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A confronto con la retorica femminista: un dialogo con il delirio.

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LA FIONDA

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Il riferimento è a un buffissimo (e raccapricciante) articolo di tale Claudia Saba apparso sul sito “Alganews” intitolato “I perché del termine femminicidio”. Fabio Nestola si è divertito a immaginare un dialogo con l’autrice, estrapolando (in blu scuro) parti del suo articolo e rispondendo a tono. Ecco il risultato.


grafica_uomini-e-donnedi Fabio Nestola – (…) L’Italia è da sempre un Paese patriarcale. Ciò significa che, in molti casi, il maschio ha sempre occupato un ruolo predominante.

Tipo nelle separazioni, nei servizi sociali e nella scuola, tanto per fare degli esempi

(…) I vertici delle grandi aziende vedono prevalere l’uomo nella posizioni più alte. Stessa situazione per le Forze Armate e la Chiesa.

Esempi ridicoli, per non dire altro. Le Forze Armate registrano solo in tempi relativamente recenti l’ingresso delle donne, forse l’articolista non sa che occorrono decenni per la carriera militare. Di donne Ammiraglio o Generale di Corpo d’Armata ne parleremo fra qualche anno, oppure i gradi spettano di diritto al popolo rosa inquantodonna? La Chiesa poi… che una suora diventi Vescovo, Cardinale o Papa non lo impedisce l’Italia in quanto Paese patriarcale, ma l’ordinamento interno della Chiesa Cattolica. Quindi siccome il Vaticano non concede alle suore la scalata ai vertici, l’Italia è patriarcale. Ripeto: esempi ridicoli, per non dire altro.

(…) L’uso del corpo femminile passa dalla TV ad Internet, e scarsa è ancora la presenza di donne con ruoli da leader della comunicazione.

Già, proprio così … Lilli Gruber, Lucia Annunziata, Giovanna Botteri, Carmen Lasorella, Bianca Berlinguer, Barbara Palombelli, Concita de Gregorio, Milena Gabbanelli, Monica Maggioni, Alessandra Sardoni, Maria De Filippi, Paola Ferrari, Elisa Isoardi, Myrta Merlino, Sveva Sagramola, Nadia Toffa, Ilary Blasi, Alessia Marcuzzi, Daria Bignardi, Federica Sciarelli e tutte le altre non sono pagate dai media pubblici e privati per rivestire ruoli apicali nella comunicazione… fanno volontariato

donna_papessa.jpg(…) Ancora insufficiente è la loro presenza in posizioni di comando.

Concordo, ancora insufficiente. Non è tanto importante dare spazio alla donna, quanto toglierlo all’odiato maskio. Saremo tutti soddisfatti solo quando Vespa, Fazio e Giletti puliranno i cessi dei camerini di Rita Dalla Chiesa, Serena Dandini e Barbara D’Urso.

(…) Quando le donne provano a mostrarsi più autorevoli, competenti ed autonome, continuano a non essere viste di buon occhio. Nemmeno dalle altre donne.

Quando le donne che non fanno carriera non vedono di buon occhio quelle che la fanno, ciò accade sempre, ricordiamolo, per colpa dei maschi, perché l’Italia è patriarcale.

(…) Ma la loro (delle donne) crescente consapevolezza va di pari passo con il senso di inadeguatezza maschile.

varie_rapportisabaFa sorridere l’incrollabile certezza della Saba, depositaria unica della Verità. Se una donna accresce la propria consapevolezza, il compagno va in depressione e si sente inadeguato, punto. Forse qualche smidollato sprofonderà nel senso di inadeguatezza, nei complessi di inferiorità e pure (tié) nell’invidia della vagina. Ma conosco migliaia di persone che di fronte alla consapevolezza femminile non si disperano, anzi. Non è un’equazione a somma zero, cerchi di capirlo la Saba. Tratta i rapporti di coppia come vasi comunicanti: l’acquisizione di consapevolezza da parte di mia moglie non genera automaticamente un abbassamento della mia adeguatezza, chiaro? Ogni suo passo avanti mi rende felice, pensa un po’.

(…) Gli uomini sentono di aver perso gran parte della propria autorevolezza e spesso, si sentono frustrati.

Ora basta: non fa più sorridere la Saba, fa indignare. In quanto uomo mi sento offeso, profondamente offeso dai suoi proclami. Ha stufato con le ignobili insinuazioni sull’intero genere maschile, sono diverso e ne vado fiero. Siamo diversi. È un problema della Saba se lei conosce solo uomini frustrati (avrà un padre, dei fratelli, fidanzati, ogni collega, amico, vicino di casa, conoscente…) che sentono di aver perso gran parte della propria autorevolezza. Esisterà pure qualcuno che risponde alla descrizione di cui sopra, nessuno lo nega, ma si faccia una ragione che la maggioranza non è così. Non può e non deve fare l’errore di generalizzare, la strategia preferita dalla narrazione femminista.
Dieci uomini ammazzano la moglie? Gli uomini italiani sono assassini. Tutti, indistintamente. Cento uomini pestano la fidanzata? Gli uomini italiani sono violenti. Tutti, indistintamente. Mille uomini perseguitano l’ex? Gli uomini italiani sono stalker. Tutti, indistintamente. Quando un marito maltratta la moglie o quando un fidanzato uccide la ex, sotto accusa è l’intero genere maschile. Non “alcuni uomini”, tutti; in questo caso i distinguo non esistono.
Le grandi firme del giornalismo, ma anche opinionisti da operetta e professionisti della banalità, fanno a gara nel condannare il comportamento del “maschio”, termine ormai trasformato in insulto. Parte sempre lo stesso copione: gli uomini vanno rieducati, sono immaturi, violenti, possessivi, incapaci di accettare la fine di un rapporto, pronti a reagire solo col sangue… tutti sotto accusa come categoria, non per le caratteristiche individuali del singolo criminale. Nessuno può arrogarsi il diritto di sentirsi padrone di un’altra persona, è inaccettabile ogni singola vita persa a causa della possessività altrui.
Deve essere inaccettabile per l’intera società civile, la grande maggioranza: decine di milioni di cittadine e cittadini responsabili, uniti nello schierarsi contro una minoranza deviante. Perché di questo si tratta: per quanto terribile possa essere il fenomeno, resta circoscritto a una sparuta minoranza di barbari criminali. Ciò che sorprende è come da questa sparuta minoranza si faccia nascere l’esigenza di “rieducare” l’intera popolazione maschile. Non ho mai letto di una minoranza da isolare e condannare, non ho mai sentito giornalisti, parlamentari ed opinionisti dire che la maggioranza della popolazione maschile è sana. Meglio sparare nel mucchio, meglio criminalizzare l’intero genere, la strategia è questa: terrorismo psicologico, e ormai il popolo bue è aggiogato.
La generalizzazione serve a sanzionare il tutto per le colpe di una parte. Anche di una parte clamorosamente minoritaria. Quindi dal fatto gravissimo in sé che una donna muoia per la gelosia morbosa del marito, ne deriva che tutti gli uomini italiani dovrebbero essere rieducati. E poi braccialetto elettronico, castrazione chimica, carcerazione preventiva, codice rosso e chissà cos’altro ci riserva il futuro.

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uomo_mostro(…) Ad esempio, quello che oggi noi identifichiamo come violenza domestica e familiare, fino a meno di un secolo fa era considerato legittimo da tutti, anche dalle donne. In generale era comunque meno brutale di oggi.

Questa certezza storica da cosa deriva? Oltre che dalla necessità di descrivere come “violenza peggiore di sempre, quindi oggi necessitano misure straordinarie”, su quali dati concreti, ufficiali, accademici, la Saba poggia le sue affermazioni? Secoli fa non esisteva lo sfregio col vetriolo invece dell’acido muriatico? Non esisteva l’omicidio con la scimitarra invece che col coltello da Rambo, o con lo schioppo invece che con la P38? I musei sono pieni di strumenti di tortura utilizzati non solo contro gli eretici. In quanto a violenze, anche senza arrivare all’omicidio, qualcuno spieghi alla Saba che la cintura di castità non è un’invenzione del XXI secolo. Piaccia o meno a Claudia Saba, non è affatto vero che la violenza domestica attuale sia peggiore di sempre. Nei secoli passati non c’era l’informazione capillare di oggi, quindi accadeva di più e peggio ma non diventava di dominio pubblico, tutto qui.

(…) Le donne erano escluse dalla sfera politica e giuridica e i loro compiti, limitati solo all’ambito familiare. Accudimento del maschio e della prole.

Una tara terminologica che inquina tutto l’articolo: notare che Claudia Saba, come la narrazione strategica impone, è molto attenta a contrapporre i termini donna e maschio. Non donna – uomo. Non femmina – maschio. Categoricamente donna e maschio, ove donna ha un’accezione alta e nobile, maschio diventa una tara genetica della quale vergognarsi, viene usato come un insulto per identificare l’odiato nemico.

(…) Anche in politica si fanno passi avanti notevoli. L’onorevole Nilde Iotti, viene eletta Presidente della Camera dei deputati. È la prima volta che una donna siede sul podio più importante della storia repubblicana. Da allora, i passi sono andati sempre più veloci.

persone_pivettiImpossibile dimenticare la pietra miliare costituita dall’onorevole Irene Pivetti, nel 1994 presidente della Camera a 30 anni (opportunità mai concessa a un uomo). Poi lo spessore politico della simpatica Irene è un po’ scemato: scesa dallo scranno di Montecitorio si è rasata i capelli, ha indossato tenute sado-maso ed è andata in tv a condurre un programma con Platinette. Performance al cui confronto sparisce l’onorevole Nunzia Di Girolamo che fa il tip-tap a Ballando con le Stelle

(…) Quanti sono i soprusi che ogni giorno subisce una donna quando assume un ruolo di comando, siano esse in ruoli imprenditoriali che in quelli pubblici? L’uomo, alcuni uomini, non hanno accettato di buon grado questa espropriazione dei diritti acquisita nei secoli, e tutto sta precipitando, lo dimostra la violenza esplosa vertiginosamente. Sono i numeri delle donne morte ammazzate, a dirlo.

Capriola memorabile! Da entrare di diritto nel manuale “come fare scempio della logica”. La donna che assume un ruolo di vertice da fastidio, quindi ecco il femminicidio. Dov’è il nesso, di grazia? Una così non fa rabbia, dai, fa tenerezza. Tuttavia il movente che il mainstream ama definire di genere è sempre la gelosia morbosa, la possessività, la mancata accettazione della fine di un rapporto, talvolta delle avance rifiutate. Non una sola donna è stata uccisa per aver assunto un ruolo di comando nell’azienda pubblica o privata, come delira Claudia Saba.

12/03/2015 Blitz Polizia Pzza Nazioni Rapallo

(…) I femminicidi non sono affatto diminuiti rispetto allo scorso anno.

Altra incrollabile certezza della Saba, peccato che il Ministero dell’Interno tramite la Direzione Anticrimine della Polizia di Stato dica il contrario. La narrazione femminista propaganda numeri inesistenti sul femminicidio, smentiti dai dati ministeriali che certificano 30 casi su 90 come femminicidio “propriamente detto”, (testuale) quindi 60 su 90 sono impropriamente definiti femminicidio e servono solo a gonfiare i dati reali per confezionare un’emergenza pianificata a tavolino.

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11 thoughts on “A confronto con la retorica femminista: un dialogo con il delirio.

  1. mi dispiace di cuore per la signora Saba e per il dramma da lei patito: sarei incuriosito di sapere la versione del padre, ma non
    la sapremo mai. Nel frattempo, visto che anche Totti ha scritto il suo libro di barzellette, perchè non scrivere un
    libro che tratta della stessa tematica ossessivamente ripetuta 8000 volte ?
    Un bel giretto di presentazione in Italia non glielo leva nessuno.
    Purtroppo, il libro non è di mio interesse …

    dimenticavo…effettivamente le donne sono “relegate” a ruoli da comprimari, poverine, ma avete presente cosa è un Reparto Mobile in Sardegna ? ‘na robetta
    https://www.castedduonline.it/cagliari-i-nuovi-capi-della-polizia-una-donna-alla-guida-del-reparto-mobile-sardegna/

    ecco qui. Ah, ci sarebbe anche il nuovo questore di Oristano, sarda pure lei e (ovviamente) donna.
    Giusto per sfatare le sciocchezze da vendere in libreria.
    Se poi volessimo approfondire, scopriremmo molte capitane di corvetta femminili
    e anche un generale della Polizia, donna (comunque, ha un grado corrispondente al generale).
    Tutti ruolo di “ripiego” come vedete, tipo spazzare le strade o usare un martello pneumatico
    oppure salire su un ponte innocenti .
    Se poi voleste controllare in una scuola dell’infanzia, al primo che riesce a beccare “un maestro” uomo
    regalo cena a base di aragosta.

    1. Un amico poliziotto (operativo nella questura di un piccolo capoluogo di provincia del nord) mi racconta che si sono accaparrate i meglio incarichi d’ufficio…a parità di stipendio coi colleghi uomini.
      E in pattuglia quasi nessuna.
      Io stesso non ne ho praticamente mai incontrata nessuna.
      Mi racconta anche storie di ordinaria zerbineria…ma questo purtroppo è un problema atavico del maschile.

      1. Vero. è un po’ curioso che a dirigere il Reparto Mobile Sardegna (quello che si prende la mondezza dei manifestanti, gli sputi degli ultras degli stadi e che viene impiegato in sgomberi e situazioni di particolare emergenza) sia proprio una donna.
        Curiosità: dietro caschi e manganelli, ci sono solo uomini o c’è qualche donna ?
        Poichè sono “uguali in tutto agli uomini”, anzi addirittura “migliori”, vadano anche a loro a fare un lavoro duro in strada.

        per le volanti, so che alcune vanno di pattuglia, ma quanto prima con maternità, congedi parentali,
        agevolazioni varie riescono ad andare in ufficio, emigrazione, ufficio denunce, notifiche, digos
        e altre cosette più leggere.

  2. Solta solfa. Sappiamo che il vittimismo consente di acquisire denaro, posti di potere, strutturare i palinsesti televisivi, imporre programmi scolastici e così via. Quindi fino a che la maggior parte degli individui, soprattutto uomini, continueranno ad annuire quando la femminista di turno reciterà il solito mantra andremo avanti così. Quanto scritto da Nestola, non per partito preso ma perchè razionale ed evidente, più o meno dovrebbe essere il pensiero comune della maggioranza degli individui, o comunque degli uomini, e invece risulta quasi un punto di vista isolato.
    In ogni caso ciò che a me sempre stupisce è che queste persone, che hanno il dito costantemente puntato nei confronti degli uomini, ops maschi, hanno spesso in corso anche relazioni sentimentali con un uomo. Di conseguenza la vocazione masochista degli uomini mi risulterà sempre stupefacente.

  3. Senza regalarle citazioni (sennò Davide mi cazzia)…questa personaggia pare sia stata segnata da vicende personali legate al paterno.
    Un profilo che ricorre spessissimo in molte “femmine” da barricata come lei.
    Ciò da la misura di cosa sia spesso il femminismo: un rovo a cui rimanere impigliate.
    Un ancora per restare rancorosamente legate al fondale.
    Una coazione a ripetere che quasi sempre sfocia in un revanchismo autolesionista e frustrante (sempre rigorosamente negato…ma tant’è).
    In altro luogo scrive…”un messaggio positivo a tutte le donne vittime: in ogni momento della vita si può sempre ricominciare a vivere”.
    Un bellissimo messaggio, contraddetto dal trito rosario antimaschile che qui viene efficacemente sviscerato e messo in luce.
    La proiezione delle proprie vicende su un generico ed indistinto maschile, non è esattamente il miglior modo per uscire da una condizione di sofferenza traumatica. Vero il contrario.
    Mi colpisce sempre la ripetitiva banalità di queste rappresentazioni recitate a memoria da parte di auto-promosse “opinion leader”.
    Una sorta di sacerdotesse che recitano l’omelia tratta dal vangelo femminista.
    Una scientology rosa organizzata in seminari (ora principalmente digitali) in cui si perpetua la dottrina.
    M’è capitato mille volte di verificarne l’inconsistenza dialettica proprio per via di questa dinamica.
    Basta una singola obiezione ben fondata, per far esplodere mille contraddizioni a cui non sanno opporre null’altro che non sia il dileggio o l’abbandono stizzito. Il no contest.

    Tranne rarissime eccezioni (Camille Paglia ad esempio…ma poco altro) il femminismo non è più in grado di evolvere dalle secche della sua originaria impostazione vittimistica.
    Alcune di loro poi (le militanti di NUDM ad esempio) paiono dei grotteschi relitti in BN degli anni ’70.
    Il femminismo si trova costretto a perpetuare questo modalità, principalmente per salvaguardare la narrazione da cui ha preso vita.
    La paura è che possa implodere l’intero impianto che fino ad oggi (indiscusso poiché indiscutibile) lo ha sorretto.

  4. “… Saremo tutti soddisfatti solo quando Vespa, Fazio e Giletti puliranno i cessi dei camerini di Rita Dalla Chiesa, Serena Dandini e Barbara D’Urso..”. Non sarebbe una cattiva idea, specie nei casi di Fazio e Giletti..

  5. || molto attenta a contrapporre i termini donna e maschio

    C’è anche la variante infantilizzante “maschietto”.

    Curioso…

    Mi avevano insegnato che si dice donna e non femmina perché femmina offende le donne che non sono bestie.
    Mi avevano detto che si dice donna e non femmina perché le donne non sono bestie ma umane, acculturate, civili, mature etc.

    Poi l’inversione…

    Si dice maschio e non uomo perché Uomo rappresenta la specie e le femministe non capiscono la differenza dal contesto.
    Si dice maschio e non uomo perché i maschi devono essere rappresentati come bestie, non umani, incivili, immaturi, etc.

    E’ chiaro.

    E tutto ciò deve essere diffuso a secchiate sui canali mainstream affinché gli uomini introiettino il concetto fin da bambini.

    Però se dico che ho organizzato una festa allegra perché sono un uomo di SPIRITO e che per gli ospiti ho preparato le pesche sotto SPIRITO non ho dubbi che tutti capiscono il senso della frase e nessuno fa confusione tra i termini. Nessuno ha problemi di comprendonio anche se dico che ho organizzato un evento in cui si discuterà di SPIRITO della Patria o di case infestate dagli SPIRITI etc.

    Incredibilmente si scopre che un mucchio di termini ha significati diversi a seconda del contesto e che per fortuna abbiamo sufficienti neuroni per capire quando una parola significa una cosa e quando un’altra.

    Solo alle femministe femmine e ai femministi maschi mancano questi neuroni.

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