“Femminicidi”: da inizio anno uno ogni dodici giorni

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LA FIONDA

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di Fabio Nestola – Come ogni fine mese analizziamo la scia di sangue dei femminicidi. Dall’inizio della quarantena è stato diffuso un messaggio martellante, ripetuto in tutta Italia sia da fonti ministeriali che dai media e dal privato sociale. Un messaggio secondo il quale la convivenza forzata avrebbe scatenato un’ondata di violenza domestica senza precedenti. Avrebbe prevalso la bestia che è dentro gli uomini italiani, quelli da rieducare. Nel nostro Paese le donne hanno bisogno di essere difese dalla dilagante violenza maschile, cronica e strutturale quindi sempre presente, ma in questi giorni resa ancora più grave dall’emergenza sanitaria. Le donne rischiano più che mai di essere uccise, ma anche quelle che subiscono violenza pur non rischiando la vita devono urgentemente rivolgersi ai centri antiviolenza, che però sono chiusi, ma restano attivi i servizi telefonici. Quindi pubblicizzazione a tappeto del 1522, a partire dalla prima metà di gennaio.

Stalking e violenza domestica in fondo sono i reati meno gravi, specie rispetto a ciò che desta maggiore preoccupazione, ovvero il probabile aumento dei femminicidi. Lo dice persino la relatrice per la violenza contro le donne dell’ONU.

Se aumentano le chiamate ai centri antiviolenza non è un buon segno, perché significa che la violenza domestica è in ascesa, dilagante, inarrestabile. Se le chiamate rimangono stabili non è un buon segno, perché significa che gli sforzi fatti, i fondi stanziati e gli appelli diffusi non sono sufficienti a far regredire il fenomeno. Poi crollano le chiamate… ma non è un buon segno neanche questo, perché significa che sicuramente milioni di donne vorrebbero chiedere aiuto, ma non riescono. Quindi è inutile fingere di interpretare i segnali derivanti dal flusso di chiamate, c’è un’unica incrollabile certezza: “non è un buon segno” qualunque cosa accada. Vediamo allora l’aumento dei femminicidi paventato da più parti, ONU in testa. Va detto che prima di aprire gli elenchi serpeggia una certa angoscia, saranno sicuramente molti di più del famoso “uno ogni 72 ore” propagandato per tutto il 2019. Questo periodo di emergenza deve aver fatto lievitare i numeri della mattanza, leggiamo ovunque che il vero virus è il maschio italico, più pericoloso di qualsiasi pandemia…

…quindi se il Covid-19 nei mesi di febbraio e marzo ha causato 10.000 vittime, il femminicidio ne conterà almeno il doppio o addirittura il triplo, stando alla narrazione ideologica. Vediamo se è vero, consultando femminicidioitalia.info:

Ma come, tra febbraio e marzo solo 7 episodi? Sette casi, oltre la metà dei quali ad opera di stranieri. Allora dov’è  la violenza omicida degli uomini italiani, quella che scaturisce dalla nostra cultura patriarcale e avrebbe dovuto toccare picchi mai visti prima a causa della convivenza forzata? Sono felicissimo del calo drastico, sarei ancora più felice se le statistiche arrivassero a zero. Mai più nessuna vittima, mai più omicidi-suicidi, splendida utopia. Che però temo non sarebbe gradita a chi vive, anche economicamente, occupandosi del filone “emergenza femminicidio”. E lancia continuamente allarmi, qualunque cosa accada, perché nulla è un buon segno, tutto lascia presagire violenze, sangue e stragi da bollettino di guerra. Se questa narrazione avesse qualche fondamento di verità, dove sono i femminicidi a raffica? Che fine hanno fatto la violenza feroce della toxic masculinity, la prevaricazione che uccide, il killer che ha le chiavi di casa, l’oppressione maschilista, il patriarcato più pericoloso di qualsiasi virus? Vediamo i casi di marzo, a partire dai sei già presenti nell’analisi del primo bimestre):

4 marzo

Camaiore

Larysa Smoliak

Assassino e vittima ucraini. Larysa ha la sclerosi multipla, non è  autosufficiente e percepisce una pensione di invalidità. Uccisa dal figlio, non era più in grado di occuparsi di lei. https://femminicidioitalia.info/2020/marzo/4/larisa-smolyak-camaiore-lucca
10 marzo

S. Michele di Appiano

Barbara Rauch

Uccisa da uno stalker che la perseguitava da tempo

https://femminicidioitalia.info/2020/marzo/10/barbara-rauch-bordeaux-keller-san-michele-appiano-strada-vino-bolzano

13 marzo

Beinasco

Bruna De Maria

Strage familiare, movente economico spiegato sul pc dall’assassino che dopo aver ucciso moglie e figlio si è tolto la vita. https://femminicidioitalia.info/2020/marzo/13/bruna-demaria-simone-luigi-necco-beinasco-torino
19 marzo

S. Vito dei Normanni

Rosa Cavaliere

Uccisa dal figlio, delinquente di piccolo calibro, depresso ed emotivamente instabile a detta della sorella https://femminicidioitalia.info/2020/marzo/19/rossella-cavaliere-san-vito-normanni-brindisi
31 marzo

Furci Siculo

Lorena Quaranta

Coppia di universitari, Lorena uccisa dal fidanzato col quale conviveva

https://femminicidioitalia.info/2020/marzo/31/lorena-quaranta-furci-siculo-messina

È possibile considerare due episodi come femminicidi “propriamente detti”, sempre secondo la definizione utilizzata dalla Polizia di Stato, per distinguere le vittime del patriarcato dal mare magno di donne uccise per qualsiasi altro motivo: 1) Lorena Quaranta, strangolata nel corso di una lite dal fidanzato col quale conviveva. Il movente sembra essere la gelosia (movente molto dubbio, lui dice di averlo fatto perché pensava lei l’avesse contagiato con il coronavirus, ma gli inquirenti non gli credono: non sia mai che ci si fa sfuggire un femminicidio DOC…); 2) Barbara Rauch, accoltellata da un amico che si era invaghito di lei, non ricambiato. Non accettava il rifiuto, l’ha perseguitata fino ad arrivare ad ucciderla. In due episodi (Larysa Smoliak, Rosa Cavaliere) le vittime vengono uccise dai figli, quindi sono assenti il possesso, la gelosia, l’incapacità di accettare la fine di un rapporto, il rifiuto a delle avance e altri retaggi della cultura patriarcale. Infine l’episodio di Belinasco, con movente economico lasciato per iscritto sul luogo della strage dal pensionato che si è tolto la vita dopo avere ucciso moglie e figlio. Preoccupazione soprattutto per il ragazzo, trentenne senza un lavoro e senza futuro.

Aggiungiamo un altro episodio verificatosi nel momento in cui scrivo, la serata di martedì 31, quindi  ancora non compreso nell’elenco di femminicidioitalia.info. Firenze, 31 marzo, ore 19.50: un anziano spara alla moglie 97enne poi si suicida con la stessa arma. La donna era gravemente malata da tempo e il marito prima di uccidersi ha lasciato scritte le ultime volontà. Per ora non c’è altro, notizia scarna, nemmeno il nome della vittima. È il caso, purtroppo frequente, di anziani che mettono fine alle sofferenze dei propri cari e poi la fanno finita. Ne parliamo ad ogni analisi annuale. Sono delitti della pietas e della disperazione, storie che parlano di solitudine e sofferenze non più sopportabili. Ma spesso vengono infilati a forza negli elenchi dei femminicidi, come se fossero delitti dovuti alla prevaricazione di genere. In ogni caso, a conti fatti, includendo quanto già definito precedentemente, ad oggi siamo a 8 femminicidi da inizio anno. Uno ogni dodici giorni, per la precisione e per chi ama questo tipo di temporizzazioni.


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