Fallisce il marchettone elettorale per la Casa della Donna

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La Casa della Donna di Roma

di Giorgio Russo – La politica, quella miserabile, nell’ansia di consolidare il proprio potere e nella convinzione di poter fare fessi tutti, si è manifestata di recente in tutta la sua vergognosa evidenza. E per toccare il livello più basso dell’immoralità è bastato che si connettesse con il più bieco e tossico estremismo femminista. Da anni, è cosa nota, la Casa delle Donne di Roma è morosa rispetto alla Municipalità sul pagamento del canone d’affitto della sua sede, il secentesco complesso monumentale del “Buon Pastore”, occupato dalle attiviste femministe fin dal 1987. Gli arretrati erano roba di milioni di euro, che Zingaretti, sempre servile quando si tratta di lobby femministe, nel 2018 ha ridotto a circa 900 mila euro.

Come hanno fatto le pasionarie della Casa delle Donne ad accumulare un debito così grande? Non si sa. Loro, come tutti i soggetti simili, sono un’associazione, dunque non hanno vincoli di trasparenza, sebbene ricevano contributi privati e pubblici che, evidentemente, vengono utilizzati per qualunque cosa tranne che per pagare quanto dovuto. Dice: sì, ma la Casa delle Donne svolge opera meritoria, dunque è doveroso “chiudere un occhio” sui puffi (o “buffi” a seconda della regione). Posto che la legalità prescinde dalle opere meritorie che eventualmente si fanno, sarebbe opportuno verificare se è quanto davvero si tratti di un associazionismo utile alla comunità e che giro di soldi circuiti davvero attorno a quell’associazione.


Le pasionarie de noantri son sempre lì.


Quanto alla prima questione, basta leggere i titoli dei loro eventi per farsi un’idea e chiedersi dove sia l’utilità sociale di incontri come: “Donne da sfogliare. Le vite singolari di due attiviste lesbiche italiane” o “Quali politiche comuni tra femministe differenti?”, e di conseguenza perché mai roba del genere debba essere sostenuta da denaro pubblico. Domanda ancora più legittima guardando, rispetto alla seconda questione, i molti servizi offerti dalla Casa della Donna: ristorante, corsi, sala convegni, pubblicazioni. Tutto accessibile a pagamento, più le iscrizioni all’associazione (che nel sito non si dice quanto costino). Insomma di entrate dovrebbero essercene, le attività commerciali non mancano, però si chiede l’aiutino di Stato sotto forma di esenzione dal canone d’affitto. A riprova che si tratta in realtà di un’azienda decotta (sebbene si dica che le donne sono migliori manager rispetto agli uomini…) travestita da associazione con fini “nobili”.

Ecco da dove derivano i 900 e passa mila euro di debito ancora da pagare. Il Sindaco Raggi ne chiede correttamente conto da anni, e per questo da donna che era si è trasformata subito, nella propaganda femminista, in un’orribile misoginia, fascista eccetera eccetera. Polemiche a non finire, ma intanto le pasionarie de noantri son sempre lì, non schiodano. Si trattasse di altri, una bocciofila o un circolo del bridge, sarebbero arrivati con le ruspe e la dinamite per mandarli via. Certe procedure non si fermano nemmeno davanti agli anziani in povertà. Le kapò in gonnella invece nessuno le tocca sebbene il debito permanga.


Questa cosa ha un nome preciso: marchetta.


Roberto Gualtieri

Ma ecco che arriva la grande chance: la loro sede si trova infatti in una circoscrizione chiamata ad elezioni suppletive, dove la sinistra candida il ministro all’economia e finanza Roberto Gualtieri. S’innesca così la più bieca e miserabile delle azioni. Nel decreto “Milleproroghe” viene ficcato lemme lemme un contributo di circa un milione di euro proprio per la Casa delle Donne, reperito tra i fondi, guarda un po’, del Ministero dell’economia di Roberto Gualtieri.

Senza girarci troppo attorno, questa cosa ha un nome preciso: marchetta. E’ probabile che, dietro la promessa di deviare molti voti sul candidato Gualtieri, la Casa delle Donne abbia ottenuto quello stanziamento. E poco importa se nella circoscrizione, nel resto della città o in altri luoghi d’Italia ci sono altre emergenze ben più gravi e concrete del debito privato di un’associazione/impresa verso il Comune: la potenza della politica lercia del femminismo organizzato sa come deviare i soldi di Pantalone verso le proprie tasche, attraverso gli agganci giusti.


Si è evitato un privilegio.


Maura Cossutta

Fortuna vuole che Fratelli d’Italia si sia accorta della “torta” e l’abbia bloccata in Parlamento. Un plauso a Giorgia Meloni, che è andata dritta come un treno, senza temere l’ira di Ro$a No$tra, che naturalmente si è fatta subito sentire, specie sui social. Lì si è ad esempio distinta nientemeno che Debora Attanasio, secondo cui la destra non sa cosa sia il rispetto per le donne. E se a dirlo è lei, che per anni ha fatto la segretaria al produttore porno Riccardo Schicchi, c’è da crederle. Meloni si fa un baffo di queste sciocchezze e chiude la strada alla marchettona con motivazioni inoppugnabili, dal suo punto di vista prettamente politico: “Soldi pubblici per un soggetto che fa propaganda di sinistra”, ha detto la leader di Fratelli d’Italia. D’altra parte che s’aspettava da un’associazione presieduta da Maura Cossutta, figlia di Armando, ex maggiorente del Partito Comunista Italiano?

Per noi però il motivo per cui non un centesimo pubblico deve essere concesso è qualcosa di superiore, pre-politico e pre-partitico. Bloccando la mancetta del Governo alle talebane della Casa della Donna, si è evitato infati di sollevare un ente privato dalle responsabilità di una mala gestio di cui invece dovrebbe rispondere, come qualunque altra associazione o privato. Si è evitato insomma, in prima istanza, di riconoscere un privilegio ingiustificato di fronte alla legge. Ma non solo.


Si sono strappati i denti a una serpe velenosa.


Che le sciure della Casa della Donna di Roma facciano propaganda di sinistra è infatti solo incidentale, ed è a tutti gli effetti il male minore. La possibilità che un soggetto faccia propaganda politica è previsto dalla nostra Costituzione (anche se non è previsto che lo faccia a carico dello Stato). Va osservato piuttosto che costoro nascondono la loro propaganda sotto la maschera di un impegno per le donne. Una mimesi da lupo travestito da agnello, utile per rendere accettabile prospettive politiche non più granché apprezzate dall’elettorato diffuso. La vera indegnità però sta nella bruttezza di quella maschera, nascosta ai più tramite quel belletto specifico che parla di diritti delle donne, tutela dalla violenza, emancipazione, termini positivi indispensabili per coprire un piano ideologico volto solo ed esclusivamente a criminalizzare e schiacciare il maschile e il paterno, acquisire posizioni di potere, creare circuiti di clientele e di business che come un cancro divorano apparati di polizia, di giustizia e, in una parola, tutta la comunità.

C’è dunque da plaudere al marameo che Fratelli d’Italia ha fatto alla Casa delle Donne e ai loro guitti e cicisbei al governo, mandando a monte il marchettone pro-Gualtieri. Non perché c’era di mezzo la promozione dell’ideologia di sinistra, bensì qualcosa di molto peggiore, di ben più velenoso, infido e dannoso per tutti: il femminismo. In altre parole non si è sbarrata la strada “al comunismo”, ma si sono strappati i denti a una serpe. Peccato solo che Fratelli d’Italia non si vanterà mai di questo, né lo ammetterà mai, timorosa anche lei, come tutti, di passare per “misogina”, pur avendo fatto cosa sacrosanta.


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