l’ennesima lite scoppiata nella loro abitazione a Nichelino, in via Juvarra 56, nella prima cintura di Torino.  A quanto si apprende, vittima e omicida soffrivano di problemi psichiatrici. Silvia Rossetto, 47 anni, è stata arrestata dai carabinieri con l’accusa di omicidio. La donna ha afferrato un coltello da cucina e si è scagliata contro il coniuge, Giuseppe Marcon, pensionato di 65 anni. L’uomo ha cercato di difendersi ma non è riuscito a parare il colpo. Nessuno avrebbe mai potuto pensare che “quella donna con i capelli biondi, sempre elegante”, potesse arrivare a tanto. “Spesso aveva lo sguardo smarrito. Vacuo”, dicono i pettegolezzi sui media! Poverina!

varie_carabinieriL’8 gennaio 2018 sono stati comminati soli otto anni di reclusione (8???) per aver ucciso il marito con una fucilata. Sono pochi o troppi? E’ la ridicola domanda che si fanno i media! Il quesito dovrà essere sciolto dai giudici dell’appello in merito alla morte di Dino Gori, ucciso nell’ottobre 2016 dalla moglie Paola Marzenta a Lonnano di Pratovecchio. Il PM, che aveva chiesto 14 anni, (andandoci leggero) ritiene la pena inflitta in primo grado ad Arezzo un po’ esigua mentre la difesa della donna (detenuta in carcere) la considera eccessiva. La Marzenta, infatti, dopo l’ultima lite col coniuge dal quale stava divorziando, fece fuoco con l’arma, ma secondo i legali della donna pensava che il fucile fosse scarico. Un tentativo di far passare la linea dell’omicidio colposo, in pratica. La Marzenta infatti avrebbe agito, cavolo, nientemeno come reazione ad una provocazione: lo schiaffo del marito. Anche se erano separati. Nel calcolo del processo con rito abbreviato (sconto di un terzo della pena) si è tenuto conto anche di un vizio parziale di mente della donna.

Questo solo per dare un esempio delle notizie. Cari padri, ok, ritenetevi fortunati di essere ancora in vita dopo tanta “giustificata” violenza! Ma non esagerate con l’ottimismo. Il sistema è contro di voi, e il vostro amichevole, ma non troppo, governo attuale, senza mobilitazione e attivismo militante rischia di essere spazzato via come una foglia da forze oscure (non di pelle, per carità, anche se sono tante! Ma di cervello!) ottimamente foraggiate ed organizzate! All’erta!


varie_indagineuomo

https://www.sondaggio-online.com/s/7524a20

18 commenti

  1. Occhio, perchè i venti che soffiano dalla Spagna sono sempre più forti.
    Io non sono sposato né ho figli, ho “solo” un procedimento a carico per 612bis, il famigerato reato “liquido”, con accuse false che, a Dio (e al giudice) piacendo conto di demolire in dibattimento (immaginare un’archiviazione richiede una dose di ottimismo folle).
    Ma ai padri separati o in via di separazione, credo non piacerebbe una situazione simile:

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  2. le associazioni dei padri, ma anche quelle come il FLAGE che tutelano i diritti dei genitori oggetto di alienazione
    non vedono di buon occhio il disegno di legge, in quanto lo considerano mal scritto e perchè impone la mediazione.
    la mediazione è assolutamente inutile nei casi di alienazione genitoriale, che pure il DDL mira a combattere.
    tanto ho letto, tanto vi riferisco.
    a me, il DDL piace abbastanza ma temo che verrà silurato o comunque stravolto in modo tale da costringere
    Pillon al suo ritiro…

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  3. sei troppo politicizzato e schierato…
    non ti compro il libro, sorry.

    per quanto riguarda il DDL Pillon, ci sono purtroppo reazioni negative anche da associazioni di genitori
    di figli oggetto di alienazione genitoriale; non accettano la mediazione che risulterebbe impossibile
    in caso di coniuge (donna) alienante.,
    D’accordo invece sul fatto che si sottovaluta la forza delle femministe che ribalteranno il DDL.
    buon tutto

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    1. Me ne farò una ragione. Dove poi io sia politicizzato, me lo dovresti dimostrare… Schierato è un difetto? Meglio quelli che non capisci dove stanno? Io sto con la concordia, la cooperazione tra generi e con il futuro (i bambini). Tu invece dove stai?

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      1. io sto dalla mia parte: pago 2400 euro di mantenimento mensile (hai letto bene…), il 50% delle spese straordinarie
        a mio carico, altri 1000 euro nel mese di dicembre (3400), casa da 150 mq lussuosa finita nelle mani della furbacchiona…e poi balzelli vari, come alienazione genitoriale subita per anni, figli visti col contagocce, tassa spazzatura e condominio non pagati dalla simpaticona che usa la mia casa (assegnatale) ma non paga i costi.
        La fortuna ha voluto che ho ereditato una casa dei miei genitori.,
        VUOI PASSARE DALLA MIA PARTE ? Penso proprio di no…
        come vedi, mi importa molto poco che tu parli del pd, della lega e di magistratura democratica …non mi aiuta!
        essere politicizzati o per meglio dire schierati, come se il piddì fosse l’origine di tutti i mali, non serve alla nostra
        causa che riguarda persone di tutte le ideologie e di ogni schieramento…
        sullo stalking, invece, se vuoi ti posso dare qualche lezione, per motivi strettamente professionali e perchè non
        ho visto solo il tuo 🙂 la parola ignorante è fuori luogo …
        buona serata

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  4. Ma le associazioni dei separati furono contattate preliminarmente da Pillon?
    Voglio dire: quelli che della questione si occupano da 25/30 anni e che hanno accumulato un oceano di sapere
    per scienza ed esperienza, sono stati sentiti?
    Ho scritto a Pillon chiedendo lumi in tal senso. Non ha ancora risposto. Resto in attesa.
    .
    Non vorrei che si invocasse la presenza delle associazioni dei separati solo ora per sostenere la sua proposta dopo averle snobbate al momento dell’elaborazione della testo..
    Spero di sbagliarmi. Stiamo a vedere.

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  5. ma perchè non si chiede il congedo di paternità obbligatorio con tempi identici a quello per le madri? Voglio dire, se il bambino ha bisogno della presenza paritetica (anche nella quantità del tempo) di entrambi i genitori ne ha bisogno anche quando i due genitori vivono sotto lo stesso tetto mica solo in caso di separazione.
    Oggi il congedo di paternità è facoltativo e non lo chiede quasi nessuno o dura pochi giorni, però in caso di separazione ci deve essere parità di tempo obbligatoria. In costanza di matrimonio ognuno fa come gli pare (che poi due volte su tre vuol dire che i pupi se li smazza mamma e il papà al massimo ci gioca insieme la sera o ogni tanto cambia un pannolino sentendosi una specie di eroe).
    Poco tempo fa questo blog ha pubblicato l’articolo di un tizio che auspicava che in caso di figli minori la coppia genitoriale rimanesse insieme anche senza amore, anche se si detestano, perchè sarebe “meglio per i bambini”. Mi pare che lo scopo del ddl Pillon sia esattamente questo: rendere l’iter legislativo per separarsi, in presenza di figli minori, una roba talmente tortuosa, costosa, stressante (in primis per il coniuge femmina ma non solo per lei forse) che parecchie coppie con figli piccoli per evitare il calvario decideranno di stringere i denti e vivere da separati in casa finchè i pupi non saranno almeno adolescenti. E le conseguenze che si verificano quando due che non si amano più o che si stanno reciprocamente sulle scatole vivono sotto lo stesso tetto potebbero non essere bellissime anche quando uno dei due coniugi non è violento (figuriamoci se lo è).
    Del resto rendere separazioni e divorzi più difficili “per il bene dei pargoli” rientra nella visione catto-bigotta di Pillon: gli piacerebbe vietare il divorzio ma visto che non si può rendiamolo iper-difficoltoso, è così pure per l’aborto: l’abnorme concentrazione di medici obiettori serve proprio a rendere più difficile e tortuoso il ricorso all’aborto senza proibirlo

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    1. Identici non sarebbe giusto: a causa dello stress psicofisico di parto e gravidanza direi che la donna dovrebbe avere un mesetto in più. Ma 5 mesi contro 5 giorni è una disparità mostruosa, direi che la cosa obbiettiva sarebbero 4 mesi a testa + uno riservato a la donna per riprendersi da gravidanza/parto, così sono 5 e 4 mesi rispettivamente.

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      1. certo ed è ovvio che nei primi mesi se c’è l’allattamento al seno (che può fare solo mamma per evidenti ragioni) i tempi non possono essere identici ma l’attuale congedo di paternità è ridicolo

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        1. Macché allattamento al seno, parlavo dello sforzo psicofisico di gravidanza e parto.
          L’allattamento è coperto da ore a parte, non hanno niente a che fare con il congedo, e questa parte è già parificata: non avrebbe senso dare questo permesso (2 ore al giorno) solo alle donne, in quanto ci sono tante donne che non hanno latte, si va di biberon e il biberon possono tanto gli uomini quanto le donne.

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  6. ma perchè non si chiede il congedo di paternità obbligatorio con tempi identici a quello per le madri? Voglio dire, se il bambino ha bisigno della presenza paritetica (anche nella quantità del tempo) di entrambi i genitori ne ha bisogno anche quando i due geniori vivono sotto lo stesso tetto mica solo in caso di separazione.
    Oggi il congedo di paternità è facoltativo e non lo chiede quasi nessuno o dura pochi giorni, però in caso di separazione ci deve essere parità di tempo obbligatoria. In costanza di matrimonio ognuno fa come gli pare (che poi due volte su tre vuol dire che i pupi se li smazza mamma e il papà al massimo ci gioca insieme la sera o ogni tanto cambia un pannolino sentendosi una specie di eroe).
    Poco tempo fa questo blog ha pubblicato l’articolo di un tizio che auspicava che in caso di figli minori la coppia genitoriale rimanesse insieme anche senza amore, anche se si detestano, perchè sarebe “meglio per i bambini”. Mi pare che lo scopo del ddl Pillon sia esattamente questo: rendere l’iter legislativo per separarsi, in presenza di figli minori, una roba talmente tortuosa, costosa, stressante (in primis per il coniuge femmina ma non solo per lei forse) che parecchie coppie con figli piccoli per evitare il calvario decideranno di stringere i denti e vivere da separati in casa finche i pupi non saranno almeno adolescenti. E le conseguenze che si verificano quando due che non si amano più o che si stanno reciprocamente sulle scatole vivono sotto lo stesso tetto potebbero non essere bellissime anche quando uno dei due coniugi non è violento (figuriamoci se lo è).
    Del esto rendere separazioni e divorzi più difficili “per il bene dei pargoli” rientra nella visione catto-bigotta di Pillon: gli piacerebbe vietare il divorzio ma visto che non si può rendiamolo iper-difficoltoso, è così pure per l’aborto: l’abnorme concentrazione di medici obiettori serve proprio a rendere più difficile e tortuoso il ricoeso all’aborto senza proibirlo

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  7. Infatti, le tiepide reazioni delle associazioni di papà separati mi risultano incomprensibili.. Dagli avversari della nuova legge Pillon si paventa l’ipotesi di ritirarla senza nemmeno discuterla in Parlamento. Mi auguro che i padri sappiano organizzarsi per far sentire con decisione la loro voce e le loro ragioni, anche scendendo in piazza come faranno le femministe il prossimo autunno.

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    1. Non per essere sessista ma ho cercato e come prima cosa mi sono imbattuto in questo:

      “L’Associazione Padri Separati è stata nuovamente convocata dalla Commissione “Affari generali e istituzionali”, riunitasi in seduta congiunta con la commissione “Sanità, Politiche sociali, Sport, Politiche abitative per un’udienza conoscitiva sui servizi per genitori separati e divorziati in difficoltà economiche. Interventi: dott.ssa Gina SImoni, del servizio tutela minori, avv. Michela Foti, mediatrice culturale, Dott.ssa Maura Fabbri del centro di ascolto Caritas, dott.ssa Montenegro, del consultorio familiare ASL, dott.ssa Chiara Labanti, del centro per famiglie ASP, avv. Stefano Cera, consigliere APS, Tiziana Franchi, presidente APS.”

      Con tutta la buona volontà di questo mondo: i padri si suppone siano uomini.
      E’ mai possibile che due membri su tre dell’associazione, i due con maggiori responsabilità, siano donne, e TUTTI gli interlocutori istituzionali siano donne?

      Questa associazione potrebbero ridenominarla “Associazione Padri Separati a cura delle Madri” e la riunione “Le Madri che curano gli interessi dei padri separati vanno a colloquio con altre Madri”.

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  8. Beh chi non reagisce ad uno schiaffo prendendo un fucile che sa essere scarico e preme il grilletto ? Tipo da bambini quando si diceva “pam” con lo schioppo di plastica e l’altro doveva rantolare e acasciarsi a terra. E’ tipico.

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