Ehi, gay militante: interiorizzami questo!

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LA FIONDA

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persone_matthaudi Domenico Schiafalà – Avete mai fatto caso a quel piccolo ma solenne “pippone” che compare su ogni pagina del sito di “Repubblica”, proprio sopra il link “ABBONATI A REPUBBLICA”? “La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile”. Ogni volta che lo vedo mi viene in mente quella scena di “Prima Pagina”, in cui Walter Matthau, direttore senza scrupoli di un giornale d’inchiesta d’assalto (tipo “Repubblica”, ma nel 1929) che sta nascondendo un assassino in fuga in una scrivania per aiutarlo a scappare, ammonisce lo Sceriffo che lo sta cercando dicendogli: “Sai cosa c’è scritto sulla nostra testata, proprio sotto l’aquila? La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità!”. Con tanto di braccia ad aquila. Grandi Matthau e Billy Wilder, quanto ci mancate, a noi cinici.

E meno male che c’è “Repubblica”, questo baluardo estremo contro l’odio online che si batte per la libertà di informazione. “Repubblica” è talmente in prima linea nella lotta alla gogna mediatica che giustamente tra le sue più recenti battaglie per la libertà di informazione c’è stata la gogna mediatica di Umberto La Morgia, consigliere leghista di Casalecchio Di Reno (BO), che ha affermato che il 90% delle accuse di stupro sono false e che anche gli uomini sono vittime di violenza ma non frega nulla a nessuno.


Repubblica parla subito di “bufera”.


RepubblicaEntrambe le affermazioni sono assolutamente veritiere, come sa qualsiasi persona con un neurone in testa. Anche su questo blog, dati alla mano, è stato più volte dimostrato il perché, con buona pace di “Repubblica” e codazzo femminista rabbioso. È una verità talmente sotto gli occhi di tutti che bisogna proprio non volerla vedere. Quindi inutile che ci perda tempo pure io: certo, resta preoccupante vivere in un paese in cui la stampa è ormai così parziale, schierata, ferocemente bugiarda senza ormai alcun freno, e si serve di questi metodi intimidatori per esercitare un vero e proprio potere di ostracismo e di morte civile. La procedura di “Repubblica” è sempre la stessa: pubblica virgolettate delle dichiarazioni perfettamente accettabili come se fossero delle enormità, oppure, peggio ancora, le isola dal loro contesto per farle sembrare quello che non sono. A differenza però ad esempio dei beceri e frustrati siti antisemiti, fascisti e simili, non si limita a scatenare il linciaggio: ma fa pressione su altri poteri, in modo che la sua vittima si ritrovi ricoperta di infamie dalle quali non può difendersi.

Mi ha comunque incuriosito il lancio della notizia: con il solito altissimo senso giornalistico che la contraddistingue, “Repubblica” parla subito di “bufera”. Vado quindi a fare una ricerca su google per saperne di più su questo presunto caso internazionale e infatti la “bufera” si limita a un paio di politicanti femministe di professione inutilmente aggressive che berciano definendo “falso” qualsiasi aspetto del reale e ricoprendo La Morgia di fegatosi epiteti di ogni tipo. Personaggi del tutto ininfluenti se non fosse che successivamente la stampa nazionale praticamente al completo si è lanciata a riecheggiare le fondamentali dichiarazioni di queste menti eccelse, creando quindi la cosiddetta “bufera”. Anche qui nulla di nuovo: ma scorrendo nemmeno tanto nei risultati di ricerca scopro che La Morgia non è nuovo alle attenzioni delle “sentinelle” politicamente corrette della rete. Gli haters “buoni”, quelli che sì, ti odiano online esattamente come tutti gli altri, però loro lo fanno per una buona causa, vuoi mettere.

umberto la morgia omosessuale lgbt legaNon mi interessa difendere La Morgia, che in seguito alla “bufera” si è affrettato ad un imbarazzante dietrofront. Chissà se ha ricevuto qualche lisciabbusso dalle alte sfere leghiste preoccupate di possibili contraccolpi elettorali visto che in Emilia-Romagna sono in piena campagna, assai più che della verità dei fatti? Non lo so e manco mi frega. Cavoli loro. Il punto è che La Morgia, oltre ad essere leghista, è gay. Dichiarato. Più volte ha espresso dure critiche contro tutto il cucuzzaro delle associazioni LGBT e del gay pride. E questa è la sua colpa imperdonabile: perché per i nobili alfieri del gay friendly passi se sei finocchio (che dolce e tenero animaletto sei, come sei sensibile), ma che tu sia un gay pensante ed “eterodosso”, questo no. Accogliamo il tuo essere gay in seno all’abbraccio della nostra benevolenza, tu però, tesoro, non t’allargare troppo.

Bret Easton Ellis ha da poco pubblicato il suo saggio Bianco, edito in Italia da Einaudi, che è uno dei libri più belli e rivoluzionari degli ultimi trent’anni (altro che leggere Lilli Gruber), in cui impietosamente definisce proprio questo concetto del “gay come Elfo Magico”: ovvero quel gay che “appare al nostro cospetto ogni volta che fa coming out sotto forma di un E.T. santificato e adorabile il cui unico scopo è ricordarci la tolleranza e i nostri pregiudizi, così da incoraggiarci ad avere una buona opinione di noi stessi e da servire come simbolo anziché essere solo uno tra i tanti”, il gay che “sta al posto suo, non disturba e non è troppo sexy, negativo o arrabbiato e non presenta contraddizioni e di sicuro non è conservatore o ferventemente religioso. […] parla in questo modo, esprimi te stesso in quest’ambito, credi solo in questo, appoggia solo questo, vota per questo”.


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Una degradazione politicamente corretta e autocondiscendente dalla quale è vietato scantonare. Perché per chi la rifiuta, oltre all’ostracismo per oltraggio al politicamente corretto, non c’è che una spiegazione, che per l’appunto è quella che mi è comparsa quasi subito nei risultati di ricerca: La Morgia, ci spiegano tanti geniali redattori di tanti geniali blog e tanti attivisti LGBT (uno sventola addirittura un imperdibile “articolo divulgativo” del quale caldeggia la lettura, mecojoni!), soffre di “Omofobia Interiorizzata”. Ovvero, odia se stesso ma non lo sa. Dal momento che anche io, pur non essendo mai stato di destra (anzi), sono gay ma decisamente non sono un Elfo Magico proprio come La Morgia, evidentemente anche io ho interiorizzato la mia omofobia. Insomma, secondo tutti questi geni, alla faccia del narcisismo di cui mi accusa (con ragione) chiunque mi conosca, ritengo me stesso un essere spregevole.

Ecco, siccome questa storia dell’omofobia interiorizzata l’ho già sentita più volte (così come le donne che si ribellano alla gabbia del femminismo e si rifiutano di odiare gli uomini vengono accusate di “misoginia interiorizzata”), adesso iniziano a girarmi un po’ le balle. Caro blogger, caro attivista LGBTQ: ma che cazzo vuoi? Ma chi ti conosce? Ma che ne sai tu di cosa “interiorizzano” persone che nemmeno conosci? Magari, prima di sentenziare sull’intimità altrui, mi fai vedere la tua laurea in psichiatria? Perché quindi, secondo chi usa questa brillantissima formuletta magica, se uno non rispetta lo stereotipo del gay militarizzato (nel quale evidentemente lo inquadra) tutto pride, lustrini, palestra, barbetta, superficialità, santificazione delle associazioni LGBT e femminismo d’accatto, se non accetta di essere truppa di complemento dell’Arcigay o del “Mario Mieli”, vuol dire che odia se stesso? Caro blogger, caro attivista LGBTQ se “tu” pretendi che i gay si comportino “tutti” entro un certo standard senza scantonare, il problema dell’omofobia esteriorizzata ce l’hai tu, non certamente io: che sto benissimo come sto e ti posso assicurare che sì, certo, odio alcune persone per fondatissimi motivi, ma certamente non me stesso.


Una roba da fare impallidire il Ventennio.


Non ho nessuna simpatia per il partito di La Morgia, che oltre ad affrettarsi vigliaccamente a dissociarsi dalle sue parole e a costringere (probabilmente) La Morgia al suo desolante voltafaccia, è il partito che quando era al governo ha fortissimamente voluto e varato quella orribile legge sul “Codice Rosso”, una roba da fare impallidire il Ventennio. Per non parlare poi delle loro posizioni in tema di sicurezza e di immigrazione, che esulano però dalle tematiche di questo blog. Umberto La Morgia non lo conosco e nemmeno mi interessa conoscerlo: se non per una cosa. E la dico giusto per rispettare almeno uno dei più vecchi standard gay da sitcom che piacciono tanto ai cantori della “omofobia interiorizzata”, quello dei gay “pagliacci un po’ puttane” (sempre per citare Ellis), che “batterebbero anche al funerale della madre”: così, perché è un bel ragazzo. Mannaggia, devo proprio essere omofobo.


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