21 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

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21 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

Logo_Soroptimist_Int'lIl kit di sopravvivenza – Soroptimist, la misteriosa organizzazione nazifemminista di cui ho già parlato in passato, ha stretto un’alleanza nientemeno che con la Regione Piemonte, per un’iniziativa di cui, si fa per dire, si sentiva il bisogno. Un kit di sopravvivenza da consegnare alle donne non appena sporgono denuncia per maltrattamenti, abusi e quant’altro. Il kit contiene accappatoio, asciugamani, canottiera, pigiama, pantofole, tre cambi di slip e di calze, fazzoletti di carta e assorbenti. Mancano solo un paio di scarpe tacco 12, ma per il resto c’è tutto. L’amante, quello devono portarselo comunque da casa (non si può fornire proprio tutto dai…). Un’amministrazione pubblica, dunque, cede ancora a una narrazione distorta della realtà, dove le donne maltrattate vengono spacciate per essere così tante da abbisognare di un “kit di sopravvivenza” quando denunciano. Gli uomini? Non pervenuti. Nessun kit per l’uomo che viene allontanato da casa per accuse che, nel 90% dei casi, risultano false. Almeno un borsone con arance e lima lo si poteva pensare, però… Invece no: il delirio prosegue, a spese della comunità. E una domanda sorge spontanea: chi ha l’appalto per la fornitura del contenuto del kit? Sarebbe interessante saperlo perché, dato l’alto numero di donne che denunciano a vanvera, il numero dei kit sarà grande nella stessa proporzione. Insomma, rischia di essere un bel business. Capito questo, sarebbe da capire ancora: chi paga? Ma questa è una domanda retorica. Femminocentrismo volano dell’economia di rapina basata sulla discriminazione di genere. I miei complimenti, sempre si fa per dire, all’amministrazione regionale piemontese.

577107-thumb-full-giornalistamondiali_2206Baci mondiali proibiti – E’ parte integrante della narrazione isterica e femminista (sono sinonimi, lo so…) quello che sta accadendo ai mondiali di calcio in Russia. Alcuni tifosi particolarmente intraprendenti si sono lanciati a baciare sulla guancia giornaliste e commentatrici carine impegnate in qualche diretta. Scandalo, indignazione, sdegno! Il bacio sulla guancia, dato con allegria, goliardia, sorriso, festa, è diventato molestia sessuale. E questo sempre, sia quando la giornalista se la ride, lusingata, sia quando reagisce come una figa di legno cresciuta alla scuola Boldrini, facendo la paternale al molestatore estemporaneo. E’ chiaro ed evidente a chiunque guardi le immagini che non c’è nulla di violento nelle iniziative di quei tifosi. Si tratta di un gesto innocuo, affettivo, che fa parte della festosità diffusa. Non ficcano la mano tra le gambe delle reporter, né gli srotolano in gola otto metri di lingua. È uno stramaledetto bacio sulla guancia. Indesiderato, forse, ma innocuo, niente per cui spaventarsi. E quest’ultimo aspetto dovrebbe prevalere, se ci fossero ancora ironia, autoironia e buon senso. Invece prevale la logica snowflake, dove anche il minimo avvicinamento innesca un turbamento tale nelle anime femminili belle e fragilissime da legittimarle a definirlo “molestia sessuale”. Ma c’è di peggio in questa vicenda. Da un lato i protagonisti di questo “assalto sessuale” in mondovisione vengono forzati a scusarsi, invece di imporre la loro scelta con orgoglio e allegria. Dall’altro si sottace ciò che fior di fanciulle, le stesse che si indignano e fanno casino per un bacetto sulla guancia, vanno scrivendo sui social dedicati ai mondiali. Me ne sono sorbito una rassegna e mi è parso di stare in una riunione sindacale di camioniste, a suon di “il difensore del Brasile ha un culo da mordere per ore”, “e che dire del pacco del centravanti della Spagna?”, fino a estremismi tipo: “dal portiere russo mi farei anche stuprare”. Insomma che il motivo per cui molte donzelle guardano il calcio mondiale non sembra collegato al confronto agonistico, e il loro modo di esprimersi è palesemente svilente dell’uomo e dello sportivo. A parti invertite i tweet e i post finirebbero tra le prime notizie dei TG, classificate come disgustoso sessismo. Ma tant’è, l’essenziale è parlare di molestie, e diffondere terrore e ipersensibilità isterica in tutti i fruitori di cosiddetta informazione.

Addio maestro – Dice: Stasi parla di isteria diffusa, ipersensibilità femminocentrica e tutte quelle robe lì. Ma di che parla in realtà? Be’, parlo del fatto che la narrazione imposta dall’ideologia femminista in questi ultimi anni sta facendo danni enormi. E non si tratta solo del povero Weinstein che perde il suo impero, quelli sono casi che fanno rumore perché si tratta di persone famose. Parlo della vita quotidiana, della realtà individuale di molti uomini che finiscono, senza aver fatto nulla, nel tritacarne di un terrorismo assolutamente privo di fondamento. Basta farsi un giro nei social o chat di mamme o neomamme per rendersene conto. A Firenze, per esempio, un maestro d’asilo (un maschio che fa quel mestiere… raro come un panda in Cina) sta per perdere il lavoro. Perché? Be’, buttate un occhio allo screenshot qui di seguito e ve ne farete un’idea.

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Queste sono quote rosa imposte per mezzo di un’azione coordinata di decerebrate imbevute di male e vendetta, sollecitate dal terrorismo imperante. Creature nate dalla testa (vuota) delle varie Boldrini, Murgia, Zanardo, Somma e compagnia brutta, che hanno plasmato la “donna della strada”, la mamma qualunque. La mia solidarietà al maestro di Firenze.

avital-ronell-1033585Il boomerang #MeToo – Certi principi reggono e diventano universalmente validi solo quando risultano applicabili sempre, in ogni circostanza. Quando ciò non accade, si tratta di fuffa. Non c’era bisogno di controprova per quanto riguarda il fenomeno #MeToo, le cui contraddizioni si sono manifestate fin dalla sua prima nascita, ma questa notizia, riportata dal Corriere e rilanciata da Dagospia, merita davvero, perché è la prova del nove. Avital Ronell è una nota e stimata docente della New York University. Un suo allievo trentenne l’ha accusata di molestie sessuali e ora la docente è sotto i riflettori. Apriti cielo: una valanga di colleghe, giornaliste, studiose, tutte legate in un modo o nell’altro a quel mondo di mezzo dei diritti LGBTeccetera o di altre bislacche teorie, hanno subissato l’Università di messaggi di supporto alla professoressa. Sulla base di cosa? Non dei fatti: la versione del trentenne non è stata “smontata”, ma sulla base dei “meriti” e della “reputazione” della Ronell. In quanto apprezzata accademica, stando a questa gentaglia, dovrebbe essere immune da accuse, che invece vanno riservate solo ai maschietti. Per i quali non c’è appello, quand’anche fossero grandi scienziati o artisti o cineasti o altro. Una differenza talmente abissale tra i pesi e le misure che le sostenitrici della Ronell sono finite curiosamente spernacchiate sui social ricevendo come commento più frequente un sacrosanto “ipocrite”. Il top l’ha raggiunto un collega della Ronell che si è chiesto cosa sarebbe accaduto se un sostegno così vivace fosse stato espresso per un uomo. Buon segno che tutto questo accada negli USA. Vuol dire che #MeToo è al lumicino.

1200px-Gay_flag_nice.svgGay Pride, pace e diritti umani – Torno sullo spinoso argomento del Gay Pride, dei “diritti arcobaleno” e dintorni, anche se si tratta di un campo minato. Alcuni minus habens si sono risentiti dei miei articoli dove definivo “anormali” talune minoranze, mostrando di non aver letto o compreso ciò che intendevo. Altri mi hanno fatto le pulci: “ma non sono foto di pride italiani”, e bla bla bla. Per dire: queste affermazioni di diritti (anzi di degrado) invece sono italiane al cento per cento (Perugia):

Insomma che, gira gira, oltre a un notevole cattivo gusto e a una certa sozzura interiore (chi parla male, pensa male), non si può non registrare un certo numero di anomalie in quella realtà, e una quantità di contraddizioni che finiscono per mettere in campo anche i diritti umani e la loro palese violazione. Da un lato infatti la bandiera arcobaleno che rappresenta il movimento LGBTHILMNOPQRSTUVZ… è praticamente da sempre associata anche alla pace. Un po’ come se l’anormalità nell’identità sessuale fosse qualcosa che induce alla gaiezza, alla tranquillità e alla fraternità. Un concetto che non torna a guardare le immagini del recente Gay Pride di San Francisco, dove un gruppo di trans ha avuto una piccola discussione in strada, con le modalità gaie e pacifiche che questo video mostra.

Dice: forse qualcuna ha detto ad alta voce che la loro richiesta di diritti sta andando un po’ oltre, o che forse non sono poi così vittime di discriminazione. Insomma il contendere avrebbe potuto essere ideale e profondo. Invece no: pare si stessero massacrando per un diverbio relativo alla performance della cantante Kehlani, presente alla manifestazione. Notevole pacifismo, insomma. Ma non finisce qui: nella manifestazione analoga di Los Angeles è apparso, in testa al corteo, un “bambino trans”.

Sette anni (sottolineo: SETTE ANNI), vestito arcobaleno, sculettante in piena esibizione queen, tra le urla esaltate dei presenti. A sette anni, salvo casi di particolare precocità, non si ha alcuna contezza della propria sessualità. Quella è roba che arriva dopo. Eppure il bimbo è lì, a dar spettacolo, a transeggiare o scheccare come se ci credesse davvero. Sarò all’antica ma ritengo che sarebbero dovuti intervenire i caschi blu, su mandato UNICEF, per prelevare il bambino e metterlo sotto protezione presso qualche famiglia normale, mentre i suoi genitori (se esistono) dovrebbero essere rinchiusi subito e a vita a Guantanamo.

crispinFemministe col cervello – Lo so, sembra una contraddizione in termini. Eppure esistono, e sarebbe il top riuscire a imbastire con loro un dialogo, un confronto costruttivo. Sono poche le femministe senza scoregge nel cervello, ma quelle poche parlano chiaro, e sbertucciano impietosamente il femminismo commerciale e assetato di potere che va per la maggiore. Sono tutte da leggere e da gustare. Segnalo, in questo senso, il recente intervento di Jessa Crispin. Facendo uno sforzo, si potrebbe anche acquistare il suo libro. Anzi, se siete schiavi delle vostre donne di famiglia o nella vostra cerchia di amicizie, fatevi coraggio e distribuitelo come un regalo. Magari è un po’ provocatorio, ma non è criticabile: Crispin è comunque femminista. Non come Lucarelli (non cedete! Non comprate né regalate il suo ultimo libro alle vostre donne, se lo vogliono, se lo comprino da sole!) o altre simili, che cercano di succhiare impunemente dalla grassa mammella della demonizzazione del maschio. Sorprendetele con una femminista vera, una delle poche apparentemente ragionevoli, con un cervello e buona fede. Anche questo contribuisce a un ristabilimento degli equilibri.


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